Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull'eversione dell'estrema destra

 

La posizione del Generale Maletti e del Colonnello Romagnoli in relazione all'occultamento dei nastri e all'omissione nel rapporto di notizie concernenti la sicurezza dello Stato

 

 

PARTE QUINTA

Capitolo 36

(pag. 327 del fascicolo processuale)

 

 

Nei confronti del generale Gianadelio Maletti è stato contestato, con mandato di comparizione notificato in data 7.10.1993 presso il domicilio eletto, il reato di cui all'art.255 c.p. e cioè la distruzione e la sottrazione di documenti concernenti la sicurezza dello Stato.

 

 

 

Nonostante la gravità dell'imputazione - si tratta di reato contro la personalità dello Stato che prevede una pena dagli 8 ai 24 anni di reclusione - e nonostante la prospettabilità in capo ad un ex alto ufficiale dei servizi di sicurezza quantomeno di un minimo dovere di spiegare dinanzi all'A.G., anche in forma strettamente difensiva, il suo operato concernente fatti così delicati, il generale Maletti, in questo come in altri casi, non ha ritenuto di presentarsi e nemmeno di essere sentito in sede di rogatoria internazionale.

 

 

 

Sotto il profilo processuale, la configurazione giuridica delle condotte ascritte al generale Maletti quale soppressione e sottrazione di documenti concernenti la sicurezza dello Stato appare corretta e sembra quella in cui sicuramente possono inquadrarsi i numerosi episodi emersi a suo carico, ferma ogni ulteriore valutazione che dovrà essere operata dall'A.G. di Roma cui gli atti, con il presente provvedimento, dovranno essere trasmessi per competenza.

 

 

 

Infatti l'occultamento e la presumibile distruzione degli originali dei nastri relativi a buona parte dei colloqui effettuati dal capitano Labruna con Remo Orlandini, la manipolazione sia pur parziale dei nastri rimanenti trasmessi all'A.G. (con l'eliminazione, ad esempio, dei riferimenti al tenente colonnello Pietro Cangioli), l'occultamento della relazione consegnata da Guido Giannettini (in particolare della nota in cui si faceva riferimento al ruolo ricoperto nel golpe Borghese dall'ammiraglio Giovanni Torrisi), l'occultamento della relazione consegnata al S.I.D. da Guido Paglia - contenente l'intero organigramma della struttura occulta di A.N. ed altri riferimenti agli avvenimenti connessi al golpe Borghese - non costituiscono una serie scollegata di episodi di favoreggiamento (o, come si direbbe in termini giornalistici, di singole deviazioni), bensì l'espressione di un piano ben preciso e leggibile nelle sue finalità.

 

 

 

Motivo ispiratore di tali condotte era impedire che fossero colpiti sul piano giudiziario, a differenza della manovalanza e di altri personaggi ormai bruciati, alcuni "santuari" che non potevano essere toccati e dovevano restare segreti e liberi di continuare ad agire, ed in particolare LICIO GELLI e le altre personalità civili e militari iscritte alla Loggia Propaganda 2 e alcuni alti ufficiali dell'Esercito e della Marina, all'epoca in servizio e a cui erano affidati Comandi di responsabilità, la carriera dei quali non doveva essere intralciata per "interessi superiori".

 

 

 

Al fine di evitare ogni possibile approfondita indagine che potesse mettere in luce il coinvolgimento di uomini della P2, erano addirittura stati censurati, come si è visto nel capitolo precedente, gli elementi che provavano la presenza a Roma, la notte del 7 dicembre 1970, di alcuni gruppi mafiosi in quanto tali gruppi erano coordinati da uomini della P2, quali il dr. Salvatore DRAGO, e recidere ogni possibilità di indagine sul punto diveniva quindi essenziale.

 

 

 

Inoltre sono state occultate buona parte delle registrazioni di Remo ORLANDINI- in particolare quelle relative ai colloqui del 28.5.1973 e del 19.6.1973 - che contenevano riferimenti troppo espliciti e particolareggiati, e passibili quindi di serie verifiche, sulla presenza di alcuni congiurati a riunioni NATO a Verona ed in altre città sulla già avvenuta cessione agli uomini di Orlandini nel 1973 di ingenti quantitativi di armi e sulla promessa di altre grazie a "buoni di prelievo" rilasciati da alti ufficiali.

