SENTENZA DEL GIUDICE SALVINI SULLA STRATEGIA DELLA TENSIONE (FEBBRAIO 1988)

 

PARTE SETTIMA - 71

 

I nuovi elementi emersi sui Nuclei di difesa dello Stato

 

 

Nella sentenza-ordinanza conclusiva del primo troncone dell’istruttoria, depositata nel marzo 1995, si era ritenuto opportuno esporre ampiamente quanto emerso nel corso delle indagini sui NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO, una struttura sino a quel momento mai venuta alla luce, formata da militari e civili prevalentemente ordinovisti o comunque di estrema destra, suddivisa in Legioni e coagulatasi, dalla fine degli anni ‘60 sino al 1973, data del suo probabile scioglimento, intorno ad un progetto di sostegno e di spinta ad un mutamento istituzionale, nel nostro Paese, di carattere decisamente illegale.

 

 

Particolarmente attiva e ben nota a Carlo DIGILIO (che aveva partecipato con Giovanni BANDOLI, ad Avesa, ad una esercitazione dei NUCLEI al fine di riferirne ai suoi superiori americani) era la 5^ Legione di Verona, di cui era responsabile il colonnello SPIAZZI e formata, per quanto riguarda la componente civile, prevalentemente da persone vicine all’ambiente veronese di Ordine Nuovo.

 

 

Con il dispositivo della prima sentenza-ordinanza, tutti gli atti relativi ai NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO sono stati formalmente trasmessi, per competenza, alla Procura della Repubblica di Roma affinché approfondisse la portata di tale struttura e la sua catena ufficiale o semi-ufficiale di Comando (collocata probabilmente a Roma all’interno di vertici militari paralleli) ed i reati prospettabili nei confronti dei responsabili, anche se tali reati, nonostante la loro gravità sul piano storico e istituzionale, potrebbero essere in larga parte ormai prescritti.

 

 

Nel corso di questa seconda parte dell’istruttoria, alcuni interrogatori di Carlo DIGILIO e altre testimonianze hanno aggiunto nuovi elementi che confermano l’esattezza e la gravità del quadro che si era già in gran parte delineato.

 

 

In primo luogo risulta confermata la profonda commistione fra militari in servizio attivo e gli elementi dirigenziali in Veneto di Ordine Nuovo, nella prospettiva evidentemente di agire in sintonia non appena fosse venuto il momento, propiziato da stragi e attentati, di sopprimere il sistema democratico-parlamentare o almeno svuotarlo dal punto di vista dell’effettiva collocazione delle sedi decisionali.

 

 

Ancora una volta il dr. Carlo Maria MAGGI, onnipresente e attivissimo sia sul piano ideologico sia sul piano operativo, risulta saldamente inserito anche nel progetto dei NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO.

 

 

Racconta infatti Carlo DIGILIO:

 

 

"In relazione ai NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO, in merito ai quali ho già ampiamente riferito, mi è venuto in mente un altro episodio che riguarda il dr. MAGGI.

Un giorno, verso la metà degli anni '70, io e MONTAVOCI ci trovavamo a casa di MAGGI e ad un certo punto rimanemmo soli nel suo studio in quanto MAGGI era andato in un'altra stanza da sua moglie.

Ci mettemmo a guardare alcuni volumi di Julius EVOLA che Maggi teneva nella libreria e che eravamo soliti scambiarci quando c'era qualche nuovo volume o nuova edizione.

Mentre guardavamo questi libri, da uno di essi uscirono alcuni fogli su uno dei quali era raffigurata, in modo molto semplice, una carta d'Italia con l'indicazione dei capoluoghi di Regione.

Vicino a molti di questi vi era una crocetta blu e in calce al foglio c'era l'indicazione "Nuclei di Difesa dello Stato".

Le crocette erano soprattutto segnate accanto ai capoluoghi del Nord-Est ed indicavano la sede di una Legione come spiegato in calce al foglio. Ad esempio, vicino alla crocetta apposta a fianco di Verona c'era anche l'indicazione a numero romano "V" che stava certamente ad indicare la "quinta" Legione.

Rimettemmo a posto il libro prima che MAGGI tornasse facendo attenzione che egli non notasse nulla.

MONTAVOCI non aveva capito molto di tale organigramma, ma io avevo invece compreso subito che esso riguardava la struttura di cui ho parlato e in cui anche MAGGI era inserito".

(DIGILIO, int. 30.12.1996, ff.3-4).

 

 

 

Il dr. Carlo Maria MAGGI aveva quindi accesso all’intera struttura dei NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO e ciò conferma ulteriormente sia il carattere spiccatamente eversivo di tale struttura sia il ruolo di raccordo, più volte indicato da DIGILIO, svolto dal dr. MAGGI per moltissimi anni, in Veneto, con ambienti militari nella prospettiva di rendere concretamente fruttuosa sul piano istituzionale la campagna di armamento e di progettazione ed esecuzione di attentati che Ordine Nuovo aveva iniziato sin dalla metà degli anni ‘60.

