Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull'eversione dell'estrema destra

 

La testimonianza del capitano Antonio Labruna e la consegna dei nastri magnetici mai consegnati alla magistratura concernenti il Golpe Borghese e la Rosa dei Venti

 

PARTE QUINTA

Capitolo 30

(pag. 268 del fascicolo processuale)

 

 

Il capitano Antonio LABRUNA, attualmente in congedo, è stato citato per la prima volta da quest'Ufficio in data 14.6.1991 in qualità di testimone al fine sopratutto di sapere se, nel corso della sua attività alle dipendenze del N.O.D., egli avesse potuto accertare l'identità del dirigente di Ordine Nuovo e del capitano dei Carabinieri dal nome in codice PALINURO presenti alla riunione di Milano del giugno del 1973 svoltasi nell'ambito dei nuovi progetti di golpe e di cui aveva parlato ampiamente Attilio LERCARI al cap. LABRUNA, in occasione di un colloquio nel marzo successivo (cfr. capitolo 18).

 

 

 

L'Ufficio era inoltre interessato in genere a sapere se il capitano Labruna avesse avuto contatti o raccolto informazioni su Ordine Nuovo. Il capitano Labruna dichiarava che, nonostante gli accertamenti svolti all'epoca, non era stato possibile identificare nè l'esponente di O.N. nè il sedicente PALINURO e che, nel corso della sua attività presso il N.O.D. fra il 1971 ed il 1974, non aveva avuto occasione di raccogliere alcun particolare notizia sulla struttura di Ordine Nuovo, in quanto i suoi incarichi informativi erano stati prevalentemente diretti a contattare esponenti del Fronte Nazionale quali Remo Orlandini e di Avanguardia Nazionale quali Stefano Delle Chiaie e Maurizio Giorgi (cfr. dep. 14.6.1991, f. 2, e 16.7.1991 f.2).

 

 

 

Nel corso della testimonianza tuttavia il capitano LABRUNA manifestava la sua disponibilità a ripercorrere ed a rivelare, come già nel corso dell'anno precedente aveva iniziato a fare con il G.I. di Venezia dr. Carlo Mastelloni, molti episodi, sino a quel momento non noti nella loro effettiva dinamica, che erano avvenuti all'interno del reparto D del S.I.D. e che avevano comportato attività divergenti, sin dall'inizio o nella loro fase conclusiva, dai fini istituzionali.

 

 

 

Il Capitano motivava tale sua scelta con la volontà di riabilitare la propria figura divenuta il capro espiatorio di tutte le malefatte del S.I.D., anche quando egli era stato del tutto estraneo a determinate condotte o aveva svolto in modo legittimo quella parte di attività che gli era stata affidata.

 

 

 

In particolare Antonio Labruna teneva a ricordare, con enfasi ma anche con accenti di verità e con una certa amarezza, di avere svolto fra il 1973 e il 1974 con successo la sua attività informativa sul golpe Borghese e sul progetto della Rosa dei Venti, riuscendo con il suo impegno ad ottenere da Orlandini e Lercari, nel corso di una quindicina di colloqui, un gran numero di notizie utili.

 

 

 

Sottolineava di non essere certo responsabile del fatto che in seguito tali notizie, unitamente alle relative prove documentali, erano state distorte od occultate dal generale Maletti e dal tenente colonnello Romagnoli.

 

 

 

Anche in occasione di altre missioni - fra cui il tentativo di rintracciare a Madrid il principe BORGHESE (deposiz. 9.10.1992, f.1) ed il colloquio ottenuto con Stefano DELLE CHIAIE a Barcellona - egli ricordava di essersi mosso all'interno dei suoi doveri istituzionali.

 

 

 

In altre occasioni, quali l'organizzazione dell'espatrio di Marco Pozzan e Guido Giannettini, egli aveva certamente preso parte, da subalterno, a condotte illecite, ma senza essere pienamente informato, il che è credibile, dal generale Maletti della caratura dei personaggi.

 

 

 

Del resto Labruna non aveva mai conosciuto personalmente Marco Pozzan e non sapeva chi fosse ed aveva eseguito degli ordini senza potersi rendere conto della complessa manovra in cui si inseriva la copertura di tali personaggi.

 

 

 

Sin dal momento del suo arresto, insieme al generale Maletti, per il favoreggiamento di Pozzan e Giannettini e per tutto il corso del processo relativo alla strage di Piazza Fontana, egli era stato poi tenuto sotto stretto controllo dai suoi superiori tanto che il generale Maletti, in occasione del dibattimento dinanzi alla Corte d'Assise di Catanzaro, gli aveva consegnato, in forma di promemoria, le direttive cui doveva attenersi nel rispondere ai giudici, con l'indicazione di risposte ovviamente del tutto in linea con quelle reticenti e depistanti fornite alla Corte dallo stesso Maletti.

 

 

 

Labruna ha prodotto a questo Ufficio una copia di tale promemoria di cui si parlerà più avanti in relazione ai rapporti fra il S.I.D. e Massimiliano FACHINI.

