Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull'eversione dell'estrema destra

 

Il progetto di attentato alla linea ferroviaria Trento-Verona - La posizione di Cristano De Eccher e Mario Ricci - L'enigmatica figura di Cristano De Eccher sullo sfondo della strage di Piazza Fontana - Gli strani esiti della perquisizione del marzo 1973 nell'abitazione di Cristano De Eccher - L'appunto del colonnello Viezzer

 

PARTE SECONDA

Capitolo 21

(pag. 190 del fascicolo processuale)

 

 

 

Appare utile inserire a questo punto dell'ordinanza l'episodio del mancato attentato sulla linea ferroviaria TRENTO-VERONA in quanto, pur trattandosi di un'azione estranea al gruppo La Fenice, di tale episodio ha parlato Vincenzo Vinciguerra.

 

 

Inoltre la presenza in esso di CRISTANO DE ECCHER consente di tratteggiare il ruolo svolto da tale personaggio e le complicità che lo legavano, secondo Vinciguerra, al colonnello MICHELE SANTORO, indicato nel documento Azzi come fornitore di esplosivo ai gruppi eversivi di destra.

 

 

Vincenzo VINCIGUERRA, interrogato in data 4.10.1991 sulla sua eventuale conoscenza di altri episodi equivoci che potessero testimoniare la collusione fra esponenti di gruppi di estrema destra ed Apparati dello Stato, ha riferito:

 

 

"In merito, posso dire per la prima volta che sono al corrente di un episodio di cui mi parlò Mario Ricci esponente di Avanguardia Nazionale a Trento, nel 1974/75 a Madrid dove ci trovavamo entrambi. Egli mi disse che una sera ricevette l'ordine di recarsi con altri camerati sulla lenea ferroviaria nelle vicinanze di Verona per compiere un attentato dimostrativo sulla linea ferroviaria. Successivamente qualcuno li raggiunse e disse loro di fare ritorno a Trento e che l'attentato non si doveva più fare, infatti non venne compiuto. Mario Ricci aggiunse che l'ordine glielo aveva dato Cristano De Eccher.

Questo racconto prese avvio dal fatto che io sostenevo che De Eccher era da considerarsi un infiltrato nelle nostre fila e Ricci ricordò allora l'episodio appena citato aggiungendo di avere successivamente appurato che, contrariamente a quello che lui credeva, l'ordine di compiere quell'attentato dimostrativo non era stato impartito da dirigenti di Avanguardia Nazionale. Se pur non convenendo totalmente con me sul fatto che De Eccher fosse un infiltrato, concordò però che un episodio del genere giustificava il dubbio nei confronti del De Eccher. Preciso che il racconto di Mario Ricci si riferisce ad un episodio avvenuto nei primissimi anni '70".

 

 

L'episodio raccontato da Vinciguerra è attendibile sia perchè la fonte è del tutto affidabile (Mario Ricci a Madrid era l'uomo di fiducia di Stefano Delle Chiaie tanto da abitare in uno degli appartamenti "riservati" dell'organizzazione) sia perchè confermato dal veronese ROBERTO CAVALLARO.

 

 

Questi, in data 29.10.1991, ha infatti ricordato che nell'ambiente di Ordine Nuovo di Verona, intorno al 1971, si parlava di un progetto di attentato sulla linea ferroviaria TRENTO-VERONA, all'altezza di Parona (e quindi molto vicino a Verona, come aveva indicato Vinciguerra), attentato poi "rientrato", e cioè non effettuato, per un contrordine o qualche altra complicazione.

 

 

Dell'esecuzione dell'attentato, sempre secondo Cavallaro, erano stati incaricati proprio i trentini, essendo loro "appannaggio" operare sulla linea ferroviaria BRENNERO-VERONA.

 

 

L'episodio è quindi avvenuto, vi hanno preso parte RICCI e DE ECCHER, e cioè i militanti più attivi di Trento, ed è probabile che esso sia stato in qualche modo "diretto" dall'esterno.

 

 

La posizione di MARIO RICCI non pone particolari problemi. Egli ha negato di sapere alcunchè di tale progetto di attentato, ma non ha potuto negare di essere stato, a Madrid, in stretto contatto con Delle Chiaie, Vinciguerra, Guerin Serac e Jay Simon Salby, abitando in un appartamento in zona Manzanarre, affittato dall'organizzazione e ove era stato anche ospitato lo stesso Guerin Serac (cfr. int. Ricci, 28.9.1992).

 

 

Del resto, come si vedrà, Vincenzo Vinciguerra ha indicato in Mario Ricci uno degli elementi più spiccatamente "operativi" del gruppo, che aveva partecipato sia al sequestro e all'interrogatorio di Gaetano Orlando nel giugno del 1974 sia alla campagna di attentati anti-algerini dell'estate del 1975, commettendo materialmente l'attentato all'Ambasciata d'Algeria a Bonn.

