Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull'eversione dell'estrema destra

 

Le testimonianze del Maresciallo Mario Esposito e del Maresciallo Nicola Giuliani

 

PARTE QUINTA

Capitolo 35

(Pag. 322 del fascicolo processuale)

 

 

Al fine di verificare il racconto del capitano Labruna e di mettere ancor meglio a fuoco con quali modalità venisse effettuata la trascrizione dei nastri e a disposizione di chi venisse concretamente messo il risultato del lavoro informativo svolto prevalentemente dallo stesso capitano Labruna, sono stati sentiti alcuni sottufficiali che all'epoca facevano parte del Nucleo Operativo Diretto del reparto D.

 

 

 

Il maresciallo Mario Esposito, pur nel contesto di una deposizione caratterizzata dalla prudenza, atteggiamento comprensibile in quanto come sottufficiale anziano del nucleo egli si è trovato sovente in precedenti processi in una situazione ai limiti del concorso in talune condotte illecite ha fornito alcune chiarificazioni interessanti e utili anche sul piano concreto a comprendere quale fosse l'iter dei nastri registrati nei vari colloqui con Remo ORLANDINI.

 

 

 

In data 16.9.1993 il maresciallo ESPOSITO, dopo aver confermato di aver personalmente acquistato, nel 1973, su disposizione del capitano Labruna, il biglietto aereo che serviva a far rientrare Guido Giannettini dalla zona transiti dell'aereoporto di Fiumicino a Parigi, si è soffermato a spiegare quali fossero i suoi compiti esecutivi nell'ambito dell'attività informativa sul golpe Borghese e sul gruppo La Rosa dei Venti:

 

 

"Poichè l' ufficio mi chiede se io abbia collaborato a trascrivere a macchina i contenuti di bobine in cui erano registrati i colloqui, soprattutto quelli di LA BRUNA con esponenti di destra quali ORLANDINI e LERCARI, posso dire che effettivamente, a turno, io e gli altri sottufficiali ascoltammo e battemmo con la macchina da scrivere queste bobine che erano del tipo UHER 400. Mi sembra però che una, quella del colloquio cui era presente anche LERCARI, fosse modello ZUIKO e si riferiva appunto al colloquio di Lugano.

Le bobine erano circa 12 - 15. Le trascrizioni a macchina venivano poi consegnate al Gen. ROMAGNOLI e al Gen. MALETTI che si occupavano della redazione dei rapporti o davano istruzioni circa l' ulteriore sviluppo delle indagini.

E' probabile che, grazie al fatto che avevamo doppi registratori, le bobine siano state duplicate come del resto le trascrizioni a macchina.

A domanda dell' ufficio: ricordo che nell' appartamento di via degli Avignonesi vennero l'avvocato DEGLI INNOCENTI e Torquato NICOLI. Avevo gia' conosciuto l' avvocato DEGLI INNOCENTI a Pistoia nel suo ufficio e posso dire che era una persona intelligente e preparata. Entrammo in contatto con lui tramite NICOLI che lo convinse a collaborare con noi e quest' opera di convincimento fu completata dal Gen. ROMAGNOLI il quale credo si sia incontrato con DEGLI INNOCENTI in via degli Avignonesi.

Prendo visione delle trascrizioni dattiloscritte contenute nel fascicolo 4 intestato dall' Ufficio come "Brogliacci" dopo aver esaminato questi dattiloscritti, posso dire che si tratta del lavoro di trascrizione che noi sottufficiali facevamo e certamente alcune delle trascrizioni furono fatte da me anche se non sono in grado di indicare quali. L' Ufficio chiede al teste se nel corso delle trascrizioni abbia sentito citati nelle bobine i nomi dell' Ammiraglio TORRISI e del Ten Col. CANGIOLI appartenente all' esercito: posso rispondere che ho sentito questi nomi nelle bobine.

L' Ufficio chiede se abbia sentito anche di un progetto relativo al rapimento del Presidente SARAGAT nell' occasione del Golpe BORGHESE: ho sentito accennare ad un episodio del genere, non ricordo se nel corso delle trascrizioni o nell' ambito del mio Ufficio, all' epoca.

