Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull'eversione dell'estrema destra 

 

 

PARTE SECONDA

 

La documentazione di Viale Bligny a Milano

 

Capitolo 8

 

RINVENUTA NELL'ABBAINO DI VIALE BLIGNY 42: IN PARTICOLARE IL COSIDDETTO DOCUMENTO AZZI, L'APPUNTO RELATIVO ALL'ARSENALE DI CAMERINO E IL RUOLO DI RENZO ROSSELLINI

(pag. 64 del fascicolo processuale)

 

 

 

 

Nel corso delle indagini relative all'omicidio dello studente missino Sergio Ramelli, omicidio commesso dal Servizio d'ordine di Avanguardia Operaia, venivano casualmente rinvenuti, il 30.12.1985, in un abbaino di Viale Bligny 42 frequentato negli anni precedenti da esponenti appunto del servizio d'ordine e della commissione di contro-informazione un baule e alcune borse e valige contenenti una cospicua documentazione.

 

 

Tale documentazione, costituita da migliaia di reperti cartacei e da migliaia di fotografie o diapositive (vedi verbale di sequestro della Digos di Milano in data 30.12.1985 in Atti Procura, vol.1, fasc.9), era parte del patrimonio informativo della commissione di contro-informazione e vigilanza di Avanguardia Operaia ed era da tempo inutilizzata e abbandonata.

 

 

Si trattava comunque di parte di tale patrimonio in quanto numerosi raccoglitori contenenti in origine i documenti più importanti e delicati venivano trovati vuoti e con apposto in molti casi, in chiaro o in codice, solo il nome dell'argomento trattato.

 

 

L'analisi dei reperti consentiva di appurare che le schede, gli appunti e i documenti avevano come momento di partenza il 1970 circa, mentre gli ultimi documenti risalivano al 1980, dopodichè il lavoro di contro- informazione si è evidentemente interrotto o era proseguito in altre forme.

 

 

Come già ampiamente esposto nell'ordinanza di rinvio a giudizio n.595/86F di questo Ufficio a carico di taluni di coloro che avevano detenuto il materiale (fra cui documenti di identità sottratti a giovani di destra durante aggressioni e documentazione militare riservata), la documentazione rinvenuta può essere sostanzialmente suddivisa in due settori:

 

 

1. il settore meno recente, e cioè i documenti compilati fra il 1970 e il 1974 circa, costituisce un tipico esempio del lavoro di contro- informazione svolto da numerosi gruppi della sinistra extraparlamentare dopo la strage di Piazza Fontana e nei primi anni della "strategia della tensione". Un consistente gruppo di reperti, infatti, attiene alla nascita in quel periodo delle varie formazioni eversive quali le Brigate Rosse e il Superclan ed è caratterizzato da informazioni molto precise sui dirigenti di tali gruppi, sul passaggio alla clandestinità di persone già militanti nella sinistra extraparlamentare e sulle prime azioni compiute o che tali gruppi intendevano compiere.

 

 

Si tratta in sostanza di uno studio su tale fenomeno finalizzato a comprenderne il significato e a prevenire passaggi a tali nascenti organizzazioni eversive di militanti della sinistra e a individuare eventuali soggetti che utilizzassero quale copertura la tessera o la militanza in un gruppo quale Avanguardia Operaia.

 

 

Un secondo ed ugualmente consistente gruppo di reperti meno recenti in sintonia con lavori di contro-informazione quali il libro "La strage di Stato" riguarda le attività dei gruppi eversivi di estrema destra, il coinvolgimento di suoi esponenti nei vari attentati e nelle varie inchieste giudiziarie, i possibili finanziamenti e le possibili coperture di cui potevano avere goduto tali gruppi e i collegamenti con analoghi gruppi di altri Paesi nel quadro della c.d. Internazionale Nera.

 

 

Tutta la documentazione in proposito appare precisa e puntuale ed ha certamente comportato l'utilizzo di una rete di informatori o di militanti che in qualche modo potessero entrare in contatto, direttamente o indirettamente, con tale ambiente o con chi svolgeva le indagini su di essi.

 

 

Un terzo gruppo di reperti dell'inizio degli anni '70 è costituito da opuscoli e materiale vario di pertinenza delle Forze Armate dello Stato, certamente sottratti da singoli militanti e poi "centralizzati" alla Commissione.

