SENTENZA DEL GIUDICE SALVINI SULLA STRATEGIA DELLA TENSIONE (FEBBRAIO 1988)

 

PARTE SETTIMA - 70

 

Le dichiarazioni di Ettore Malcangi in merito alle c.d. vecchie S.A.M. di Milano

 

 

I riferimenti contenuti in vari capitoli (cfr. in particolare i capitoli 28 e 41) in merito alla persona di Ettore MALCANGI, convinto militante della destra milanese che ha tuttavia deciso di rendere note alcune circostanze di rilievo nell’ottica di contribuire a fare chiarezza sulla strategia della stragi e sulle collusioni che l’hanno resa possibile, consentono in questa sede di introdurre un argomento che è rimasto largamente inesplorato nelle precedenti istruttorie e sul quale si sono tuttora acquisiti dati importanti, ma del tutto incompleti.

 

 

Ci riferiamo all’organizzazione milanese denominata "vecchie S.A.M.", operante sin dalla metà degli anni ‘60, ai suoi rapporti e alle probabili sovrapposizioni con la struttura di ROGNONI e MAGGI e al suo possibile apporto logistico ed operativo in occasione degli attentati più gravi.

 

 

In merito, MALCANGI ha spiegato che l’organizzazione era diretta dall’ex-repubblichino Giuliano BOVOLATO, era più forte e organizzata di quanto sia mai apparso ed era divisa in squadre compartimentale di 4 o 5 elementi; affermazioni, queste, fatte per conoscenza diretta avendo MALCANGI fatto parte della 22^ squadra (dep. a personale del R.O.S., 28.11.1995, ff.1-3).

 

 

Anche le S.A.M., come Ordine Nuovo, disponevano di una dotazione di gelignite:

 

 

"Digilio mi parlò, durante la nostra permanenza a Villa D'Adda, dell'esplosivo gelignite che è una dinamite gelatinizzata.

Non ricordo in che contesto il discorso nacque.

Ricordo tuttavia che il discorso di Digilio mi stupì in quanto la gelignite non è un esplosivo facile da trattare in quanto è pericolosa e trasuda facilmente.

Del resto ricordo che le vecchie SAM, all'inizio degli anni '70, disponevano di un deposito di gelignite nella zona di Pero, credo un garage sotterraneo. Questo garage fu addirittura oggetto di un allagamento e i pompieri intervennero senza accorgersi del materiale.

Questo esplosivo che, all'epoca era tenuto all'interno di un armadio nel garage, esisteva ancora nel 1978 perché Bovolato mi offrì di detenere dell'esplosivo che sapevo per altra via di essere quello del garage.

Io mi rifiutai sia parche era pericoloso sia perché ero contrario all'uso di esplosivo".

(MALCANGI, dep. 17.10.1995, f.4).

 

 

 

L’attività delle S.A.M. non sembrava, però, solo finalizzata alla realizzazione di attentati, ma inserita in un contesto golpista.

 

 

Carlo DIGILIO aveva infatti confidato a MALCANGI, a Villa d’Adda, di aver partecipato, nel 1973 a Verona, probabilmente presso il Circolo tradizionalista CARLO MAGNO, ad una importante riunione cui erano presenti, fra gli altri, il generale FRASCA o BRASCA (di cui MALCANGI ricorda inesattamente il nome trattandosi probabilmente del generale Adriano MAGI BRASCHI), il colonnello SPIAZZI, Carlo FUMAGALLI, il dr. Carlo Maria MAGGI e infine Giuliano BOVOLATO per le S.A.M.

 

 

Finalità di tale riunione era mettere a punto una strategia comune di mutamento istituzionale (int. MALCANGI, 2.1.1995, f.3, e 17.10.1995, f.2).

 

 

La circostanza riporta immediatamente alla memoria il progetto golpista del 1973, che avrebbe dovuto essere facilitato da una campagna di attentati (fra cui quello al treno Torino-Roma dell’aprile 1973) e da scontri di piazza, progetto di cui si è ampiamente parlato nella prima sentenza-ordinanza (capitolo 18).