 

 

 

Negli anni successivi egli era poi stato completamente abbandonato dai suoi superiori: il generale Maletti fuggito in Sud-Africa per godere di una latitanza dorata, e il tenente colonnello Romagnoli avviato ad una brillante carriera nell'Esercito sino al grado di generale di Corpo d'Armata al Comando della Regione Militare Centrale.

 

 

 

Il capitano Labruna era invece rimasto sul campo quale capro espiatorio.

 

 

 

Essendo il soggetto meno forte, il suo nome era stato utilizzato costantemente ogniqualvolta si era reso necessario, sopratutto da parte di Stefano Delle Chiaie, architettare una versione depistante e inquinante di qualche episodio nell'ambito dei ricatti e degli avvertimenti che Delle Chiaie, dopo le reciproche compromissioni, inviava periodicamente all'ambiente dei Servizi che lo aveva sempre protetto e doveva continuare a proteggerlo.

 

 

 

Ad esempio, Labruna era stato indicato come partecipante alla famosa riunione di Padova del 18.4.1969 (accusa assurda, posto che egli all'epoca era un semplice dipendente del Centro Tecnico del S.I.D.), di avere sottratto insieme a DE ECCHER i timers di Piazza Fontana, di avere collocato insieme a Fachini l'esplosivo nel casolare di Camerino e così via.

 

 

 

Del resto i processi in materia di strage non sono mai stati caratterizzati da una strategia difensiva unitaria degli esponenti dei gruppi di estrema destra fra loro e fra di essi e i loro protettori, ma da un gioco più sottile.

 

 

 

Un continuo scambio di accuse a distanza fra soggetti apparentemente in contrasto (DELLE CHIAIE contro il SID, POZZAN contro DELLE CHIAIE, DELLE CHIAIE contro Ordine Nuovo, GIANNETTINI contro l'Ufficio Affari Riservati e così via) contrassegnate dall'inserimento di ipotesi depistanti e di mezze verità e mezze bugie, in modo tale da creare un ingorgo processuale e una indecifrabilità della materia istruttoria e cioè la condizione più favorevole per una assoluzione, nel dubbio, di tutti gli imputati.

 

 

 

Era inevitabile quindi che il soggetto più debole e cioè il capitano LABRUNA diventasse il personaggio più comodo su cui scaricare una simile strategia e fosse quindi il bersaglio di accuse anche del tutto fantasiose.

 

 

 

Amareggiato da tali esperienze e dall'avere pagato per tutti ed anche per colpe non sue, Labruna si dichiarava quindi disponibile a ripercorrere quella parte a sua conoscenza degli intrighi e delle illegalità che avevano costellato la vita del S.I.D. sino a fare della "deviazione" non un'eccezione ma una politica organica.

 

 

 

Accolta da parte dell'Ufficio la disponibilità di Labruna, egli veniva ripetutamente sentito in qualità di testimone dall'estate del 1991 sino alla fine dell'istruttoria e, anche alla luce delle progressive risultanze di questa, egli si mostrava in grado di riferire episodi inediti e di collegare circostanze di cui all'epoca gli era talvolta persino sfuggita l'importanza.

 

 

 

A conferma della serietà della sua collaborazione, Labruna sin dalle sue prime deposizioni produceva all'Ufficio una serie di copie di nastri magnetici da lui sino a quel momento conservati, e cioè le registrazioni dei suoi colloqui con Orlandini, molte delle quali mai trasmesse dai Direttori del S.I.D. alla magistratura, e due bobine registrate dallo stesso Labruna durante un colloquio avvenuto il 30 e il 31 maggio 1974 nell'appartamento del S.I.D. di Via degli Avignonesi fra il tenente colonnello Romagnoli e le "fonti" Torquato NICOLI e avv. Maurizio DEGLI INNOCENTI (cfr. deposiz. 3.8.1991).

 

 

 

Labruna produceva anche un cospicuo materiale documentale, proveniente in buona parte dall'archivio del N.O.D. e prevalentemente in copia, parte del quale relativo a circostanze già note o comunque non utilizzabile in questa istruttoria e parte invece di notevole utilità, ed è quello di cui si è già parlato e si parlerà in seguito.

 

 

 

I principali episodi su cui il testimone si è soffermato, oltre ad alcune utili indicazioni sul concreto funzionamento del Reparto D e cioè il massimo organo di controspionaggio interno, sono i seguenti:

 

 

 

1. L'attività informativa svolta sul golpe Borghese e sulla Rosa dei Venti, contattando sopratutto Remo Orlandini, e la successiva espunzione e manipolazione dei nastri operata dai responsabili del Reparto D affinchè non divenisse pubblico il coinvolgimento in tali progetti di alcuni alti Ufficiali, di LICIO GELLI e di parte della massoneria nonchè la piena conoscenza del progetto Borghese e di quelli successivi da parte degli ambienti militari americani.

