SENTENZA DEL GIUDICE SALVINI SULLA STRATEGIA DELLA TENSIONE (FEBBRAIO 1988)

 

PARTE QUINTA - 57

 

L’attività di controllo delle indagini svolta dal fiduciario della C.I.A. Carlo Rocchi nel 1994. Il fax inviato in data 24.2.1994 all’Ambasciata degli Stati Uniti, a Roma, in merito allo sviluppo delle indagini

 

 

L’attività di controllo delle indagini condotte da questo Ufficio da parte di Carlo ROCCHI tra la fine del 1993 e l’inizio del 1994 in favore della C.I.A. e dell’Ambasciata americana costituisce, al di là della sua indubbia valenza penale, una sorta di prosecuzione "ideale" e storica delle attività della struttura americana descritta in questa parte dell’ordinanza.

 

 

Riassumendo la vicenda, già ampiamente esposta davanti alla Commissione Parlamentare sulle stragi e il terrorismo in data 8.11.1995 dal capitano Massimo Giraudo del Reparto Eversione del R.O.S., principale obiettivo dell’attività di inquinamento e di controllo di Carlo ROCCHI, è necessario premettere che nell’autunno del 1993 erano iniziati con successo una serie di colloqui investigativi, autorizzati da questo Ufficio e dalla Procura della Repubblica di Brescia, effettuati dal capitano Giraudo con Biagio PITARRESI, importante elemento dell’estrema destra milanese degli anni ‘70 ed in seguito protagonista, anche con ex-camerati, di sequestri di persona ed altri episodi di criminalità comune per i quali lo stesso era ancora detenuto in espiazione pena.

 

 

Nel corso dei colloqui, poi formalizzati in varie deposizioni testimoniali rese sia a questo Ufficio sia alla Procura di Brescia, Biagio PITARRESI stava fornendo ed ha effettivamente fornito elementi importanti a sua conoscenza sia relativi al gruppo "La Fenice" e a Giancarlo ROGNONI, cui per vari anni era stato contiguo, sia relativi alle fasi preparatorie della strage di Piazza della Loggia, il cui progetto era maturato con ogni probabilità nell’ambiente milanese.

 

 

Gli elementi forniti da Biagio PITARRESI, fra cui numerose circostanze di riscontro alle dichiarazioni di Martino SICILIANO, sono del resto indicati in vari passi sia della sentenza-ordinanza già depositata da questo Ufficio in data 18.3.1995 sia nella presente ordinanza, mentre altri saranno esposti all’interno dell’indagine tuttora in corso a Brescia e relativa alla strage di Piazza della Loggia.

 

 

Si vedano, in proposito, le deposizioni rese a questo Ufficio da PITARRESI in data 10.11.192, 21.11.1994 e 5.5.1995 nonché la deposizione resa a personale del R.O.S. in data 9.5.1995, in occasione della quale egli ha confermato la dinamica della vicenda ROCCHI così come esposta nel presente capitolo ed ha anche fornito ulteriori dettagli in merito ad operazioni svolte da ROCCHI in Italia e all’estero, e infine quella in data 9.9.1996).

 

 

Con nota in data 18.1.1994, l’Ufficiale del R.O.S. impegnato nei colloqui investigativi con Biagio PITARRESI segnalava tuttavia una circostanza preoccupante e di notevole rilevanza per lo sviluppo delle indagini.

 

 

Biagio PITARRESI infatti, in occasione di un colloquio investigativo avvenuto il 19.12.1993, risolvendosi ad un rapporto di maggiore lealtà con l’investigatore, del quale aveva apprezzato la serietà nella conduzione delle indagini e nella ricerca della verità, riferiva di aver informato del tenore dei precedenti colloqui investigativi tale Carlo ROCCHI, residente C.I.A. a Milano, con il quale in passato lo stesso PITARRESI aveva svolto operazioni "coperte" in Austria e nei Paesi dell’Est-Europeo (cfr. nota del R.O.S. in data 18.1.1994, vol.41, fasc.2, ff.2 e ss., in particolare ff.8-9).

 

 

Carlo ROCCHI, che era in contatto anche con il Centro S.I.S.De. di Milano e in particolare con il suo Responsabile portante il nome in codice dr.RINALDI, si era mostrato molto interessato e gli aveva chiesto di fargli avere, sempre utilizzando come tramite il figlio Luca PITARRESI, una lettera con l’indicazione delle domande che l’Ufficiale gli poneva nei colloqui allo scopo di capire fino a che punto fossero arrivate le indagini di questo Ufficio sugli americani.

