Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull'eversione dell'estrema destra

 

Il traffico di bombe a mano SRCM tra il gruppo di Giancarlo Rognoni e il gruppo di Paolo Signorelli

 

PARTE SECONDA

Capitolo 17

(pag. 157 del fascicolo processuale)

 

 

 

 

Il pomeriggio del 12 aprile 1973, il cosiddetto "giovedì nero", in occasione di una grande manifestazione della maggioranza silenziosa vietata dal Questore, gruppi di giovani di estrema destra avevano ingaggiato violenti scontri con le forze di Polizia.

 

 

 

In Via Bellotti un gruppo aveva affrontato un reparto della Celere e i sanbabilini Vittorio LOI e Maurizio MURELLI avevano lanciato contro i poliziotti alcune bombe a mano SRCM che erano state loro fornite prima della manifestazione da Nico AZZI.

 

 

 

L'agente di Polizia, Antonio Marino, colpito in pieno petto, era rimasto ucciso sul colpo ed un altro agente di Polizia era rimasto ferito. Dopo gli scontri, molti giovani di destra venivano arrestati e qualche giorno dopo anche LOI e MURELLI venivano identificati e tratti in arresto.

 

 

 

Si concludeva così una giornata che aveva avuto un esito completamente diverso da quelli che con ogni probabilità erano i propositi dei registi dell'attentato al treno del 7 aprile e in parte della stessa manifestazione del 12 aprile.

 

 

 

Infatti, se il detonatore non fosse esploso ferendo e permettendo la cattura di AZZI, sarebbe avvenuta sul treno Torino-Roma una strage forse di grandi proporzioni e certamente attribuita, per alcuni accorgimenti messi in atto dal gruppo di Rognoni, ai "rossi".

 

 

 

La già programmata grande manifestazione di Milano del 12 aprile, cui avevano aderito forze che andavano dal centro sino all'estrema destra extraparlamentare, sarebbe quindi stata l'occasione per chiedere una svolta autoritaria e forse la dichiarazione dello stato di emergenza.

 

 

 

Il piano era invece fallito perchè, con l'arresto in flagranza di Azzi, la matrice "nera" dell'attentato era stata subito scoperta e, dopo il divieto della manifestazione, i giovani di destra si erano addirittura macchiati dell'uccisione di un agente di Polizia, fatto questo mai avvenuto in precedenza.

 

 

 

Nei giorni successivi al 12 aprile, la situazione a Milano per i giovani di estrema destra si era fatta assai pesante. Certamente era assai prudente per il gruppo La Fenice, che si trovava più degli altri nell'occhio del ciclone, liberarsi della dotazione di bombe a mano SRCM di cui da tempo stabilmente disponeva e consegnarle o riconsegnarle al parallelo gruppo Drieu La Rochelle di Tivoli guidato dal Prof. Signorelli.

 

 

 

Di tale consegna di bombe a mano e della custodia delle stesse con l'intervento diretto del prof. Signorelli ha parlato per la prima volta Sergio CALORE allorchè egli iniziò a collaborare con l'A.G. di Firenze e in seguito Calore ha ripreso più brevemente il suo racconto nel corso del dibattimento a carico di Mauro Addis ed altri, relativo al gruppo romano di Ordine Nuovo (cfr. vol.9, fasc.2).

 

 

 

L'episodio non è di secondaria importanza poichè da un lato lega direttamente il gruppo di Milano al gruppo di Roma e d'altro lato vede forse per l'unica volta Paolo SIGNORELLI, dismessi i panni dell'ideologo, "sporcarsi" personalmente le mani consegnando materialmente a Sergio Calore la mezza cassa di bombe a mano affinchè fossero custodite in un luogo sicuro e recuperate ogni volta che fosse necessario.

 

 

 

Stante l'importanza di tale vicenda per l'istruttoria milanese, Sergio Calore è stato specificamente risentito in data 15.2.1991 e 21.10.1991 nella qualità di imputato.

