Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull'eversione dell'estrema destra 

 

Analisi del documento Azzi

 

PARTE SECONDA

Capitolo 10

(pag. 80 del fascicolo processuale)

 

 

 

Il documento trasmesso da Renzo Rossellini alla commissione di controinformazione di Milano si compone, oltre alla lettera di accompagnamento, di 5 fogli, fotocopie su carta chimica di un originale dattiloscritto con una macchina per scrivere meccanica, e si presenta quindi con una veste formale del tutto consona all'epoca degli episodi che sono oggetto della narrazione.

 

 

Solo all'inizio del documento vi è un'annotazione manoscritta concernente l'indirizzo di AZZI e indicato esattamente come Via Fratelli Ruffini n°1 a Milano.

 

 

Il documento è diviso in 9 paragrafi contrassegnati con le lettere da A) ad I).

 

 

Anche una sommaria lettura del documento consente facilmente di avere un'idea precisa di colui che lo ha redatto e delle funzioni che rivestiva. Infatti il gergo burocratico e lo stile dei vari paragrafi si riferiscono in modo inequivocabile alle modalità di esposizione tipiche di un appartenente ai Corpi di polizia degli anni '70, probabilmente un sottufficiale della Polizia di Stato che ha avuto modo di entrare forse brevemente in contatto con Nico Azzi durante un momento di cedimento o di sconforto di questi.

 

 

L'appunto appare redatto da un sottufficiale che aveva una discreta conoscenza dell'attività eversiva dell'estrema destra, ma non una conoscenza specifica delle persone che ruotavano intorno ad Azzi e dell'ambiente milanese.

 

 

Infatti, probabilmente anche a causa del poco tempo in cui deve essersi svolto il dialogo e quindi della difficoltà di memorizzare il racconto del giovane, alcuni nomi risultano trascritti in modo erroneo anche se tale da consentire facilmente di individuare i soggetti cui si riferiscono. In particolare, Davide PETRINI, primo detentore insieme ad Azzi delle SRCM usate nella manifestazione del 12.4.1973 e soprannominato Cucciolo, viene indicato come Curtolo; MARZORATI è indicato come Masorati; l'on. PISANO' è trasformato in Spanò.

 

 

Altri errori e alcune modalità di linguaggio sono poi, come si è detto, tipiche del linguaggio e della cultura di colui che riceveva le confidenze. Ad esempio, la sigla del sindacato C.G.I.L. viene trascritta, foneticamente, C.G.L.; la città di Rovereto è indicata erroneamente in Alto Adige.

 

 

In merito all'identità della fonte diretta delle notizie riportate nel documento, possono essere formulate due ipotesi.

 

 

La prima ipotesi è ovviamente che la fonte delle notizie sia lo stesso Nico Azzi in un contesto che così può essere ricostruito.

 

 

Forse durante una traduzione da un carcere all'altro o in una pausa di qualche attività processuale, un sottufficiale può aver avuto la possibilità di dialogare con il giovane e di raccoglierne lo sfogo e può aver trasfuso quanto raccolto dalla voce di Azzi in un appunto affrettato e che non è stato possibile perfezionare e completare in quanto l'occasione non si era più ripresentata.

 

 

Le 5 pagine dattiloscritte sarebbero quindi frutto di questo colloquio rimasto nella forma di un appunto interno che, per ragioni sconosciute e nonostante la ricchezza delle notizie contenute non è stato protocollato e ufficializzato nè trasmesso alle Autorità inquirenti per gli approfondimenti che in quella fase sarebbero stati utilissimi.

 

 

Certamente può essere stato un momento di apertura del giovane Azzi molto breve a cui l'interlocutore non era preparato, circostanza questa che può aver provocato talune imprecisioni nella successiva stesura dell'appunto.

