Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull'eversione dell'estrema destra 

 

La posizione e la figura del colonnello Michele Santoro - Le testimonianze di Gaetano Orlando, Carlo Fumagalli ed Enzo Ferro - I rapporti con Cristano De Eccher

 

PARTE SECONDA

Capitolo 22

(pag. 206 del fascicolo processuale)

 

 

 

Il tenente colonnello MICHELE SANTORO è uno degli ufficiali dei Carabinieri il cui nome ricorre più sovente nei procedimenti relativi alle attività eversive di estrema destra.

 

 

 

Il colonnello NICOLO' BOZZO, ufficiale sicuramente fedele alle Istituzioni, nel corso di diverse testimonianze lo aveva indicato quale componente di quel gruppo di potere che si era costituito agli inizi degli anni '70 all'interno della Divisione Pastrengo dei Carabinieri (e cioè il Comando dell'Arma competente per tutto il Nord-Italia), gruppo caratterizzato dall'appartenenza alla P2 di molti dei suoi componenti, da prassi anomale di comando e dall'esistenza di fatto di "gerarchie parallele".

 

 

 

Quali appartenenti a tale gruppo, il colonnello Bozzo aveva indicato lo stesso Comandante della Divisione, generale GIOVAMBATTISTA PALUMBO (piduista, presente alla riunione degli ufficiali presso la villa WANDA di Licio Gelli nel 1973 e inventore con il colonnello Santoro della pista di Lotta Continua per l'attentato di Peteano), il generale PICCHIOTTI, il maggiore PIETRO ROSSI (uno dei protettori del M.A.R. secondo la testimonianza di Gaetano Orlando), il maggiore ANTONIO CALABRESE (il quale, come risulta dai nastri magnetici prodotti dal capitano Labruna, si era occupato di fornire armi di provenienza militare ai golpisti) e, appunto, il colonnello SANTORO, trasferito da Trento a Milano alla fine del 1972 (cfr. deposiz. colonnello BOZZO dinanzi alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia P2 in data 24.4.1981 e deposiz. dinanzi al G.I. di Bologna in data 10.3.1986, vol.19, fasc.15).

 

 

 

Lo stesso colonnello Santoro si era del resto più volte vantato del fatto che il suo trasferimento in tale sede più importante era stato richiesto personalmente dal generale Giovambattista Palumbo.

 

 

 

In quell'epoca, e in particolare fra il 1972 e il 1974, il Comando della Divisione Pastrengo, ubicato in Via della Moscova, era assiduamente frequentato da esponenti dell'estrema destra milanese quali l'on. FRANCO MARIA SERVELLO, l'on. GIORGIO PISANO' e l'avv. ADAMO DEGLI OCCHI, esponente della maggioranza silenziosa e legato politicamente al M.A.R. di Carlo Fumagalli (cfr. memoria presentata dal colonnello Bozzo al G.I. di Milano in data 16.5.1981, vol.19, fasc.14, ff.5 e 6).

 

 

 

In tale contesto, messo a fuoco da precedenti istruttorie, il colonnello Santoro è indicato nel documento Azzi al paragrafo G) (ove è erroneamente qualificato come capitano) quale fornitore del tritolo, proveniente dal Genio Militare, di cui disponeva Nico Azzi e il gruppo La Fenice.

 

 

 

Un primo elemento di riscontro è costituito dall'accertamento tecnico disposto da questo Ufficio sulle due saponette di tritolo da 500 grammi, fra loro identiche, di cui una utilizzata per l'attentato del 7.4.1973 e l'altra rinvenuta nel dicembre del medesimo anno nel garage di proprietà del padre di PIERO BATTISTON ove quest'ultimo lavorava.

 

 

 

Il dr. Luciano Cavenago del Gabinetto di Polizia Scientifica di Roma, esaminata la documentazione allegata agli atti dei due episodi che contiene una completa descrizione delle saponette e le fotografie delle stesse, ha evidenziato infatti che tale materiale esplosivo per forma e tipologia è privo di usi civili, quale l'uso nei cantieri o nelle cave, mentre viene comunemente usato dal Genio Militare e dall'Artiglieria per l'impiego bellico e l'addestramento (cfr. vol.8, fasc.1, ff.312 e ss.).