 

 

 

In data 15.2.1991, CALORE ha raccontato: "Faccio innanzitutto presente che il gruppo di Tivoli, guidato ideologicamente da Signorelli, ed il gruppo di Milano denominato "La Fenice", di cui l'esponente di maggior rilievo era Rognoni, nacquero praticamente insieme tra il '70 ed il '71 e sulla base di un medesimo disegno politico. Del resto la rivista "La Fenice" ed il bollettino ciclostilato "Noi Europa", che pubblicavamo a Tivoli, avevano praticamente il medesimo contenuto. Ricordo che Rognoni venne a Tivoli all'inizio del 1973 proprio per incontrare Signorelli, anche alla mia presenza, ed il nostro gruppo era in contatto per corrispondenza e scambio di pubblicazioni particolarmente con DE MIN e MARZORATI, che tuttavia di persona non ho mai conosciuto.

A domanda dell'Ufficio, ho sentito parlare di un certo DAVIDE PETRINI, che ricordo era soprannominato "Cucciolo", il quale all'incirca in quegli anni si trasferì a Tarquinia, in Lazio.

So che conosceva da molto tempo Signorelli ed infatti Signorelli mi parlava spesso di lui, ma in merito non saprei dire altro. Per quanto concerne la consegna delle bombe a mano da parte di Signorelli, confermo che egli mi diede una busta con 36 bombe a mano SRCM che erano quelle in uso allora, di colore rosso, e ricordo che il numero di lotto faceva riferimento agli anni '60.

Signorelli mi disse che tali bombe a mano provenivano dalla stessa cassa da cui provenivano anche quelle che a Milano erano state usate durante la manifestazione in cui fu ucciso l'agente Antonio Marino.

Mi furono affidate affinchè io le custodissi ed infatti le riposi in un cunicolo, all'interno dei ruderi di Villa Adriana, che serviva da ripostiglio al padrone di un ristorante, posto fuori dalla villa, che conosceva Signorelli.

Era un cunicolo chiuso da una semplice porta di legno a staccionata. Man mano, queste bombe a mano vennero utilizzate o cedute nel modo seguente: Periodicamente io ne provai diverse a distanza di tempo l'una dall'altra per controllarne l'efficenza.

Faccio presente che io mi intendevo abbastanza di bombe a mano perchè durante il servizio militare avevo svolto l'incarico di artificiere.

In questo modo ne usai due o tre. Inoltre ne consegnai altre a varie riprese a Signorelli, su sua richiesta, ed in particolare una di tali occasioni fu la consegna di 7 o 8 bombe a un militante di Verona, presente Signorelli, al bar del tennis al Foro Italico, luogo che abitualmente Signorelli frequentava.

Questo incontro dovrebbe essere avvenuto nel 1975 e ricordo che meglio precisai le circostanze e la data in un precedente interrogatorio dinanzi all'A.G. di Roma.

Un'altra bomba a mano fu utilizzata per l'episodio dimostrativo, di cui ho già parlato, che mi fu chiesto da Pugliese.

Disattivai la bomba a mano togliendo l'esplosivo e la capsula detonante e ricostruendo il solo involucro esterno. Poi la consegnai in un pacchettino a Leone Di Bella, un militante di Catania, il quale lo consegnò con un mazzo di fiori a casa di una persona che era in contrasto con Pugliese.

Non ricordo se fu consegnato direttamente alla persona o al portiere. Insieme c'era un bigliettino in cui, come ho già detto, c'era la parola "sindaco". Portai poi le ultime bombe rimaste, non più di cinque o sei, nell'appartamento di Via dei Foraggi che io avevo affittato con Rossi e Sparapani ed in cui fu arrestato Concutelli.

