Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull'eversione dell'estrema destra

 

Le relazioni di Guido Giannettini sul Golpe Borghese e di Guido Paglia su Avanguardia Nazionale consegnate al S.I.D. e mai utilizzate - La provocazione progettata dal S.I.D. nei confronti dell'avv. Giovanbattista Lazagna

 

PARTE QUINTA

Capitolo 34

(pag. 308 del fascicolo processuale)

 

 

Anche la relazione sul golpe Borghese consegnata nel 1973 da Guido Giannettini, collaboratore ed informatore del S.I.D., al capitano Labruna e trasmessa ai responsabili del reparto D, è stata epurata dal gen. Maletti con la distruzione della nota aggiunta che conteneva i riferimenti ad un alto Ufficiale quale l'Ammiraglio Giovanni TORRISI, divenuto in seguito, anche grazie a tale salvataggio, Capo di Stato Maggiore della Difesa.

 

 

 

Di tale relazione ha parlato per primo il capitano Antonio LABRUNA nella sua deposizione in data 24.1.1990 al G.I. di Venezia dr. Carlo Mastelloni:

 

"Nel corso dello svolgimento della fase dibattimentale (del processo per la strage di Piazza Fontana) Maletti, dopo aver attestato in udienza l'esistenza della relazione di Giannettini agli atti del reparto D, mi chiese di riferire il falso alla Corte d'Assise e cioè che io avrei dovuto dire che non ricordavo dove avevo riposto la relazione da lui riconsegnatami.

In tale relazione figurava che l'Amm. Torrisi, all'epoca candidato alla carica di Capo di Stato Maggiore della Difesa, aveva partecipato a riunioni segrete per la preparazione del golpe unitamente al dr. Drago, medico presso il Ministero dell'Interno, nonchè con i vertici di Avanguardia Nazionale.

Aggiungo che queste circostanze erano contenute in un appunto allegato alla relazione e che io non rinvenni nell'originale della stessa relazione poi riconsegnatami da Maletti dopo l'interrogatorio da lui sostenuto e prima di quello sostenuto da me.... La circostanza delle pressioni da me subite dal gen. Maletti durante il processo di Catanzaro risulta da un appunto vergato a mano dal gen. Maletti e che io in originale consegnai nel 1981 al Pubblico Ministero.... a questo punto produco copia della relazione battuta a macchina da Giannetttini su carta gialla : l'originale l'ho prodotto al P.M. di Roma recentemente.... Nel luglio del 1977 o 1978 Maletti mi disse che Torrisi doveva diventare Capo di Stato Maggiore e che non avrei dovuto parlare dell'appunto riguardante Torrisi...ovviamente neanche Torrisi fu denunciato alla Procura di Roma nel rapporto sul golpe Borghese".

 

 

 

Il capitano Labruna, in data 7.2.1990, dinanzi allo stesso G.I. di Venezia, ha confermato la sparizione della nota aggiunta alla relazione di Giannettini che conteneva i riferimenti all'Ammiraglio Torrisi ed ha confermato altresì l'assoluto segreto richiesto dal gen. Maletti su tale circostanza:

 

"Io temevo la conseguenza del fatto che si era deciso, da parte di Maletti e Romagnoli, di dare una impostazione al rapporto finale diversa dal reale contenuto delle rivelazioni di Orlandini, di cui alle bobine nonchè dalle risultanze della relazione, da me redatta in copia, di Giannettini, risalente al 1973, relazione che ricevetti io dalle mani dello stesso a Roma, corredata da un appunto sulle attivazioni del TORRISI circa il golpe, appunto che io rividi con la relazione nel 1977, esibitami dal Maletti, priva però dell'allegato appunto.

In tale circostanza MALETTI mi disse di non produrre la relazione Giannettini alla Corte d'Assise di Catanzaro e di non parlare del TORRISI "che dovrà diventare Capo di Stato maggiore della Difesa". Tale incontro è inquadrabile temporalmente nell'intervallo tra l'interrogatorio di Maletti ed il mio, sostenuto dopo una settimana." (cfr. dep. cit., 7.2.1990).