 

 

 

Il colonnello Santoro, attualmente in congedo, sentito in qualità di indiziato in data 21.11.1991, ha respinto, come prevedibile, l'accusa affermando di non avere mai aiutato o favorito i gruppi di estrema destra nè a Trento nè a Milano e limitandosi a riconoscere di essere stato in buoni rapporti, a Trento e per ragioni professionali, con i genitori di CRISTANO DE ECCHER.

 

 

 

Tuttavia, nonostante il carattere generico dell'indicazione contenuta nel documento Azzi, non solo l'esito dell'accertamento tecnico ma una pluralità di dichiarazioni di persone operanti in ambiti diversi fanno ritenere che il colonnello Santoro fosse, all'interno dell'Arma, uno stabile punto di riferimento per i gruppi di strema destra e fosse disponibile, probabilmente tramite qualche sottufficiale, a fornire aiuto sul piano logistico procurando materiale esplosivo da utilizzarsi in attentati "diversivi" che dovevano cioè essere attribuiti ai gruppi di sinistra.

 

 

 

Infatti:

 

- GAETANO ORLANDO, nel corso della sua ampia ricostruzione della storia del M.A.R. (esposta nella parte terza di questa ordinanza), ha riferito che il gruppo godeva di copertura a livello altissimo nel Comando di Milano della Divisione Pastrengo e che uno degli ufficiali cui il gruppo faceva riferimento era il colonnello SANTORO, il quale nel 1970 aveva partecipato anche ad una riunione riservata del gruppo con la presenza dello stesso Orlando (cfr. deposiz. Orlando, 28.10.1992, f.2).

 

 

Si noti che Gaetano Orlando ha anche ricordato che in occasione degli acquisti di armi a Milano sul mercato illegale e del successivo trasporto delle stesse in Valtellina vi era la copertura dei Carabinieri di Milano i quali venivano previamente avvisati affinchè durante il viaggio di ritorno nessuno fermasse le vetture in cui le armi erano occultate (cfr. deposiz. al G.I. di Milano e di Brescia 5.6.1992, f.5).

 

 

Gaetano Orlando, il quale ha citato espressamente il maggiore Pietro Rossi e il colonnello Michele Santoro fra i referenti del gruppo, non ha specificato quale ufficiale si occupasse di tale "copertura", ma certo anche tale aspetto riguardante una situazione così delicata come il trasporto di armi, non poteva non essere curato dalle medesime persone e l'intera vicenda è una indiretta conferma dell'attendibilità dell'indicazione iniziale contenuta nel documento Azzi.

 

 

 

Il racconto di Orlando non è certo una tardiva invenzione del testimone finalizzata a dare una sorta di "legittimazione" al proprio operato. Infatti, già nel dicembre 1982, STEFANO DELLE CHIAIE in una intervista rilasciata al settimanale "L'Espresso" che aveva evidenti finalità di messaggio e di pressione nei confronti dei diversi Apparati dello Stato che lo avevano in precedenza coperto, aveva dichiarato che il M.A.R. era strettamente legato ai Carabinieri e in particolare Orlando gli aveva fatto il nome del colonnello DOGLIOTTI di Padova e del colonnello SANTORO e di altri ufficiali superiori di Milano (cfr. intervista rilasciata a Roberto Chiodi vol. 11 fasc. 6 f. 29).

 

 

 

Delle Chiaie aveva appreso tali notizie dallo stesso Orlando durante il sequestro e l'interrogatorio con cui Vincenzo Vinciguerra, Mario Ricci e Piero Carmassi lo avevano sottoposto subito dopo il suo arrivo a Madrid nell'estate del 1974.

 

 

 

La testimonianza di Gaetano Orlando non è quindi una tardiva rivelazione, bensì la conferma di quanto egli aveva già dovuto ammettere a Madrid a breve distanza di tempo dai fatti di cui era stato protagonista. –

 

 

 

Per di più anche CARLO FUMAGALLI, capo riconosciuto del M.A.R., ha riferito che i principali referenti del gruppo nell'Arma dei Carabinieri erano a Padova il colonnello DOGLIOTTI (il quale è da tempo deceduto) e a Milano il colonnello SANTORO (cfr. deposiz. Fumagalli, 5.9.1992).

 

Del resto Fumagalli, che per quanto concerne la storia del M.A.R. è una fonte certamente indiscutibile ha anche aggiunto: "al momento buono le armi ce le avrebbero date i Carabinieri" (deposiz. citata, f.2).

