Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull'eversione dell'estrema destra 

 

La Fenice e le altre realtà della destra eversiva milanese

(pag. 75 del fascicolo processuale)

 

 

PARTE SECONDA

Capitolo 9 

 

Prima di delineare il contenuto del documento Azzi nonchè di riportare dichiarazioni di Vincenzo Vinciguerra e di Mirella Robbio che hanno più diffusamente parlato del gruppo facente capo a Giancarlo ROGNONI, appare necessaria una breve sintesi dei soggetti e delle realtà operanti negli anni '70 nell'area milanese in modo da consentire un più facile inquadramento dei nomi e delle vicende che compaiono nel documenti e nelle testimonianze.

 

Si tratta di collocazioni politiche, responsabilità per singoli episodi e rapporti personali ormai pacifici alla luce delle acquisizioni delle precedenti istruttorie e delle nuove acquisizioni raccolte da questo giudice istruttore.

 

Il gruppo "La Fenice" - nome tratto dal simbolo di un movimento che appoggiava il regime dei colonnelli greci - era sorto nel 1971 e i suoi aderenti pubblicavano e distribuivano un giornale che portava il medesimo nome.

 

L'indiscusso leader del gruppo sul piano ideologico era Giancarlo ROGNONI, la persona a lui più vicina sopratutto sul piano operativo era Nico AZZI e gli altri militanti del gruppo, rimasto sempre piuttosto ristretto sul piano numerico, erano Pietro BATTISTON, Mauro MARZORATI, Francesco DE MIN, Pierluigi PAGLIAI e, con un ruolo più defilato, Francesco ZAFFONI e Marco DE AMICI, milanese ma studente in un Istituto privato nella zona del Lago di Garda.

 

Non indifferente era il ruolo di alcune ragazze, Anna CAVAGNOLI, moglie di Giancarlo Rognoni, Cinzia DI LORENZO, molto legata alla coppia Cavagnoli-Rognoni e presente anche in Spagna durante la latitanza di quest'ultimo, Cristina MERICO, parente di Cesare Ferri, e Rita AMBIVERI.

 

Il gruppo, che formalmente era interno al M.S.I. appoggiandone alcuni candidati durante le campagne elettorali, aveva come riferimento ideologico a livello nazionale l'ideologo di Ordine Nuovo, Pino RAUTI, e come riferimento, sempre a livello nazionale, sul piano organizzativo e della propaganda il prof. Paolo SIGNORELLI, responsabile del parallelo Circolo Drieu La Rochelle di Tivoli.

 

Sia Pino Rauti sia Paolo Signorelli avevano del resto contribuito con vari articoli al giornale La Fenice e nell'archivio del gruppo, sequestrato dopo gli arresti seguiti all'attentato del 7.4.1973, era stata ritrovata corrispondenza sia con Rauti e con Signorelli (cfr. vol.7, fasc.1, atti istruttori A.G. di Genova, verbale di sequestro in data 27.4.1973 nei confronti di Anna Cavagnoli).

 

Il gruppo aveva anche una propaggine a Brescia costituita dal gruppetto "Riscossa" facente capo a Marcello MAINARDI, molto amico di Giancarlo Rognoni. Del resto in una tipografia proprio nel centro di Brescia veniva stampato il giornale La Fenice.

 

Nel medesimo periodo e quasi parallelamente, operava a Milano il gruppo di Giancarlo ESPOSTI, gruppo privo di una sigla propria ma comunque più vicino ad Avanguardia Nazionale.

 

Ne facevano parte, oltre all'Esposti, DI GIOVANNI, VIVIRITO, D'INTINO e DANIELETTI, gli ultimi due sorpresi a Pian del Rascino con Giancarlo Esposti nel maggio 1974 e arrestati dopo il conflitto a fuoco che si era concluso con la morte dello stesso Esposti.

 

Nel corso del 1973, il gruppo di Esposti si era legato sul piano operativo a quegli esponenti del M.A.R. di Carlo FUMAGALLI che operavano soprattutto nelle zone di Brescia e di Milano e con i quali si era costituita una sorta di alleanza in funzione golpista e anticomunista.

 

Il gruppo di Esposti sfruttava sopratutto la struttura logistica del M.A.R. ed infatti era stato Carlo Fumagalli a prestare al nucleo di Esposti la Jeep con si erano recati a Pian del Rascino. Nel contesto della destra eversiva, particolare era poi la posizione di Cesare FERRI il quale frequentava in sostanza tutto l'ambiente, ma si collocava più vicino al gruppo La Fenice pur senza farne formalmente parte.

 

Del resto Cesare Ferri, sulla base delle dichiarazioni di Rita Ambiveri, è stato condannato con sentenza definitiva per l'attentato con esplosivo alla sede del P.S.I. di Crescenzago avvenuto nel marzo 1973, poche settimane prima del fallito attentato di Nico Azzi.

 

Cesare FERRI, il cui nome compare più volte negli atti processuali, è stato assolto con sentenza definitiva nel processo per la strage di Piazza della Loggia a Brescia, anche se è doveroso ricordare che più testimoni nell'ambito della presente istruttoria hanno fatto riferimento a Cesare Ferri come effettivo autore di tale strage e come persona che era stata assolta grazie ad un falso alibi relativo a quella mattina (cfr. deposiz. Graziano Gubbini al G.I. di Milano e di Bologna in data 24.1.1994, f.3, e Edgardo Bonazzi al G.I. di Milano in data 15.3.1994, f.5).