 

 

 

Erano stati anche censurati buona parte dei riferimenti all'esistenza e al ruolo di persone che fungevano, ancora nel 1973, da elementi di collegamento fra i golpisti e gli ambienti americani quali l'ing. FENWICH e il dr. TALENTI. In tal caso il senso dell'operazione di censura era certamente non toccare determinati equilibri ed interessi legati alla collocazione del nostro Paese nell'Alleanza Atlantica e forse anche quello di non consentire l'avvio di indagini su strutture militari parallele, quali GLADIO, ma non solo GLADIO, che disponevano di una dotazione di armi riservata e di piani di intervento non noti e non controllati dal Parlamento e dalle altre espressioni istituzionali del sistema democratico.

 

 

 

Poichè obiettivo delle forze la cui presenza in diversi tentativi golpisti è stata attentamente occultata dai vertici del Reparto D del S.I.D. - sicuramente coperti e incoraggiati in qualche forma da alcune autorità politiche - non era compiere singoli attentati o azioni illegali bensì mutare con mezzi illeciti il sistema istituzionale in tutti i suoi settori sia civili sia militari, le condotte omissive e la soppressione di documenti di cui si è reso responsabile il generale Maletti concernono certamente la sicurezza dello Stato e i suoi interessi politici interni e si inquadrano quindi nell'ipotesi di reato di cui all'art.255 c.p.

 

 

 

Del resto è pacifico in dottrina che gli interessi politici interni dello Stato possano essere messi in pericolo dallo sviamento doloso e dalla manipolazione di indagini concernenti attività eversive di ampio respiro.

 

 

 

E questo è certamente accaduto con l'attività di soppressione e di manomissione degli elementi raccolti attuata dai responsabili del Reparto D del SID e cioè della più importante struttura incaricata del controspionaggio interno: basti pensare che, tramite l'espunzione dai nastri di alcuni nomi di alti ufficiali, è stata occultata persino l'esistenza del progetto di internare nell'Ospedale Militare del Celio, i militari che, durante l'azione golpista, avrebbero mantenuto un'atteggiamento di fedeltà alla Costituzione.

 

 

 

Si osservi che all'epoca, prima dell'entrata in vigore della riforma dei Servizi Segreti con la Legge 24.10.1977 n.801, i responsabili dei vari settori del Servizio rivestivano ancora la qualifica di ufficiali di polizia giudiziaria e quindi è certo che la sottrazione al controllo e alla verifica da parte dell'A.G. di documenti contenenti notizie di tal genere costituisca non solo omissione di atti d'ufficio, ma una condotta punibile ai sensi dell'art.255 c.p.

 

 

 

Il comportamento del generale Maletti merita di essere ricordato anche in una vicenda che consente di comprendere meglio come le attività dell'ufficiale non fossero estemporanee e casuali ma parte di un progetto organico finalizzato a tutelare determinati settori "politici" sommersi che per Maletti, iscritto alla P2, costituivano un punto di riferimento.

 

 

 

Ci riferiamo alla vicenda occorsa al capitano Mario SANTONI, un onesto ufficiale in servizio presso il Raggruppamento Centri C.S. di Roma che, nel corso di un'azione informativa attinente al settore internazionale, si era trovato quasi per caso ad indagare su Licio Gelli. Vediamo il suo racconto :

 

 

"Faccio innanzitutto presente che all'epoca [nel 1974] comandavo, quale Ufficiale dei Carabinieri, il Centro C.S.5, inquadrato nel Raggruppamento Centri C.S. di Roma, il quale si occupava delle situazioni attinenti all'Estremo Oriente e all'Albania.

In tale contesto entrammo in contatto con un cittadino cambogiano, di nome Romuluc, il quale asseriva di essere a conoscenza di depositi di armi israeliani finalizzati alla difesa degli interessi israeliani nel nostro territorio. Io entrai in contatto con questo Romuluc il quale mi disse di avere già raccontato queste cose al Maggiore di P.S. di stanza a Roma, Consalvo.

Questo Consalvo aveva presentato a Romuluc un tale FILIPPO dicendogli che si trattava di un elemento importante dei Servizi Segreti italiani. Svolgemmo delle indagini sulla base dell'albergo ove Romuluc e Filippo si incontravano e identificammo questo FILIPPO in LICIO GELLI.

Preciso che non riuscimmo a capire il motivo per cui CONSALVO aveva fatto questa intermediazione. Accertammo invece che questo Ufficiale aveva con GELLI un debito di 18.000.000 di lire e che quest'ultimo custodiva le cambiali firmate dall'Ufficiale. Questo ci fu detto dallo stesso Romuluc e, come in seguito dirò, dall'avvocato DEGLI INNOCENTI.