 

 

Anche Cristano DE ECCHER (cfr. int. 16.9.1992) ha negato, ovviamente, di avere preso parte ad un'azione sulla linea ferroviaria TRENTO-VERONA (è del resto ben difficile che qualcuno abbia ragione di confessare un reato comunque prescritto), ma, al di là di tale episodio, il suo ruolo merita un approfondimento in quanto la figura di De Eccher si collega, da un lato, al colonnello MICHELE SANTORO e, d'altro lato, aleggia ai margini dell'operazione del 12 dicembre 1969.

 

 

Cristano DE ECCHER, discendente di una nobile famiglia del Sacro Romano Impero proprietaria di un castello a Calavino, nei pressi di Trento, è infatti un personaggio di grande interesse il cui ruolo è stato solo parzialmente sinora messo a fuoco dalle indagini.

 

 

Egli, sin da giovanissimo alla fine degli anni '60, era uno dei responsabili, a Trento, di Avanguardia Nazionale. Iscritto all'Università di Padova, era comunque in stretto contatto in tale città anche con Franco Freda di cui frequentava lo studio legale e sembra che fosse una delle poche persone cui Freda, in virtù delle sue origini nobiliari, desse del tu.

 

 

De Eccher era quindi in realtà un elemento di collegamento fra i gruppi di Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo. Esattamente il G.I. di Catanzaro, dr. Emilio Le Donne, che aveva condotto nei confronti di Delle Chiaie e Fachini la quarta e ultima istruttoria sulla strage di Piazza Fontana, aveva definito De Eccher un personaggio ambiguo, rimasto sempre ai bordi delle indagini e sul quale, tuttavia, gravavano elementi di sospetto che lasciavano intravvedere un suo ruolo, almeno successivo e di controllo, nell'operazione del 12 dicembre 1969 (cfr. ordinanza del G.I. di Catanzaro, vol.27, fasc.1, ff.211 e 212).

 

 

Come già si è ricordato nel capitolo 11, Sergio Calore nel 1984, sin dal momento iniziale della sua collaborazione, ha indicato in Cristano De Eccher colui al quale, dopo gli attentati, erano stati affidati i timer residui ed egli li aveva occultati e murati, secondo il collaboratore, in una villa di sua proprietà (cfr. int. Calore al P.M. di Firenze, 6.1.1984 f.2, vol.10, fasc.1 e a questo Ufficio 21.10.1991, f.3).

 

 

Effettivamente la famiglia De Eccher possiede una sorta di castello o villa patrizia a qualche chilometro da Trento e cioè qualcosa di molto simile a quanto ricordato da Calore il quale, non conoscendo De Eccher, non avrebbe potuto essere al corrente di tale particolare se effettivamente non fosse stato a lui rivelato da Freda in carcere.

 

 

Secondo Sergio Calore i timers, su disposizione di Stefano Delle Chiaie, non sarebbero poi stati più restituiti a Freda, comportamento questo che aveva suscitato l'ira di quest'ultimo tanto da ironizzare "sulla decadenza di un Barone del Sacro Romano Impero" come De Eccher (int. Calore, 21.10.1991, f.3).

 

 

La disponibilità dei timers da parte di De Eccher dopo la strage è stata ddirittura confermata dal fedelissimo di Freda, MARCO POZZAN, anch'egli componente della cellula di Padova. Egli infatti, durante la sua latitanza in Spagna, aveva potuto leggere di nascosto, nell'appartamento dove abitava Delle Chiaie a Madrid, una lettera probabilmente inviata dall'Italia a Mario Ricci quale fiduciario di Avanguardia Nazionale in Spagna.

 

 

In tale lettera si faceva riferimento e si confermava il fatto che Cristano De Eccher era in grado ormai di tenere sotto controllo Franco Freda (cfr. int. Pozzan al G.I. di Catanzaro 13.5.1982 vol. 27, fasc.2, e a questo Ufficio 8.10.1992, f.2).

 

 

Tale controllo si riferiva molto probabilmente alla possibilità di esibire la prova decisiva nei confronti di Franco Freda, minaccia che costituiva per FREDA un efficace deterrente dal rendere ai giudici, anche in caso di cedimento o di difficoltà, dichiarazioni pericolose per i complici e soprattutto quelli di Avanguardia Nazionale che erano stati compartecipi dell'operazione del 12 dicembre 1969.

 

 

Proprio dal fatto che Stefano Delle Chiaie disponeva e si era trattenuto la prova decisiva era nata, secondo Calore, la violenta inimicizia tra Freda e Delle Chiaie emersa anche nel processo di Catanzaro (cfr. int. Calore al P.M. di Firenze 6.1.1984, f.2).

 

 

Si ricordi infatti che la prova della disponibilità dei timers dopo la strage da parte di Freda o di elementi a lui vicini è l'elemento decisivo ed equivale in pratica alla prova certa della responsabilità quantomeno di Freda e del gruppo di Padova per gli attentati del 12 dicembre in cui parte dei timers era stata usata.