 

 

Le notizie più precise e dettagliate dei primi paragrafi sembrano infatti, con il progredire del racconto, diventare più sfumate e meno precise, quasi riflettessero il progressivo richiudersi del detenuto dopo un primo momento di grande sfogo e cedimento. Anche il momento in cui possono essere state raccolte le notizie può ipotizzarsi con una certa facilità .

 

 

L'ultimo episodio in senso cronologico di cui si parla nel documento è l'attentato alla Scuola Slovena di Trieste, avvenuto alla fine di aprile del 1974, episodio in merito al quale Azzi ha certamente acquisito alcune notizie in carcere. Tutti gli altri episodi sono precedenti e riguardano invece direttamente l'esperienza personale politica ed eversiva dell'appartenente al gruppo La Fenice.

 

 

Bisogna tenere presente che il 25 giugno 1974 AZZI è stato condannato alla pena di oltre 20 anni di reclusione dalla Corte d'Assise di Genova per il reato di strage e a pene analoghe erano stati condannati i suoi complici DE MIN e MARZORATI e a 23 anni il latitante ROGNONI.

 

 

E' quindi probabile, anche tenendo presente appunto il limite cronologico degli episodi narrati, che le notizie siano state raccolte all'inizio dell'estate del 1974, subito dopo la condanna di Azzi in primo grado, condanna che deve avere gettato gli imputati in un notevole sconforto sia per la severità delle pene - poi ridotte in appello - sia perchè essi soli erano stati condannati per un reato gravissimo, mentre Giancarlo Rognoni era latitante e nessun altro elemento della destra eversiva era stato sino a quel momento detenuto e tratto a giudizio per fatti così gravi.

 

 

Questa può essere stata l'origine del documento Azzi.

 

 

E' tuttavia formulabile un'altra ipotesi in merito alle modalità con cui le notizie sono giunte all'ignoto sottufficiale, ipotesi che comporta la presenza nella vicenda di un quarto personaggio, oltre ad Azzi, Rossellini e all'appartenente alla Polizia materiale redattore del documento.

 

 

E' infatti possibile che Nico Azzi, quando era libero o nel corso della sua detenzione, si confidasse imprudentemente con un camerata del gruppo milanese o con un altro detenuto dell'area di destra, non sapendo che questi fosse un confidente stabile od occasionale di qualche struttura di Polizia.

 

 

Tale persona, dopo avere raccolto le imprudenti confidenze di Azzi, le avrebbe passate a colui con il quale era in contatto.

 

 

Nico Azzi, presentatosi spontaneamente a questo Ufficio il 10.2.1995 quando gli atti processuali erano già stati depositati, ha reso un secondo interrogatorio dopo quello in data 18.10.1991 nel corso del quale aveva affermato di non essere la fonte del documento, ma di non poter formulare alcuna ipotesi in merito alla sua origine.

 

 

Nico Azzi ha sostenuto la seconda ipotesi e cioè che il ruolo di fonte o confidente della Polizia o di un altro Apparato dello Stato era stato svolto non da lui, ma da un altro dei camerati del gruppo La Fenice o da persona comunque vicina a tale gruppo.

 

 

Infatti, Nico Azzi ha dichiarato: "......intendo ribadire che non sono io l'autore di tale documento e che non ho mai svolto il ruolo di informatore in nessuna forma dei Carabinieri, del S.I.D. o di altri Apparati dello Stato.

 Il documento contiene una serie di notizie in parte vere e in parte deformate e non corrispondenti alla realtà e quindi ho ragione di ritenere che esso provenga da qualche militante che era vicino a noi e che ho difficoltà a identificare, anche se talune circostanze contenute nel documento stesso restringono la rosa delle possibili persone......

Voglio innanzitutto premettere che più volte nel documento si parla di un Capitano con cui io sarei stato in contatto durante il servizio militare per la fornitura di armi e di esplosivi.

Queste indicazioni ovviamente dipingono la mia persona come militante in contatto con Apparati dello Stato, ma non è così e posso spiegare come questa notizia sia stata riportata nel documento.