Secondo queste notizie era GELLI che doveva occuparsi, in occasione del Golpe, del Presidente della Repubblica, in quanto GELLI aveva facile accesso al Quirinale. Ricordo un' altra vicenda legata al mio lavoro di trascrizione delle registrazioni.

Si parlava in questi colloqui della presenza a Roma, in occasione del golpe BORGHESE di un gruppo di siciliani, ricordo che erano definiti "SICULI" che avevano preso alloggio all'HILTON, ma non al ben noto HOTEL bensi' al Residence, ubicato di fronte all' Hotel.

A tal proposito posso dire che proprio a fianco del Residence esiste l'impianto del trasmettitore RAI di Monte Mario, molto importante poiche' controlla e irradia le trasmissioni su tutto il territorio nazionale. E' l'antenna piu' importante, come ho avuto modo di verificare anche nel corso del mio successivo comando presso la Compagnia Carabinieri di Roma Trionfale che ha giurisdizione su quel territorio.

Posso aggiungere che gli accertamenti all' ex residence Cavalieri potrebbero essere non stati fatti proprio per la confusione con l' omonimo hotel o forse sono stati negativi poiche' i residence talvolta omettono le registrazioni. Poiche' l' Ufficio mi chiede di Guido PAGLIA posso dire che era un giornalista e che aveva dei contatti con LABRUNA.

LABRUNA lo chiamava "fonte PARODI" o perlomeno cosi' me lo indicava in un appunto relativo a notizie sul golpe Borghese fornite dallo stesso PAGLIA e che io dovetti battere a macchina. LABRUNA con "PARODI" intendeva Guido PAGLIA, in particolare riferendosi alle sillabe "Paglia di Roma" che riportavano alla parola PARODI".

 

 

 

 

Non molto dissimile, anche se più limitata in ragione del suo ruolo di minor peso, è stata la deposizione del maresciallo Nicola Giuliani in data 14.10.1993:

 

 

"Per quanto concerne le indagini che furono svolte personalmente dal capitano LABRUNA in merito alle vicende del golpe BORGHESE, posso dire che io non ho preso parte agli incontri che il capitano ebbe in particolare con REMO ORLANDINI. Ho avuto però occasione di vedere l'ORLANDINI in Via Sicilia pur senza presenziare ai colloqui con lui. Io, ESPOSITO e gli altri colleghi trascrivemmo con la macchina per scrivere i nastri magnetici sui quali il capitano registrava i colloqui con l'ORLANDINI sia in Via Sicilia sia in macchina in alcuni punti delle citt . Non sono in grado di dire quanti fossero i nastri, ma erano comunque parecchi, direi nell'ordine di dieci quindici. Dopo ogni incontro il capitano LABRUNA ci affidava la trascrizione. Prendo visione della cartellina n.4 con l'indicazione "brogliacci" e riconosco genericamente in questi dattiloscritti, in cui compare anche il nome "azione FURIOSINO", le trascrizioni che appunto noi sottufficiali facemmo a macchina.

Se non sbaglio tra questi fogli ce ne sono anche alcuni battuti da me perchè mi sembra di riconoscere la mia impostazione di scrittura. Non sono in grado di dire ove in seguito siano stati collocati i brogliacci e i nastri poichè il nostro era un lavoro meramente esecutivo. Veniva dato tutto al capitano il quale poi, ritengo, riferisse al generale MALETTI da cui dipendeva direttamente e al tenente colonnello ROMAGNOLI che aveva seguito anch'egli quest'attività di informazione.

Ho un ricordo molto sfumato del lavoro che io feci e posso dire che un nome come quello dell'ammiraglio TORRISI mi suscita un generico ricordo come presente nei nastri, ma non saprei altro."

 

 

 

 

In sostanza i due sottufficiali hanno confermato nelle sue linee essenziali il racconto del capitano Labruna e fornito ulteriori elementi a carico del generale Maletti e del colonnello Romagnoli responsabili dell'espunzione dei nomi che dovevano essere assolutamente sottratti ad un pubblico coinvolgimento nei progetti golpisti.