 

 

Infatti Franco Freda, che non aveva potuto negare di avere acquistato 50 timers presso la ditta ELETTROCONTROLLI di Bologna, aveva dovuto sostenere, per allontanare da sè l'inevitabile responsabilità per gli attentati, di averli ceduti ad un peraltro improbabile capitano HAMID dei Servizi Segreti algerini il quale li aveva chiesti e ricevuti per organizzare attentati contro obiettivi sionisti.

 

 

Era questo certamente il punto più debole della difesa di Freda in quanto il capitano Hamid non è mai stato individuato e non si comprende perchè un ufficiale dei Servizi Segreti algerini, per organizzare attentati, avrebbe dovuto chiedere aiuto ad un procuratore legale di Padova, ma soprattutto il possesso dei timers da parte di De Eccher e poi di altri, come affermato da Calore, era una prova della falsità di tale estrema tesi difensiva appena meno disastrosa per Freda della minaccia dell'effettiva ricomparsa dei timers nel corso del processo.

 

 

Si ponga quindi attenzione al significato degli ulteriori elementi acquisiti sul punto nel corso di questa istruttoria.

 

 

Poichè nel documento Azzi vi è l'affermazione, in tempi non sospetti (metà del 1974) e molto precedenti alle dichiarazioni di Calore, che i timers erano effettivamente occultati da un uomo come De Eccher, vicino ad entrambe le organizzazioni O.N. e A.N., che avrebbe potuto cederli in parte a La Fenice per attuare, nell'aprile 1973, la provocazione nei confronti di Feltrinelli e poichè tale circostanza, unitamente all'inesistenza del capitano Hamid, è stata confermata anche da una fonte attendibile quale Edgardo Bonazzi (cfr. deposiz. 15.3.1994, f.3), è possibile ora affermare con certezza, nonostante l'esito del processo di Appello di Catanzaro, che Sergio Calore aveva detto la verità, che con ogni probabilità i timers erano stati costoditi in un primo momento da De Eccher e poi passati ad elementi di A.N. e che la versione di Freda sulla cessione di essi al capitano Hamid era solo un disperato espediente per mettere in dubbio la prova decisiva dell'accusa e sfuggire alla condanna.

 

 

Vi è peraltro da chiedersi perchè durante il dibattimento un collaboratore leale come Sergio Calore non sia stato creduto e un minimo di credibilità sia stata invece concessa alla versione di Freda concedendogli il beneficio del dubbio.

 

 

Certo, dopo i nuovi riscontri acquisiti, sarebbe forse il momento per Cristano De Eccher di fornire qualche spiegazione...... Un'altra circostanza di eccezionale rilevanza per mettere a fuoco il ruolo giocato da De Eccher è costituita dalle dichiarazioni rese da Vincenzo Vinciguerra sin dall'istruttoria per l'attentato di Peteano in merito ai rapporti fra De Eccher e il colonnello Michele Santoro, quando questi, sino alla fine del 1972, prestava servizio a Trento quale comandante del Gruppo dei Carabinieri.

 

 

VINCENZO VINCIGUERRA aveva infatti riferito al G.I. di Venezia (int. 14.7.1984) di avere appreso all'inizio del 1973 da Cesare Turco, altro ordinovista di Udine e in contatto con ambienti trentini, che il colonnello MICHELE SANTORO aveva convocato pochi mesi prima a Trento nel suo ufficio Cristano De Eccher, con la famiglia del quale era in ottimi rapporti di amicizia.

 

 

In tale occasione aveva testualmente detto a De Eccher: "Sappiamo chi ha ucciso i tre Carabinieri di Peteano. E' stato il Vinciguerra di Udine."

 

 

Tale episodio si era verificato in un momento cruciale. Infatti il fallito dirottamento di Ronchi dei Legionari dell'ottobre 1972 (al termine del quale era stato ucciso l'altro ordinovista di Udine, Ivano Boccaccio) rendeva facile e concreto il collegamento investigativo, tramite una semplice perizia balistico/comparativa, tra i due episodi.

 

 

Infatti Ivano Boccaccio era stato trovato in possesso della pistola usata da Vinciguerra per sparare contro i vetri della Fiat 500 di Peteano in cui poi era stato collocato l'ordigno esplosivo e della quale erano stati recuperati i bossoli.

 

 

D'altro lato, nell'estate del 1972, il generale GIOVAMBATTISTA PALUMBO, tramite il colonnello Santoro e il colonnello PIGNATELLI del Centro C.S. di Padova del S.I.D., aveva costruito grazie al falso memoriale PISETTA la "pista rossa" destinata a distogliere l'Autorità Giudiziaria dalla vera pista del gruppo di O.N. di Udine.

 

 

Il problema era stato risolto, come è poi emerso dall'istruttoria di Venezia, sostituento i bossoli sequestrati a Petano intorno alla 500 in modo tale che anche una eventuale balistica risultasse negativa e la pista rossa potesse rimanere in piedi.