Vi fu una riunione al Centro Studi Europa di Genova e cioè esattamente quella a cui noi partecipammo qualche settimana prima dell'attentato dell'aprile del 1973.

Era una conferenza con vari relatori, fra cui Paolo SIGNORELLI.

Eravamo presenti noi milanesi, persone di Genova come Mauro MELI, e altri militanti di varie zone d'Italia.

Io allora avevo già finito il servizio militare e avevo occultato, in una località isolata e in una zona impervia in Liguria, tre contenitori con esplosivi e bombe a mano che avevo personalmente trafugato dalla caserma dove avevo svolto il servizio militare.

Faccio presente che non avevo mai detto di avere trafugato io in particolare le bombe a mano dalla caserma di Imperia in quanto......ritenevo che il reato di ricettazione fosse meno grave di quello di furto e dissi quindi ai magistrati di aver comprato le bombe a mano da esponenti della malavita.

Tornando al convegno di Genova, mi trovai nella situazione di recuperare un certo numero di bombe a mano da portare a Milano, e che furono poi quelle usate per la manifestazione, nonchè qualche panetto di tritolo e i detonatori in vista dell'attentato del 7 aprile.

Così, per non rendere noti a tutti i miei spostamenti, dissi ai camerati di maggior fiducia che erano presenti che andavo da un Capitano nativo del mio stesso paese per salutarlo. Evidentemente, quindi, questa circostanza fu sentita e ricordata da uno dei presenti e poi riferita nel documento credendo che questo Capitano esistesse.

Colui che ha fornito queste notizie potrebbe quindi essere molto probabilmente una delle persone presenti quel giorno a Genova. Non sono comunque in grado di identificarlo.

Posso solo dire che quel giorno a Genova dei milanesi oltre alle quattro persone poi condannate per l'attentato del 7 aprile, c'erano sicuramente BATTISTON, ZAFFONI, Cinzia DI LORENZO e forse qualche altro".

 

 

 

In sostanza Nico Azzi, desideroso di togliersi di dosso i panni di "informatore" che gli sono attribuibili a seguito del rinvenimento del documento, ha sostenuto che il vero informatore deve ricercarsi fra i camerati presenti allorchè egli aveva inventato i contatti con un inesistente ufficiale dell'Esercito (di cui si parla al paragrafo d) del documento), come lui nativo della provincia di Mantova, al fine di giustificare durante la riunione di Genova - evidentemente troppo "allargata" e non limitata ai militanti "operativi" - il suo allontanamento per recarsi a recuperare parte dell'esplosivo e delle bombe a mano sotterrate nell'entroterra ligure.

 

 

Se l'indicazione dell'esistenza dei contatti con il "Capitano" - del tutto falsa, secondo il racconto di Nico Azzi - è stata riportata nel documento, il vero "informatore" non poteva essere che uno dei camerati presenti quel giorno.

 

 

La versione di Nico Azzi tende evidentemente non solo a mantenere la figura dell'ex luogotenente di Giancarlo Rognoni all'interno di quella del vero "soldato politico", rivoluzionario ed alieno da qualsiasi contatto con Apparati statali, ma anche, indirettamente, ad escludere rapporti organici dell'intero gruppo La Fenice con tali Apparati in quanto tali rapporti sarebbero stati coltivati solo da un camerata di minor spicco.

 

 

Il racconto di Nico Azzi non è di per sè inverosimile, ma incontra un grave limite.

 

 

Egli infatti non ha fornito elementi utili ad identificare colui che fra i camerati sarebbe stato il vero informatore, elementi che sulla base del taglio delle notizie contenute nel documento non dovrebbero sfuggire a Nico Azzi, dal momento che egli è un perfetto conoscitore di quel ristretto ambiente.

 

 

Inoltre Azzi si è rifiutato di indicare quali fra le notizie contenute nel dattiloscritto e fornite dall'ignoto informatore siano vere e quali siano inesatte.