 

 

In tal modo i colloqui investigativi, cui PITARRESI avrebbe comunque dovuto fingere di essere disponibile, sarebbero stati utili alla struttura C.I.A. per acquisire notizie e soprattutto per conoscere i nomi degli eventuali indiziati appartenenti a tale ambiente.

 

 

Inoltre Carlo ROCCHI, dopo essersi espresso nei confronti del capitano Giraudo con la frase: "adesso...gli facciamo la pelle" aveva avanzato a Biagio PITARRESI la preoccupante richiesta di essere informato in anticipo dello svolgimento dei successivi colloqui in modo da effettuare a distanza delle fotografie dell’Ufficiale, eventualmente mentre stava parlando nella caserma ove si sarebbe svolto il colloquio con lo stesso PITARRESI (cfr. allegato alla nota citata, f.9).

 

 

Era stata quest’ultima proposta a disgustare Biagio PITARRESI che si era così risolto a non rendersi più disponibile ad una simile manovra.

 

 

Sulla base di tali indicazioni, Carlo ROCCHI veniva identificato nell’omonimo, nato a Ovada il 29.8.1919, residente a Milano e titolare con il fratello Luigi di un’agenzia immobiliare, verosimilmente di copertura, con sede a Milano in Corso Europa n°22.

 

 

Venivano altresì effettuati i primi riscontri, fra cui la veridicità di quanto affermato dal PITARRESI in merito al rinvenimento in suo possesso, al momento del suo arresto nel 1983, delle piantine, con classifica di segretezza della N.A.T.O., di un aeroporto abbandonato, sito in provincia di Brindisi, tuttora utilizzato in forma non ufficiale da servizi di sicurezza italiani e stranieri a scopo di addestramento (cfr. annotazione del R.O.S. citata, f.4; e anche atti acquisiti presso il Centro S.I.S.De. di Milano, vol.41, fasc.6., ff.18 e 20-22).

 

 

Al fine di mettere a fuoco la figura di ROCCHI veniva inoltre acquisita presso il S.I.S.Mi. la copia integrale del fascicolo a lui intestato (cfr. vol.44), aperto sin dall’immediato dopoguerra.

 

 

Da tale fascicolo risulta che Carlo ROCCHI intratteneva sin da quell’epoca rapporti con il Centro C.S. di Milano del SIFAR e con l’agente statunitense Charles SIRACUSA e in tale veste aveva preso contatti in Spagna con Otto SKORZENY (liberatore di MUSSOLINI dalla prigionia del Gran Sasso) e con il colonnello DOLLMANN, convincendo quest’ultimo, insieme ad altri agenti americani, a rientrare da Madrid nei Paesi ancora sotto il controllo Alleato per partecipare con altri militari al rafforzamento del fronte anticomunista tedesco (cfr. nota del Centro C.S. di Milano, diretta all’Ufficio D in data 13.10.1952, vol.44, ff.26 e ss.).

 

 

Il colonnello DOLLMANN era effettivamente arrivato a Francoforte insieme a Carlo ROCCHI il 7.10.1952, ma l’azione era stata per il momento sospesa in quanto il colonnello DOLLMANN era stato ugualmente fermato dalla Polizia Militare a Francoforte per essere sottoposto al processo di "denazificazione" già pendente a suo carico e per rispondere dell’ingresso in Germania con i falsi documenti italiani con i quali viaggiava.

 

 

E’ molto probabile, tuttavia, che tale tentativo di reclutare il colonnello DOLLMANN affinchè questi, con il suo prestigio, si adoperasse a convincere altri ex-militari a collaborare con gli Occidentali (f.31) sia stato solo rallentato da tale circostanza, peraltro forse utile al pieno successo finale dell’operazione stessa.

 

 

Negli anni successivi, Carlo ROCCHI, nella sua qualità di fiduciario anche del Centro C.S. di Milano, si era occupato di traffici illeciti di materiali strategici, quali alluminio e rame, verso i Paesi di Oltre Cortina (cfr. nota in data 17.10.1953, vol.44, f.11), attività anche questa in piena sintonia con quanto tratteggiato da Biagio PITARRESI in merito alla figura di Carlo ROCCHI.