Non escludo che Consalvo credesse veramente che FILIPPO, cioè GELLI, fosse un elemento del Servizio e contasse in tal modo di sdebitarsi almeno in parte. Decidemmo quindi di approfondire la conoscenza di questo FILIPPO recandoci a Pistoia, zona in cui risultava essere conosciuto e a cui risultava collegato anche tramite la targa dell'autovettura da lui usata.

Mi recai quindi a Pistoia accompagnato da un maresciallo del mio Centro. A Pistoia, tramite il maresciallo Rossi, del locale Comando Gruppo dei Carabinieri, entrammo in contatto con un avvocato che poi seppi chiamarsi DEGLI INNOCENTI. Lo incontrammo tutti e tre in un ristorante e Degli Innnocenti ci fece un affresco della figura di GELLI.

Questo Degli Innocenti mi parve una persona seria ed informata e conosceva GELLI sin dai tempi della guerra. Ci parlò del comportamento di GELLI durante la guerra e del suo "tradimento" nei confronti, in pratica, di entrambe le parti e della sua ascesa successiva, compresa un'importante commessa di materassi per la Nato, che egli aveva ottenuto tramite l'on. ANDREOTTI, quando GELLI era rappresentante della Permaflex.

Ricordo che riscontrammo varie notizie forniteci dal Degli Innocenti tramite ulteriori accertamenti, ad esempio presso l'archivio dell'Arma di Frosinone in relazione all'affare Permaflex, e ne verificammo così l'attendibilità .

Io trasfusi queste notizie in un rapporto e lo presentai a Roma al mio superiore diretto, colonnello MARZOLLO il quale lo presentò al capo del Reparto D, generale Maletti.

Quest'ultimo andò su tutte le furie, prima con Marzollo e poi con me, e mi disse che avevamo toccato una persona sacra e molto utile per il Servizio. Mi minacciò di rimandarmi al servizio territoriale ed io da questa esperienza rimasi, sul piano professionale, alquanto sconvolto.

Oltretutto venni a sapere che prima ancora della presentazione del nostro rapporto, il tenente colonnello Tumminello, comandante del Gruppo dei Carabinieri di Arezzo, aveva già riferito a Maletti per telefono della nostra missione a Pistoia, protestando per la nostra presenza. Ciò mi fu detto dal colonnello Marzollo.

Infatti Tumminello aveva notato la nostra presenza in zona quando ci eravamo fermati al Comando per le formalità relative ai fogli di viaggio. Con riferimento a questi fogli di viaggio, il colonnello Marzollo ci consigliò anzi di non presentarli nemmeno per la relativa liquidazione per non fare arrabbiare ulteriormente Maletti.

Degli Innocenti ci riferì davvero molte notizie fra cui la frequentazione di GELLI del Centro S.I.D. di Firenze e il suo libero ingresso al Quirinale sia sotto la presidenza Gronchi sia sotto la presidenza Saragat. . . . Mi sono sempre dispiaciuto che le notizie che avevo raccolto in pratica non siano mai state utilizzate". (cfr. deposiz. Santoni, 15.9.1992, ff.1-3).

 

 

 

 

Dopo la sfuriata contro il colonnello MARZOLLO e il capitano SANTONI, il generale Maletti si era rifiutato di incamerare il rapporto su LICIO GELLI, aveva impedito la prosecuzione dell'azione informativa e aveva minacciato il capitano Santoni di rispedirlo all'Arma territoriale.

 

 

 

Il rapporto, di cui Santoni aveva prudentemente conservato una copia, era comunque stato riposto, su disposizione del colonnello Marzollo, nel fascicolo relativo a GELLI custodito presso l'archivio del S.I.D. (cfr. deposiz. Santoni al G.I. di Venezia, 13.2.1990, vol.16, fasc.7, f.5 e al G.I. di Milano e Bologna, 6.10.1992, f.2).

 

 

 

Nel 1981 era poi avvenuto un fatto quantomeno singolare.

 

 

 

Il comandante della I Divisione del S.I.S.M.I. (ex Reparto D del S.I.D.) aveva ricevuto dalla Commissione Parlamentare d'inchiesta sulla P2 una richiesta di fornire notizie su GELLI, l'aveva trasmessa ai Centri C.S. di Roma e il capitano Santoni aveva quindi chiesto al colonnello COGLIANDRO, allora capo del Raggruppamento Centri C.S., di acquisire la pratica GELLI.