 

 

Egli infatti, pur affermando che nel documento sono riportate sia notizie vere sia notizie non vere, come quella relativa al Capitano dell'Esercito, e pur sostenendo di avere reso un nuovo interrogatorio in un'ottica di chiarimento della propria esperienza politica, a suo dire "rivoluzionaria" e mai inquinata da rapporti con Apparati statali, si è rifiutato di dire a quale categoria appartenga ciascuno dei dati presenti nel documento o perlomeno a quale appartengano i più importanti di essi.

 

 

Nonostante l'assenza di conseguenze penali attuali e nonostante l'apparente volontà di distaccarsi da quelle strumentalizzazioni e inquinamenti che se non hanno toccato Nico Azzi personalmente hanno toccato certamente l'area in cui operava, egli si è infatti rifiutato di spiegare se i contatti con collaboratori del S.I.D. durante la preparazione dell'attentato del 7.4.1973, il progetto di collocare i timers di Piazza Fontana in una proprietà di Feltrinelli, i continui rapporti con militari per l'acquisizione di armi ed esplosivi e così via - e cioè tutti gli elementi di maggior rilievo riportati nel documento - appartengano alla categoria delle notizie vere o a quella delle notizie non vere, ad esempio perchè travisate dall'informatore.

 

 

Tali circostanze pongono evidentemente in dubbio la credibilità della versione di Nico Azzi e portano ad affermare che una reale volontà di ricostruzione storica della propria esperienza politica e una reale volontà di "dissociazione" dalle passate disponibilità a farsi strumentalizzare, che ha contrassegnato l'area di estrema destra, sono ancora lontane in molti ex militanti di tale area.

 

 

Essendo prospettabili entrambe le ipotesi, il documento, nel corso dell'ordinanza, per motivi di comodità sarà denominato "documento Azzi", indipendentemente dal fatto che Azzi sia stato la fonte diretta delle notizie all'estensore del documento o che, in alternativa, un altro camerata milanese abbia utilizzato e trasmesso a personale della Polizia le confidenze ricevute in vari momenti dallo stesso Azzi.

 

 

E' giunto il momento di esporre le notizie essenziali contenute nel documento Azzi facendo presente che, per facilitarne la comprensione, talune notizie sparse in più paragrafi del documento devono essere coagulate tra loro in modo da darne una visione più unitaria.

 

 

- ATTENTATO ALLA COOP: Secondo l'appunto è stato organizzato da ROGNONI e FERRI. Doveva essere compiuto da DI GIOVANNI e CURTOLO (certamente CUCCIOLO e cioè Davide PETRINI). Fumagalli, tuttavia, ha bloccato le trattative per la commissione di tale attentato e Rognoni ha incaricato DE MIN e AZZI. Il congegno è stato preparato con tritolo tenuto da Azzi.

 

 

- ATTENTATO ALLA SCUOLA SLAVA DI TRIESTE: L'attentato venne deciso in occasione di una riunione a Treviso cui erano presenti AZZI e DE MIN. L'episodio doveva essere coordinato da FERRI con CICUTTINI di Udine. Venuto poi a mancare l'apporto di Cicuttini, era rientrato in causa per l'organizzazione dell'attentato Giancarlo ROGNONI che aveva preso contatti direttamente con Trieste. Secondo Azzi, l'esecutore è stato lo stesso Rognoni con elementi locali reclutati sul posto.

 

 

- LA CASSETTA CON ESPLOSIVO RINVENUTA SULL'APPENNINO - IL PROGETTO DI PROVOCAZIONE IN DANNO DI FELTRINELLI - I TIMERS DI PIAZZA FONTANA:

 

 

 

Nico Azzi era stato invitato dal "colonnello" ad accettare un trasferimento durante il servizio militare a Casale Monferrato al fine di conoscere meglio certe "locazioni" (probabilmente una villa o un'abitazione) di Feltrinelli.