 

 

Giustamente Vincenzo Vinciguerra, avendo appreso del colloquio fra Santoro e De Eccher ed avendo letto che le indagini si orientavano invece su una pista rossa, aveva tratto la conclusione che le coperture per l'attentato di Peteano erano scattate a sua insaputa e in maniera autonoma mentre sia egli sia Carlo Cicuttini, peraltro già fuggito prudenzialmente in Spagna nell'ottobre 1972, avevano al contrario temuto, fino a quel momento, di essere arrestati.

 

 

Tali coperture non richieste erano scattate per evitare una verità su tale attentato che in quel momento era solo di intralcio. Infatti non era ipotizzabile da parte degli Apparati dello Stato ammettere che l'uccisione di tre Carabinieri e un attentato contro le Istituzioni dello Stato fossero stati commessi da un esponente di Ordine Nuovo in quanto "il terrorismo allora, e cioè nel 1972, doveva essere solo di marca comunista" (cfr. Vinciguerra, interr. citato).

 

 

Nel corso dell'istruttoria condotta dall'A.G. di Venezia, ovviamente, tanto il colonnello Santoro quanto De Eccher avevano negato l'episodio riferito da Vinciguerra, pur ammettendo che fra Santoro e la famiglia di De Eccher esistevano ottimi rapporti di conoscenza (cfr. sul punto, in questa istruttoria, int. Santoro 21.11.1991 e int. De Eccher 16.9.1992).

 

 

Non era peraltro mai stato possibile sentire sul punto Cesare TURCO in quanto traferitosi all'estero e resosi irreperibile anche perchè incriminato dall'A.G. di Venezia per la sua partecipazione alla struttura di O.N. del Veneto.

 

 

Nell'ambito della presente istruttoria, Vincenzo Vinciguerra non solo ha confermato ma anche rafforzato il suo racconto in merito agli ambigui rapporti De Eccher/Santoro.

 

 

Egli infatti, a partire dal 1991, ha accettato di fornire alcune notizie anche sulle attività e sui militanti di Avanguardia Nazionale (organizzazione cui aveva aderito subito dopo il suo arrivo a Madrid), riconoscendo che anche tale gruppo, non meno di Ordine Nuovo, era coinvolto nella strategia della tensione e inquinato da rapporti con Apparati dello Stato.

 

 

Vinciguerra ha così accettato di rivelare quale era stata la seconda fonte che in Spagna, nel 1974, gli aveva confermato il tenore della conversazione fra Santoro e De Eccher: era stato lo stesso capo di A.N., STEFANO DELLE CHIAIE, il quale era stato informato dal suo luogotenente ADRIANO TILGHER, informato a sua volta direttamente da De Eccher (int. Vinciguerra, 30.11.1991, f.3).

 

 

Vale la pena di aggiungere che, non a caso, il padre di Adriano Tilgher era amico di un alto ufficiale del S.I.D., il cui nome è rimasto peraltro sconosciuto (int. Vinciguerra, 25.7.1992, f.2).

 

 

Oltre all'episodio del mancato attentato sulla linea ferroviaria Trento- Verona (per il quale nei confronti di De Eccher e Ricci deve essere dichiarato non doversi procedere per prescrizione), nel corso dell'istruttoria sono stati acquisiti altri interessanti elementi indiziari in merito sia alla vicinanza di De Eccher agli esplosivi e ai congegni che li innescano sia in merito ai suoi ambigui rapporti con il colonnello Santoro: tali nuovi elementi indiziari rendono ancora una volta perfettamente attendibili il racconto di Sergio Calore e quello di Vincenzo Vinciguerra.

 

 

Infatti in relazione alla familiarità di De Eccher con esplosivi ed anche con esercitazioni paramilitari, sono stati acquisiti i fascicoli contenenti i rapporti informativi del S.I.D. elaborati sulla base di notizie fornite negli anni '70 da due stabili informatori di Trento contrassegnati dai nomi in codice AVORIO e AVANA (vedi vol.30, fasc.2).

 

 

Tali due soggetti erano, come suggeriscono le stesse lettere iniziali dei nomi in codice, militanti o simpatizzanti di Avanguardia Nazionale. Nonostante l'effettuazione di ogni accertamento possibile, non si è pervenuti all'identificazione di queste due fonti e la Direzione del S.I.S.M.I. in questo caso si è rifiutata di rivelarne i nomi appellandosi all'art.203 del c.p.p. del 1989 in base al quale il giudice non può obbligare non solo gli ufficiali di p.g. ma anche il personale dipendente dai Servizi di Sicurezza a rivelare i nomi dei loro informatori.

 

 

Peraltro dagli atti del S.I.D. la fonte AVANA risulta essere deceduta nel 1975.

 

 

Le notizie contenute nei due fascicoli, sinora mai visionati da alcuna A.G., sono comunque di notevole interesse.

 

 

AVANA infatti riferiva in merito alla partecipazione di moltissimi elementi di A.N., anche di Trento, al concentramento per il golpe Borghese su autocarri militari, guidati da un paracadutista in servizio e armati di moschetto automatico (cfr. rapporto in data 22.3.1971).

