Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull'eversione dell'estrema destra 

 

La testimonianza di Mirella Robbio 

 

 

PARTE SECONDA

Capitolo 13

(pag. 136 del fascicolo processuale)

 

 

 

Mirella ROBBIO, moglie separata di Mauro MELI, sin dall'istruttoria concernente l'omicidio del magistrato Vittorio Occorsio decideva di riferire quanto a lei noto in merito alle attività dei gruppi di Ordine Nuovo di Genova, Milano e Roma nelle quali, pur sul piano della semplice spettatrice, il marito l'aveva coinvolta soprattutto allorchè egli si era reso latitante in Spagna essendo stata rinvenuta nella loro abitazione una parte del provento della rapina al Ministero del Lavoro compiuta dal gruppo di Ordine Nuovo di Roma.

 

 

Mirella Robbio aveva deciso di riferire tutto ciò che era a sua conoscenza in quanto preoccupata e disgustata per la catena di stragi e di omicidi che avevano trovato certamente il loro humus nelle strutture frequentate dal marito e nell'ambiente politico con cui anch'ella era entrata in contatto.

 

 

Si tratta di una testimone di eccezione in quanto, nel corso di varie riunioni o di incontri a carattere amichevole tra il 1972 e il 1973, ella aveva conosciuto quasi tutti i militanti genovesi e milanesi e molti dei militanti romani di Ordine Nuovo e in tali occasioni le persone che erano in contatto con Mauro Meli non avevano avuto riguardo ad affrontare in sua presenza il tema delle attività illecite in corso.

 

 

Altre notizie ella aveva appreso direttamente dal marito, che aveva accompagnato anche due volte a Nizza insieme a Paolo SIGNORELLI nel 1975, quando entrambi dovevano partecipare alle riunioni che dovevano sancire l'unificazione fra Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale.

 

 

Inoltre ella era andata a trovare più volte il marito latitante in Spagna e in tali occasioni aveva rivisto Rognoni, Cinzia DI LORENZO e molte delle persone che aveva conosciuto a Genova nel corso degli incontri tra il Centro Studi Europa e il gruppo La Fenice.

 

 

Proprio dalle deposizioni di Mirella Robbio trae origine, d'altronde, la presente istruttoria in quanto nell'ambito del procedimento concernente le numerosissime attività illecite di Ordine Nuovo a Roma, il G.I. di tale città aveva stralciato copia delle deposizioni della donna, nelle parti che riguardavano Cinzia Di Lorenzo in particolare e il gruppo La Fenice in genere, trasmettendole alla Procura della Repubblica di Milano competente per territorio ad occuparsi di tale segmento milanese di Ordine Nuovo.

 

 

Mirella Robbio ha sempre confermato il contenuto delle proprie originarie deposizioni all'A.G. di Firenze e di Roma, deposizioni che si caratterizzano quindi complessivamente per spontaneità e reiterazione.

 

 

Dinanzi a questo Ufficio la testimone, sentita in data 18.5.1991 ha specificamente ripercorso quanto aveva appreso sul gruppo di Giancarlo Rognoni fornendo uno spaccato dei militanti de La Fenice sopratutto sotto il profilo operativo e sotto il profilo dei loro collegamenti con gli ordinovisti veneti e con il piccolo nucleo genovese.

 

 

Tralasciando quindi in questa sede i riferimenti che concernono più strettamente i rapporti fra Mauro Meli e il gruppo romano, non di interesse per questa istruttoria, le dichiarazioni di Mirella Robbio possono così essere sintetizzate:

 

 

- aveva sposato Mauro MELI nella primavera del 1973 e benchè anch'ella su posizioni di destra, ma non oltranziste, si era presto resa conto che il marito era un fanatico nazista e ordinovista ed era impegnato in attività eversive.

Aveva saputo che Meli, di professione ferroviere, aveva vissuto negli anni precedenti per ragioni di lavoro a Milano rimanendo a lungo ospite di Giancarlo ROGNONI ed era stato altresì, sempre negli anni 1969/1970, amico e ospite anche di Franco FREDA a casa del quale, aneddoto questo ricordato dalla Robbio, Meli aveva dimenticato un pigiama a cui teneva.

 

 

- in merito alla permanenza a Milano di Mauro MELI, Mirella Robbio aveva appreso una circostanza piuttosto inquietante.

Il marito le aveva infatti confidato di essersi infiltrato per un certo tempo nel circolo anarchico "Ponte della Ghisolfa", al fine di svolgere un'opera di provocazione e di contribuire a far ricadere sugli anarchici la responsabilità di episodi non da loro commessi, e di avere conosciuto in tale circostanza anche Pino Pinelli.

Meli aveva addirittura mostrato alla moglie una fotografia in cui lo si vedeva mischiato ad anarchici durante un corteo.

Si tratta di circostanze certamente inquietanti, anche se difficilmente passibili di una verifica a distanza di tanti anni, in quanto il tentativo di Mauro Meli di infiltrarsi nell'ambiente anarchico prima della strage di Piazza Fontana appare del tutto parallelo all'analoga operazione condotta a Roma con successo da Mario Merlino nei confronti degli anarchici del XXII Marzo.

