Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull'eversione dell'estrema destra 

 

L'organizzazione M.A.R. - "Movimento di Azione Rivoluzionaria" - Il Movimento di Azione Rivoluzionaria di Carlo Fumagalli - VOLONTARI CIVILI per un colpo di Stato

 

PARTE TERZA

Capitolo 23

(pag. 215 del fascicolo processuale)

 

 

Al M.A.R. di Carlo Fumagalli si fa cenno all'inizio del documento Azzi in relazione alle trattative per commettere insieme l'attentato alla Coop di Bollate, trattative poi bloccate da Fumagalli cosicchè l'attentato era stato eseguito autonomamente il 1° marzo 1973 dal gruppo La Fenice (cfr. conferma deposiz. Fumagalli in data 5.9.1992).

 

 

 

Oltre a tale specifico episodio, il ruolo svolto dal M.A.R. negli anni 1970/1974 è apparso meritevole di approfondimento seguendo le indicazioni fornite, come fra poco si dirà, da Vincenzo Vinciguerra. Il processo celebrato nei confronti di tale gruppo è stato uno dei pochi casi in cui la sentenza - emessa in primo grado dalla Corte d'Assise di Brescia - è divenuta rapidamente definitiva e Carlo Fumagalli, responsabile militare ed organizzativo, Gaetano Orlando, mente politica del gruppo, e molti militanti sono stati condannati per una lunga serie di attentati a tralicci, rapine di autofinanziamento ed anche un sequestro di persona.

 

 

 

Tuttavia, nonostante le condanne, durante l'istruttoria e il dibattimento erano rimaste sostanzialmente in ombra le coperture di cui Carlo Fumagalli aveva sempre goduto e l'effettivo ruolo che doveva ricoprire il suo gruppo nel favorire, con azioni di provocazione e di disturbo, un mutamento istituzionale di tipo militare e presidenzialista. Il M.A.R., come ricordato anche da Roberto CAVALLARO nella già citata intervista all'Europeo, era certamente una delle componenti più importanti del progetto della primavera del 1973 e del resto, grazie alla sua collocazione meno radicale ed in sostanza di centro-destra, fortissimi erano i suoi legami in Lombardia con ambienti industriali e professionali e più facile una copertura organica da parte del mondo militare in ragione della maggiore "rispettabilità" dei suoi dirigenti e dell'ideologia in un certo senso "legalitaria" che ne contraddistingueva i proclami.

 

 

 

Non a caso allorchè il giornalista Giorgio ZICARI aveva, sin dal 1970, raccolto e registrato le confidenze di Gaetano Orlando sui piani e l'armamento del gruppo, il S.I.D., che pure aveva commissionato l'operazione, non aveva poi restituito al suo "informatore-giornalista" le bobine omettendo poi di informare l'Autorità di polizia giudiziaria e di consentire così di reprimere l'attività del gruppo.

 

 

 

Quando lo stesso Zicari, nel 1974, dopo la strage di Brescia e i fatti di Pian del Rascino (che vedevano coinvolto il gruppo di Esposti ormai alleato a quello di Fumagalli) aveva deciso di rendere piena testimonianza all'Autorità Giudiziaria, era stato caldamente invitato dal Comando della Divisione Pastrengo dei Carabinieri, nelle persone del generale Palumbo e del colonnello Rossi, a non mostrare troppo zelo nell'aiutare i magistrati (cfr. deposiz. Zicari in data 20.9.1991).

 

 

 

D'altronde il ruolo centrale affidato al M.A.R. negli avvenimenti del 1973 risulta anche da un passaggio del colloquio avvenuto il 29.3.1974 fra Attilio Lercari, finanziatore genovese della Rosa dei Venti, e il capitano Antonio Labruna e da quest'ultimo registrato.

 

 

 

LERCARI, rievocando la riunione avvenuta a Milano nel giugno del 1973 con De Marchi, il colonnello Spiazzi, un capo di Ordine Nuovo e un ufficiale dei Carabinieri dal nome in codice "Palinuro", ricorda di avere lamentato in quella occasione con gli altri partecipanti che non vi era stato l'atteso attentato a Mariano Rumor (in effetti la bomba lanciata da Gianfranco Bertoli non aveva colpito l'on. Rumor ma quattro cittadini innocenti) e si erano aspettati inutilmente anche disordini a Milano e azioni in Valtellina.

 

 

 

Nel corso dell'istruttoria, del resto, è stato sentito uno degli uomini di Fumagalli, il veronese Roberto TOFFALI, il quale ha ricordato (cfr. dep. 30.7.1991) che proprio nell'aprile del 1973, subito dopo il fallito attentato di Azzi e poco prima dell'attentato di Gianfranco Bertoli, aveva partecipato con Fumagalli in Valtellina ad esercitazioni, con armi e tute mimetiche, finalizzate alla preparazione dell'imminente colpo di Stato cui i volontari del M.A.R. avrebbero dovuto dare il loro appoggio affiancando i Carabinieri e contribuendo al controllo della Valtellina.

 

 

 

Del resto, nonostante l'alleanza, nella fase finale, con Giancarlo Esposti e il gruppo di A.N. di Brescia, la posizione del M.A.R. era del tutto particolare nell'ambito delle organizzazioni di destra essendo costituita prevalentemente da partigiani "bianchi" e collocandosi sul piano politico in modo decisamente presidenzialista e filo-Atlantico.