 

"Maletti al processo riferì genericamente dell'esistenza di una relazione e disse che l'aveva affidata a me. Io quindi dovetti rispondere alla Corte che pur ricordando la relazione, non ricordavo dove l'avevo riposta e mai perciò si parlò di un appunto ad hoc su TORRISI." (cfr. dep. cit. 24.1.1990).

 

 

 

 

Questa è la relazione di Guido Giannettini prodotta in copia dal capitano Labruna e priva, ovviamente, della nota aggiunta sull'ammiraglio Torrisi che è stata distrutta:

 

"Nella seconda metà dell'anno 1970 si stabiliva un contatto fra ambienti del Ministero degli Interni controllati dall'Ufficio AR e i congiurati del Fronte Nazionale di Valerio BORGHESE.

In breve, il capo dell'Ufficio AR, sembra tramite Drago e tramite elementi di Avanguardia Nazionale, prometteva di schierarsi a favore del progettato "golpe" e assumeva precisi impegni in tal senso.

Il suo intento era invece di far fallire il colpo di Stato e in seguito a ciò condizionare gli ambienti di destra e gli ambienti militari coinvolti nella congiura.

Alle riunioni segrete per la preparazione del "golpe", tenute nel corso dell'autunno 1970, partecipavano: - lo stesso BORGHESE, presidente del Fr. Naz.; egli controllava inoltre alcune organizzazioni di ex combattenti; - il vertice di Avanguardia Nazionale, retto allora da Guido PAGLIA, in assenza di Stefano DELLE CHIAIE, latitante; AN era stata creata anni addietro dal Ministero degli Interni per indebolire il M.S.I., e aveva aderito al Fronte Nazionale di Borghese; - DRAGO; - l'ammiraglio "YW", Capo dell'Ufficio "YYY" della Stato Maggiore della Marina (VEDI NOTA); - due generali; - un ufficiale dei CC, in rappresentanza del Comando Generale dell'Arma; - un ufficiale della Scuola di Fanteria di Cesano (o più d'uno)?; - un ufficiale della Guardia Forestale; - esponenti di associazioni ex conbattenti; - il costruttore edile ORLANDINI; - gli armatori genovesi CAMELI.

A parte ORLANDINI e i CAMELI, non è escluso che BORGHESE abbia trovato a quel tempo anche finanziamenti presso CEFIS (Eni?) e MONTI. La decisione di attuare il "golpe" nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 veniva presa nel corso di riunioni segrete tenute il 5 o il 6 dicembre."

 

 

 

 

La relazione prosegue con una descrizione dello svolgimento degli avvenimenti nella notte fra il 7 e l'8 dicembre, fra cui l'irruzione nel sotterraneo del Ministero dell'Interno, descrizione che non è necessario riportare in questa sede.

 

 

 

La copia della relazione di Guido Giannettini si trova comunque nel vol.14, fasc.1. Guido Giannettini, in data 19.2.1990 e 22.2.1990, dinanzi al G.I. di Venezia, ha infine riconosciuto di avere fornito al generale Maletti tramite il capitano Labruna la relazione completa della nota aggiunta sull'ammiraglio Torrisi che, secondo le stesse previsioni di Giannettini, era destinata ad essere censurata:

 

 

"Effettivamente ebbi a consegnare, mi pare a Parigi, a Labruna,una relazione su fatti retrostanti il golpe Borghese. Mi viene mostrata la relazione dattiloscritta acquisita dalla S.V. di cui al verbale di Labruna. La riconosco come da me stilata e dattiloscritta.

Confermo che la "NOTA" allegata era costituita da un appunto ad hoc, pure da me dattiloscritto, riguardante l'ammiraglio "YW" e cioè il TORRISI (il cui nome e cognome nella nota erano in chiaro), che all'epoca del golpe mi pare fosse capitano di vascello, e comunque preciso che, in gergo, si adopera il termine "ammiraglio" anche per soggetti che rivestono un grado inferiore, da contrammiraglio in poi.

L'ufficio indicato come "YYY", se ricordo bene, era l'Ufficio Operazioni. Alla fase dibattimentale svoltasi presso la Corte d'Assise di Catanzaro, nel 1977/78, io addussi, a fronte di un accenno del LABRUNA o del MALETTI circa una relazione da me stilata e a lui consegnata, concernente il "golpe Borghese", che non ricordavo la circostanza, anzi la esclusi.