 

 

Azzi era al corrente della "cassetta" trovata sull'Appennino ligure dopo il fallito attentato al treno.

 

 

Tale cassetta era stata preparata a La Spezia con materiale fornito dallo stesso "colonnello", unico elemento di tale gruppo che Azzi conosceva.

 

 

La decisione di far ritrovare la "cassetta" era stata presa da ROGNONI che aveva poi mandato Azzi dal "colonnello".

 

 

Costui aveva forse prestato servizio, in passato, presso gli Alpini e all'epoca aveva un incarico presso la Scuola di Guerra.

 

 

In un primo tempo si era pensato di far trovare insieme alla famosa "cassetta" i tagliandi delle borse collegate alla strage di Piazza Fontana, ma in seguito il progetto era stato accantonato perchè ritenuto esagerato.

 

 

I tagliandi delle borse furono fatti avere a ROGNONI, ora sembra che siano in possesso di FERRI.

 

 

 

- PREPARAZIONE DELL'ATTENTATO AL TRENO TORINO-ROMA: A Parigi, il 27 febbraio, AZZI, ROGNONI e DE MIN avevano partecipato alla riunione dei gruppi ove era emersa la necessità di interventi diretti al fine di determinare una tensione interna con ripercussioni anche all'estero. Per questo motivo erano stati scelti i treni. Un'altra riunione si era svolta a Lione ove era stato discusso il problema della scelta delle persone che dovevano compiere gli attentati.

 

 

La discussione era poi proseguita a Milano presso la casa del fratello di Azzi, presenti ROGNONI e FERRI e due persone che Azzi definisce "molto importanti" perchè facenti parte del S.I.D.

 

 

I timers per l'attentato provenivano da Casale Monferrato. L'attentato al treno era stato discusso alla birreria tedesca di Galleria Vittorio Emanuele, presenti oltre ai componenti del gruppo La Fenice, tra cui anche la moglie di Rognoni, altre tre persone venute da Roma (il cui nome all'estensore dell'appunto non è stato indicato).

 

 

L'attentato originariamente doveva avvenire l'11 aprile; durante la riunione alla birreria fu imposto ad Azzi il cambiamento di programma.

 

 

 

- ISTRUTTORI DELL'O.A.S.: Alla riunione di Lione erano presenti diversi ex elementi dell'O.A.S. i quali fungevano da insegnanti ed inoltre potevano fornire anche uomini adatti allo scopo di affiancare gli elementi italiani.

 

 

Costoro potevano anche provvedere al trasporto di armi in Italia tramite la Germania e la Francia.

 

 

 

- CONTATTI CON I MILITARI PER LA FORNITURA DI ARMI E BOMBE A MANO: Le forniture di bombe a mano provenivano da Imperia, Cuneo e Casale Monferrato e sopratutto quest'ultima era la base ove più facilmente si poteva avere del materiale. Vi era un capitano, originario della stessa zona di Nico AZZI, il quale faceva da tramite con Cesare FERRI per qualsiasi cosa servisse (paragrafo D).

 

 

Altro punto di riferimento per ottenere con facilità armi e munizioni era la caserma dei paracadutisti di Livorno (paragrafo F).

 

 

A Livorno vi era un certo Lupo, impiegato presso una filiale delle Poste. Costui era stato presentato anche ad Azzi da Rognoni ed era in contatto diretto con ufficiali dei paracadutisti per la fornitura di bombe a mano e di munizioni.

 

 

Tali ufficiali erano anche in contatto con altri ufficiali di caserme del Veneto, soprattutto della Folgore ed Azzi stesso si era recato personalmente in una caserma di Villa Vicentina, in provincia di Udine, per incontrare un capitano che aveva promesso di far pervenire del materiale a Milano tramite FERRI.

 

 

Il tritolo usato per gli attentati commessi dal gruppo La Fenice era stato custodito in casa da Nico Azzi, proveniva dal Genio militare ed era stato fornito dal Capitano SANTORO il quale era in stretto contatto con l'industriale Magni (paragrafo G).