 

 

 

2. La consegna allo stesso Labruna ad opera di Guido PAGLIA, divenuto alla fine del 1972 informatore del S.I.D., di una dettagliata relazione sul ruolo svolto da A.N. nel golpe Borghese e sugli avvenimenti della notte fra il 7 e l'8 dicembre 1970, relazione poi trasmessa al generale Maletti e mai inviata da questi all'A.G. rimanendo praticamente inutilizzata.

 

 

 

3. La consegna da parte di Guido GIANNETTINI sempre a Labruna di un'analoga relazione sul golpe Borghese, dalla quale i responsabili del Reparto D avevano soppresso la nota relativa all'ammiraglio Giovanni TORRISI affinchè non ne emergesse il coinvolgimento nei fatti del 1970.

 

 

 

4. Il progetto di un attentato nel 1974 all'autovettura dell'avv. Giovambattista LAZAGNA all'interno della quale, durante l'operazione, dovevano anche essere deposti documenti compromettenti destinati ad essere ritrovati al momento dell'intervento della Polizia.

 

 

 

5. I contatti fra il generale Maletti e Massimiliano FACHINI, materialmente tenuti da Labruna, contatti che Maletti aveva imposto al suo subalterno di negare durante il dibattimento dinanzi alla Corte d'Assise di Catanzaro.

 

 

 

6. La presenza dello stesso FACHINI in qualità di accompagnatore di POZZAN durante il viaggio da Padova a Roma e sino all'incontro fra quest'ultimo e il capitano Labruna alla Stazione Termini quando, all'inizio del 1973, Pozzan fu ospitato in un appartamento coperto del S.I.D. prima di essere fatto espatriare in Spagna. In tale occasione, oltre a Fachini che fungeva per Pozzan anche da garante in quanto già in contatto con il S.I.D., era presente con Labruna, per la medesima ragione, anche Guido Giannettini.

 

 

 

7. Le notizie di cui disponeva Labruna in merito all'acquisto di numerosi sacchetti di biglie di vetro da parte dell'amico Guelfo OSMANI su incarico del capitano D'OVIDIO e la responsabilità di quest'ultimo nell'allestimento dell'arsenale di Camerino in cui erano poi state deposte anche le biglie al fine di dare all'intero materiale una connotazione di "sinistra". La collaborazione offerta da Antonio Labruna, nonostante alcune difficoltà di ordine mnemonico legate sopratutto alla sua difficoltà nel collocare episodi ormai antichi nella loro giusta data, è stata certamente positiva, sincera ed attendibile e in nessun modo può essere messa in discussione la volontà dimostrata dall'ex ufficiale del S.I.D. di fornire, nei limiti delle sue conoscenze certamente non complete in merito a certi meccanismi, un serio contributo di verità .

 

 

 

Del resto ogni aspetto importante del suo racconto è stato confermato da riscontri documentali o altre testimonianze convergenti.

 

 

 

Infatti: - quanto al punto 1., la testimonianza del capitano Labruna è stata corroborata dallo stesso contenuto dei nastri, una volta sottoposti a formale trascrizione, e dalla testimonianza del suo subalterno dell'epoca mar. Esposito.

 

- quanto al punto 2., dalle dichiarazioni di Vincenzo Vinciguerra che era venuto anch'egli a conoscenza della consegna della relazione al SID da parte di Guido Paglia.

 

- quanto al punto 3., dalla testimonianza di Guido Giannettini dinanzi al G.I. di Venezia dr. Mastelloni, nell'ambito della quale Giannettini ha ammesso di aver consegnato al SID la relazione contenente anche i riferimenti all'Ammiraglio Torrisi.

 

- quanto al punto 4., dall'esame degli appunti sequestrati nel novembre 1980 nell'abitazione del generale Maletti.

 

- quanto al punto 5., dall'esame dei fogli manoscritti del Gen. Maletti consegnati a Labruna e contenenti le disposizioni in merito al tenore delle risposte da fornire ai giudici della Corte d'Assise di Catanzaro.

 

- quanto al punto 6., dalle parziali ammissioni di Guido Giannettini in merito alla sua presenza alla Stazione Termini di Roma al momento dell'arrivo di Marco Pozzan.

 

- quanto al punto 7., dal dettagliato racconto di Guelfo Osmani. Dell'intera vicenda di Camerino e del contributo offerto da Labruna nel confermare gli spunti investigativi già contenuti nell'appunto presente fra i documenti di Viale Bligny, si è parlato nei capitoli precedenti. Le notizie attinenti ai contatti fra il SID e Massimiliano FACHINI e il ruolo di accompagnatore e di garante svolto da questi nel momento in cui POZZAN veniva affidato agli uomini del SID, saranno esaminati nella parte dell'ordinanza dedicata ai nuovi elementi raccolti in merito alla strage di Piazza Fontana essendo quello il contesto in cui tali rapporti sono maturati.

 

 

 

 

Nei prossimi capitoli saranno invece esaminate le restanti dichiarazioni riguardanti prevalentemente i progetti golpisti ed il contenuto dei nastri prodotti da Labruna a questo Ufficio.