A domanda sul motivo per il quale solo in ordine all'"Ammiraglio" apposi la dicitura "vedi nota", rispondo che solo di questo ufficiale ero a conoscenza del nome. Effettivamente, come la S.V. mi rappresenta, la "NOTA" stilata a parte era stata organizzata da me in funzione oggettiva di una eventuale censura da parte del Capo del Reparto D, MALETTI, vista la delicatezza dell'incarico già all'epoca rivestito dal TORRISI".

 

 

 

 

Sul piano probatorio il cerchio così si chiude. L'Ammiraglio Giovanni TORRISI - il cui nome compare nella lista degli iscritti alla P2 con la tessera n.1825 - salvato dall'espunzione della nota aggiunta contenente i riferimenti alla sua partecipazione al progetto di Junio Valerio Borghese, potrà proseguire negli anni successivi la sua inarrestabile carriera assumendo incarichi delicatissimi, prima quale Capo di Stato Maggiore della Marina e poi quale Capo di Stato Maggiore della Difesa, sino alla sua morte avvenuta nell'agosto del 1992.

 

 

 

Come la nota di Guido Giannettini sull'ammiraglio Torrisi, anche la relazione di Guido Paglia sulla struttura occulta di A.N. e sull'attiva presenza di tale organizzazione nel golpe Borghese ha avuto in sorte di non essere mai trasmessa all'A.G. che stava indagando su tali episodi, anche se ha avuto un utilizzo improprio e trasversale.

 

 

 

Il capitano Antonio Labruna ha dichiarato infatti di essere stato inviato dal generale Maletti da Guido PAGLIA nell'autunno del 1972 e di avere ricevuto da questi una dettagliata relazione sulla struttura di A.N., allora ancora operante.

 

 

 

Labruna aveva poi passato la relazione al suo superiore (cfr. deposiz. Labruna, 7.7.1992). Il testimone ha prodotto una copia di tale relazione, che aveva già consegnato una prima volta nel 1981 alla Procura della Repubblica di Roma nell'ambito del processo sulla P2, senza per la verità che tale importante documento fosse in quella sede oggetto di particolare approfondimento (documenti prodotti il 3.8.1991, vol.14, fasc.1).

 

 

 

L'originale, secondo Labruna, era rimasto nelle mani del generale Maletti e del colonnello Romagnoli (cfr. deposiz. Labruna, 16.7.1992).

 

 

 

All'interno del N.O.D., Guido Paglia era indicato come "fonte PARODI", nome le cui due prime sillabe facevano riferimento al nome dell'interessato: PAGLIA di ROMA (cfr. deposiz. Labruna, 15.10.1993).

 

 

 

Subito dopo la consegna della relazione, Guido Paglia, tramite Maurizio Giorgi, aveva messo in contatto Labruna con Stefano DELLE CHIAIE e Labruna, su disposizione del generale Maletti, aveva potuto incontrare il capo di Avanguardia Nazionale, a Barcellona, il 30.11.1972 (cfr. deposiz. ai G.I. di Milano e Bologna, 9.10.1982, f.2), stabilendo con lui un contatto e un canale di disponibilità per conto del S.I.D.

 

 

 

E' quindi assai chiaro che la relazione di Guido Paglia aveva avuto un utilizzo improprio e strumentale, nell'ambito di rapporti di reciproca compromissione fra il S.I.D. e Delle Chiaie.

 

 

 

Grazie alla relazione, infatti, il S.I.D. poteva dimostrare a Delle Chiaie di essere in possesso di un gran numero di notizie sulla struttura di A.N. e, ciò nonostante, di non avere fatto nulla per farne incriminare i componenti.

 

 

 

In tal modo potevano essere aperti e mantenuti i contatti con Stefano Delle Chiaie, indicato da molte fonti - fra cui Remo Orlandini (vedi pag.213 della trascrizione del colloquio in data 19.6.1973) - e dalla stessa relazione di Guido Paglia, sino a quel momento vicino, e forse stipendiato, dall'Ufficio Affari Riservati.

 

 

 

Dal canto suo, Guido Paglia, dimessosi dalla carica di Presidente di A.N. e lasciato l'entourage di Stefano Delle Chiaie diventando uno dei non pochi giornalisti stabili informatori del S.I.D., si avviava in tal modo ad una carriera più tranquilla e tutelata.