 

 

Tale materiale, tra cui originali di telegrammi cifrati, relazioni sugli organigrammi delle Forze Armate, sui movimenti delle truppe e sugli allarmi N.A.T.O. nonchè opuscoli sulle tecniche di guerriglia e controguerriglia, costituiva certamente per l'organizzazione uno studio in funzione "difensiva" da possibili tentativi golpisti che apparivano all'epoca assai concreti. Si tratta quindi di appunti e documenti tipici dell'attività di contro- informazione dell'epoca, quasi tutti di alto livello qualitativo e buona parte dei quali elaborati e anche manoscritti di suo pugno da Franco Donati, allora studente di ingegneria e principale responsabile del lavoro della Commissione (cfr. deposizione Franco DONATI al G.I. 21.4.1992).

 

 

 

2. Esaurita la fase della controinformazione, le schede e gli appunti databili fra il 1975 e il 1980 nonchè l'imponente numero di fotografie riguardano la campagna assai meno nobile conosciuta come "antifascismo militante". Si tratta infatti di un gran numero di schede e di relazioni di informatori sparsi sul territorio concernenti militanti o presunti simpatizzanti di destra, sopratutto di Milano e della Lombardia, schede corredate dai dati somatici, dall'indirizzo, dalle abitudini del soggetto e spesso appunto dalla fotografia e finalizzate certo non ad uno studio politico del campo avverso, ma soprattutto alla realizzazione di aggressioni o altre azioni quali l'allontanamento dagli istituti scolastici.

 

 

Infatti, insieme a tali schede erano state rinvenute diecine di carte di identità o documenti vari, sottratti alle vittime dopo le aggressioni effettuate dal "servizio d'ordine" grazie alle indicazioni contenute appunto nelle schede.

 

 

Tale documentazione (ovviamente di nessun interesse per la presente istruttoria) veniva allegata al procedimento per l'omicidio di Sergio Ramelli e le altre azioni commesse dal servizio d'ordine di Avanguardia Operaia in ragione della stretta connessione esistente appunto fra tali azioni e le schedature di viale Bligny.

 

 

Tutto il materiale sequestrato veniva comunque attentamente esaminato e sottoposto a verifiche e a riscontri in quanto, sin da un primo esame, ne emergeva, indipendentemente dalle finalità più o meno condivisibili, l'alta attendibilità e la bontà delle fonti che ne avevano reso possibile la raccolta e la centralizzazione.

 

 

Ad esempio, solo con riferimento al materiale più antico e quindi di maggior utilità quantomeno ai fini di una ricostruzione storica, risultava da molti documenti che i responsabili della commissione di controinformazione erano stati in grado di tracciare nei primi anni '70 un quadro significativo della nascita delle Brigate Rosse e di gruppi affini riportandone i contenuti dei convegni clandestini di fondazione (ad esempio i convegni di Chiavari e di Pecorile), tracciando un elenco dei militanti nelle fabbriche e nei quartieri nonchè individuando alcune fra le prime azioni di autofinanziamento e i primi attentati compiuti.

 

 

Tutte queste informazioni, all'epoca in cui erano stati elaborati i documenti riassuntivi (cfr. ad esempio reperto 81 e reperti dal 101 al 105), erano del tutto sconosciute persino alle forze di Polizia e agli inquirenti.

 

 

Evidentemente la struttura di controinformazione di Avanguardia Operaia godeva di un buon numero di informatori affidabili che, sfruttando conoscenze personali o l'osservazione dei luoghi di lavoro e dei quartieri, erano stati in grado di individuare i militanti di estrema sinistra che stavano passando alla clandestinità e di cogliere il dibattito ideologico interno a tale ambiente e individuare le prime azioni compiute anche se non ancora rivendicate.

 

 

Proprio in ragione della serietà della documentazione nel suo complesso, due documenti relativi all'attività eversiva dell'estrema destra e al ruolo dei Servizi Segreti attiravano l'attenzione degli inquirenti, mentre ovviamente il materiale attinente ai gruppi eversivi di sinistra non risultava più utile a fini investigativi a causa della tardività del rinvenimento rispetto allo sviluppo delle indagini che avevano comunque ormai quasi debellato il fenomeno.