 

 

Erano del resto presenti a tale riunione, secondo il racconto di MALCANGI, i rappresentanti di tutte le componenti del progetto già individuate nel primo filone dell’istruttoria: il generale MAGI BRASCHI, responsabile del Nucleo SIFAR che si occupava di guerra non ortodossa e molto legato al dr. MAGGI per ammissione di Carlo DIGILIO (int. 12.6.1996, ff.1-2); il colonnello SPIAZZI, fra i massimi responsabili dei NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO; Carlo FUMAGALLI, capo del M.A.R. valtellinese; infine lo stesso dr. MAGGI per ORDINE NUOVO e Giuliano BOVOLATO per le S.A.M.

 

 

Carlo DIGILIO aveva anche confidato a Ettore MALCANGI di aver incontrato il generale MAGI BRASCHI a Verona, nel 1982, propria all’inizio della sua latitanza e poco prima del suo arrivo presso l’abitazione di Cinzia DI LORENZO in Val Brona (int. MALCANGI, 2.10.1995, f.3).

 

 

Durante tale breve sosta presso l’abitazione della DI LORENZO, MALCANGI e DIGILIO, incontratisi sul posto e indecisi sul da farsi, avevano discusso in merito all’ulteriore direzione da prendere.

 

 

Carlo DIGILIO aveva allora espresso, prima alla DI LORENZO e poi a MALCANGI, la volontà di prendere contatto con Giuliano BOVOLATO per rifugiarsi presso il suo gruppo, ma Ettore MALCANGI lo aveva sconsigliato e lo aveva infine convinto a raggiungere con lui la casa di Villa d’Adda procuratagli dalla sorella (int. MALCANGI, 10.4.1996, f.2).

 

 

A fronte di tali circostanze, l’atteggiamento processuale di Carlo DIGILIO è apparso quanto mai incerto e reticente.

 

 

Egli, infatti, non ha negato, dopo molte titubanze, l’incontro con il generale MAGI BRASCHI a Verona nel 1982, ma lo ha banalizzato come un fuggevole e casuale incontro (int. 2.12.1996, f.4) e nonostante una iniziale riserva di mettere a fuoco la figura di Giuliano BOVOLATO, non ha mai parlato di tale personaggio (int. 4.5.1996, f.7).

 

 

Tale atteggiamento suscita molti interrogativi.

 

 

Secondo il racconto di MALCANGI, che appare credibile e disinteressato, l’organizzazione S.A.M. disponeva di gelignite, utile per commettere gravi attentati, ed era ben strutturata e inserita nel progetto golpista del 1973, tanto che BOVOLATO gli aveva fatto il nome di un ufficiale dei Carabinieri incaricato di fornire la copertura per il progetto di mutamento istituzionale e che usava il nome in codice PALINURO (int. 17.10.1995).

 

 

Il nome in codice PALINURO è lo stesso che compare nelle registrazioni effettuate nel 1974 dal capitano LABRUNA con i finanziatori di tali progetti, ORLANDINI e LERCARI, e si riferisce proprio, anche secondo tali precedenti acquisizioni, ad un ufficiale dei Carabinieri di Milano (dep. LABRUNA, 16.7.1991, f.2 e capitolo 30 della prima sentenza-ordinanza in data 18.3.1995).

 

 

I rapporti fra Giuliano BOVOLATO sia con ROGNONI sia con il gruppo veneziano del dr. MAGGI sia con DIGILIO sono anche testimoniati da un episodio narrato da Martino SICILIANO.

 

 

Nel 1969 era in corso un progetto di possibile integrazione fra le vecchie S.A.M. di Giuliano BOVOLATO e l’area di ORDINE NUOVO e inoltre Giancarlo ROGNONI aveva chiesto ai veneziani di aiutarlo nel reperire un giornalista iscritto all’albo che potesse divenire responsabile del giornale La Fenice (int. SICILIANO, 14.3.1996, f.4).

 

 

Per discutere di tali argomenti, MAGGI, ZORZI e SICILIANO avevano incontrato in un ristorante di Sesto San Giovanni, nell’ottobre 1969, Giuliano BOVOLATO, Giancarlo ROGNONI e Marcello ROMANI, giornalista residente a Milano, fratello di Giangastone ROMANI, l’esponente veneziano di Ordine Nuovo molto legato a MAGGI che quindi poteva convincerlo a offrire la sua disponibilità (int. citato, f.4).