 

 

 

Non a caso proprio in quegli stessi giorni egli sarebbe stato l'autore dell'articolo preveggente, pubblicato sul Resto del Carlino, con cui si attribuiva, prima di qualsiasi accertamento, ai gruppi di estrema sinistra la responsabilità dell'arsenale "scoperto" a Camerino (cfr. f.26).

 

 

 

Ben diverso e più corretto utilizzo avrebbe avuto la relazione di Guido Paglia se fosse stata studiata e sviluppata per mettere a fuoco la struttura occulta di A.N. e consentire all'A.G. di intervenire su un'organizzazione che quantomeno fino alla fine degli anni '70 è stata coinvolta in gravissimi fatti criminosi.

 

 

 

Infatti, la relazione prodotta dall'ex-esponente di A.N., che consta di 10 cartelle dattiloscritte, contiene uno spaccato dall'interno della struttura segreta ed armata di A.N. con nomi e informazioni di prima mano.

 

 

 

Nella relazione si riferisce dettagliatamente dell'esistenza all'interno di A.N. di due livelli: un livello "ufficiale", destinato allo svolgimento delle attività pubbliche e legali, e una struttura "secondaria" che costituiva un vero e proprio apparato clandestino.

 

 

 

Di tale seconda struttura, secondo una metodologia assai raffinata, facevano parte i militanti dotati di capacità organizzative più adatte al lavoro clandestino, scelti fra coloro che non erano noti alla Polizia e ai Carabinieri per la loro attività politica pubblica e fra coloro che avevano finto di abbandonare l'attività politica. Il lavoro di tale struttura, dedita ad attività terroristiche, era regolato da norme ben precise fra cui la conoscenza di solo un numero ristretto di altri membri dell'apparato e la non conoscenza di chi avesse compiuto una certa "azione" se appartenente ad un'altra "cellula". Chi apparteneva alla struttura "secondaria" doveva godere della piena fiducia del vertice e collaborare al "filtraggio"dei militanti.

 

 

 

Nella relazione si indicano quali componenti del vertice - oltre naturalmente a Stefano DELLE CHIAIE e al Presidente di A.N., Adriamo Tilgher, succeduto allo stesso Paglia - Maurizio GIORGI, Flavio CAMPO, Cesare PERRI, Giulio CRESCENZI e Fausto FABBRUZZI, (gli ultimi due fedelissimi di Delle Chiaie anche sul piano personale ed eccellenti esecutori di ordini), tutti nomi che sovente ricorrono negli atti di questo procedimento.

 

 

 

Fra gli elementi della struttura "secondaria" di maggior affidamento, nella relazione si indicano Roberto PALOTTO, Bruno DI LUIA, Saverio GHIACCI, Tonino FIORE ed altri.

 

 

 

La struttura di A.N. era all'epoca assai forte in Calabria dove responsabile era il marchese ZERBI, un uomo che godeva di grande prestigio e di protezioni anche nella mafia locale, coadiuvato a Reggio Calabria da Pino BARLETTA e Carmine DOMINICI e a Catanzaro da tale TOTO' (probabilmente Antonio BENEFICO).

 

 

 

Fra gli altri responsabili locali vi erano, a Massa-Carrara, Piero CARMASSI e, a Trento, Cristano DE ECCHER, nomi anche questi presenti in modo significativo negli atti di questa e di altre istruttorie.

 

 

 

La seconda parte della relazione è dedicata all'attiva partecipazione di tutta la struttura di A.N. nel tentativo di golpe di Junio Valerio Borghese grazie ad una stretta integrazione con il Fronte Nazionale e ai legami personali fra Stefano Delle Chiaie e il Principe.

 

 

 

Della possibilità di effettuare il golpe a brevissima scadenza e della necessità di mettere perfettamente a punto l'organizzazione si era parlato già alla fine del 1969 (non a caso in un momento di poco precedente gli attentati del 12 dicembre) e dopo lo slittamento della data prevista, nelle riunioni immediatamente precedenti la notte del 7.12.1970, ad A.N. era stato affidato il compito di occupare il Ministero degli Esteri e la sua importante centrale di comunicazioni radio e telefoniche.