 

 

Un primo documento dattiloscritto dal titolo "Repressione nelle Marche" (reperto 940) conteneva una sorta di riassunto degli avvenimenti collegati al rinvenimento dell'arsenale di Camerino il 10.11.1972, episodio per cui erano stati arrestati e tratti a processo, ma poi assolti, alcuni giovani di estrema sinistra della zona. Gli estensori di tale documento davano conto di una serie di elementi di sospetto raccolti certamente a seguito del lavoro di controinformazione secondo cui la collocazione e il rinvenimento dell'arsenale era in realtà una provocazione contro la sinistra organizzata da elementi fascisti in collusione con i Carabinieri di Camerino e con i Carabinieri di un Comando di Roma, provocazione finalizzata anche a colpire gli esuli greci residenti a Camerino (uno dei quali era stato arrestato) e forse connessa con gli attentati in danno di convogli ferroviari diretti a Reggio Calabria avvenuti il 22.10.1972.

 

 

Nella parte finale di tale documento, sulla base di indicazioni raccolte certamente nella zona, si avanzavano sospetti in relazione a tale episodio nei confronti di tale Guelfo OSMANI, di Tolentino, persona dedita a reati comuni e che in quel periodo si sarebbe fatta passare per un "compagno" proponendo a veri militanti azioni eversive.

 

 

In particolare un'aggiunta manoscritta al documento segnalava che Guelfo OSMANI, il 9 dicembre, si era recato a casa di tale C.G. (certamente Carlo Guazzaroni, uno dei giovani di sinistra poi ingiustamente arrestato per l'arsenale di Camerino), proponendo un progetto di evasione di compagni palestinesi di Settembre Nero e facendo presente che non vi era difficoltà per il reperimento delle armi.

 

 

Come si vedrà nel capitolo dedicato all'episodio di Camerino, l'indicazione era assolutamente esatta.

 

 

Infatti, nel corso dell'istruttoria, Guelfo OSMANI, collaboratore di ufficiali di Carabinieri e di elementi del S.I.D., ha ammesso di avere preso parte, su incarico del capitano dei Carabinieri di Camerino, Giancarlo D'OVIDIO, all'allestimento dell'arsenale e alla successiva opera di provocazione, sempre suggerita dal D'Ovidio, nei confronti del giovane di sinistra Carlo Guazzaroni.

 

 

Un secondo documento, contenuto fra l'altro nella parte più delicata e importante dell'archivio riguardante anche gli appunti sulla nascita delle Brigate Rosse, si rivelava di ancor maggiore interesse sul piano investigativo.

 

 

Si tratta della fotocopia di cinque fogli dattiloscritti contenenti, come già accennato, confidenze rese da Nico Azzi non solo sui retroscena dell'attentato che lo aveva visto diretto responsabile, ma anche sull'effettivo ruolo svolto negli anni '70 dal gruppo La Fenice, sui suoi contatti con i gruppi ordinovisti del Veneto nonchè con ufficiali dell'Esercito ed esponenti dei Servizi di Sicurezza in un quadro di tipo golpistico (cfr. reperto 35, contenuto in originale nel vol.1, fasc.8).

 

 

Accanto al documento si rinveniva una lettera di trasmissione anch'essa in fotocopia (cfr. reperto 6) indirizzata a tale Ettore e con firma autografa Renzo. Al fine di comprenderne appieno il significato, tale lettera di trasmissione merita di essere integralmente riportata: "Ettore, comincerò con una certa regolarità a mandarti materiale di controinformazione sulle trame "nere" che mi perviene attraverso la rete di informatori che ho messo su a Roma. Come vedrai, il materiale è frammentario a causa del difficile lavoro di coordinamento delle differenti fonti e non può essere utilizzato per singoli articoli, mentre può servire per un lavoro di schedatura. Spesso, come per il materiale su Azzi che ti allego, non conviene pubblicare nulla fintanto che non si è esaurita la fonte di informazione in modo da non creare sospetti. Spesso inoltre le informazioni non possono essere controllate da qui, dovrai quindi provvedere ad una verifica con le notizie in tuo possesso. Per materiale particolarmente confidenziale dovrai darmi istruzioni per definire in che modo comunicartele. Renzo."

 

 

Il mittente dell'importantissimo documento veniva senza difficoltà individuato in Renzo ROSSELLINI, figlio del notissimo regista e all'epoca (metà del 1974) vicino ad Avanguardia Operaia e collaboratore a Roma del Quotidiano dei Lavoratori, giornale di tale organizzazione che aveva iniziato le pubblicazioni appunto nei primi mesi di quell'anno.