 

 

Si ricordi, del resto, che il dr. MAGGI aveva partecipato, insieme ad un altro ordinovista veneziano, Paolo MOLIN, al Convegno dell’Istituto Pollio sulla guerra rivoluzionaria (int. DIGILIO, 19.12.1997, f.3), da cui era certamente originato il progetto di costituzione dei NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO, e infatti DIGILIO aveva avuto modo addirittura di vedere gli appunti che il dr. MAGGI aveva preso durante i lavori del Convegno (int. 30.12.1997, f.5).

 

 

Di non minore interesse è un altro episodio, rievocato da Carlo DIGILIO, che testimonia la disponibilità del colonnello SPIAZZI, responsabile della 5^ Legione veronese, ad aiutare gli amici ordinovisti anche della struttura centrale di Roma sul piano della dotazione militare.

 

 

Ci riferiamo al "prestito" a Ordine Nuovo di una mitragliatrice MG 42-59, peraltro mai rientrata nella caserma veronese da cui proveniva:

 

 

"Mi sono ricordato un episodio che mi confidò il colonnello SPIAZZI una delle ultime volte in cui lo vidi a casa sua a Verona quando io mi recai lì da Villa d'Adda.

SPIAZZI mi disse che parecchi anni prima era stato convinto a cedere a persone dei Nuclei di Difesa dello Stato una mitragliatrice "MG 42-59" che faceva parte della dotazione della sua caserma.

Si trattava appunto di una MG 42-59 e cioè una mitragliatrice con il bipiede in dotazione all'Esercito e tratta dal corrispondente modello tedesco, una delle quali originale io vidi come ho già detto nel casolare di Paese.

A SPIAZZI era stato ovviamente promessa la restituzione della mitragliatrice.

Ciò non avvenne, SPIAZZI mi disse che era finita nell'ambiente di Ordine Nuovo di Roma dopo un giro per mezza Italia e dopo non era stata più restituita.

Al fine di evitare che l'ammanco fosse scoperto, il colonnello SPIAZZI mi disse che era stato addirittura costretto ad andare in Germania a procurarsi un'arma dello stesso modello e a farvi applicare il corrispondente numero di matricola. SPIAZZI raccontando l'episodio disse che era uscito, per quel fatto, dalle grazie di Dio.

Non mi disse, comunque, chi avesse portato via l'arma da Verona".

(DIGILIO, int. 4.10.1996, ff.5-6).

 

 

 

Tale episodio, pur minore e abbastanza curioso, testimonia la sintonia esistente all’epoca fra gli ambienti militari e Ordine Nuovo, a dispetto della purezza nazional-rivoluzionaria vantata, quantomeno negli interventi pubblici e sulla stampa, dai dirigenti di tale organizzazione.

 

 

E’ stato infine individuato, e ha reso sostanziali ammissioni, l’armaiolo dei NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO e cioè l’artigiano veronese legato al colonnello SPIAZZI che si occupava di compiere gli interventi sulle armi che non potevano essere svolti direttamente all’interno della caserma.

 

 

Carlo DIGILIO ha infatti raccontato di essersi recato (prima della partenza per Madrid ove avrebbe dovuto verificare per conto della struttura statunitense l’attività dell’ing. POMAR) presso la villetta del colonnello SPIAZZI, a Verona, accompagnato dall’immancabile Marcello SOFFIATI.

 

 

Nei pressi dell’abitazione del colonnello SPIAZZI avevano incontrato un giovane che aveva l’incarico di spiegare a DIGILIO le caratteristiche essenziali della mitraglietta progettata dal colonnello e in corso di realizzazione grazie all’officina dell’ing. POMAR, un’arma assai avanzata, per l’epoca, poiché il particolare tipo di otturatore e altri accorgimenti tecnici la rendevano concorrenziale all’UZI israeliana, che stava per essere immessa sul mercato, e quindi anche interessante per le esigenze di una struttura informativa come quella da cui DIGILIO e SOFFIATI dipendevano.

 

 

Il giovane, che era parente di un più anziano armaiolo che per primo, a Verona, si era occupato per conto di SPIAZZI di mettere a punto il modello, aveva spiegato a DIGILIO il funzionamento della mitraglietta mostrandogli anche un pezzo della stessa (il nuovo otturatore a L) e consentendogli così di intraprendere il viaggio in Spagna con gli elementi di conoscenza necessari per entrare in contatto con l’ing. POMAR e discutere con lui dello stato del progetto (int. DIGILIO, 10.10.1994, f.6, e a personale del R.O.S., 24.3.1995, ff.1-2).