 

 

 

Dopo la prima fase dell'azione, gli uomini di A.N. avrebbero dovuto "passare la mano" ai Carabinieri e dedicarsi, nelle prime ore della mattina al rastrellamento degli avversari politici - soprattutto sindacalisti - che avrebbero dovuto essere internati nell'arcipelago delle Eolie mediante navi già predisposte (circostanza cui più volte ha accennato il capitano Labruna).

 

 

 

Solo il 6.12.1970 il piano iniziale era stato modificato, affidando ad A.N. l'incarico di occupare la centrale operativa del Ministero dell'Interno, grazie anche alla complicità interna del dr. DRAGO che aveva fornito una mappa e una precisa descrizione del Ministero.

 

 

 

Il Ministero dell'Interno era stato effettivamente in parte occupato e, al momento del contrordine, due militanti (Roberto Palotto e Saverio Ghiacci) si erano impadroniti di alcune pistole mitragliatrici per precostituirsi, in caso di difficoltà e di abbandono da parte dei complici inseriti nelle Istituzioni uno strumento di ricatto.

 

 

 

Grazie anche a tale espediente, l'ambiente di Avanguardia non aveva praticamente subito alcun danno dall'azione della Polizia e della magistratura.

 

 

 

Nei giorni successivi al 7.12.1970, il Principe Borghese aveva spiegato anche ai militanti di A.N. che la sospensione dell'azione era stata decisa al momento dell'occupazione del Ministero della Difesa perchè "qualcuno" - evidentemente a livello molto alto - "si era tirato indietro".

 

 

 

E' quindi evidente che la relazione di Guido Paglia conteneva notizie assai preziose che avrebbero dovuto essere utilizzate sia in funzione repressiva sia sul piano preventivo, per impedire altre azioni da parte di una struttura che nel 1972 era ancora operante, se la relazione stessa non fosse stata occultata e usata solo a fini anomali dai responsabili del Reparto D.

 

 

 

L'attendibilità delle notizie fornite da Guido Paglia emerge del resto sia da un gran numero di dati processuali raccolti in seguito nelle istruttorie sia dalle testimonianze, nel corso di questa istruttoria, di due soggetti profondamente inseriti in A.N. quali Carmine DOMINICI e Vincenzo VINCIGUERRA. Carmine Dominici, nella sua deposizione in data 30.11.1993, ha infatti confermato integralmente e sviluppato i dati sulla situazione calabrese presenti nella relazione, mentre Vincenzo Vinciguerra, avuta lettura delle parti essenziali della relazione nel corso dell'interrogatorio in data 25.7.1992, ha precisato che "le persone e i ruoli citati" corrispondevano alle sue conoscenze della struttura di A.N. e che "in particolare Fabbruzzi e Crescenzi vi erano esattamente indicati come elementi con scarse capacità politiche, ma dotati di capacità spiccatamente operative" (f.3).

 

 

 

La divulgazione della relazione di Guido Paglia non deve essere stata gradita in certi ambienti. Il capitano Labruna ha infatti riferito di avere ricevuto più volte sollecitazioni da parte di alcuni avvocati, difensori di persone imputate nel processo sul golpe Borghese, e dallo stesso Guido Paglia affinchè non rendesse pubblica la relazione (cfr. deposiz. Labruna, 9.10.1992, f.1).

 

 

 

Guido Paglia ha negato di aver mai consegnato una relazione su A.N. al capitano Labruna (cfr. dep. al G.I. di Venezia, 12.3.1990, vol. 16, fasc. 7), ma un'autonoma ed attendibile conferma del racconto dell'ex Ufficiale del reparto D è giunta da una fonte attendibile come Vincenzo VINCIGUERRA.

 

 

 

Questi infatti ha rivelato di aver appreso dell'esistenza della relazione sin dal novembre del 1982, quando si trovava detenuto nel carcere di Rebibbia e che fonte di tale notizia era stato Adriano TILGHER, alter ego a Roma di Stefano Delle Chiaie e detenuto in quel periodo con Vinciguerra:

 

 

"TILGHER mi disse che PAGLIA aveva consegnato al S.I.D. un rapporto completo su tutto ciò che AVANGUARDIA aveva fatto nella notte fra il 7 e l'8 dicembre 1970, entrando stabilmente a lavorare per i Servizi. Tilgher mi disse che questa notizia l'aveva saputa dal padre il quale era stato informato a sua volta da un alto Ufficiale del S.I.D. suo amico del quale non mi fece il nome. Tilgher era molto risentito nei confronti del Paglia per questa sua delazione.” (cfr. int. Vinciguerra 25.7.1992, f. 2).