 

 

Perdipiù Martino SICILIANO ha anche riferito che il generale Adriano MAGI BRASCHI (soprannominato FORTE BRASCHI) era sin dalla metà degli anni ‘60 in contatto non solo con Pino RAUTI e il vertice romano di Ordine Nuovo, ma anche con MAGGI, ZORZI e Paolo MOLIN, quale essenziale punto di raccordo fra la struttura di Ordine Nuovo e i militari (int. 11.5.1996, f.2).

 

 

Anche Vincenzo VINCIGUERRA, inoltre, in un accenno contenuto nella deposizione a personale del R.O.S. in data 11.7.1996 che dovrà probabilmente essere ancora sviluppato, ha fatto presente che dietro la sigla S.A.M. vi era l’ambiente veneto e lombardo di Ordine Nuovo.

 

 

In merito all’attività delle vecchie S.A.M. non sono stati raccolti, nel corso dell’istruttoria, ulteriori elementi anche in ragione della completa chiusura che caratterizza tale ambiente.

 

 

E’ però legittimo chiedersi se tale struttura, per i suoi stretti contatti con MAGGI e ROGNONI, possa aver avuto un ruolo, sotto il profilo logistico a Milano, nell’esecuzione dei più gravi attentati, quale sia stato il suo apporto ai progetti golpisti di quegli anni e se in merito a tali profili le dichiarazioni di Carlo DIGILIO non debbano essere decisamente approfondite.

 

 

Solo nelle ultime battute dell’istruttoria, infatti, Carlo DIGILIO si è risolto a fare qualche accenno ai rapporti fra le vecchie S.A.M. e il dr. MAGGI:

 

 

"Poiché l'Ufficio mi chiede di riferire quanto io abbia potuto sapere delle vecchie S.A.M. che operavano in Lombardia, posso dire che un elemento delle vecchie S.A.M. era Pio BATTISTON, padre di Pietro, il quale venne anche a Venezia una volta quando Pietro era latitante a Venezia.

Pio BATTISTON era molto legato al dr. MAGGI e anche a mio cognato MARZIO ha avuto modo di conoscerlo a Milano.

MAGGI era del resto in stretti rapporti con le vecchie S.A.M. di Milano. SOFFIATI mi raccontò che una volta lui e MAGGI si trovavano a Verona, in una pizzeria vicino alla Stazione Ferroviaria e qui alcuni elementi delle vecchie S.A.M. milanesi portarono a MAGGI, che aveva appuntamento con loro, alcuni caricatori di STEN e cartucce calibro 9. MAGGI poi affidò questo materiale a Marcello SOFFIATI.

Ciò avvenne tra il 1970 e 1971. Ricordo poi che MAGGI rimproverò SOFFIATI per non aver conservato tali munizioni utilizzandole quasi tutte a sparare con la sua VIS RADOM".

(DIGILIO, int.30.12.1997, f.3).

 

 

 

Anche Marzio DEDEMO, cognato di Carlo DIGILIO e molto legato alla famiglia BATTISTON avendo egli anche lavorato presso il garage di Milano di proprietà di Pio BATTISTON, ha confermato che questi aveva appartenuto alle vecchie S.A.M. (int. DEDEMO, 30.12.1997, f.2).

 

 

Si noti che le dichiarazioni di Carlo DIGILIO sul punto, seppure molto probabilmente ancora incomplete, evidenziano ancora una volta i contatti non solo ideologici, ma anche decisamente operativi che hanno sempre caratterizzato la militanza del dr. MAGGI in ogni situazione.

 

 

A titolo quasi di curiosità, va infine ricordato che nel rapporto del R.O.S. relativo alla primissima aggregazione delle S.A.M. nell’immediato dopoguerra (quando, fra il 1945 e il 1950, comparvero con azioni di propaganda e attentati soprattutto in Veneto e in Lombardia) compare il nome di un componente dell’organizzazione clandestina presente innumerevoli volte anche in questi atti processuali: Bruno SOFFIATI, padre di Marcello (cfr. rapporto del R.O.S. citato, in data 6.12.1995, vol.29, fasc.1).