Del resto tutto l'altro materiale era concentrato presso Concutelli che era il responsabile logistico. Dopo il mio arresto, dall'ottobre 1980 al maggio 1982, fui detenuto a Novara nello stesso reparto dove c'era Nico AZZI con altri militanti di destra. Con Nico AZZI entrai abbastanza in confidenza e questi stava superando con gli altri militanti di destra dovute al fatto che egli, dopo il suo arresto, aveva chiamato in correità Giancarlo ROGNONI. Azzi, che pure io non avevo ma conosciuto da libero, mi disse che aveva già sentito parlare di me da Signorelli e del resto aveva mandato giù a Roma da noi mezza cassa di bombe a mano SRCM da lui rubate ove aveva prestato servizio militare. Faccio presente che, per esperienza militare, una cassa di bombe a mano è composta da 72 pezzi."

 

 

In un precedente interrogatorio dinanzi all'A.G. di Roma, Sergio Calore aveva ricordato che dell'episodio intimidatorio commesso consegnando una bomba a mano all'interno di un mazzo di fiori avevano parlato i giornali.

 

 

 

La precisazione è stata utilissima in quanto, a tanta distanza di tempo e in mancanza del nome esatto del soggetto intimidito, non è stato possibile rinvenire il rapporto giudiziario. E' stato invece rinvenuto l'articolo del quotidiano "Il Tempo" del 19.10.1975 in cui si riporta la notizia della consegna da parte di due giovani di un mazzo di fiori alla portiera di uno stabile in zona Appia Nuova ove all'epoca abitava tale Francesco Massimiani, da molto tempo sindaco del paese di Scandriglia e simpatizzante di destra anche se eletto in una lista civica.

 

 

 

La portiera aveva consegnato il mazzo di fiori e dal pacchetto era saltata fuori la bomba a mano (cfr. vol.9, fasc.3, ff.204 e ss).

 

 

 

L'episodio, quasi curioso e che si colloca probabilmente in una piccola faida fra persone di destra, era quindi avvenuto esattamente con le modalità indicate da Calore, infatti quest'ultimo (int. 21.10.1991) ha confermato che i dati relativi all'episodio in danno di Massimiani coincidono perfettamente con l'episodio di cui aveva parlato e che la persona nei cui confronti si doveva fare l'atto di intimidazione abitava nella zona dell'Appia Nuova e che egli personalmente, su indicazione di Peppino Pugliese (un amico di Signorelli) aveva scritto il bigliettino su cui c'era la parola "sindaco".

 

 

 

Il racconto di Sergio Calore ha avuto un copioso numero di riscontri sia sul piano soggettivo, e cioè al seguito di altre testimonianze, sia sul piano oggettivo. Infatti, al termine degli scontri durante i quali era stato ucciso l'agente Antonio Marino, erano state rinvenute e sequestrate due cuffiette per bombe a mano SRCM e una bomba inesplosa.

 

 

 

Il marchio di fabbrica e i numeri di matricola, in due casi, erano "LPN 10.10.10.70" e nel terzo caso "ELP 10.10.4.64". Tale ultimo numero corrisponde alla cuffietta della bomba con la quale era stato ucciso materialmente l'agente Marino e del resto Sergio Calore aveva ricordato che parte delle SRCM pervenute a Roma portavano l'indicazione numerica 4.64 (cfr. int. 21.10.1991).

 

 

 

La bomba a mano ELP 10.10.4.64 proviene da un lotto di SRCM distribuite alle caserme dei paracadutisti di Pisa e Livorno (cfr. nota R.O.S. Carabinieri Milano in data 18.1.1991, vol.7, fasc.5, pag.225) e ciò in perfetta sintonia con quanto indicato nel documento Azzi circa la facilità di procurarsi tale materiale proprio presso tali caserme (cfr. paragrafo F del documento).

 

 

 

Le bombe a mano contrassegnate dalla sigla LPN 10.10.10.70 erano state invece consegnate anche a un deposito di munizioni della zona di Imperia e poi cedute al Reggimento Fanteria di Imperia ove Nico Azzi aveva svolto il servizio militare e certamente ne aveva sottratte un certo quantitativo (cfr. nota R.O.S. citata).

 

 

 

Del resto Nico Azzi aveva confidato a Carlo Fumagalli durante la comune detenzione all'Asinara di avere rubato, proprio mentre svolgeva il C.A.R. a Imperia, le bombe a mano poi usate a Milano (cfr. deposiz. Fumagalli 5.4.1991).