L'interpretazione del comportamento di Guido Paglia, fornita da un elemento interno alla vita di A.N. come Vincenzo Vinciguerra, è poi del tutto condivisibile. Secondo Vinciguerra infatti, la relazione era stata usata dal S.I.D. per dimostrare che il Servizio disponeva di importanti elementi di conoscenza circa l'implicazione di A.N. nel golpe Borghese e, nonostante ciò, non aveva agito contro Avanguardia.

In tal modo il Cap. Labruna, mandato a Barcellona per incontrare Delle Chiaie pochi giorni dopo la consegna della relazione, aveva potuto accreditarsi presso il capo di A.N. come interlocutore affidabile.

Si noti che l'esistenza della relazione di Guido Paglia conferma ancora una volta l'illegalità e la spregiudicatezza con cui si muovevano i vertici del S.I.D. all'inizio degli anni '70 anche sotto il profilo dell'esistenza e della circolazione di atti, destinati a non essere mai protocollati, che venivano tenuti al di fuori dei canali ufficiali. Infatti nel fascicolo intestato a Guido Paglia custodito attualmente nell'archivio del S.I.S.M.I. - erede del S.I.D. - non vi è traccia della relazione e tale fascicolo contiene solo tre atti del tutto insignificanti, il primo dei quali è del 1979 e quindi di molto successivo alla militanza di Paglia in A.N. che pertanto, stando agli atti del S.I.D., era del tutto ignota.

Il caso di Guido Paglia testimonia quindi nuovamente l'attenzione del Servizio, negli anni '70, a non lasciare traccia del proprio operato sopratutto nei settori più delicati, in spregio alle norme che impongono, anche per il Servizio, la registrazione e la custodia di tutti gli atti.

In conclusione non può non essere sottolineato ancora una volta il ruolo equivoco svolto da Guido Paglia a Roma a cavallo degli anni '70.

Si ricordi che il 10.1.1970 in una cassetta delle lettere di Roma era stato rinvenuto un portafoglio appartenente a Guido Paglia, evidentemente oggetto alcuni giorni prima di un borseggio e denunziato infatti come smarrito dal suo proprietario. Tale portafoglio conteneva, oltre a documenti vari di Guido Paglia, un elenco manoscritto di nomi e numeri di telefono di anarchici romani del gruppo BAKUNIN di via Baccina nr.35, il gruppo da cui Mario Merlino aveva operato nell'autunno 1969 la scissione fondando il circolo 22 marzo per utilizzarlo per i suoi fini provocatori.

Inoltre il portafoglio conteneva un impressionante elenco, appuntato anch'esso su di un foglietto manoscritto, di saponette di esplosivo, rotoli di miccia, detonatori e capsule elettriche con apposta a fianco di ogni voce la quantità del materiale presente, quasi si trattasse di una sorta di " nota della spesa" (cfr. vol. 22, fasc. 2, f. 16).

 

 

 

 

In merito all'elenco di militanti anarchici, Mario Merlino ha ammesso durante la prima istruttoria per la strage di Piazza Fontana che tali annotazioni erano di suo pugno e ciò testimonia l'internità di Guido Paglia all'azione di infiltrazione e di provocazione condotta in quei mesi dagli elementi romani di A.N. nell'ambiente anarchico con i fini che più volte sono stati accennati.

 

 

 

In merito al secondo foglietto, contenente l'elenco di esplosivi e di detonatori, Guido Paglia non ha mai offerto ai giudici alcuna spiegazione anche se è facilmente intuibile che l'elenco si riferisse a parte della dotazione della struttura occulta di A.N.. Quanto contenuto nel quasi dimenticato portafoglio di Guido Paglia era ed è certamente assai indicativo e non è mai stato sufficientemente approfondito, tenendo anche presente che il ritrovamento del portafoglio si colloca a poche settimane dagli attentati del 12.12.1969.

