Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull'eversione dell'estrema destra 

 

La testimonianza di Marco Affatigato

 

PARTE SECONDA

Capitolo 14

(pag. 140 del fascicolo processuale)

 

 

 

 

Oltre alle notizie contenute nel documento Azzi ed ai riscontri effettuati sulla base di esse nonchè alle ampie dichiarazioni sul gruppo La Fenice rese da Vincenzo Vinciguerra e Mirella Robbio, sono state acquisite numerose altre testimonianze che, da diversi angoli di visuale, magari parziali ma significativi, illuminano l'attività eversiva del gruppo nella prima metà degli anni '70 e in qualche caso accennano ai contatti tenuti da Giancarlo Rognoni con persone inserite negli Apparati dello Stato.

 

 

In particolare:

 

- Giorgio MUGGIANI, elemento di spicco del M.S.I. nella Milano degli anni '70, ma nemico dei gruppi oltranzisti e delle loro attività illecite sino a rendersi disponibile a testimoniare dinanzi all'Autorità Giudiziaria quanto da lui appreso, è stato sentito in data 23.4.1991.

 

 

Egli ha raccontato che una delle appartenenti al gruppo La Fenice, Cristina MERICO, cui egli era legato da un rapporto personale, gli aveva confidato poco dopo il fallito attentato al treno Torino-Roma che "Signorelli veniva a Milano prima di ogni attentato".

 

 

Tale confidenza della Merico, seppure laconica, proviene certamente da una fonte attendibile (la ragazza è fra l'altro cugina di Cesare Ferri) e si salda perfettamente con quanto riferito da Sergio Calore in merito alla presenza di Paolo SIGNORELLI alla riunione svoltasi alla birreria Wienervald la sera prima dell'attentato del 7.4.1973.

 

 

Entrambe le dichiarazioni sono inoltre in piena sintonia con quel punto del documento Azzi (paragrafo C) in cui si legge che a tale riunione avevano partecipato anche tre persone venute da Roma di cui però l'estensore dell'appunto non era riuscito a conoscere i nomi.

 

 

Inoltre Giorgio Muggiani ha riferito un'altra confidenza della Merico e cioè che Giancarlo Rognoni, pochi giorni prima dell'attentato aveva avuto un contatto a Torino con un alto esponente militare, circostanza anche questa che si collega con il documento Azzi ove, sempre al paragrafo C), si parla della presenza di due esponenti del S.I.D. ad una riunione operativa precedente quella presso la birreria e con l'indicazione di Graziano Gubbini secondo cui Azzi era in contatto con un ufficiale dei Carabinieri presente anche ad un attentato commesso da Azzi (cfr. int. ai G.I. di Milano e Bologna, 24.1.1994, f.6).

 

 

Muggiani ha aggiunto che La Fenice disponeva di armi nuove provenienti da un deposito militare, circostanza anche questa ricollegabile al documento di Viale Bligny ove in più punti si parla di rifornimenti di armi ed esplosivi al gruppo ad opera di militari sopratutto appartenenti ai Reparti Speciali quali la Folgore e i Paracadutisti di Livorno.

 

 

Infine il teste ha ricordato che in occasione dell'incidente del 12.4.1973 che si erano conclusi con la morte dell'agente Marino, incidenti che Muggiani ed altri avevano cercato inutilmente di evitare, erano attivamente presenti gli esponenti de La Fenice rimasti in libertà, come se il gruppo, nonostante il fallimento dell'attentato che avrebbe dovuto ricadere sulla sinistra, non avesse ancora rinunziato al piano pur ormai scoperto e non più mascherabile di creare un clima di grande tensione facendo da detonatore a reazioni e controreazioni a catena.

 

 

 

 

- Rita AMBIVERI, ragazza legata sentimentalmente a Cesare Ferri, era stata dal Ferri costretta a battere a macchina il volantino di rivendicazione dell'attentato dinamitardo commesso in danno della sezione del P.S.I. di Crescenzago in data 3.3.1973 e, con la sua testimonianza, ha consentito la condanna di Cesare FERRI per tale episodio.