 

 

 

E' comunque certo che gli attaccanti disponessero di un numero assai elevato di bombe a mano pronte per essere utilizzate; infatti la testimone Rosetta VETTORI, anch'ella simpatizzante del M.S.I. e presente alla manifestazione ma disgustata dalle violenze cui aveva assistito, sin dalla prima istruttoria aveva dichiarato che gli attaccanti disponevano di varie diecine di bombe a mano, in parte provenienti dalla zona di Pavia (cfr. deposiz. al G.I. in data 9.4.1991).

 

 

 

La donna, prima del dibattimento dinanzi alla Corte d'Assise per il fatti del "giovedì nero", era stata pesantemente minacciata affinchè ritrattasse le proprie dichiarazioni istruttorie che mettevano in difficoltà anche i dirigenti del M.S.I.

 

 

 

Era stata in particolare minacciata da un esponente del M.S.I. che disponeva, nella zona del pavese, di un'agenzia pubblicitaria ove deteneva anche materiale di propaganda (cfr. deposiz. Vettori citata).

 

 

 

Si tratta con ogni probabilità di colui che disponeva dell'agenzia pubblicitaria di Abbiategrasso ove, secondo quanto scritto nel paragrafo I) del documento Azzi, erano stati depositati armi ed esplosivi. La scarsità dei dati e il lungo tempo trascorso non hanno comunque consentito di identificare tale personaggio di cui la Vettori non ricordava il nome.

 

 

 

E' comunque del tutto ragionevole che nei giorni "caldi" successivi al giovedì nero, costellati da una serie di perquisizioni nei confronti degli elementi di estrema destra, Giancarlo ROGNONI ritenesse più prudente trasportare lontano da Milano lo stock di bombe a mano rimaste ed affidarle in mani sicure come quelle dei camerati del Circolo Drieu La Rochelle di Tivoli.

 

 

 

E' molto probabile che il gruppo milanese disponesse dopo il 12 aprile 1973 ancora di molte bombe a mano (Sergio Calore ha parlato di 36 bombe consegnate a Signorelli) in quanto la dotazione era sicuramente stabile e costituita da tempo. Infatti bombe a mano SRCM contrassegnate dalla sigla ELP 10.10.4.64 sono state utilizzate in numerosi attentati dimostrativi avvenuti a Milano tra il 1972 e il 1973 in danno di sedi di partiti di sinistra o di estrema sinistra o in danno di abitazioni o vetture di singoli militanti di sinistra (cfr. rapporto Digos Milano in data 19.4.1991, vol.7, fasc.5, ff.115 e ss.).

 

 

 

E' pressochè certo che tutti questi attentati dimostrativi siano stati compiuti da Rognoni, Azzi e dagli altri del gruppo La Fenice in un crescendo di attività eversive (cfr. sul punto deposiz. Giuseppe ALBANESE, 28.5.1992, f.4). Il racconto di Sergio Calore è stato confermato da altri collaboratori di giustizia dell'ambiente della destra eversiva:

 

 

- ANGELO IZZO ha dichiarato di avere appreso da Concutelli in carcere che una parte delle SRCM usate a Milano durante la manifestazione del giovedì nero erano pervenute allo stesso Concutelli tramite il prof. Signorelli (cfr. int. 22.1.1991). Angelo Izzo ha anche ricordato che qualche giorno dopo la manifestazione del 12.4.1973 al bar del tennis del Foro Italico Signorelli, commentando con i camerati i fatti di Milano, aveva detto che alcuni milanesi fra cui Davide Petrini (detto Cucciolo) erano scesi a Roma per concordare con lo stesso Signorelli alcune modalità della manifestazione che avrebbe dovuto creare una spirale di violenza tale da favorire un intervento militare. Signorelli aveva anche espresso il desiderio di compiere una rappresaglia nei confronti di Gianluigi Radice, sospettato, probabilmente non a torto, di avere fornito alla Questura di Milano le indicazioni essenziali per l'identificazione di Loi, Murelli e degli altri responsabili delle violenze del 12 aprile (cfr. Izzo, int. citato).