 

 

 

 

- ENZO FERRO, sin dalla prima testimonianza resa ai giudici di Trento (21.2.1977) ha raccontato che il colonnello Michele SANTORO era il coordinatore della cellula trentina impegnata nel progetto golpista e parallela a quella veronese guidata dal col. Amos SPIAZZI e in tale veste il col. SANTORO, tramite un sottufficiale, aveva fornito ai componenti della cellula materiale esplosivo per gli attentati (ff. 3 - 7). Dinanzi a quest'Ufficio, in data 1.7.1992 e in data 28.4.1994 egli ha confermato le proprie dichiarazioni sul punto, affermando di non voler aggiungere altro sul ruolo svolto dai Carabinieri di Trento negli anni 70' a causa delle minacce e delle pressioni subite in tale città ove tuttora risiede.

 

 

 

I timori di Enzo FERRO non sembrano certo campati per aria se si pensa alla "disavventura" occorsa ad Alberto PATTINI in tempi recentissimi ed ampiamente esposta nel capitolo precedente.

 

 

 

Enzo FERRO ha comunque narrato che, in quegli anni a Trento per i componenti della struttura eversiva "non c'era nessun problema per il trasporto di armi essendo sufficiente segnalare il tipo di macchina, ricordo che veniva usata una 127, ed anche esporre un fazzoletto bianco al di fuori; bisognava dare l'indicazione ai Carabinieri e soprattutto guardarsi dalle pattuglie della G.d.F." (cfr. dep. 1.7.1992 f. 4).

 

 

 

Si tratta di una modalità di effettuazione di trasporti di armi "protetti" assolutamente identica a quella realizzata a Milano dagli uomini del MAR con la copertura dei Carabinieri di via Moscova a Milano e di cui ha parlato Gaetano ORLANDO in deposizioni separate ma del tutto convergenti con quelle di FERRO (cfr. dep. ORLANDO 5.6.1992 f. 5 e 13.11.1992 f.2).

 

 

 

Il racconto di Enzo FERRO richiama alla mente la vicenda mai chiarita o mai voluta chiarire di Luigi BIONDARO fascista di Trento e confidente dei Carabinieri di tale città all'epoca in cui il col. SANTORO ne comandava il Gruppo.

 

 

 

Luigi BIONDARO, fermato alle porte di Trento il 24.4.1972 da una pattuglia della G. d. F. (che sembra essere stato l'unico Corpo militare dello Stato sempre estraneo a progetti eversivi) era stato trovato in possesso di tre casse di spolette militari, bombe a mano e detonatori occultati nella sua vettura nonchè di una pistola marca Bernardelli anch'essa illecitamente detenuta (vedi vol. 19, fasc. 17).

 

 

 

Al momento del fermo BIONDARO aveva dichiarato di "lavorare" per i Carabinieri del colonnello SANTORO e che il trasporto dell'esplosivo, che egli aveva affermato aver recuperato a Verona, era stato "autorizzato" dallo stesso colonnello a cui lo stava per consegnare.

 

 

 

Il colonnello SANTORO, contattato telefonicamente da un ufficiale della G.d.F. aveva confermato che Luigi BIONDARO "stava operando per conto dell'arma" e da quel momento iniziava un balletto di contatti e di riunioni anche con l'A.G. di Trento al termine del quale l'indagine veniva trasferita ai Carabinieri "per competenza".

 

 

 

Infine il fascicolo processuale veniva trasmesso sempre per competenza dalla Procura di Trento a Verona ove BIONDARO veniva addirittura assolto per mancanza di dolo in relazione al trasporto di quanto sequestrato nella sua autovettura.

 

 

 

La vicenda, dai contorni certamente poco puliti, suscitava clamore e proteste in città. Non si comprendeva infatti il motivo per cui il confidente sarebbe stato "autorizzato" a trasportare autonomamente materiale così delicato da Verona a Trento.

 

 

 

Da più parti veniva avanzato il sospetto che tale esplosivo non fosse frutto di un normale recupero durante una operazione di P.G. bensì fosse destinato direttamente ai Carabinieri per un'azione camuffata o per esercitazioni illegali.