 

 

 

Risulta infatti confermato che i nastri relativi ciascuno ad un colloquio con Orlandini o Lercari erano effettivamente fra i 12 e i 15 (solo 4 dei quali trasmessi alla magistratura ed i rimanenti fatti sparire tranne la copia conservata dal capitano Labruna), che il primo brogliaccio dattiloscritto veniva eseguito da un sottufficiale (si tratta dei brogliacci prodotti appunto, sempre in copia, dal capitano Labruna assieme ai nastri), e che poi tutto il materiale veniva messo a disposizione del generale Maletti e del colonnello Romagnoli.

 

 

 

E' stato inoltre confermato dal maresciallo Esposito che il colonnello Romagnoli era pienamente inserito nell'attività informativa e non era stato quindi, come egli ha cercato di sostenere, solo il mero estensore del rapporto conclusivo e che egli aveva altresì personalmente incontrato nell'appartamento "coperto" di via degli Avignonesi, i due confidenti e cioè Torquato Nicoli e l'avvocato Maurizio Degli Innocenti.

 

 

 

Nelle parti espunte, anche secondo i ricordi dei due sottufficiali (più chiari quelli del maresciallo Esposito, più sfumati quelli del maresciallo Giuliani), si trovavano effettivamente i riferimenti ai nomi e alle vicende più delicate che non a caso non saranno presenti nei nastri trasmessi all'autorità giudiziaria.

 

 

 

Vi era riferimento al ruolo che doveva svolgere Licio Gelli nel golpe Borghese e cioè l'incarico di "occuparsi" del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

 

 

 

Vi erano i nomi del Ten. colonnello Cangioli e dell'ammiraglio Torrisi, alti ufficiali dell'Esercito e della Marina che non dovevano essere sottratti alle loro brillanti carriere.

 

 

 

Vi erano ampi riferimenti al ruolo svolto nel golpe Borghese da un gruppo di mafiosi siciliani che, per l'occasione, erano già giunti a Roma ed avevano già preso alloggio presso il residence Hilton, con il probabile compito di collaborare anche all'occupazione dell'importante trasmettitore della RAI di Monte Mario situato accanto al residence.

 

 

 

I riferimenti a tali nomi e a tali vicende, opportunamente occultati, sono presenti quindi non solo nei nastri e nei brogliacci prodotti dal capitano Labruna, ma anche e tuttora nel ricordo dei semplici sottufficiali che all'epoca prestavano servizio presso il N.O.D. e non si può certo pensare che tali circostanze siano state omesse nel rapporto finale curato dal generale Maletti e dal colonnello Romagnoli per mera distrazione o presunta irrilevanza dell'argomento.

 

 

 

Infine il maresciallo Esposito ha confermato che Guido PAGLIA, già presidente di A.N., era in contatto con il capitano Labruna e dal 1972 aveva il ruolo di fonte con il nome in codice PARODI.

 

 

 

Guido Paglia aveva fornito al capitano Labruna una dettagliata relazione sul golpe Borghese e sul ruolo ricoperto da A.N. nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970, relazione battuta a macchina dal maresciallo Esposito, consegnata al generale Maletti, poco o nulla utilizzata e mai fatta pervenire alla magistratura perpetrando così un'altra grave omissione. In realtà tale relazione un utilizzo improprio l'ha avuto.

 

 

 

Essa costituiva non solo una chiave d'accesso per Guido Paglia ad una brillante carriera giornalistica dopo il distacco dal pericoloso entourage di Stefano Delle Chiaie ma, soprattutto, nelle mani del Servizio uno strumento destinato ad un fine particolare: era una possibile arma di ricatto e di reciproca compromissione con il gruppo di A.N. in vista probabilmente degli sviluppi rischiosi che proprio alla fine del 1972 si profilavano sia per il S.I.D. sia per Stefano Delle Chiaie con il progredire delle indagini sull'operazione del 12.12.1969 in direzione della pista nera.