 

- PAOLO ALEANDRI ha confermato che sia Sergio Calore sia Paolo Signorelli gli avevano confidato, nel 1977 o 1978, che le bombe a mano usate a Milano erano arrivate a Roma, date in gestione a Signorelli e subito occultate nella zona di Tivoli. Lo stesso Aleandri ne aveva viste personalmente un certo numero, sempre negli anni 1977/1978, nella disponibilità di alcuni militanti romani di COSTRUIAMO L'AZIONE, gruppo erede di Ordine Nuovo (cfr. int. 19.4.1991).

 

- ALDO TISEI, altro componente del gruppo di Tivoli e collaboratore di giustizia peraltro deceduto alcuni anni or sono, aveva riferito al P.M. di Roma in data 5.9.1985 che le bombe a mano provenienti da Milano e trasportate da Calore per conto di Signorelli erano state occultate in un deposito non lontano dal ristorante del camerata D'Offizi ubicato a Villa Adriana di Tivoli (cfr. vol.9, fasc.3, ff.33 e ss.). Il ristorante di D'Offizi, presso cui si riunivano molti camerati, è certamente quello cui ha accennato Calore in data 15.2.1991 e che aveva nei pressi un cunicolo che era servito appunto come deposito per le bombe.

 

- PAOLO BIANCHI era stato incaricato tra il 1969 e il 1970 da Paolo Signorelli di spostare da un deposito sito nei pressi del ristorante di D'Offizi un quantitativo di armi e di bombe a mano SRCM. Prima che egli potesse effettuare tale spostamento, tuttavia, Signorelli aveva affidato l'incarico ad un altro camerata che riscuoteva presso di lui di maggiore fiducia rispetto al Bianchi. Paolo Bianchi aveva in seguito saputo che parte delle bombe a mano usate a Milano erano quelle originariamente nascoste nel nascondiglio vicino al ristorante di D'Offizi, mentre ha dichiarato di non essere al corrente che esse fossero state in parte restituite ai componenti del gruppo di Tivoli dopo il 12.4.1973 (cfr. int. 28.2.1991).

E' effettivamente probabile che tra i gruppi di Milano e di Roma vi siano stati molti scambi e cessioni di materiale e che quindi parte delle bombe a mano usate il 12 aprile 1973 fossero state acquisite e per un certo periodo custodite a Roma e a Roma poi siano ritornate quando la situazione a Milano si era fatta difficile.

Del resto Nico Azzi aveva confidato a Sergio Calore in carcere di avere inviato a Roma tempo prima dei fatti del 12 aprile una mezza cassa di SRCM da lui rubate durante il servizio militare (int. Calore, 15.2.1991, f.2).

Le acquisizioni e i passaggi di esplosivo e bombe a mano fra i due gruppi erano certamente continui. Dal procedimento romano nei confronti di ADDIS Mauro ed altri risulta infatti che il gruppo di Tivoli aveva sottratto, il 23.12.1971, dallo stabilimento G. Stacchini di Bagni di Tivoli una notevole quantità di cariche esplosive, di detonatori e di bombe a mano mod.SRCM, dell'anno 1964, materiale che solo in parte era stato recuperato dalla Polizia in quanto abbandonato durante la fuga dagli autori del furto (cfr. vol.7, fasc.5, ff.2, 3, 4 e ss. e sentenza di I grado nel procedimento nei confronti di ADDIS Mauro ed altri, vol.26, fasc.2, pag.180).

Anche in questo caso si tratta di SRCM fabbricate nel 1964 ed è quindi probabile che fra i due gruppi vi sia stata una osmosi continua nel costituire e spostare le rispettive dotazioni. Del racconto di Sergio Calore sono stati raccolti anche significativi riscontri sul piano obiettivo:

 

 

 

 

- nella base di Via dei Foraggi, a Roma, ove il 13.2.1977 è stato scoperto e tratto in arresto Pierluigi CONCUTELLI, oltre ad armi ed esplosivi di ogni tipo sono state sequestrate quattro bombe a mano SRCM di cui due con sigla ELP con l'indicazione numerica finale 4.64 (cfr. rapporto della Digos di Roma in data 4.12.1990, vol.7, fasc.5, f.2).

