Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull'eversione dell'estrema destra

 

L'azione informativa del Cap. Antonio Labruna sul Golpe Borghese e la Rosa dei Venti. I colloqui con Remo Orlandini e Attilio Lercari. L'occultamento e la manipolazione dei nastri ad opera del Ten. Col. Romagnoli e del Gen. Maletti.

 

PARTE QUINTA

Capitolo 31

(pag. 274 del fascicolo processuale)

 

 

Il capitano LABRUNA ha spiegato innanzitutto come era iniziata la sua attività informativa nell'ambiente del FRONTE NAZIONALE che, nel 1973, a tre anni dal tentativo del principe Borghese - ormai latitante in Spagna - coltivava nuovi progetti golpisti:

 

 

 

"Non ricordo se nel '72 o nel '73 ricevetti l'incarico di prelevare un carico di armi da una nave che si trovava nei pressi della costa sarda in acque extraterritoriali. Dovevo portare tali armi a Capo Teulada. A dirigere questa operazione era il generale VIVIANI. L'operazione non ebbe seguito poichè la nave in questione fu intercettata da sottomarini inglesi e israeliani costringendo il comandante a gettare il carico in mare. Questo episodio venne anche riferito dalla televisione.

Nel contesto di questa attività conobbi comunque l'armatore napoletano che apparteneva alla società di navigazione della nave suddetta.

Questo armatore, del quale ora non ricordo il nome, appariva molto preoccupato del fatto che potessero nuovamente verificarsi iniziative golpiste analoghe a quelle del 1970 cui egli stesso aveva partecipato mettendo le proprie navi a disposizione per il trasporto degli internati.

Questo armatore mi disse che poteva mettermi in contatto con tale ORLANDINI. Autorizzato dal MALETTI incontrai più volte l'ORLANDINI, che mi raccontò molte cose sul Golpe Borghese. Mi presentai col mio nome come dipendente del Servizio e, senza che l'ORLANDINI se ne accorgesse, registrai tutte le conversazioni." (cfr. dep. dinanzi ai G.I. di Milano e Bologna, 9.10.1992, f. 2).

 

 

 

Il contatto con Remo ORLANDINI, il costruttore romano capo del Fronte Nazionale era stato quindi possibile tramite un armatore, responsabile della Società di Navigazione Mediterranea, il quale nel 1970 aveva offerto la disponibilità delle sue navi per il trasporto nelle isole degli oppositori che sarebbero stati arrestati se l'azione del 7 dicembre fosse riuscita.

 

 

 

Il capitano Labruna aveva conosciuto questo armatore in occasione di un'altra operazione "coperta" del S.I.D. e cioè un trasporto di armi dalla Sardegna, con finalità certo non chiare, coordinato dal generale Viviani.

 

 

 

Il capitano Labruna, su autorizzazione del genenerale Maletti, aveva incontrato Remo Orlandini a partire dall'inizio del 1973 almeno una dozzina di volte, presentandosi come dipendente del Servizio e fingendo in sostanza una benevolenza se non una complicità nel progetto del Fronte Nazionale.

 

 

 

Grazie all'intelligente lavoro psicologico di Labruna, Orlandini gli aveva rivelato pressochè ogni cosa sui progetti golpisti precedenti e su quelli ancora in corso e, all'insaputa dell'Orlandini, tutti gli incontri, ad eccezione del primo che aveva avuto solo carattere interlocutorio, erano stati registrati dall'ufficiale. (cfr. dep. 4.11.1991, f.1).

 

 

 

Il 29.3.1974, aveva poi avuto luogo a Lugano un incontro più ampio, con la presenza anche di Attilio LERCARI, genovese, amministratore della PIAGGIO ed uno dei principali finanziatori della congiura. (cfr. dep. 16.7.1991, f. 1 e 3.8.1991, f. 2).

 

 

 

Nello stesso periodo il capitano Labruna aveva convinto a collaborare con il S.I.D. altri due congiurati che, a differenza di Orlandini, erano perfettamente al corrente del fatto che le informazioni da loro fornite sarebbero state usate contro il Fronte.

 

 

 

Si trattava dell'odontotecnico di La Spezia Torquato NICOLI - che aveva già partecipato al tentativo del 1970 - e dell'avv. di Pistoia Maurizio DEGLI INNOCENTI quest'ultimo presentato da Nicoli a Labruna ed esponente di rilievo del Fronte Nazionale.

 

 

 

L'avv. Degli Innocenti aveva deciso di collaborare in quanto preoccupato dalla piega che stavano prendendo gli avvenimenti che comportavano il rischio di una guerra civile e disgustato altresì della presenza all'interno dei progetti golpisti di affaristi ed esponenti della massoneria quali Licio GELLI.

 

 

 

Nella fase conclusiva dell' attività informativa anche il col. ROMAGNOLI aveva poi partecipato ad un importante incontro svoltosi sempre a Lugano il 17.6.1974 con la presenza sia di Remo Orlandini sia dell'avv. Maurizio Degli Innocenti.

 

 

 

Il S.I.D. disponeva così di un panorama completo non solo di quanto avvenuto nella "Notte dell'Immacolata", fra il 7 e l'8 dicembre del 1970 ma anche dei nuovi piani in gestazione che avrebbero dovuto scattare fra il maggio ed il giugno del 1973 e che erano stati momentaneamente rinviati non essendo ancora mature le condizioni per agire, probabilmente per il fallimento degli attentati di Nico AZZI e Gianfranco BERTOLI.

 

 

 

Infatti tali attentati non avevano provocato lo stato di tensione sperato, in quanto Nico Azzi era stato arrestato in flagranza e l'episodio quindi era stato addirittura controproducente per la destra, mentre Gianfranco Bertoli non era riuscito a colpire l'On. Mariano RUMOR dinanzi alla Questura di Milano.