 

 

Riferiva inoltre in merito alla partecipazione di De Eccher, Ricci e di un altro militante di Trento, tale Guido Cocolo, ad un convegno nazional- europeo che si era tenuto a Monaco di Baviera nel settembre 1972 con la presenza di militanti di molti Paesi. In tale occasione, grazie agli italiani che erano presenti sia a nome di O.N. che di A.N., era stato approvato un documento in italiano di solidarietà con Franco Freda, ingiustamente incarcerato e "vittima del sistema" (cfr. rapporto in data 28.9.1972 e volantino allegato).

 

 

Di interesse ancora maggiore risultavano le notizie fornite da AVORIO. Questi infatti segnalava (cfr. rapporto in data 21.1.1971) che nel mese di gennaio del 1971 De Eccher, Oscar Cecchin (uno dei fratelli Cecchin, altri militanti di destra a Trento) e quattro padovani avevano organizzato un addestramento alla guerriglia sulle pendici della Maranza, una zona montuosa nei pressi di Trento.

 

 

Soprattutto, in quel periodo, i fratelli Cecchin avrebbero detenuto in una forra nei pressi di una casa colonica di loro proprietà e denominata Ranch, occultati debitamente, 50 chili di esplosivo rubato in cantieri della zona, detonatori e quattro moschetti modelli 91.

 

 

Tale esplosivo era destinato ad attentati da compiere a Trento in danno dell'Istituto di Sociologia, della Questura e del Tribunale.

 

 

Si ricordi che fra il 1970 e il 1971 erano stati commessi a Trento numerosi attentati (fra cui uno gravissimo dinanzi al Palazzo di Giustizia) i cui responsabili non erano mai stati scoperti, ma che l'istruttoria condotta a metà degli anni '70 aveva indicato in giovani collegati e pagati dal S.I.D. e durante le indagini era emerso il ruolo ambiguo del colonnello Santoro e del colonnello Pignatelli, del Centro C.S. di Verona, i quali erano stati anche incriminati.

 

 

Si osservi, a conferma dell'attendibilità di tali fonti, che Cristano De Eccher ha ammesso di avere partecipato con Mario Ricci e Guido Cocolo al convegno di Monaco di Baviera e di essere stato in quegli anni in buoni rapporti con i fratelli Cecchin di Villazzano (cfr. int. 16.9.1992).

 

 

Si osservi che, con una scelta assai discutibile, il S.I.D. aveva deciso di non informare nè l'Arma dei Carabinieri nè il Ministero degli Interni delle notizie fornite dalla fonte AVORIO al fine di non " bruciare " la fonte.

 

 

Sarebbe stato scelto in seguito, di intesa con il C.S. di Trento, il momento più opportuno per informare l'Autorità di P.G. (vedi appunto allegato alla nota informativa in data 21.1.1971, firmato dal segretario del reparto D dell'epoca col.COGLIANDRO e vistato dal gen. MALETTI; vol.30, fasc.2, f. 13). Non risulta però che ciò in realtà sia mai avvenuto e che l'Autorità di P.G. sia stata notiziata della presenza dell'esplosivo. Forse in tal modo non è stata "bruciata" la fonte ma certamente è stata bruciata la possibilità di sequestrare, tramite una perquisizione mirata il materiale esplosivo detenuto dal gruppo di Trento.

 

 

A questo punto si inserisce la singolare vicenda di cui è stato vittima e protagonista il dr. Alberto Pattini. Pattini, simpatizzante di A.N. a Trento negli anni '70 ed attualmente stimato professionista della città, è stato sentito in qualità di testimone soprattutto al fine di tentare di individuare, grazie ai suoi eventuali ricordi, l'identità di Avorio e di Avana e di verificare l'attendibilità delle notizie fornite all'epoca dalle due fonti.

 

 

Il testimone, pur non risultando apparentemente in grado di fornire all'Ufficio elementi per l'identificazione di tali due soggetti e negando inoltre di essere lui stesso uno dei due giovani in contatto con il S.I.D., ha comunque fornito, pur fra molte reticenze, alcune notizie di un certo interesse.

 

 

Ha infatti ricordato di avere partecipato anch'egli ad una sorta di "campeggio" in località Maranza nell'aprile 1971 (e cioè qualche mese dopo l'addestramento organizzato da De Eccher), ha confermato l'amicizia di De Eccher con Franco Freda, ha confermato i rapporti fra De Eccher e i fratelli Cecchin ed ha cripticamente affermato di aver saputo dai fratelli Cecchin che il colonnello Santoro "era uno che poteva dare una mano" (cfr. deposiz., 2.9.1992).

 

 

Ha poi indirettamente confermato che era avvenuto l'"addestramento" del gennaio 1971 con la presenza di camerati padovani (cfr. deposiz. 22.1.1993).

 

 

Poco tempo dopo la prima testimonianza, pur tenuta rigorosamente segreta da quest'ufficio, Alberto PATTINI iniziava a ricevere una serie di lettere a contenuto intimidatorio ed estorsivo.