 

 

 

Carlo Fumagalli, durante la guerra di Liberazione, aveva comandato un'organizzazione autonoma di partigiani bianchi chiamati "I Gufi" e sin da allora era stato in stretto contatto con i servizi segreti americani dell'O.S.S. (Office of Strategic Services) tanto da ricevere la medaglia Bronze Star, decorazione che di solito gli americani riservavano ai loro amici.

 

 

 

In seguito aveva dato il suo contributo, alla fine degli anni '60 nello Yemen del Sud, per combattere, probabilmente al servizio della C.I.A., il governo di sinistra e, nel 1970, aveva posto il suo gruppo, il M.A.R., sotto l'ombrello della Federazione di gruppi ITALIA UNITA, alleanza di centro-destra parallela ma non antitetica al FRONTE NAZIONALE del comandante Borghese e che auspicava l'avvento di un governo forte e filoamericano.

 

 

 

Di tale Federazione ovviamente gli uomini di Fumagalli, grazie alla loro preparazione militare e ai depositi di armi di cui disponevano, costituivano il braccio operativo attuando attentati provocatori ai tralicci in Valtellina e preparandosi ad affiancare l'Esercito contro la sinistra.

 

 

 

D'altronde poter controllare la Valtellina era all'epoca, dal punto di vista strategico, una circostanza affatto secondaria in quanto da tale zona dipendeva il rifornimento di energia elettrica per quasi tutto il Nord-Italia.

 

 

 

In merito alla reale collocazione del M.A.R., le prime notizie sono state fornite da Vincenzo Vinciguerra, che aveva conosciuto Orlando a Madrid in occasione del sequestro e dell'interrogatorio operato nei confronti dello stesso Orlando nel giugno del 1974. Inoltre in tempi più recenti Vinciguerra aveva condiviso con Orlando un lungo periodo di detenzione nel carcere di Parma.

 

 

 

Vincenzo VINCIGUERRA, esplicitando un passo di un'intervista rilasciata nell'aprile 1991 a L'Espresso, il 6 giugno di quel medesimo anno ha dichiarato:

 

 

 

"Posso confermare ciò di cui ho accennato nell'intervista e cioè che fu personalmente Gaetano Orlando a parlare a me ed a Stefano Delle Chiaie a Madrid della responsabilità del gruppo di Fumagalli in almeno un grave attentato che si verificò a Milano in danno della Pirelli.

Questo racconto di Orlando avvenne nel corso dell'interrogatorio cui lo sottoponemmo, interrogatorio che fu registrato su una grossa bobina all'insaputa dell'Orlando stesso. Gaetano Orlando ci spiegò che l'incendio era avvenuto tra i primissimi attentati in danno della Pirelli e che "CARLETTO", come lui chiamava Carlo Fumagalli, si dispiacque moltissimo perchè nell'opera di spegnimento dell'incendio era morto un operaio.

L'attentato, nelle intenzioni del gruppo M.A.R. doveva essere attribuito alle Brigate Rosse che allora stavano sorgendo. Questo episodio si inquadrava in un‘opera di provocazione a sinistra che poteva essere propria del M.A.R. nei primi anni '70, mentre a noi, nel contesto dell'interrogatorio, interessava in particolare la fase successiva che aveva visto il coinvolgimento di ragazzi di destra in azioni del M.A.R..

L'interrogatorio di Orlando avvenne una o due settimane al massimo dopo la morte di ESPOSTI a Pian del Rascino e quindi nella prima metà del giugno del 1974. Nel medesimo contesto, Orlando ci parlò di contatti tra il Colonnello Santoro, il Colonnello Dogliotti ed il gruppo del M.A.R..

Del resto, tutto il discorso di Orlando consentiva di inserire l'azione del M.A.R. in un contesto organico ad apparati dello Stato. Ad esempio, il progetto in cui era inserito il M.A.R. e che doveva scattare il 25 aprile 1974 con l'omicidio del senatore Valsecchi durante un comizio, grazie ad un colpo di fucile sparato con un arma di precisione, prevedeva assalti alle caserme dei Carabinieri da parte di elementi del M.A.R., ma tuttavia a carattere simulato in quanto i Carabinieri avrebbero dovuto reagire, ma non uccidere nessuno essendo consapevoli del significato dell'azione.

Da ciò sarebbe partito un meccanismo di allarme generale con la conseguente proclamazione dello stato di emergenza. Non sono attualmente in grado di dire, proprio perchè non lo ricordo, ove si trovi il nastro originale che fu poi riversato in altri nastri più piccoli purgati di alcuni passaggi. L'ultimo ricordo che ho è che si trovasse in Spagna, forse nelle mani di Josè Luis Jerez Riesco, che era la nostra persona di fiducia a Madrid".

 

 

 

Si tratta di dichiarazioni del tutto affidabili che, a seguito delle confidenze di Gaetano Orlando ben tratteggiano le caratteristiche del M.A.R., impegnato in azioni di provocazione che dovevano essere attribuite alla sinistra e innescare un processo di reazioni e controreazioni.

 

 

 

Un gruppo, altresì, contiguo ad esponenti militari come il colonnello dei Carabinieri di Padova, Dogliotti, e il colonnello dei Carabinieri di Milano, Santoro, già indicato nel documento Azzi come fornitore di esplosivi al gruppo La Fenice.