 

 

 

Il lavoro di elaborazione dei numerosi elementi così raccolti è stato dettagliatamente spiegato dal capitano Labruna ed è in realtà molto semplice.

 

 

 

Infatti i nastri venivano affidati, dopo ogni colloquio ad alcuni sottufficiali del N.O.D. - fra cui il mar. Esposito ed il mar. Giuliani - i quali provvedevano di volta in volta ad una prima trascrizione dattiloscritta (cfr. dep. 19.10.1993, f. 1).

 

 

 

Dopo tale lavoro i nastri ed i brogliacci dattiloscritti venivano consegnati al gen. Maletti ed al col. Romagnoli i quali dirigevano l'operazione informativa.

 

 

 

Nell'estate del 1974 tutto il materiale era pronto ad essere trasfuso dal colonnello Romagnoli in un rapporto con numerosi allegati (cfr. dep. 4.11.1991, f. 1; 11.3.1992 f.1; 26.9.1992, f. 2).

 

 

 

Alla fine di luglio si era svolta una riunione nell'ufficio privato dell'on. Giulio ANDREOTTI, allora Ministero della Difesa pro-tempore.

 

 

 

A Palazzo Montecitorio, quel giorno, erano presenti l'ammiraglio Mario CASARDI, nuovo Direttore del S.I.D. e successore del generale Miceli, il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Enrico MINO, e per il S.I.D. anche il generale MALETTI, il tenente colonnello ROMAGNOLI e il capitano LABRUNA, che era incaricato di far funzionare il registratore e non aveva partecipato all'intera riunione (cfr. deposiz. Labruna al P.M. di Roma, 20.12.1990, vol.16, fasc.7, f.80).

 

 

 

Al Ministro erano stati portati i nastri relativi ai colloqui svoltisi con Orlandini a Lugano e le relative trascrizioni nonchè probabilmente una bozza del rapporto redatto dal colonnello Romagnoli (cfr. deposiz. Romagnoli, 16.10.1991, f.2).

 

 

 

L'on. Andreotti, al termine della riunione, aveva consigliato i responsabili del S.I.D. di "sfrondare il 'malloppo” (cfr. deposiz. Viezzer al G.I. di Venezia, 18.7.1988, f.37).

 

 

 

Di fatto, in concomitanza con tale riunione, erano uscite di scena le persone e gli episodi di cui si parlerà nel prossimo capitolo ed era stato fortemente ridimensionato il ruolo ricoperto dalla struttura occulta di A.N. nel golpe Borghese, circostanza di cui il capitano Labruna si era sin dall'epoca accorto (cfr. deposiz. al G.I. di Venezia, 9.1.1990, f.68).

 

 

 

In settembre il rapporto, così alleggerito, era stato trasmesso all'A.G. di Roma accompagnato da una lettere di trasmissione dell'on. Andreotti e l'istruttoria sul golpe Borghese, che da tempo segnava il passo, si era così riaccesa attraendo a sè dopo pochi mesi, grazie alle sentenze della Cassazione, l'istruttoria condotte a Padova dal G.I. dr. Giovanni Tamburino sulla Rosa dei Venti e quella condotta a Torino dal G.I. dr. Luciano Violante sul gruppo di Edgardo Sogno e Luigi Cavallo.

 

 

 

Labruna ha prodotto agli atti la fotocopia di una scaletta dattiloscritta interna del S.I.D. conseguente alla riunione di luglio (nella prima pagina è appuntata a mano la frase "scaletta del Ministro Andreotti - settembre 1974") in cui fra l'altro si sottolinea la necessità di evitare "l'ingiusto discredito ad alcuni ufficiali e alle FF.AA. come tali" e l'opportunità di ribadire che doveva essere respinta ogni strumentalizzazione e che le FF.AA. "servono l'Italia Costituzionale e sono estranee ad ogni manovra politicizzata" (cfr. vol.14, fasc.1).

 

 

 

Nel frattempo il capitano Labruna era stato progressivamente estromesso dalle indagini dal generale Maletti e dal colonnello Romagnoli, che si erano avvalsi nell'ultima fase, prevalentemente, dell'opera del maresciallo Esposito (cfr. deposiz. Labruna al G.I. di Venezia, 7.2.1990, vol.16, fasc.7, f.77).

 

 

 

Con lo scioglimento del N.O.D. e il declino della stella del generale Maletti - rimosso dal Servizio nell'ottobre del 1975 - l'archivio non ufficiale della struttura operativa era stato disperso.

 

 

 

Il capitano Labruna e probabilmente qualche altro dipendente del Servizio avevano tuttavia conservato ed affidato a persone di fiducia le copie dei nastri e dei brogliacci mai consegnati alla magistratura (cfr. deposiz. Labruna, 4.11.1991, f.2).

 

 

 

La voce dell'esistenza di una decina di nastri "segreti" era comunque girata con insistenza negli anni successivi nel S.I.D. e negli ambienti vicini ad esso tanto che nello studio di Mino PECORELLI nel 1979, dopo la sua morte, era stata trovata una lettera datata 27.4.1978 e firmata da "un ex agente del S.I.D." (vol.16, fasc.5, f.21).

 

 

 

Con tale lettera l'anonimo rivelava di essere in possesso di tutti i nastri e che quindi non corrispondeva a verità quanto dichiarato dal Presidente del Consiglio, on. Andreotti, sentito in qualità durante il processo per il golpe Borghese, in merito alla non esistenza di altre registrazioni effettuate dal S.I.D. oltre a quelle consegnate alla magistratura.