 

 

In una prima lettera, pervenuta al testimone nel dicembre 1992, (vedi vol. 12, fasc. 2, f. 44) compare, impressa sulla copia di un atto giudiziario di notificazione la falsa sigla SERVIZIO INFORMAZIONI DIFESA (e cioè il S.I.D.) e segue l'elenco di una lunga serie di attentati ed anche campi di addestramento avvenuti a Trento all'inizio degli anni '70 come se tale struttura e tali avvenimenti fossero certamente collegati. Allegato a tale foglio vi è un bigliettino con il quale si invita chiaramente Pattini a non testimoniare, avvertendolo che quale conseguenza di ulteriori testimonianze avrebbe potuto essere reso noto alla magistratura anche il suo coinvolgimento in alcuni di quei fatti.

 

 

Nel bigliettino si avanza al PATTINI anche la richiesta di una ingente somma di denaro (la famiglia di Pattini è benestante e da molto tempo proprietaria di una nota farmacia nel centro di Trento) ma lo stesso Pattini, nel presentare la denunzia per tentativo di estorsione alla DIGOS di Trento, ha dimostrato di essersi reso conto che intenzione di chi lo stava intimidendo era più farlo tacere su episodi di cui egli poteva essere a conoscenza che estorcergli denaro (cfr. denunzia Pattini vol.2, fasc.12, f.38).

 

 

Il 13 gennaio 1993 Alberto PATTINI riceveva un messaggio ancora più inquietante. Infatti nella lettera che veniva recapitata presso la sua farmacia, oltre ad un altro bigliettino con minacce, era contenuto un detonatore del tipo normalmente usato per attivare congegni esplosivi (vedi f.28). Gli ignoti autori della minaccia aggiungevano "questo ti farà riflettere, su quelli conservati ci sono le impronte".

 

 

Evidente era il riferimento alla possibilità che gli ex militanti di A.N., un tempo vicini al Pattini, conservassero ancora vecchi detonatori (quali quelli nascosti, secondo la fonte AVORIO dai fratelli CECCHIN in una forra) maneggiati un tempo dal testimone e sui quali potevano essere ancora rilevabili le sue impronte, circostanza questa tecnicamente improbabile ma carica di una notevole capacità intimidatoria.

 

 

Singolare è l'analogia fra la presunta detenzione da parte di ex militanti di A.N. di Trento di vecchi detonatori occultati da qualche parte con la detenzione da parte di Cristano DE ECCHER dei timers di Piazza FONTANA che sarebbero stati occultati murati dallo stesso nella sua villa.

 

 

Nonostante le indagini condotte dalla DIGOS e dall'A.G. di Trento, gli autori dell'intimidazione nei confronti del testimone non sono stati scoperti e PATTINI, come prevedibile, dopo tali minacce si è chiuso a riccio, non consentendo di acquisire ulteriori elementi sull'ambiente trentino di A.N. ed i suoi rapporti con i Servizi Segreti. Tale "chiusura" è purtroppo avvenuta benchè il testimone sapesse certamente assai di più. Egli infatti aveva effettivamente partecipato a vari campi di addestramento anche in qualità di istruttore ed era stato in realtà ben inserito nel gruppo di A.N. di Trento come in seguito è risultato dal rapporto della DIGOS di Trento in data 8.2.1993, pur basato su notizie confidenziali raccolte nell'ambiente di destra della città (cfr. vol.27, fasc.1, f.11 ss.).

 

 

Da quanto è stato possibile acquisire ne esce tuttavia confermata la familiarità del gruppo ruotante intorno a De Eccher con gli esplosivi ed i congegni che servono per attivarli, a riscontro seppur indiretto delle dichiarazioni di Sergio CALORE,e l'esistenza di un gruppo di persone tuttora operante, interessato a mantenere e a far mantenere il silenzio su quanto avvenuto a Trento negli anni della strategia della tensione e sul ruolo svolto dai militanti di estrema destra di quella città .

 

 

Ma la sorpresa più grande, che corrobora il racconto di VINCIGUERRA in merito ai rapporti SANTORO/DE ECCHER è giunta dall'esame del fascicolo dell'attivista trentino acquisito presso l'archivio del SISMI di Forte Braschi e risalente agli anni 70' e cioè ai tempi del vecchio S.I.D.

 

 

In tale fascicolo è contenuta una copia degli atti relativi alla perquisizione disposta dal G.I. dai Milano dr. D'AMBROSIO nell'abitazione di De Eccher ed eseguita il 20.3.1973 nel suo appartamento di Trento.

 

 

Tale perquisizione, unitamente all'altra eseguita nell'abitazione di Mario RICCI il giorno successivo, era stata ordinata nell'ambito dell'istruttoria relativa alla strage di Piazza Fontana ed era apparsa opportuna alla luce dei rapporti che erano emersi fra De Eccher ed il gruppo di Padova.

 

 

L'atto investigativo, materialmente eseguito in via Cesare Abba al nr.6 da personale del Nucleo Carabinieri di Trento aveva portato al sequestro di 78 pile elettriche di varie marche oltre a materiale di propaganda riguardante la campagna per la liberazione di Franco FREDA (vedi vol.12, fasc.1).