 

 

 

 

- nel box di via Prenestina 220, a Roma, di pertinenza di Egidio GIULIANI, e in una valigia rinvenuta in località Santa Marinella contenente sempre materiale di proprietà di Giuliani, sono state rinvenute il 10.4.1981 rispettivamente due e una bomba a mano SRCM, fabbricate nel 1964 (cfr. verbale di sequestro in data 10.4.1981, vol.7, fasc.5, ff.75 e ss.). Il gruppo di Giuliani era legato al gruppo di Signorelli e disponeva di depositi di armi in comune con Costruiamo l'Azione (cfr. int. Calore 23.10.1991 e int. Aleandri 20.11.1991).

 

 

 

- nell'abitazione di Vincenzo VIOTTI, a Roma, sono state rinvenute nell'aprile 1981, fra l'altro, due bombe a mano SRCM. Vincenzo Viotti è stato giudicato per la detenzione di tutto il materiale rinvenuto nella sua abitazione nell'ambito del processo a carico di ADDIS Mauro ed altri. Anch'egli faceva parte dell'area di Costruiamo l'Azione e aveva compiuto con Calore alcune azioni di autofinanziamento (cfr. int. Aleandri 20.11.1991 e sentenza di I grado nel procedimento nei confronti di ADDIS Mauro ed altri, vol.26, fasc.2, pag.461).

 

 

 

 

Da ultimo, GRAZIANO GUBBINI, ordinovista del gruppo di Perugia ma operante nella metà degli anni '70 anche a Roma e decisosi anch'egli a chiarire il ruolo di "struttura di servizio" che la sua organizzazione aveva ricoperto per gli Apparati statali, ha aggiunto una circostanza appresa de relato ma non di secondaria importanza stante l'attendibilità delle fonti.

 

 

 

Egli infatti aveva appreso da Fabrizio ZANI, nel carcere di Spoleto, che fra il gruppo di Milano e quello di Roma vi erano scambi di esplosivi e che il prof. Paolo SIGNORELLI ne aveva personalmente portato a Milano una partita da consegnare al gruppo La Fenice (cfr. deposiz. 24.1.1994 ai G.I. di Milano e Bologna, ff.4 e 6).

 

 

 

Fabrizio Zani aveva avuto queste notizie da Nico AZZI e quest'ultimo aveva manifestato a Zani il suo stupore per il fatto che il prof. Signorelli si fosse esposto in tal modo. Se ne può dedurre che certamente le cessioni e gli scambi di esplosivi e di bombe a mano fra Milano e Roma siano state numerose e non limitate a quella cui aveva personalmente assistito Sergio Calore.

 

 

 

Sia Giancarlo ROGNONI (int. 9.10.1991) sia Paolo SIGNORELLI (int. 10.6.1991) hanno negato di avere preso parte alla cessione delle SRCM e quest'ultimo ha addirittura parlato di un coro di calunnie ai suoi danni. Tuttavia tali scontate negazioni non appaiono in alcun modo idonee a scalfire la ricostruzione accusatoria a causa della ricchezza dei particolari forniti da Sergio Calore e dalla molteplicità dei riscontri soggettivi e oggettivi acquisiti nel corso dell'istruttoria.

 

 

 

E' importante, in conclusione, sottolineare che la vicenza delle SRCM, al di là della sua diretta valenza eversiva, testimonia sopratutto come il gruppo La Fenice e il gruppo Drieu La Rochelle di Tivoli fossero cellule operative di un'unica organizzazione in grado di muoversi in più città e ciò è significativo ai fini della configurazione dei reati associativi di cui ai capi 1) e 2) di rubrica, giustamente contestati ai milanesi in concorso con gli elementi romani quali SIGNORELLI, CALORE e CONCUTELLI.