 

 

- il ruolo di Mauro Meli era sempre stato, del resto, più operativo che ideologico. Egli si teneva in contatto con Signorelli utilizzando il telefono di un giovane genovese sconosciuto alla Polizia e nell'ambito di tali contatti aveva ospitato nel 1976, nella casa coniugale, Pierluigi Concutelli proveniente da Roma, già latitante, e diretto in Francia.

Meli era un tecnico delle armi ed aveva in una occasione portato in casa una borsa contenente mitra e armi varie e un'altra volta aveva custodito, anche presso il deposito bagagli della stazione di Genova una valigia contenente esplosivo e detonatori. 

 

 

- oltre ai contatti con i romani strettissimi erano rimasti i contatti con i milanesi de La Fenice in merito ai quali egli affermava che consideravano obiettivi privilegiati per gli attentati treni e stazioni e di cui egli stesso, peraltro, condivideva tali propositi (int. al G.I. di Roma, 23.3.1982, foglio 9).

 

 

- in occasione del convegno del marzo 1973 presso il Centro Studi Europa di cui già si è fatto poc'anzi cenno, anche Mirella Robbio aveva potuto conoscere tutti i milanesi e cioè ROGNONI, AZZI, MARZORATI, BATTISTON, Cinzia DI LORENZO e qualche altro partecipando anche ad una cena che si era svolta dopo il convegno al ristorante di Genova, La Bolognese.

Erano presenti anche alcuni ordinovisti veneti che tuttavia la testimone non è stata in grado di indicare avendoli visti solo in quella occasione.

Dopo la cena Meli aveva confidato alla moglie che Giancarlo Rognoni si era arrabbiato in quanto quello stesso giorno, in margine alla riunione al Centro Studi Europa e quindi non in condizioni di sicurezza, i veneti avevano fornito ai milanesi su loro richiesta una partita di esplosivo.

Si tratta di una circostanza del tutto credibile in quanto, come già si è detto nel capitolo 9), Rognoni e gli altri milanesi avevano approfittato di una pausa durante il convegno per acquistare presso i magazzini COIN nel centro di Genova la sveglia che sarebbe servita, di lì a poche settimane, per l'attentato al direttissimo Torino-Roma.

 

 

- nel 1976, Mauro Meli aveva dovuto rendersi latitante in quanto erano stati rinvenuti nella sua abitazione circa 150 milioni, parte del provento della rapina al Ministero del Lavoro commessa da ordinovisti romani.

Meli era fuggito a Madrid e qualche tempo dopo la moglie lo aveva raggiunto. A Madrid la Robbio aveva ritrovato con il marito praticamente tutti i componenti de La Fenice latitanti, fra cui Rognoni, Zaffoni e Cinzia Di Lorenzo, quest'ultima non ricercata ma incaricata di tenere i contatti con l'Italia.

Nell'appartamento di Rognoni, a Madrid all'inizio del 1977, la Robbio aveva potuto notare un gran numero di passaporti italiani in bianco, segno questo del fatto che l'attività eversiva di Giancarlo Rognoni non si era certo interrotta e che egli coordinava un buon numero di latitanti.

 

 

- nelle medesime circostanze, la Robbio aveva appreso che Cinzia DI LORENZO aveva fatto passare il confine e accompagnato in Spagna Claudia Papa, amica di Signorelli e anch'essa ricercata in Italia.

Era stato proprio Signorelli a inviare Claudia Papa a Milano, affidandola alla Di Lorenzo per l'ulteriore parte della fuga.

 

 

- la DI LORENZO, sempre sfruttando la sua condizione di non ricercata, si era recata in Olanda per reperire delle armi per il gruppo.

Era stato Mauro Meli a raccontare alla Robbio tale circostanza e del resto la stessa Robbio aveva potuto personalmente notare che il marito e la Di Lorenzo discutevano con competenza del confezionamento di ordigni esplosivi.

 

 

- nelle medesime circostanze, la Robbio aveva appreso che Giancarlo ROGNONI gestiva a Madrid insieme ad altri militanti una fabbrica di armi.

Si tratta certamente dell'officina di Eliodoro POMAR, sita a Madrid e procurata da elementi spagnoli, di cui ha anche parlato diffusamente, come si vedrà, Carlo Digilio indicando anch'egli il Rognoni come una delle persone che se ne occupavano.

 

 

 

 

Il racconto di Mirella Robbio, del tutto credibile nei suoi particolari, delinea quindi il gruppo La Fenice come una struttura armata operativa anche all'estero, quantomeno sino al 1977, e significativamente in contatto, fin da tempi più antichi e dal momento in cui si preparava la strage di Piazza Fontana in contatto con ordinovisti veneti grazie ai rapporti strettissimi che univano Rognoni, Meli e Freda.

 

 

Un quadro importante quello offerto da Mirella Robbio e che si salda perfettamente con quanto riferito da Vincenzo Vinciguerra sul gruppo La Fenice e sopratutto sulle sue collusioni con strutture di sicurezza e militari.