 

Si tratta di testimonianze che, seppur tardive, ben delineano il quadro e la disponibilità alle stragi da parte degli esponenti dell'estrema destra milanese.

 

Un ruolo più marginale nell'ambiente di destra e più legato alle violenze contro avversari politici e a scontri di piazza rivestivano i "sanbabilini" fra i quali Davide PETRINI, detto Cucciolo, Maurizio MURELLI e Vittorio LOI.

 

Il primo aveva ricevuto da Nico Azzi, nei giorni precedenti il 12.4.1973, le bombe a mano SRCM che poi Murelli e Loi avrebbero usato durante gli scontri che si erano conclusi con la morte dell'agente di Polizia Antonio Marino.

 

Di grande importanza, anche per comprendere la portata della testimonianza di Mirella ROBBIO e i rapporti fra La Fenice e l'ambiente golpista della Rosa dei Venti, erano poi i contatti fra il gruppo milanese e il parallelo gruppo Centro Studi Europa che disponeva di una sede a Genova gestita da Mauro MELI, marito di Mirella Robbio, e Pietro BENVENUTO.

 

D'altronde Mauro Meli aveva vissuto a lungo a Milano, spesso ospite di Giancarlo Rognoni, ed era stato addirittura presente alla riunione del gruppo La Fenice alla Birreria Wienervald nei pressi di Corso Vittorio Emanuele, la sera del 6.4.1973, precedente la mattina del'attentato al Treno Torino-Roma.

 

Non a caso, del resto, il gruppo milanese al completo era stato presente a Genova poche settimane prima, tra il 17 e il 19 marzo 1973, per assistere ad un convegno presso il Centro Studi Europa e, durante una pausa di tale convegno, Rognoni, Azzi e De Min avevano acquistato in un magazzino COIN nel centro di Genova la sveglia che sarebbe servita come timer per l'attentato del 7.4.1973.

 

Il Centro Studi Europa era frequentato in quel periodo dall'avv. Giancarlo DE MARCHI e dall'imprenditore Attilio LERCARI i quali, nel corso dell'istruttoria condotta dal G.I. di Padova, dr. Tamburino, erano stati individuati quali finanziatori del gruppo di civili e militari della Rosa dei Venti.

 

Già tale circostanza è significativa del fatto che gli esponenti de La Fenice non fossero un gruppo isolato di fanatici, ma una struttura organicamente inserita in un progetto golpista come già il dr. Tamburino aveva intuito e tentato di approfondire prima che l'istruttoria gli venisse tolta e fosse trasferita a Roma.

 

Importantissimi, e focalizzati sopratutto nel corso di questa istruttoria, erano poi i collegamenti fra La Fenice e i gruppi di Ordine Nuovo del Veneto, sopratutto di Padova e Venezia, collegamenti tenuti da Rognoni con frequenti viaggi e grazie alla presenza di un elemento il cui ruolo sinora non era mai stato messo a fuoco e cioè Martino SICILIANO.

 

Costui, esponente di primo piano, anche sul piano operativo, del gruppo di Ordine Nuovo di Venezia di Carlo Maria MAGGI, faceva costantemente la spola fra Venezia e Milano e durante le sue permanenze a Milano si appoggiava stabilmente a Giancarlo Rognoni.

 

E' quasi naturale sin d'ora sottolineare che la possibilità per il gruppo La Fenice di disporre dei timers usati per la strage di Piazza Fontana e per gli altri attentati del 12.12.1969 successivamente all'esecuzione degli attentati stessi - circostanza questa accennata nel documento Azzi - e i continui rapporti con elementi centrali del gruppo veneto fanno nascere il legittimo sospetto che l'appoggio logistico mai individuato per gli attentatori del 12 dicembre a Milano, che certamente provenivano dal Veneto, sia stato offerto all'interno del gruppo La Fenice.

 

Sotto il profilo dei singoli ruoli e rapporti politici descritti in questo capitolo è anche opportuno ricordare che la collocazione di ciascun personaggio, così come è stata ora indicata, può ritenersi pacifica in quanto risulta dalle precedenti istruttorie ed è stata anche confermata nel corso della presente istruttoria dagli stessi imputati del gruppo La Fenice, almeno per quanto concerne la loro militanza ed i loro rapporti, e da numerosissimi testimoni (si vedano per tutti interr. di Gianluigi Radice del 12.4.1991 e deposiz. di Giorgio Muggiani del 23.4.1991 e di Francesca Conz, già legata a Pietro Battiston, del 28.10.1991).

 

Molti degli esponenti del gruppo La Fenice non arrestati dopo l'attentato del 7.4.1973 si ritroveranno latitanti per varie ragioni in Spagna a partire dal 1974 e fino al 1977.

 

Risiedevano infatti a Madrid, in costante contatto fra loro, Giancarlo ROGNONI, Cinzia DI LORENZO, Francesco ZAFFONI, Pietro BENVENUTO eMauro MELI, accompagnato spesso dalla moglie.

 

Pietro BATTISTON, resosi latitante in seguito al rinvenimento nell'autunno 1973 di esplosivo identico a quello usato per l'attentato di Nico Azzi, si era invece rifugiato in Grecia e in seguito in Venezuela senza mai più far rientro in Italia. Pierluigi PAGLIAI, infine, aggregatosi al gruppo di Delle Chiaie, è stato ferito gravemente durante la sua cattura in Bolivia, all'inizio degli anni '80, ed è morto subito dopo il trasporto nel nostro Paese.