 

 

 

Nel migliore dei casi l'esplosivo, come sovente era accaduto sarebbe poi stato collocato altrove fingendo un'operazione a carico di ignoti e nel peggiore dei casi sarebbe stato allestito un arsenale da attribuirsi poi a qualcuno magari politicamente sgradito ed effettuando così un'operazione ancor più "brillante".

 

 

 

Non sarebbe stata la prima volta: si veda in proposito la parte quarta di questa ordinanza dedicata alla vicenda dell'arsenale di Camerino approntato dai Carabinieri in tale località .

 

 

 

Dopo il racconto di Enzo FERRO, che ha descritto con estrema precisione come avvenivano tali trasporti "protetti - compresi i timori nei confronti della leale G.d.F." può affermarsi quasi con certezza che il viaggio di BIONDARO non si inseriva in un normale e lecito recupero di esplosivi ma in un'operazione da inquadrarsi in un contesto illecito ed eversivo sull'asse Verona-Trento.

 

 

 

Purtroppo non è stato più possibile sentire Luigi BIONDARO in merito ai suoi rapporti con i Carabinieri di Trento in quanto egli è deceduto nel 1980 colpito accidentalmente dal proiettile di una pistola che stava maneggiando in casa sua mentre si trovava insieme ad amici anch'essi neofascisti.

 

 

 

E' stato tuttavia possibile acquisire qualche riscontro, seppur indiziario, della provenienza e della finalità "politica" di tale trasporto di esplosivo.

 

 

 

Infatti il materiale contenuto nelle tre casse risulta rubato, pochi mesi prima del ritrovamento, da tre diversi vagoni ferroviari mentre erano fermi in sosta in tre piccole stazioni tutte situate non distanti da Verona e cioè S. Martino della Battaglia, Castelnuovo e Domegliara.

 

 

 

Graziano GUBBINI, nella sua lunga deposizione dinanzi a Questo Ufficio e al G.I. di Bologna, ha raccontato di aver conosciuto il col. Amos SPIAZZI in occasione di un incontro svoltosi nel 1971/72 addirittura all'interno della caserma Duca Montorio, fra militari e ordinovisti di varie città d'Italia, volto ad organizzare una ennesima struttura mista di civili e militari in funzione anticomunista.

 

 

 

Tale struttura doveva essere denominata progetto PATRIA, una sorta di GLADIO più illegale che mai che avrebbe dovuto utilizzare per le esercitazioni dei civili ordinovisti anche le basi militari.

 

 

 

Il progetto non era poi andato a buon fine per dissensi nati fra i gruppi delle varie città ma durante il suo soggiorno a Verona GUBBINI aveva frequentato la casa di SPIAZZI ed aveva appreso, durante un colloquio, da Elio MASSAGRANDE, il quale in quel momento era in compagnia di SPIAZZI, che le armi della struttura militare parallela erano depositate in un vagone ferroviario (ff. 5 - 6).

 

 

 

Il colonnello SPIAZZI dal canto suo ha ammesso qualcosa che quanto meno è in sintonia con il racconto di GUBBINI. Egli ha infatti ricordato che all'epoca dell'operazione PATRIA e cioè tra il 1971/72 gli era stato effettivamente offerto di recuperare delle spolette militari da un treno in sosta in una stazione ma egli si era rifiutato.

 

 

 

Tale stazione era quella di Domegliara e cioè proprio una delle tre da cui proveniva il materiale militare rinvenuto al BIONDARO. E' quindi estremamente probabile che i vagoni contenenti materiale militare in sosta nelle piccole stazioni intorno a Verona fossero fonte di approvvigionamento per il gruppo di Verona di materiale esplosivo da usarsi nelle esercitazioni illegali e che altri vagoni fossero un luogo ove tale materiale veniva temporaneamente custodito dopo la sottrazione dai vagoni originari.

 

 

 

E, alla luce delle risultanze complessive, è altrettanto probabile che l'esplosivo sequestrato al BIONDARO non fosse il frutto di una lecita operazione di Polizia bensì fosse materiale destinato alla dotazione logistica delle strutture eversive civili e militari della zona e fosse in transito da Verona a Trento.

 

 

 

Si spiega allora l'immediato intervento di "copertura" operato dai Carabinieri di Trento in favore del BIONDARO ed il motivo per cui tutta la faccenda era stata in sostanza messa a tacere.