 

 

La presenza di un numero così elevato di pile elettriche aveva evidentemente attirato l'attenzione degli operanti in quanto si tratta di oggetti normalmente non presenti in numero così elevato in un'abitazione privata ed invece normalmente e necessariamente usati per il confezionamento di ordigni esplosivi ad orologeria.

 

 

Graffato a tali atti veniva acquisito da quest'ufficio un foglietto per appunti con l'intestazione del S.I.D., siglato dall'allora segretario del reparto D Col. Antonio VIEZZER il quale su tale foglietto aveva appuntato a mano una comunicazione che evidentemente aveva ricevuto subito dopo la perquisizione in casa De Eccher.

 

 

Il testo di tale appunto (che costituisce anche con una fotocopia dell'originale l'allegato 2 all'ordinanza), merita di essere riportato integralmente:

 

 

" Servizio Informazioni della Difesa - Reparto "D" - Il Segretario Da Pignatelli- Ieri i Carabinieri hanno effettuato una perquisizione nell'abitazione di Cristano De Eccher - quadro pista nera - rinvenendo 40 pile elettriche , parte cariche - De Eccher ha detto che è un hobby; sua madre invece: per far giocare i figli del T.Col. SANTORO - VIEZZER "

 

 

Prima di esporre l'unico possibile significato di tale singolare appunto, vale la pena di riportare anche la spiegazione che ha dato il col. Viezzer, sentito in data 22.9.1992:

 

 

"Innanzitutto confermo che l'appunto è stato manoscritto da me, ma sotto dettatura del col. Pignatelli, che era Capo Centro di Verona, nel cui territorio si trovava il Sotto Centro di Trento. Vedendo l'appunto lo ricordo bene. Questo appunto, scritto su carta intestata del mio ufficio, lo ricordo bene, in quanto lo presi sotto dettatura telefonica di Pignatelli. Questi cercava Maletti che non c'era e allora mi chiese di scrivere e di passare l'appunto a Maletti. Infatti, sulla sinistra, si intravvede una " M " che è la sigla di Maletti. Non sono in grado di dare nessuna spiegazione poichè io ebbi solo l'incarico di prendere l'appunto e consegnarlo a Maletti".

 

 

In sostanza, nell'immediatezza della perquisizione, il col. Pignatelli, responsabile del C.S. di Verona, si era premurato di informare telefonicamente il generale Maletti, tramite il segretario del reparto D, dell'esito della stessa, anche se aveva fornito un dato parzialmente erroneo in quanto le pile elettriche rinvenute non erano 40 ma in realtà oltre 70.

 

 

Già è strano che notizie relative alla perquisizione siano state fornite subito dai Carabinieri di Trento (il col. Santoro era stato trasferito da qualche tempo a Milano) al Centro C.S. di Verona e che il col. Pignatelli si sia sentito in dovere di informare urgentemente e per via telefonica il Capo del reparto D e cioè il numero due del S.I.D. in un caso apparentemente non eclatante in quanto non erano state sequestrate nè armi nè esplosivi.

 

 

Ma quale è il significato dell'appunto e sopratutto delle frasi di Cristano De Eccher e di sua madre che vi sono testualmente riportate ?.

 

 

Il senso delle osservazioni di Cristano De Eccher è facilmente comprensibile e si inquadra in una versione difensiva: Le pile elettriche erano custodite in casa per hobby e non per preparare attentati.

 

 

Sin qui, niente di strano anche se non si comprende la necessità di riferire tale assunto difensivo personalmente al gen. Maletti.

 

 

Ma perchè la madre di De Eccher - che dal verbale risulta effettivamente presente alla perquisizione - ha voluto in modo sibillino comunicare agli operanti che le pile servivano " per far giocare i figli del t.col. SANTORO " ?.

 

 

La frase, che sembra un messaggio, può avere due spiegazioni:

 

 

una letterale ed una logica. La spiegazione letterale è intrinsecamente priva di senso. Il col. Santoro si era allontanato da Trento da alcuni mesi, "non aveva figli" ma un unico figlio di sei anni (vedi vol. 12, fasc. 1, f. 2) e non si comprende perchè e come un bambino di soli sei anni dovesse giocare ed interessarsi di pile elettriche con un giovanotto che non era nemmeno suo parente.

 

 

Il significato logico della frase è invece ben chiaro e consente di comprendere il messaggio lanciato, al momento della perquisizione, ai Carabinieri operanti. I "figli" del col. Santoro erano Cristano De Eccher e gli altri militanti di destra di Trento da sempre protetti da tale Ufficiale.

 

 

Le pile servivano loro per "giocare" cioè compiere indisturbati le loro attività eversive,attentati compresi. In sostanza la signora De Eccher aveva lanciato ai Carabinieri presenti un messaggio, ben consapevole che tale messaggio sarebbe arrivato sino ai più alti gradi: Non bisognava mostrare troppo zelo nell'eseguire gli atti investigativi richiesti dai Giudici di Milano perchè Cristano De Eccher ed i suoi camerati non erano nemici o soggetti da inquisire ma amici, protetti da sempre da un alto ufficiale dei Carabinieri nelle loro attività eversive.