 

 

 

Il capitano Santoni si era subito accorto che il suo rapporto relativo a GELLI, stilato nel 1974, era sparito.

 

 

 

Aveva fatto presente al colonnello Cogliandro che egli ne aveva conservata una copia - prodotta dallo stesso Santoni nel corso della deposizione in data 6.10.1992 - ed allora, come d'incanto, in capo a due giorni il rapporto originale era ricomparso nel fascicolo ed era stato quindi trasmesso alla Commissione Parlamentare (cfr. deposiz. Santoni, 13.2.1990, citata, f.6).

 

 

 

Esaminando in quella occasione il fascicolo intestato a LICIO GELLI, il capitano Santoni aveva comunque potuto constatare "il fatto che l'indice era stato completamente rifatto e riscritto tutto con un'unica calligrafia, cosa estremamente strana in quanto di regola ci sono diversi archivisti che provvedono alla redazione dell'indice. Questo indice, inoltre, era scritto tutto con la stessa penna" (cfr. deposiz. 6.10.1992, citata, f.2).

 

 

 

Evidentemente il fascicolo era stato quindi manomesso e le carte più importanti opportunamente fatte sparire.

 

 

 

Solo la prudenza del capitano Santoni, che aveva conservato una copia del suo rapporto, aveva consentito che almeno quel documento dovesse necessariamente ricomparire.

 

 

 

Sempre in merito a tale vicenda, ancora un cenno merita la figura del tenente colonnello TUMMINELLO, nel 1974 comandante del Gruppo Carabinieri di Arezzo, il quale, anch'egli iscritto alla P2, avendo notato la presenza ad Arezzo e Pistoia del capitano Santoni, aveva prontamente avvisato telefonicamente il generale Maletti di tale pericolosa "intrusione".

 

 

 

Poichè nei processi relativi a tale ambiente davvero tout se tien (a dispetto del luogo comune secondo cui in materia di stragi e di eversione di destra le inchieste giudiziarie non sarebbero mai riuscite a scoprire nulla), va infatti ricordato che la figura del colonnello Tumminello compare quale autore di un grave episodio di favoreggiamento e depistaggio nella sentenza-ordinanza del G.I. di Bologna relativa all'istruttoria-bis sulla strage dell'Italicus (e sulla strage di Bologna) depositata in data 3.8.1994.

 

 

 

Infatti il colonnello Tumminello aveva occultato ed omesso di indagare su una informativa trasmessagli nella tarda estate del 1974 dall'ammiraglio BIRINDELLI (il quale intendeva così prendere cautamente le distanze dalla componente stragista della destra) con la quale si fornivano notizie sulle responsabilità del gruppo toscano di O.N. nella strage sul treno Italicus del 4.8.1974.

 

 

 

Il colonnello Tumminello non aveva svolto in merito a tali notizie alcuna indagine e delle informazioni passate dall'ammiraglio Birindelli ai Carabinieri l'A.G. avrebbe avuto notizia solo alla fine del 1981, quando ormai lo spunto investigativo non poteva più essere utilmente sviluppato (cfr. pagg.46-51 della sentenza-ordinanza citata).

 

 

 

Nei confronti del colonnello Tumminello, il G.I. ha dovuto emettere una sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione, ma resta importante il fatto che un ufficiale dei Carabinieri, affiliato alla P2 e già protagonista dell'avvertimento al generale Maletti dell'azione informativa del capitano Santoni, abbia omesso di svolgere indagini sul gruppo toscano di Ordine Nuovo e cioè proprio quel gruppo cui Licio GELLI, nei primi anni '70, era in contatto e a cui aveva elargito significativi finanziamenti.

 

 

 

Il generale di Corpo d'Armata Sandro Romagnoli, nel corso dei suoi vari interrogatori (cfr. 16.10.1991, 26.10.1992, 3.12.1993 al G.I. di Milano ed anche 25.10.1993 al G.I. di Bologna), ha negato di avere collaborato all'occultamento e all'espunzione dei nastri ed in genere alla "potatura" delle notizie raccolte sui progetti golpisti e in particolare sul ruolo di LICIO GELLI, sostenendo di avere avuto a sua disposizione solo due bobine (quelle relative ai due colloqui svoltisi a Lugano), di non avere mai avuto la disponibilità di altri nastri, di avere svolto un ruolo scarsamente attivo nell'azione informativa, e in genere nel Reparto D, e infine di essersi limitato, in ragione delle sue particolari capacità di esposizione, a redigere materialmente il rapporto finale.