 

 

 

- Infine anche Alberto PATTINI, simpatizzante di A.N. a Trento negli anni 70' ha, seppur laconicamente riferito di aver appreso dai fratelli CECCHIN che il col. SANTORO "era uno che poteva dare una mano" (cfr. dep. 2.9.1992 f. 2). Purtroppo, e comprensibilmente, dopo le minacce ricevute il testimone non ha ritenuto di aggiungere altro. Inoltre gli stabili rapporti del col. SANTORO con esponenti dell'estrema destra risultano essere continuati anche dopo che l'ufficiale aveva lasciato Milano e, proprio nell'ambito di tali rapporti successivi, è emersa un'altra vicenda in cui il col. SANTORO aveva tenuto un atteggiamento quantomeno ambiguo.

 

 

 

Ci riferiamo all'arresto di Vittorio LOI responsabile insieme a Maurizio MURELLI della morte dell'Agente Marino durante il "giovedì nero" del 12.4.1973.

 

 

 

Infatti:

 

- Paolo ALEANDRI, ordinovista di Roma ed in seguito leale ed attendibile collaboratore di giustizia, ha ricordato di aver conosciuto il col. SANTORO nel 1977 a Rieti e cioè all'epoca in cui l'ufficiale prestava servizio a Roma. Vi erano stati infatti varie cene ed incontri in casa del criminologo fascista e piduista prof.Aldo SEMERARI, amico di SANTORO come ammesso anche da quest'ultimo. Alcune volte era presente anche Fabio DE FELICE , ideologo di estrema destra e già coinvolto nel golpe Borghese.

 

 

 

Proprio quest'ultimo, alla presenza di ALEANDRI, aveva "contestato" al col. SANTORO, che pur professava idee di estrema destra, di aver comunque contribuito all'arresto di un camerata e cioè Vittorio LOI presentatosi ai Carabinieri proprio dopo una telefonata del col. SANTORO.

 

 

 

Il colonnello Santoro, sempre secondo il racconto di Aleandri aveva allora risposto a De Felice che, avendo appreso della responsabilità di Vittorio LOI per tale episodio, aveva sì telefonato al padre Duilio di cui era amico, ma certo non per invitarlo in caserma ove Vittorio sarebbe stato arrestato bensì per avvertirli del pericolo e consentire loro di concordare nell'ambiente la migliore tesi difensiva.

 

 

 

Con grande sbalordimento dello stesso Santoro invece padre e figlio si erano presentati in una caserma dei Carabinieri con il conseguente inevitabile arresto del ragazzo (cfr. int. Aleandri al G.I. di Venezia 11.5.1984 ed al G.I. di Milano 19.4.1991 f.1).

 

 

 

Se a tali testimonianze si aggiungono gli strani esiti della perquisizione in casa di DE ECCHER di cui si è parlato nel precedente capitolo può affermarsi che appare pienamente provata la stabilità e l'organicità dei rapporti fra il col. Santoro e non solo De Eccher ma l'intera area eversiva di destra negli anni '70.

 

 

 

E' veramente sconcertante, come già si è rilevato, l'allarme che aveva suscitato la perquisizione in casa di De Eccher negli alti vertici del S.I.D. e nel fascicolo il colonnello VIEZZER ha lasciato con il suo appunto involontariamente la prova dei rapporti che erano intercorsi fra Santoro e De Eccher, rapporti che evidentemente non dovevano assolutamente venire alla luce e comportavano la "protezione" di De Eccher anche in un momento in cui il colonnello Santoro si era ormai allontanato da Trento.

 

 

 

Dalle complessive risultanze dell'istruttoria risulta quindi pienamente attendibile quanto indicato nel documento AZZI e cioè che il colonnello Santoro fosse uno degli ufficiali dei Carabinieri disponibili a favorire il "dirottamento" (pur probabilmente non compiendolo di persona) di armi ed esplosivi militari non solo a Milano in favore de LA FENICE o del MAR ma anche a Trento in favore della cellula eversiva che nei primi anni '70 vi operava in stretto contatto con quella di Verona.

 

 

 

Tuttavia ne consegue che i reati ascritti al colonnello Santoro al capo 12 di rubrica devono essere dichiarati comunque estinti per intervenuta prescrizione in quanto tale attività è temporalmente collocabile non oltre la prima metà del 1973.