 

 

In merito al giovane incontrato da Carlo DIGILIO, Giampaolo STIMAMIGLIO ha aggiunto che il suo nome in codice era BILLY ed altri non era che l’armaiolo della 5^ Legione di Verona dei NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO cui lo stesso STIMAMIGLIO, all’epoca, apparteneva (cfr. nota del R.O.S. in data 10.4.1995 concernente Giovanni VENTURA, vol.25, fasc.4, f.5).

 

 

Il colonnello SPIAZZI, in un incontro di poco precedente la data della citata nota del R.O.S., aveva raccomandato a STIMAMIGLIO di non consentire agli investigatori l’identificazione di BILLY (in particolare non indicandone il cognome), persona che doveva essere "tutelata" dalle indagini in corso così come il padre, figura di rispetto della destra veronese in quanto, inquadrata nelle forze tedesche, aveva partecipato all’ultima difesa di Berlino e alla fine della guerra era riuscito a tornare rocambolescamente in Italia (cfr. nota citata, f.5).

 

 

Nonostante le raccomandazioni del colonnello SPIAZZI (il quale, cercando di impedire l’identificazione di BILLY, intendeva probabilmente evitare che venisse alla luce uno stretto anello di collegamento fra sè e Carlo DIGILIO) e dopo laboriose ricerche, il vecchio artigiano e il giovane BILLY sono stati comunque identificati in Dario FOSSATO e nel figlio Flavio, ancora abitanti a Verona.

 

 

La perquisizione operata in data 1°.6.1995 da personale del R.O.S. nella loro abitazione ha consentito di acquisire elementi di certezza in merito ai collegamenti indicati da DIGILIO e STIMAMIGLIO in quanto nell’abitazione sono stati rinvenuti un carteggio con il colonnello SPIAZZI e anche una fotografia che ritrae il colonnello e Dario FOSSATO, insieme, durante una cerimonia e un tesserino concernente il servizio reso durante la seconda guerra mondiale da Dario FOSSATO in favore delle forze germaniche.

 

 

Sentiti nell’immediatezza della perquisizione, sia Flavio sia Dario FOSSATO, con maggiori particolari il primo e con minori particolari il secondo, anche in ragione della sua età e delle precarie condizioni di salute, hanno confermato integralmente il racconto di Carlo DIGILIO e Flavio FOSSATO ha anche riconosciuto di aver fatto parte, con il nome in codice BILLY, sino al suo scioglimento, della 5^ Legione veronese dei NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO, comandata dal colonnello SPIAZZI, partecipando anche a esercitazioni ed "attivazioni" nella zona circostante tale città.

 

 

In particolare (dep. Flavio FOSSATO, 1°.6.1995, e Dario FOSSATO, 1° e 2.6.1995), i due FOSSATO hanno ammesso di avere svolto a lungo attività di manutenzione e modificazione di armi in favore del colonnello SPIAZZI, grazie alla loro abilità come artigiani e di aver realizzato, su richiesta dello stesso SPIAZZI, un prototipo finito della particolare mitraglietta da questi progettata, lavorando sia nella loro officina sia nell’abitazione del colonnello.

 

 

A lavoro finito, l’arma, caratterizzata - come aveva ricordato Carlo DIGILIO - da un particolare tipo di otturatore e da altri miglioramenti tecnici, era stata provata ed era risultata perfettamente funzionante.

 

 

Terminata la fase di sperimentazione, l’arma, per ragioni di sicurezza, era stata divisa in due parti, una delle quali conservata dal colonnello SPIAZZI e l’altra dai FOSSATO presso la loro officina.

 

 

Al momento del primo arresto del colonnello SPIAZZI in relazione all’indagine sulla Rosa dei Venti (e quindi all’inizio degli anni ‘70), Flavio FOSSATO si era disfatto della parte di arma che deteneva, gettandola nell’Adige, e per questo, in seguito, era stato fatto oggetto di rimprovero da parte del colonnello (dep. Flavio FOSSATO, citata, f.4).

 

 

Flavio FOSSATO ha anche ammesso di aver discusso del funzionamento del prototipo, all’esterno della casa del colonnello SPIAZZI, con due persone e, pur non essendo egli in grado di ricordarne i nomi e le caratteristiche fisiche, non vi è dubbio che si tratti di Marcello SOFFIATI e Carlo DIGILIO, quest’ultimo in procinto di far visita all’officina allestita dall’ing. POMAR a Madrid con altri camerati latitanti (dep. Flavio FOSSATO, f.4).

 

 

In conclusione, le vicende collegate alla fase preparatoria della "missione" in Spagna di Carlo DIGILIO (i cui esiti sono stati illustrati nel capitolo 44) testimoniano ulteriormente i punti di raccordo e di contiguità fra le varie aree informative ed operative attive in quegli anni: la struttura ordinovista che stava impiantando nuove attività a Madrid; l’area dei NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO che aveva ceduto a tale struttura il progetto della nuova ed efficiente mitraglietta; la struttura informativa americana che, tramite SOFFIATI e DIGILIO, era in grado di seguire e controllare le attività di tali due realtà.