 

 

 

Infine il capitano Antonio Labruna ha rivelato un altro episodio di provocazione progettato dai responsabili del S.I.D.

 

 

 

Il col. Mannucci Benincasa e il capitano D'Ovidio, su richiesta del gen. Maletti, avevano proposto anche a Labruna di studiare con loro un piano che consisteva nel far bruciare nella zona di Bobbio l'autovettura Fiat 500 dell'avv. Giovanbattista LAZAGNA, all'epoca coinvolto nelle inchieste sui GAP e sulle Brigate Rosse.

 

 

 

All'interno dell'autovettura dovevano essere posti dei documenti compromettenti che avrebbero dovuto essere ritrovati dalle Forze dell'Ordine che sarebbero intervenute dopo l'attentato (cfr. dep. Labruna, 7.7.1992, f.2 e, ai G.I. di Milano e Bologna 9.10.1992 f.1). L'avv. Lazagna, all'epoca, abitava effettivamente a Novi Ligure non lontano da Bobbio Piacentino e in tale zona è stato anche posto al soggiorno obbligato dopo la sua scarcerazione nell'ambito del processo relativo alla sua preesunta appartenenza alle B.R. (cfr. nota DIGOS Milano in data 3.10.1994, vol.16, fasc.5, f.23).

 

 

 

Il capitano Labruna si era rifiutato di partecipare a questa operazione che poi non era stata effettuata (cfr. dep. 7.7.1992 cit.).

 

 

 

Il capitano Labruna ha collocato questo progetto nel 1972 o 1973, ma esso certamente si situa in epoca più prossima alla prima metà del 1974, e cioè nel periodo del sequestro del giudice Mario Sossi e delle serrate indagini nei confronti delle strutture eversive genovesi, di cui l'avv. Lazagna era sospettato di essere un fiancheggiatore.

 

 

 

Un episodio analogo e probabilmente collegato a quello ricordato da Labruna era già stato fuggevolmente menzionato in un articolo comparso il 20.6.1976 sul settimanale il Tempo che aveva riportato le affermazioni di un anonimo ufficiale del S.I.D. secondo cui, all'epoca del sequestro di Mario Sossi, e cioè nell'aprile-maggio del 1974, il direttore del Servizio, gen. Vito MICELI, nel corso di una riunione con i suoi più stretti collaboratori, aveva sostenuto la necessità di rapire l'avv. Lazagna per costringerlo a rivelare l'ubicazione del covo ove era tenuto prigioniero il giudice Sossi, ubicazione secondo il S.I.D. nota all'avv. Lazagna.

 

 

 

Di tale progetto vi è traccia anche nel memoriale consegnato all'A.G. di Roma, nel 1981, dall'ex segretario del reparto D col. Antonio VIEZZER. In tale memoriale l'Ufficiale riferiva che il gen. Miceli aveva effettivamente convocato una riunione dei Capi Centro di Torino, Milano e Genova al fine di esaminare il progetto di rapimento dell'avv. Lazagna ed il gen. Maletti aveva comunicato al segretario del reparto D le disposizioni per la convocazione degli ufficiali interessati.

 

 

 

Il colonnello Viezzer si era rifiutato di convocare la riunione, trattandosi di un ordine palesemente illegittimo ed aveva minacciato i suoi colleghi di rivelare l'intera operazione se essi avessero accettato di partecipare al sequestro (cfr. ordinanza di rinvio a giudizio del G.I. di Bologna nell'istruttoria-bis sulla strage dell' Italicus e alla stazione di Bologna, depositata in data 3.8.1994, ff. 96-97). La riunione si era tenuta ugualmente ma si era conclusa con un nulla di fatto (f. 97).

 

 

 

Il racconto del capitano Labruna in merito al primo anche se più limitato progetto di provocazione nei confronti dell'avv. Lazagna è quindi del tutto verosimile e trova riscontro negli appunti manoscritti del gen. Maletti sequestrati nella sua abitazione e relativi alle periodiche riunioni che si tenevano con il Direttore del Servizio.

 

 

 

Infatti, dagli appunti del generale Maletti concernenti le riunioni dei vertici del S.I.D. svoltesi nel maggio del 1974 e cioè nel periodo corrispondente alla fase cruciale del sequestro del giudice Mario SOSSI (rapito dalle B.R. il 18.4.1974), emerge un crescendo di progetti illeciti in fase di avanzata preparazione da parte del Servizio nei confronti dell'avv. Lazagna ed anche del brigatista Alfredo BONAVITA.