 

 

Ettore veniva individuato con ogni probabilità in Ettore MAZZOTTI, milanese e all'epoca responsabile del settore "interni" del Quotidiano dei Lavoratori presso la redazione di Milano.

 

 

L'estremo interesse degli appunti riguardanti il rinvenimento dell'arsenale di Camerino e le attività eversive del gruppo La Fenice induceva il Pubblico Ministero a formare un separato fascicolo contenente tali due reperti al fine di effettuare ogni possibile indagine per appurare i fatti in essi riportati.

 

 

Tale fascicolo, che si separava quindi dal procedimento principale concernente l'archivio di Viale Bligny, assumeva il numero 12179/86 C e in seguito il n.1379/86F e dopo le prime assunzioni di testimonianze e acquisizione di dati di riscontro da parte del Pubblico Ministero veniva acquisito all'istruttoria 721/88F concernente le attività della destra eversiva e i suoi rapporti con gli Apparati dello Stato.

 

 

Renzo ROSSELLINI, stabilitosi definitivamente in California per svolgere la sua attività nel campo della produzione cinematografica, veniva più volte sentito in qualità di testimone sia dal P.M. sia dal G.I. in occasione di brevi permanenze in Italia al fine di appurare con sicurezza se egli fosse il mittente della lettera e quale fosse la fonte da cui egli, nel 1974, aveva ricevuto il documento, essendo da escludersi ovviamente un suo rapporto diretto con Nico Azzi allora detenuto.

 

 

Renzo Rossellini dichiarava di essere stato, nella prima metà degli anni '70, vicino ad Avanguardia Operaia pur senza rivestire incarichi ufficiali, di essersi occupato della nascita del Quotidiano dei Lavoratori (per la cui redazione a Roma, tramite sue conoscenze, aveva anche procurato la sede) e di essersi specificamente interessato per l'organizzazione del settore della controinformazione. Dichiarava altresì di avere conosciuto e di avere avuto rapporti in quel periodo con il dr. IMPROTA, allora dirigente dell'Ufficio Politico presso la Questura di Roma, e con altri funzionari in quanto egli era stato incaricato da Avanguardia Operaia di contattare il personale della Questura prima delle manifestazioni e di altre varie iniziative al fine di concordarne le modalità e al fine di segnalarsi reciprocamente eventuali pericoli o difficoltà.

 

 

Renzo Rossellini, avuta visione della lettera di accompagnamento del documento Azzi, riconosceva come propria la firma "Renzo" e dichiarava di avere inviato il documento alla struttura informativa di Milano nella persona di Ettore MAZZOTTI.

 

 

In merito all'origine di un così importante documento, affermava di non ricordare quale fosse stata in tale occasione la sua specifica fonte e cioè chi glielo avesse materialmente consegnato. Era tuttavia in grado di precisare che, all'epoca, nell'ambito della sua attività egli aveva contatti con una vasta rete di informatori e di fonti di notizie fra cui numerosi avvocati (cfr. deposizione al P.M. in data 16.1.1987), personaggi come Luigi SCRICCIOLO, appartenente all'area di estrema sinistra ma in seguito emerso nelle cronache per i suoi rapporti con Servizi Segreti stranieri, ed altri soggetti piuttosto ambigui che avevano avuto un passato nella destra e in seguito avevano cambiato campo.

 

 

Fra questi tale DE STEFANI, già militante di destra ed appassionato di armi, con il quale lo stesso Rossellini, nel 1974, si era recato a Lisbona per leggere e fotografare i documenti della PIDE e cioè la polizia segreta portoghese allorchè gli archivi di tale struttura erano stati aperti dopo la rivolta dei militari democratici (cfr. dep. al G.I. in data 28.2.1991, vol.1, fasc.10).

 

 

Renzo Rossellini affermava comunque di non essere in grado di ricordare, nonostante ogni sforzo di memoria, chi gli avesse fornito il documento Azzi, che tuttavia era certamente entrato nella sua disponibilità nel corso di quell'attività che egli aveva sinteticamente descritto.

