Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull'eversione dell'estrema destra

 

Il memoriale di Giuseppe Albanese 

 

PARTE SECONDA

Capitolo 15

(pag. 145 del fascicolo processuale)

 

 

 

Giuseppe ALBANESE, originario di un paese nei pressi di Reggio Calabria e legato in gioventù ai gruppi di estrema destra che operavano in tale zona, si trova dall'inizio degli anni '70 detenuto per una serie di reati comuni.

 

 

 

Alla fine del 1984, tramite il maresciallo Angelo INCANDELA, del Corpo degli Agenti di Custodia in servizio presso il carcere di Cuneo, Albanese aveva fatto pervenire alla Digos di Cuneo un lungo documento che conteneva numerose notizie da lui acquisite durante i periodi di detenzione trascorsi in carceri speciali con importanti personaggi della destra quali AZZI, CONCUTELLI, BONAZZI, FUMAGALLI e molti altri cui Albanese si era sempre aggregato.

 

 

 

Il documento era stato poi trasmesso al Ministero dell'Interno, ma nonostante l'evidente volontà di collaborare del detenuto e di fornire un utile contributo alle istruttorie allora in corso nei confronti dei gruppi di destra nè l'Autorità di p.g. nè l'Autorità Giudiziaria erano intervenute per approfondire le notizie già fornite dall'Albanese o non veniva effettuato alcun serio riscontro.

 

 

 

Il momento era fra l'altro favorevole poichè proprio da pochi mesi avevano iniziato a collaborare Calore ed Izzo ma in sostanza la disponibilità mostrata da Albanese veniva lasciata cadere e si perdeva così la possibilità di acquisire ai processi allora in corso un altro collaboratore.

 

 

 

A distanza di molti anni nella primavera del 1992 il cospicuo memoriale di ALBANESE veniva quasi per caso recuperato da un sottufficiale della Digos di Roma che stava svolgendo alcuni accertamenti per questo Ufficio e veniva trasmesso in visione a Milano.

 

 

 

Benchè il lungo tempo trascorso avesse reso ormai impossibile o poco utile verificare molte delle notizie contenute nel memoriale (notizie che quindi in questa sede è inutile riportare) Albanese veniva ugualmente sentito da questo Ufficio presso il carcere di Volterra ove si trova detenuto.

 

 

 

Il testimone si dimostrava ancora disposto ed in grado di fornire alcune notizie utili anche se a tanti anni di distanza e dopo una così lunga detenzione che aveva ormai provato l'Albanese molti dei suoi ricordi risultavano ormai sfumati o perduti.

 

 

 

Giuseppe Albanese spiegava in primo luogo (cfr. deposiz. 28.5.1992) di avere effettuato nell'autunno del 1971 un viaggio a Marsiglia per consegnare ad un elemento francese del gruppo LA CATENA alcuni documenti politici affidatigli da un esponente di estrema destra della zona di Reggio Calabria.

 

 

 

Si osservi che LA CATENA era l'organizzazione presente nel Sud della Francia di cui ha parlato anche Vinciguerra (cfr. int. 6.6.1991) costituitasi per tenere i contatti fra i gruppi dei diversi Paesi e per prestare aiuto ai latitanti. La missione compiuta da Albanese testimonia quindi il suo effettivo inserimento nell'ambiente di destra che l'aveva portato a dividere la detenzione (Albanese era stato arrestato subito dopo il ritorno dalla Francia per reati comuni) con importanti detenuti di quell'area.

 

 

 

In particolare egli era entrato in familiarità con Nico AZZI durante la comune detenzione al carcere speciale dell'Asinara ove era in corso all'epoca un continuo scontro tra detenuti di destra e di sinistra circostanza questa che facilitava nei due campi amicizia ed aggregazione.

 

 

 

Anche in seguito Albanese era rimasto in rapporto epistolare con Azzi così come con CONCUTELLI ed altri detenuti di destra, circostanza questa provata dall'acquisizione dei nominativi dei destinatari e dei mittenti della corrispondenza di Albanese in carceri in cui in seguito era stato ristretto come in quello di Fossombrone (cfr. vol.25, fasc.6).

 

 

 

Con specifico riferimento alle notizie sul gruppo La Fenice pervenutegli da Nico Azzi Albanese ha quindi riferito:

 

 

- che il gruppo milanese faceva riferimento al gruppo di Franco Freda;

 

- che Nico Azzi, evidente armiere del gruppo aveva sottratto durante il servizio militare nella zona di Savona almeno due casse di bombe a mano e che una di queste era sepolta ancora in Liguria e poteva forse essere recuperata;

 

- che prima dell'attentato al treno del 7 aprile 1973 Nico Azzi e il suo gruppo avevano commesso numerosi altri attentati minori a Milano e in Lombardia fra cui uno commesso lanciando una bomba a mano contro la struttura del carcere di San Vittore. Si osservi che un attentato con tali caratteristiche è effettivamente avvenuto contro il carcere di San Vittore il 20.4.1971 e un episodio di rilievo così modesto non sarebbe stato noto ad Albanese se Azzi non glielo avesse raccontato;

 

- che il gruppo La Fenice era stato molto aiutato sul piano economico dai camerati francesi con cui era in contatto i quali avevano in tal modo favorito la strutturazione del gruppo anche sul piano operativo e la stampa del giornale La Fenice. Tale ultima notizia in particolare conferma quanto contenuto nel punto E) del documento Azzi ove si parla di continui contatti con elementi di Parigi e di Lione prima dell'attentato al treno e della possibilità per Nico Azzi e gli altri milanesi di utilizzare come istruttori ex elementi dell'O.A.S.