 

 

L'ignara pattuglia dei Carabinieri di Trento non sapeva evidentemente che essi in pratica stavano perquisendo se stessi.

 

 

Si spiega allora la premura con cui il messaggio, riferito dagli operanti è giunto rapidamente sino alle più alte sfere del reparto D del S.I.D.

 

 

E'del tutto ragionevole peraltro che nel marzo del 1973 il generale MALETTI si interessasse della sorte di De Eccher e potesse nutrire preoccupazioni in proposito. Proprio poche settimane prima, nel gennaio del 1973, egli aveva infatti sottratto un'altro componente del gruppo veneto, Marco POZZAN, alle ricerche dei giudici di Milano, facendolo "esfiltrare", dopo una permanenza nell'ufficio coperto del S.I.D. di via Sicilia a Roma, in Spagna con documenti falsi.

 

 

Se De Eccher, come pare ormai certo, ancora deteneva in quel periodo parte dei timers utilizzati per gli attentati del 12.12.1969, la perquisizione ordinata dal giudice D'AMBROSIO avrebbe potuto consentirne il ritrovamento con conseguenze catastrofiche per il gruppo di Padova e per coloro che all'interno del Servizio avevano offerto loro copertura.

 

 

Purtroppo l'atto investigativo non era stato esteso al castello di Calavino di proprietà della famiglia De Eccher, ove probabilmente i timers erano occultati e l'unico esito della perquisizione nell'appartamento di Trento era stato appunto il sequestro delle pile.

 

 

Dall'appunto del col. Viezzer fortuitamente ritrovato emerge comunque che Vincenzo Vinciguerra non si era sbagliato.

 

 

Cristano De Eccher, il custode dei timers di Piazza Fontana e i suoi camerati della cellula trentina erano da molto tempo "coperti" dal Comando Carabinieri di Trento e molto probabilmente dal Centro C.S. di Verona che all'epoca disponeva di un sottocentro a Trento.

 

 

Per quali scopi e con quali modalità probabilmente non lo sapremo completamente mai, anche se certamente tale copertura si riferiva non solo alle attività locali del gruppo ma anche ai fatti del 12 dicembre e alla necessità di occultare la verità su tale operazione.

 

 

Il ruolo svolto da Cristano De Eccher merita un'ultima osservazione. Carmine DOMINICI, importante elemento di A.N. a Reggio calabria e uomo di fiducia del dirigente reggino dell'organizzazione, il marchese Felice ZERBI, nel corso dell'istruttoria ha deciso di raccontare, in una testimonianza densa di dettagli e di riferimenti, una parte del suo passato politico e le attività eversive che lo avevano visto protagonista a Reggio Calabria nella veste di coordinatore locale della struttura occulta di A.N.. La voce di Carmine Dominici è assai importante perchè è la prima volta che un esponente di A.N., di notevole levatura quantomeno sul piano operativo, si è deciso a raccontare almeno una parte delle attività eversive di tale organizzazione negli anni '70. Nella sua veste di uomo di fiducia del marchese Zerbi, Carmine Dominici si era recato più volte a Roma fra il 1974 e il 1975 per incontrare, in riunioni riservate, Stefano DELLE CHIAIE, già da tempo latitante, ed altri militanti operativi del gruppo (cfr. dep. 30.11.1992, ff. 2 - 3).

 

 

In una occasione, nel 1975 egli era stato inviato quale rappresentante di Reggio Calabria ad una riunione importante in cui il tema della discussione era il progetto di unificazione fra O.N. e A.N..

 

 

Tale riunione si era svolta a Pomezia nella villa di un personaggio apparentemente estraneo all'ambiente politico. Si tratta certamente della villa di Pomezia di Frank COPPOLA, che Vincenzo Vinciguerra ha indicato quale "alleato" all'epoca di A.N. (cfr. int. Vinciguerra 2.12.1992 f.2).

 

 

All'incontro era presente fra gli altri Cristano De Eccher, un giovane che Dominici ha esattamente indicato come alto, biondo e distinto (dep. cit. f.3).

 

 

E' così completamente smentita la versione di De Eccher secondo cui egli avrebbe completamente abbandonato l'attività politica all'inizio del 1973 (cfr. int. De Eccher 16.9.1992).

 

 

Si conferma al contrario, in ragione del tema della riunione che Cristano De Eccher è stato per molto tempo un elemento di collegamento fra A.N. e O.N. e del resto non a caso, secondo il racconto di CALORE, proprio tramite De Eccher i timers residui sarebbero passati di mano e cioè usciti dalla disponibilità della cellula veneta e consegnati ad A.N.

 

 

Sopratutto si conferma che il giovane trentino era un personaggio per nulla secondario che tuttavia è riuscito sempre a tenersi ai margini delle indagini della Magistratura e il cui ruolo non è stato ancora messo nella giusta luce.