 

 

Ettore MAZZOTTI, dal canto suo, confermava di essere stato il responsabile del settore "interni" del Quotidiano dei Lavoratori nel 1974, di avere conosciuto, seppur superficialmente, Renzo Rossellini e di essere con ogni probabilità l'"Ettore" cui il documento era stato inviato (cfr. dep. al G.I. 5.9.1991, vol.1, fasc.10). Egli, d'altronde, in quell'epoca ed in tale veste si era occupato per l'Organizzazione delle questioni attinenti alle "trame nere" e alle indagini sulla Rosa dei Venti. Affermava tuttavia di non ricordare in modo specifico il documento inviatogli da Rossellini e di non poter fornire alcuna utile indicazione in merito alla rete di informatori di Renzo Rossellini in quanto quest'ultimo viveva a Roma e i suoi rapporti con lui erano stati del tutto occasionali.

 

 

Qualche lume sulla personalità e sulle attività di Renzo Rossellini, seppure non decisivo al fine di accertare l'origine del documento, proveniva comunque dalle testimonianze di altri dirigenti di A.O. quali Aurelio CAMPI e Francesco FORCOLINI, anch'essi sentiti in qualità di testimoni. Aurelio Campi, segretario nazionale di A.O. dal 1974 sino all'inizio del 1976, faceva presente che la sua organizzazione era certamente impegnata in un'attività di acquisizione di informazioni sulle "trame nere" e di avere conosciuto nell'ambito di tale attività politica Renzo Rossellini.

 

 

In merito all'attività di Rossellini segnalava che egli, a partire da un certo momento, aveva destato qualche dubbio e sospetto. Secondo Aurelio Campi, Rossellini ""vantava moltissimi rapporti sia in campo nazionale che internazionale e vantava, pur senza citarle espressamente, un po' troppe fonti nella città di Roma, senza fornire precisi riscontri ai compagni e senza permettere di vagliarne l'affidabilità".

 

 

Per questa ragione era stato deciso di sottoporlo ad un "periodo di osservazione" da parte dei compagni, periodo che si era protratto per circa sei mesi. Non era emerso nulla di particolare, ma era rimasta "la sensazione che egli coltivasse molti rapporti senza troppo filtrarli, compresi i rapporti con persone di ambienti politici anche diversi dai nostri".

 

 

Aurelio Campi confermava inoltre che Rossellini aveva l'incarico informale di tenere i contatti con la Questura in occasione di manifestazioni e di altre iniziative che fossero di rilievo per l'ordine pubblico (cfr. dep, Aurelio Campi al G.I. 26.9.1991).

 

 

Francesco FORCOLINI, dirigente milanese di A.O. nella prima metà degli anni '70 e come tale anche in contatto con la Commissione di controinformazione milanese, ricordava anch'egli di avere conosciuto Rossellini a Roma nell'ambito della comune attività politica e che questi aveva aiutato l'organizzazione a reperire la sede romana del Quotidiano dei Lavoratori.

 

 

Anche secondo Forcolini, Renzo Rossellini per il suo ambiente di provenienza e la sua storia politica ""aveva un vasto giro di conoscenze, anche all'estero, ed assumeva talvolta comportamenti un po' misteriosi dicendo che non poteva evidenziare quali erano le sue fonti. Seguiva tante situazioni riferibili al nascente terrorismo ed anche la raccolta di notizie circa elementi di destra e le vicende eversive ad essi riferibili nel contesto di quella che era allora la controinformazione. . . . . certamente non mi disse mai quali potevano essere i suoi contatti più utili" (cfr. dep al G.I. 11.9.1991).

 

 

Così chiarito chi fosse il mittente del documento rimaneva l'interrogativo in merito alla persona che lo aveva consegnato a Rossellini, interrogativo certo non privo di importanza in quanto il documento, per il suo stile e le sue caratteristiche generali, appare chiaramente provenire da un appartenente alle forze di Polizia che aveva avuto l'occasione, probabilmente non più ripetutasi, di raccogliere le confidenze di Nico Azzi durante uno sfogo di questi.

 

 

Renzo ROSSELLINI, pur non essendo certamente uno strumento di Servizi Segreti o di altri apparati dello Stato e pur avendo militato nell'estrema sinistra in buona fede e sfruttando anche il suo nome per acquisire notizie utili in molti ambienti, è una figura dai tratti a volte sfuggenti e difficilmente decifrabili.

 

 

Egli era stato coinvolto nella vicenda mai completamente chiarita della trasmissione che aveva condotto la mattina del 16 marzo 1978 a Radio Città Futura, trasmissione che sembra avesse anticipato la notizia del rapimento dell'onorevole Moro poco prima che l'agguato di Via Fani avvenisse.