 

- Oltre a tali notizie sul gruppo milanese che appaiono i piena sintonia con le altre acquisizioni processuali Albanese ha fornito altri elementi che si sono maggiormente collegati ad altre istruttorie in corso in questi ultimi anni in tema di stragi e cioè l'istruttoria del G.I. di Brescia, dr. Giampaolo Zorzi, sulla strage di Piazza della Loggia e l'istruttoria del G.I. di Milano, dr. Antonio Lombardi, sulla strage di Via Fatebenefratelli dinanzi alla Questura di Milano.

 

 

 

In estrema sintesi:

 

- Albanese ha parlato di una strage rientrata per un soffio nel 1974 all'Arena di Verona. Gli ordigni infatti collocati da elementi di Ordine Nuovo erano stati poi disattivati a seguito di un contrordine in quanto l'episodio per la sua enormità aveva provocato addirittura contrasti in seno al gruppo. Di tale episodio rimasto sino a poco tempo fa sconosciuto hanno parlato con diverse sfumature personaggi diversi come Izzo, Concutelli, Vinciguerra e lo stesso Stefano Delle Chiaie. E' indubbio perciò che il fatto sia avvenuto e ciò testimonia la credibilità delle notizie complessivamente raccolte da Albanese.

Dell'episodio all'Arena di Verona ha parlato ampiamente il dr. Giampaolo Zorzi nella sentenza relativa all'istruttoria bis sulla strage del 28.5.1974 in quanto l'attentato di Verona doveva essere uno di quelli che secondo i programmi di Ordine Nuovo doveva seguire a breve distanza di tempo le stragi di Piazza della Loggia e dell'Italicus attuando una vera e propria escalation terroristica;

 

 

- Giuseppe Albanese era stato anche a lungo detenuto a San Vittore e a Pianosa con Gianfranco BERTOLI entrando anche con lui in una certa familiarità. Nel corso di alcune confidenze con Albanese, Bertoli aveva dismesso la sua maschera di sinistra ammettendo di essere un uomo in contatto con la destra, di essere stato protetto durante la sua permanenza in Israele dai Servizi Segreti e di essere stato poi in contatto a Marsiglia, prima dell'attentato del 17.5.1973, con camerati francesi.

Sempre secondo le confidenze di Bertoli, egli non aveva portato la bomba ananas dall'estero, bensì l'aveva ricevuta a Milano da un camerata pochissimo prima dell'attentato (cfr. deposiz. al G.I. dr. Lombardi in data 20.6.1992).

 

 

 

Ovviamente, per una più completa disamina della deposizione di Albanese sul punto nel quadro complessivo dell'istruttoria bis sulla strage di Via Fatebenefratelli, è sufficiente in questa sede rinviare al provvedimento conclusivo di tale istruttoria che si è chiusa contemporaneamente a questa.

 

 

 

Ma di particolare interesse è soprattutto una parte della testimonianza di Albanese dinanzi al G.I. di Bologna in data 3.9.1992 che lo sentiva in merito ad alcune circostanze relative alla sua istruttoria.

 

 

 

In tale sede Albanese, riprendendo un passaggio del suo memoriale, ha dichiarato di avere saputo nel 1971, nel carcere di Reggio Calabria dal militante di Avanguardia Nazionale Antonino Tripodi, che un gruppo di studenti di A.N. di Reggio iscritti all'Università di Roma aveva operato in tale città rendendosi responsabile dei due attentati "minori" del 12 dicembre 1969 e cioè gli attentati all'Altare della Patria.

 

 

 

La stessa area si era resa responsabile della strage di Gioia Tauro dell'estate del 1970 (deposiz. citata, ff. 3 e 4). Si tratta di indicazioni certamente generiche ma non trascurabili in quanto in piena sintonia con quanto dichiarato da Vincenzo VINCIGUERRA in data 29.6.1992 e da Graziano GUBBINI in data 24.1.1994 proprio in ordine alla responsabilità di Avanguardia Nazionale in merito a quella parte dell'operazione del 12 dicembre 1969 che si era concretizzata a Roma nei due attentati appunto all'Altare della Patria.

 

 

 

Analogamente il carattere doloso del deragliamento di Gioia Tauro del luglio 1970 e la paternità dell'episodio della destra reggina sono state affermate, come si vedrà, da Carmine Dominici, militante di Avanguardia Nazionale, in data 30.11.1993 e da Giacomo Lauro in data 8.7.1993. Un quadro quindi, per ogni singolo episodio, di concordanze e di reciproche integrazioni fra indicazioni che provengono da punti di osservazione diversi.