 

 

 

- I FINANZIAMENTI AL GRUPPO: I finanziamenti provenivano in buona parte dalla Germania mediante assegni intestati a varie persone che ruotavano intorno al gruppo. A partire da un certo momento si era tuttavia preferito utilizzare corrieri che portavano denaro liquido. I soldi portati dalla Germania provenivano anche da finanziatori italiani che li versavano in quel Paese. Dei sovvenzionamenti all'interno delle carceri si occupava il ragioniere dell'industriale Magni il quale ne rendeva conto all'onorevole SPANO' (certamente l'on. PISANO'). Magni, in occasione di una riunione tenuta a Monza il 1°.4.1968 con altri industriali del milanese, li aveva invitati a sovvenzionare i gruppi fascisti, i soli che potessero salvaguardare i loro interessi anche con sabotaggi da addossare sulle sinistre.

 

 

A tale riunione era presente anche l'on. SERVELLO (paragrafo G). –

 

 

POSSIBILITA' DI ESPATRIO IN GRECIA: Il gruppo aveva punti di riferimento stabili in Svizzera (paragrafo E), inoltre a Napoli vi era un tale Ruggeri, non iscritto al M.S.I. ma in contatto anche con Pino RAUTI, al quale si poteva fare ricorso sia per sovvenzionare chi si trovasse in pericolo sia per provvedere all'espatrio di camerati in Grecia. Costui infatti era in contatto con elementi del contrabbando e disponeva anche di mezzi personali (paragrafo H).

 

 

 

- FUGA DI EDGARDO BONAZZI DOPO L'OMICIDIO DEL MILITANTE DI SINISTRA, MARIANO LUPO:

 

 

Edgardo Bonazzi, dopo l'omicidio del giovane di sinistra, Mariano Lupo, su indicazione di Pino RAUTI era stato mandato proprio da Ruggeri. Costui però non si era assunto alcuna responsabilità avendo ricevuto ordini "dall'alto". Pino Rauti aveva in pratica fatto il doppio gioco con Bonazzi.

 

 

 

- RIUNIONE A TREVISO CON PINO RAUTI:

 

 

Pino Rauti aveva tenuto una riunione a Treviso il 10.9.1971 durante la quale aveva invitato i camerati di Ordine Nuovo a tenersi costantemente in contatto con Di Giovanni di Milano (esponente di Avanguardia Nazionale) dato che a breve scadenza sarebbe stato opportuno agire in Lombardia.

 

 

Per gli attentati i camerati di Milano dovevano a tutti i costi disporre di un alibi consistente poichè il loro scopo era quello di far ricadere ogni responsabilità su Potere Operaio.

 

 

Anche AZZI era presente alla riunione di Treviso. Un'altra riunione venne tenuta da Rauti a Monza il 20.9.1971, ma in tale occasione Azzi non era presente. Si trattava comunque di una riunione di coordinamento in cui con Rognoni, Di Giovanni ed Esposito (certamente Giancarlo ESPOSTI) vennero fissate le modalità del finanziamento.

 

 

 

- FORNITURE E DEPOSITI DI ESPLOSIVI: Bombe e tritolo che erano serviti anche per gli attentati del Meridione, compresi quelli in Calabria, erano depositati nella campagna di Caivano (in provincia di Napoli). Gli spostamenti di tale materiale venivano effettuati tramite commercianti di frutta (paragrafo H). Altra parte del materiale proveniva dal'Alto Adige ed era stato depositato presso un'agenzia pubblicitaria di Abbiategrasso.

 

 

Tale esplosivo era servito per tutti gli attentati al tritolo del 1971/1972 (pararafo I). Si osservi che leggendo le cinque pagine del documento, la qualità e la precisione delle notizie sembra progressivamente sfumare come se durante il colloquio la fonte tendesse a chiudersi, forse pentendosi dello sfogo cui si era lasciato andare.