 

 

Certamente, inoltre, egli era in contatto con funzionari di Polizia e si trovava quindi nella situazione migliore per ricevere sulla base di qualche rapporto personale il documento poi inviato a Milano.

 

 

Nel corso dell'attività di indagine della Commissione Parlamentare costituita per far luce sul sequestro e uccisione dell'onorevole Aldo Moro, era stato del resto sentito proprio in relazione alla trasmissione di Radio Città Futura il dr. Umberto IMPROTA, già dirigente dell'Ufficio Politico della Questura di Roma.

 

 

Il dr. Improta ( cfr. resoconto della seduta dell'11.5.1982) aveva dichiarato alla Commissione che sia lui sia altri funzionari conoscevano Renzo Rossellini e che questi aveva l'incarico di contattarli in Questura prima di ogni manifestazione, anche allo scopo di segnalare alla Polizia pericoli che potevano provenire dai gruppi più estremisti quali i Collettivi Autonomi.

 

 

In sostanza, secondo il dr. Improta, Renzo Rossellini, anche se non era un informatore o un confidente secondo l'uso corrente del termine, era una persona comunque in contatto con la Questura di Roma e nel corso di tali incontri si era creata certamente una certa familiarità ed un certo reciproco scambio di notizie.

 

 

E' quindi estremamente probabile che Renzo Rossellini abbia avuto la disponibilità di una copia del documento coltivando qualche rapporto personale che era nato durante i suoi incontri con funzionari dell'Ufficio Politico della Questura di Roma.

 

 

Renzo Rossellini ha più volte affermato dinanzi al P.M. ed al G.I., anche con accenti di sincerità, di non essere più in grado di ricordare chi gli avesse fornito il documento sia a causa del lunghissimo periodo di tempo trascorso sia a causa di vicende private (un grave incidente stradale e vicissitudini dolorose personali e familiari) che avevano affievolito i suoi ricordi ed operato nella sua mente una sorta di rimozione degli avvenimenti di quell'epoca per lui ormai psicologicamente e anche geograficamente molto lontani.

 

 

E' certamente possibile che Renzo Rossellini dica la verità in merito alla sua mancanza di ricordi. E' tuttavia anche possibile che egli sia volutamente reticente preferendo non riferire chi fosse il suo contatto nelle forze di Polizia che gli aveva consentito, nel 1974, di venire in possesso delle confidenze di Nico Azzi.

 

 

Forse Rossellini ha ritenuto che l'indicazione del suo contatto fosse troppo imbarazzante e che tale imbarazzo dovesse prevalere sulla pur affermata volontà di collaborare con i giudici all'approfondimento delle indagini sulla destra eversiva, argomento su cui in passato si era certamente impegnato. Certamente può affermarsi, a conclusione delle indagini svolte, che il documento Azzi, sia per le sue caratteristiche e per il linguaggio usato nell'esposizione sia per gli accertati contatti fra Rossellini e funzionari di Polizia, nel 1974 fosse nella disponibilità di uno di questi ultimi come appunto informale probabilmente proveniente da un sottufficiale o comunque da un subalterno.

 

 

Le notizie contenute in tale documento erano e sono di notevole importanza e meritavano di essere subito approfondite in quanto all'epoca non molto si sapeva sull'attività eversiva dell'estrema destra che era ancora in pieno svolgimento, così come erano aperte e in pieno corso le istruttorie del G.I. di Milano dr. D'AMBROSIO sulla strage di Piazza Fontana e del G.I. di Padova dr. TAMBURINO sul progetto di golpe della Rosa dei Venti, istruttorie in cui buona parte delle notizie contenute nel documento potevano essere riversate e valorizzate.

 

 

Tuttavia il funzionario di Polizia che disponeva di tali notizie seppur confidenziali non ha ritenuto, come era suo dovere, approfondirle e a trasmetterle in forma ufficiale ai suoi superiori perchè potessero essere portate a conoscenza dell'Autorità inquirente.

 

 

E' stato così impedito il tempestivo utilizzo e lo sviluppo di molte notizie che, come si vedrà, potevano essere di notevole utilità per l'orientamento delle indagini allora in corso. E' la prima traccia di un'attività di depistaggio, sotto il profilo dell'omissione, venuta alla luce in questa istruttoria.