 

 

 

Romagnoli, già Comandante della Regione Militare Centrale e, dalla fine del 1992, posto in ausiliaria, nonostante l'atteggiamento di assoluta e pervicace chiusura da lui dimostrata anche di fronte all'evidenza, è apparso tuttavia, nel corso degli interrogatori, in forte difficoltà sopratutto quando gli sono stati mostrati gli appunti autografi del generale Maletti relativi alle attivazioni che gli erano state affidate in situazioni piuttosto delicate e certo non accademiche quale la redazione di un rapporto.

 

 

 

Egli ha inoltre mostrato, sin dalle prime battute, una insuperabile reticenza affermando di non ricordare nemmeno il nome di Licio GELLI, dell'ammiraglio TORRISI e del colonnello CANGIOLI in relazione alle vicende oggetto dell'azione informativa del S.I.D. ed omettendo di fornire spiegazioni anche sulle circostanze comunque meno compromettenti.

 

 

 

Il capitano Labruna ha tuttavia più volte ribadito che tutti i nastri e tutte le trascrizioni erano state poste a disposizione non solo del generale Maletti ma anche del colonnello Romagnoli (cfr. deposiz. 4.11.1991, f.1, 11.3.1992, f.1, e 26.9.1992, f.2) e tale affermazione è corroborata da una serie di elementi di riscontro logici, testimoniali e documentali. Infatti:

 

 

 

- la presenza attiva del colonnello Romagnoli all'intera attività informativa è testimoniata dalla sua presenza al colloquio svoltosi a Lugano il 17.6.1974 con Remo Orlandini, colloquio poi glossato punto per punto nella trascrizione dallo stesso Romagnoli (cfr. deposiz. Labruna, 3.8.1991 e appunti manoscritti del colonnello Romagnoli prodotti in tale occasione e riconosciuti dallo stesso Romagnoli nella deposiz. 16.10.1991, f.3).

 

- sopratutto il colonnello Romagnoli aveva personalmente condotto il lungo e metodico "interrogatorio" di Maurizio Degli Innocenti (che egli aveva già incontrato in Toscana) e di Torquato Nicoli nell'appartamento di via Degli Avignonesi, il 30 e 31 maggio del 1974, esponendo alle due "fonti" come si è ampiamente esaminato nel capitolo 33, l'intenzione di limitare il campo delle notizie che dovevano essere acquisite sopratutto in relazione a certi soggetti e ai livelli superiori delle vicende trattate. Il colonnello Romagnoli, avuta lettura dal Giudice Istruttore delle trascrizioni di tali "interrogatori" e non potendo evidentemente negare il tenore delle sue argomentazioni contenute nei nastri registrati a sua insaputa, in stato di evidente imbarazzo, non ha saputo dare altra spiegazione se non sostenere che il suo atteggiamento e la sua introduzione erano concepiti per creare un clima di maggior disponibilità da parte delle fonti pur sostenendo di essere stato "imprudente".

 

Egli ha ricordato di aver preso appunti in tale occasione su tutte le notizie che gli venivano via via riferite dalle fonti ma di non ricordare che in quella sede fosse stato fatto il nome di Licio Gelli di cui pure nella registrazione si parla ampiamente (per un totale di oltre cinque pagine nella trascrizione) ed in relazione ad un aspetto primario del tentativo di golpe e cioè il rapimento del Presidente Saragat. La disponibilità da parte del colonnello Romagnoli di tutte le trascrizioni e non solo di un paio di esse è stata confermata dal maresciallo ESPOSITO (cfr. dep. 16.9.1993, f 2), con il quale, soprattutto nell'ultima fase, dopo la progressiva estromissione di Labruna, Romagnoli lavorava a stretto contatto (cfr. dep. Labruna, al G.I. di Venezia, 7.2.1990, f.3). Il maresciallo Esposito ha affermato di ricordare benissimo la presenza nelle trascrizioni, anche da lui effettuate, dei nomi di Gelli, Torrisi e Cangioli, nomi che il suo superiore sostiene, certamente mentendo, di non ricordare.