 

 

Nell'ambito delle sue testimonianze (vedi vol.12, fasc.11) rese dinanzi al G.I. di Brescia, ella ha ricordato che Ferri all'incirca nel medesimo periodo le aveva mostrato, mentre lei si trovava a bordo della autovettura di lui, un pacco di candelotti di dinamite.

 

 

Dai discorsi intercorsi fra Cesare Ferri e Nico Azzi, anch'egli ben conosciuto dalla ragazza, costei aveva chiaramente compreso che il fornitore dell'esplosivo di Ferri era Nico AZZI, elemento questo che conferma la costante disponibilità in capo al gruppo di esplosivo e il ruolo prettamente operativo ricoperto da Nico Azzi.

 

 

 

 

- Giuseppina MARINONI, legata sentimentalmente nei primi anni '70 a Marco De Amici appartenente al gruppo La Fenice e con lui studentessa presso l'Istituto Tuminelli di Gardone Riviera, nel corso di più testimonianze ha raccontato una vicenda sostanzialmente analoga a quella narrata da Rita Ambiveri.

 

 

La Marinoni, nonostante una serie di pressioni messe in atto affinchè non testimoniasse, ha raccontato al G.I. di Brescia, nell'ambito dell'istruttoria sulla strage di Piazza della Loggia (cfr. vol.12, fasc.9), di avere fatto nei giorni successivi alla morte di Silvio Ferrari a Brescia, saltato in aria con l'esplosivo che stava trasportando, un viaggio con Marco DE AMICI a Parma. Motivo del viaggio per il De Amici era recuperare un sacchetto contenente dell'esplosivo in polvere granulosa e alcune scatole di munizioni che erano occultati in un campo e che vi era stato posto quasi con certezza da Pierluigi Pagliai, allora studente a Parma.

 

 

La ragazza aveva potuto vedere benissimo il contenuto del sacchetto durante il viaggio di ritorno e Marco De Amici le aveva detto che dopo la morte di Silvio Ferrari a Brescia, tale esplosivo doveva assolutamente essere recuperato e spostato.

 

 

Per tale episodio Marco DE AMICI è stato condannato con sentenza definitiva dalla Corte d'Assise d'Appello di Venezia in sede di rinvio dopo un annullamento disposto dalla Corte di Cassazione e si tratta di una delle poche sentenze definitive che hanno riguardato la strage di Piazza della Loggia e i fatti ad essa circostanti.

 

 

Pierluigi Pagliai non è stato condannato solo in quanto deceduto, subito dopo il suo ritorno in Italia dal Sud-America, per le gravi ferite riportate durante la sua cattura.

 

 

Anche tale episodio conferma che il gruppo gravitante intorno a Giancarlo Rognoni disponeva in modo stabile di armi ed esplosivi. L'episodio del recupero di esplosivo da Parma si colloca fra la morte del giovane fascista Silvio Ferrari e la strage del 28.5.1974 e, come ampiamente spiegato dal G.I. di Brescia, dr. Giampaolo Zorzi, nel provvedimento conclusivo dell'istruttoria-bis per tale strage, può trattarsi dell'esplosivo o di parte dell'esplosivo usato dagli attentatori.

 

 

D'altronde anche Vincenzo VINCIGUERRA ha confermato l'importanza di tale recupero spiegando di avere appreso dell'urgente necessità di spostare quell'esplosivo dallo stesso Pierluigi PAGLIAI durante il periodo della comune latitanza in Cile (cfr. int. al G.I. di Brescia, 6.5.1985, f.6, e a questo Ufficio il 6.6.1991, f.1). Vinciguerra ha aggiunto che l'esplosivo di Pagliai riguardava in qualche modo un grave episodio verificatosi nella primavera del 1974 e pur non avendo egli voluto, come anche in altre occasioni, rivelare interamente quanto a sua conoscenza, è ovvio che tale indicazione costituisce una conferma implicita del collegamento con la strage di Brescia e un ulteriore elemento che testimonia la pericolosità degli uomini del gruppo La Fenice quasi certamente coinvolti, per una costellazione di elementi indiziari, nella strage del 28 maggio 1974.

