SENTENZA DEL GIUDICE SALVINI SULLA STRATEGIA DELLA TENSIONE (FEBBRAIO 1988)

 

PARTE SETTIMA - 73

 

Il sequestro e le violenze subite da Franca Rame

 

 

Il 9 marzo 1973, Franca RAME, all’epoca molto impegnata insieme al marito, Dario FO, nell’attività di SOCCORSO ROSSO in favore dei carcerati e in particolare dei detenuti di estrema sinistra, veniva aggredita da alcuni sconosciuti a Milano, in Via Nirone, fatta salire con la forza su un furgone e sottoposta a violenza carnale.

 

 

Gli autori del gravissimo episodio erano rimasti sconosciuti, anche se la figura e l’impegno della vittima consentivano, sin dall’inizio, di attribuirlo con ragionevole certezza all’area di estrema destra milanese.

 

 

Una prima e più diretta indicazione in tal senso era giunta, nel 1987, da Angelo IZZO il quale, nel corso di dichiarazioni rese al Sostituto Procuratore della Repubblica di Milano, dr.ssa Maria Luisa Dameno, aveva dichiarato di aver appreso in carcere che il principale responsabile dell’aggressione a Franca RAME era stato Angelo ANGELI e che l’azione era stata suggerita da alcuni ufficiali dei Carabinieri della Divisione Pastrengo, nel quadro del sostanziale atteggiamento di "cobelligeranza" esistente all’epoca fra alcuni settori di tale Divisione e gli estremisti di destra nella lotta contro il "pericolo comunista".

 

 

Nell’ambito della presente istruttoria, l’iniziale racconto di Angelo IZZO ha avuto una precisa conferma da Biagio PITARRESI, elemento di spicco della destra milanese negli anni ‘70 e all’epoca vicino a Giancarlo ROGNONI e ai suoi uomini, pur senza far parte del gruppo La Fenice, prima di transitare nei ranghi della malavita comune.

 

 

Biagio PITARRESI ha infatti raccontato che l’azione contro Franca RAME era stata in un primo momento proposta proprio a lui, ma egli si era rifiutato ed era quindi subentrato Angelo ANGELI il quale aveva materialmente agito con altri camerati, fra cui un certo MULLER e un certo PATRIZIO (dep. PITARRESI, 9.5.1995, f.5).

 

 

Biagio PITARRESI ha anche confermato che l’azione intimidatoria era stata ispirata da alcuni Carabinieri della Divisione Pastrengo, Comando dell’Arma con il quale sia PITARRESI sia ANGELI erano da tempo in contatto in funzione sia informativa sia di supporto in attività di provocazione contro gli ambienti di sinistra.

 

 

Angelo ANGELI, del resto, compare più volte negli atti di questa istruttoria (e in particolare nelle dichiarazioni di Carlo DIGILIO e Martino SICILIANO) quale soggetto molto legato, negli anni successivi, in particolare a Pietro BATTISTON (e con lui probabilmente coinvolto in traffici di armi), quale frequentatore dell’ambiente ordinovista veneziano e quale ospite, ancora negli anni ‘80, della casa di Villa d’Adda ove DIGILIO e MALCANGI avevano trascorso una cospicua parte della loro latitanza.

 

 

Anche il probabile coinvolgimento quali suggeritori dell’azione di alcuni ufficiali della Divisione Pastrengo, alla luce delle complessive emergenze istruttorie di questi ultimi anni, non deve certo stupire.

 

 

Si ricordi che, come ampiamente esposto nella prima sentenza-ordinanza di questo Ufficio, il Comando della Divisione Pastrengo era stato pesantemente coinvolto, nella prima metà degli anni ‘70, in attività di collusione con strutture eversive e di depistaggio delle indagini in corso, quali la copertura dei traffici di armi organizzati dal M.A.R. di Carlo FUMAGALLI e la "chiusura" della fonte TURCO, e cioè Gianni CASALINI di Padova, con la soppressione delle relazioni contenenti le informazioni da questi già fornite e che avrebbero potuto essere di notevole importanza per le indagini in corso sulla cellula padovana di FREDA e VENTURA.