 

- Il colonnello Romagnoli era presente, insieme al generale Maletti, alla riunione svoltasi nel luglio 1974 nell'ufficio del Ministro della Difesa On. Giulio ANDREOTTI. Anche tale circostanza testimonia l'importanza del ruolo svolto da Romagnolinella complessiva attività informativa –

 

- Infine il colonnello Romagnoli ha sostenuto di non essersi mai occupato di indagini relative a situazioni eversive di destra o di sinistra, ad eccezione appunto della sua asseritamente parziale partecipazione all'attività informativa sui progetti golpisti. Ha precisato che solo in un'altro caso si era occupato del fenomeno terroristico ed era stato impiegato in una attività esterna di carattere operativo. Nel 1973 o 1974 era stato incaricato infatti di tentare di avvicinare il brigatista Alfredo BONAVITA per convincerlo, anche con l'aiuto del fratello di questi, all'epoca maresciallo dei Bersaglieri a Pordenone a costituirsi o a collaborare (cfr. int. Romagnoli 26.10.1992, ff. 4 - 5, e 3.12.1993, ff. 2 - 3).

 

 

 

 

Per svolgere tale incarico il colonnello Romagnoli si era anche recato a Novara, zona in cui Alfredo Bonavita gravitava, ma il tentativo di contatto non aveva avuto successo (3.12.1993, f. 3). Secondo Romagnoli egli non si era mai occupato in altre occasioni di situazioni eversive ne' aveva avuto altri incarichi oparativi. Egli è tuttavia inesorabilmente smentito dal contenuto degli appunti del generale Maletti scaturiti dalle riunioni che si tenevano periodicamente con il Capo Servizio.

 

 

 

Da tali "scalette", come si è già esaminato nel capitolo 34, si ricava infatti che il col. Romagnoli era uno degli Ufficiali coinvolti nel progetto di rapimento (indicato nella scaletta come abduction) e non solo nel tentativo di un semplice contatto con il brigatista Alfredo Bonavita (cfr. riunione del 21.5.1974, f. 12 della trascrizione) nonchè era coinvolto nel progetto di provocazione contro l'avvocato Giovanbattista LAZAGNA (cfr. riunione dell'11.5.1974, f. 16). Egli era inoltre interessato in quel periodo ad altre azioni delle quali le sintetiche scalette non consentono di discernere le linee operative anche se è evidente la loro attinenza con delicate situazioni eversive o terroristiche anche di carattere internazionale.

 

 

 

Nel colloquio in data 7.11.1974 il nome del colonnello Romagnoli appare accanto all'appunto CONIGLIO-LIBIA (foglio 2) : nel colloquio in data 30.5.1974 accanto agli appunti LETTERE SU SPIAZZI e DOCUMENTI SU CALABRESI (foglio 9; si tratta certamente del commissario Luigi Calabresi, ucciso nel 1972 in un agguato terroristico); nel colloquio in data 27.5.1974 accanto all'appunto CONTATTI DIRETTI - COMPITI VERONA - SPIAZZI (foglio 11).

 

 

 

Tali indicazioni, indubbiamente genuine in quanto contenute in appunti interni che mai avrebbero dovuto venire alla luce, sono evidentemente incompatibili con l'estraneità asserita dal col. Romagnoli ad azioni operative nel campo del terrorismo di destra e di sinistra e dimostrano quindi la completa falsità della sua linea difensiva.

 

 

 

Di fronte poi alla precisa contestazione della presenza del suo nome accanto ad indicazioni operative veramente inquietanti quali NUCLEO RAPPRESAGLIA : COSTITUIRE E TENERE ALLA MANO (colloquio 7.5.1974, f. 18) e AZIONI SPREGIUDICATE - LAZAGNA (colloquio 11.5.1974, f. 16) il col. Romagnoli si è rifiutato di fornire qualsiasi spiegazione affermando addiritura di non sapere chi fosse l'avv. Lazagna. (int. al G.I. di Milano , 26.10.1992, f. 5 e 3.12.1993, f.3 ed anche al G.I. di Bologna in data 25.10.1993). Egli ha affermato, quasi con insofferenza nei confronti dello sforzo di verità condotto dall'A.G., di non sapere nulla di tale circostanza, mostrando così di essere uno degli Ufficiali coinvolti nelle "deviazioni" dei Servizi in cui è tuttora assente qualsiasi riflessione critica sul proprio operato di quell'epoca.

 

 

 

Anche in merito alla posizione del colonnello Romagnoli gli atti devono quindi essere trasmessi alla Procura della Repubblica di Roma per l'esercizio dell'azione penale in relazione al reato di sottrazione e di soppressione di documenti concernenti la sicurezza dello Stato.