 

 

 

 

- Marco AFFATIGATO ha militato sino alla metà degli anni '70 nella struttura toscana di Ordine Nuovo, partecipando anche ad alcuni attentati, e, a cavallo degli anni '80, dopo la sua fuga in Francia, ha collaborato con i servizi segreti francesi ed americani.

 

 

A partire dalla metà degli anni '80 ha iniziato un percorso di rivisitazione critica della propria esperienza politica, collaborando sopratutto con l'A.G. di Firenze. Con la sua collaborazione egli, pur mantenendo i propri ideali di destra, ha inteso contribuire a spiegare la strumentalizzazione, operata nei confronti dell'ambiente politico in cui aveva militato, da parte di strutture statali e, nell'estate del 1993, ha anche lanciato un appello ai suoi ex camerati affinchè scegliessero di rendere noto quanto a loro conoscenza sulle stragi (cfr. intervista a Panorama in data 13.6.1993, allegata alla testimonianza in data 12.6.1993), rompendo i vecchi legami e le vecchie omertà con gli uomini di potere che li avevano "usati".

 

 

Sentito in data 29.4.1992 in merito alle circostanze oggettodell'istruttoria milanese, AFFATIGATO ha confermato che il gruppo di Giancarlo ROGNONI era vicino al gruppo di Franco FREDA nell'area di Ordine Nuovo e che in particolare Nico Azzi era in contatto con ex elementi dell'O.A.S., che dalla Francia erano anche in grado di fornire un appoggio logistico per l'esecuzione di attentati.

 

 

Lo stesso AZZI si era recato a Parigi per creare una struttura di collegamento e ciò conferma pienamente quanto riportato al punto C) del documento Azzi, ove si descrivono le riunioni avvenute in Francia in preparazione dell'attentato al treno del 7.4.1973.

 

 

Marco Affatigato ha inoltre confermato che l'intera struttura di O.N. riceveva bombe a mano SRCM dalle caserme dei paracadutisti di Pisa e Livorno, indicando in Mauro Manetti, impiegato alle Poste in una filiale nei pressi di Livorno, il custode delle armi per il gruppo di O.N. di Pisa.

 

 

Con ogni probabilità Mauro Manetti è l'impiegato delle Poste citato al punto F) del documento Azzi quale fornitore, attraverso le caserme dei paracadutisti, di bombe a mano anche al gruppo di Giancarlo Rognoni.

 

 

Negli anni '75/'76 Affatigato ha condiviso un periodo della sua latitanza a Londra con Clemente Graziani, uno dei capi di O.N. di Verona. In tale contesto, fra i due era nato un rapporto di confidenza e Graziani aveva fatto ad Affatigato un preciso discorso sulle stragi, sulla base delle cognizioni concrete di cui egli disponeva quale esponente di rilievo di O.N. pur personalmente dissociatosi da una strategia del genere.

 

 

Secondo Clemente Graziani, iniziatore della strategia delle stragi era stato "il gruppo di Freda e continuatore quello romano di Signorelli dopo l'arresto di molti del gruppo veneto......l'attentato al treno vicino Genova a seguito del quale fu arrestato Azzi faceva parte della strategia di Signorelli in quanto quest'ultimo era superiore gerarchico di Giancarlo Rognoni".

 

 

Clemente Graziani aveva aggiunto "questi sono dei pazzi, non sanno più quello che fanno".

 

 

Tali affermazioni, provenienti da una fonte certamente attendibile quale uno dei capi di Ordine Nuovo per il Nord-Italia, testimoniano ancora una volta la verità di quanto riportato nel documento Azzi e cioè l'inserirsi dell'attentato del 7 aprile in una precisa strategia globale ed il coinvolgimento in esso, sul piano dell'ideazione e dell'ispirazione, dei vertici romani fra cui Paolo Signorelli, superiore di Rognoni e presente a Milano alle riunioni del gruppo La Fenice.

 

 

Infine, Marco Affatigato è stato fra i primi a rendere una importante ed inedita testimonianza sulla figura di Martino SICILIANO, uomo da lui indicato come bene a conoscenza di quanto avvenuto a Milano il 12 dicembre 1969 ed in seguito rifugiatosi a Toulouse, nel Sud della Francia, non distante da dove risiedeva lo stesso Affatigato.