 

 

 

Facendo riferimento alla versione dattiloscritta di tali appunti, disposta dal G.I. di Bologna (vol.23, fasc.13, cart.1), infatti, fra gli argomenti all'ordine del giorno si legge:

 

 

 

RIUNIONE DAL CAPO SERVIZIO IL 04.V.1974 - Romagnoli - Lazagna (fonti fiduciarie confermano che....... (DETTO) (con probabile riferimento alla possibilità che Lazagna sapesse qualcosa in merito al sequestro Sossi, nota Ufficio). COLLOQUIO CON IL SIG. CAPO SERVIZIO IL 07.V.1974 - Nucleo rappresaglia: costituire e tenere alla mano (ROMAGNOLI) COLLOQUIO CON IL SIG. C.S. IL GIORNO 11.V.1974 - Sossi: * azioni spregiudicate (DIRE A ROMAGNOLI) ---> due ns. a Roma? interrogatorio ---> uno pronto * Lazagna Il progetto di "azioni spregiudicate" non deve essere abbandonato, infatti: COLLOQUIO CON SIG. CAPO SERVIZIO IL 14 MAGGIO 1974 - azione speciale? (FARE: DETTO A LABRUNA) COLLOQUIO CON SIG C.S. IL 16.V.1974 - insistere su op. speciale - Lazagna

 

 

 

Infine, il 21 maggio 1974, il progetto sembra giunto alla fase operativa:

 

 

 

COLLOQUIO CON SIG. C.S. IL 21 MAGGIO 1974 - Laza ? - 2 ai CC, 2 a P.S. - in uniforme P.S.? o CC? - Bonavita (abduction??) - Dario Fo? - Costituire gruppo subito - Esposito a Milano (DETTO A ROMAGNOLI) L'azione di rapimento (in termini tecnici inglesi "abduction") non sarà tuttavia necessaria in quanto il giudice Sossi sarà liberato dalle Brigate Rosse il 23 maggio 1974. Tuttavia, nella riunione del 30 maggio vi è un riferimento che può collegarsi ad un altro progetto in danno di Lazagna nei termini riferiti dal capitano Labruna. COLLOQUIO CON SIG. CAPO SERVIZIO IL 30 MAGGIO 1974 - borseggio - auto parcata? - un nero oltre a un B.R.?________________(FARE - ROMAGNOLI)

 

 

 

 

 

Emerge quindi con chiarezza dagli appunti del generale Maletti, praticamente ignorati dall'A.G. di Roma che pure li aveva acquisiti sin dal 1980 a seguito della perquisizione nella sua abitazione, che nel maggio del 1974 i più alti ufficiali del S.I.D. stavano progettando il rapimento, da effettuarsi grazie ad un nucleo speciale, di una persona appartenente o presuntivamente legata alle B.R. (Alfredo Bonavita o l'avv. Lazagna), al fine di "rispondere" in tal modo al rapimento del giudice Sossi e tentare di acquisire con tali mezzi illegali notizie in merito al luogo ove questi era tenuto prigioniero.

 

 

 

Negli appunti del generale Maletti, successivi di pochi giorni alla liberazione di Mario Sossi, vi è anche la traccia di un progetto (borseggio - auto parcata?) che potrebbe ricollegarsi alla più limitata azione ideata in danno dell'autovettura dell'avv. Lazagna di cui ha parlato il capitano Labruna.

 

 

 

Probabilmente, infatti, le chiavi dell'autovettura dovevano essere acquisite tramite un finto borseggio e così sarebbero stati deposti nella stessa, prima del finto attentato e senza che risultassero effrazioni, i documenti destinati a compromettere l'avv. Lazagna.

 

 

 

Anche in relazione a tali episodi, che testimoniano il clima di costante illegalità in cui si muoveva all'epoca il S.I.D., le dichiarazioni del capitano Antonio Labruna hanno trovato quindi piena conferma non solo nella testimonianza di un altro ex ufficiale del Servizio quale il colonnello Viezzer, ma anche in inoppugnabili elementi documentali.