 

 

Altre attività di Carlo ROCCHI, sempre in base agli atti forniti dal Servizio (cfr. vol.44, f.85), riguardavano, ancora in collaborazione con Charles SIRACUSA, la repressione del traffico di sostanze stupefacenti a livello internazionale, e cioè l’attività nella quale, come fra poco si dirà, egli è risultato anche in questi ultimi anni ancora impegnato, sempre in contatto con funzionari americani.

 

 

Al fine di bloccare l’azione di Carlo ROCCHI in direzione delle indagini e di acquisire sicuri elementi di prova, questo Ufficio disponeva quindi, a partire dal gennaio 1994, una fitta serie di intercettazioni telefoniche concernenti tutte le utenze in uso a ROCCHI, compresi i fax, e autorizzava altresì l’intercettazione fra presenti dei colloqui che erano in progetto, all’interno dell’Ufficio di ROCCHI, fra questi e Luca PITARRESI, avendo acconsentito quest’ultimo ad aiutare lo sviluppo delle indagini portando indosso in tali occasioni un microfono fornitogli dagli operanti.

 

 

L’esito delle intercettazioni risultava estremamente positivo e consentiva di seguire passo passo l’azione di Carlo ROCCHI.

 

 

Infatti dal complesso delle telefonate si evidenziava che Carlo ROCCHI era costantemente impegnato non in un’attività di agente immobiliare, ma in una serie di contatti con personaggi sia stranieri sia italiani (fra i quali il Commissario Walter BENEFORTI, già in servizio all’inizio degli anni ‘60 presso l’Ufficio Affari Riservati e negli anni ‘70 coinvolto nello scandalo delle intercettazioni telefoniche abusive; cfr. vol.41, fasc.2, ff.190 e ss.), occupandosi di traffici di vario genere e acquisendo informazioni, non si sa quanto lecitamente, in merito allo sviluppo di varie indagini in materia di criminalità organizzata e traffico di sostanze stupefacenti in corso presso la Procura della Repubblica di Milano (cfr., fra le altre, la telefonata in data 1°.2.1994, vol.41, fasc.2, ff.21-23).

 

 

Soprattutto, per quanto interessa la presente istruttoria, Carlo ROCCHI risultava in contatto, in Italia, con John COSTANZO, agente speciale della D.E.A. americana, ma, anche utilizzando tale copertura, funzionario della C.I.A. in Italia, con il quale si poneva in contatto sia tramite il telefono cellulare di COSTANZO sia tramite numeri dell’Ambasciata americana a Roma (cfr. annotazione del R.O.S. in data 28.2.1994, vol.41, fasc.2, ff.28 e ss.).

 

 

Come segnalato da Biagio PITARRESI, Carlo ROCCHI risultava, sempre grazie alle intercettazioni telefoniche, parimenti in contatto con il dr. RINALDI del Centro S.I.S.De. di Milano al quale non aveva alcun problema a chiedere notizie in merito all’identità e alle attività del capitano Massimo Giraudo, spiegandone con il funzionario del Servizio anche il motivo ("vogliono coinvolgere i servizi americani" come "ispiratori delle stragi") e ricevendo da questi una preoccupante promessa di "interessamento" (cfr. nota del R.O.S. in data 24.3.1994 e allegata trascrizione della telefonata in data 18.3.1994 fra ROCCHI e il dr. RINALDI, vol.41, fasc.2, ff.67 e ss.).

 

 

Nelle varie conversazioni intercettate fra Luca PITARRESI e Carlo ROCCHI, quest’ultimo insisteva per avere i nomi delle persone coinvolte nelle indagini che Biagio PITARRESI poteva avere desunto dai colloqui investigativi (cfr., fra le altre, la conversazione in data 18.2.1994 alle ore 11.44, vol.41, fasc.2, f.45) e si decideva, a questo punto, di tendere a ROCCHI un ulteriore "tranello" fornendo a questi, sempre tramite Luca PITARRESI, un numero di telefono cellulare ed assicurandogli, tramite le parole del ragazzo, che si trattava di un cellulare "sicuro" appartenente ad un agente della polizia penitenziaria grazie al quale avrebbe potuto mettersi direttamente in contatto con il padre Biagio all’interno del carcere.

 

 

Tale utenza cellulare era in realtà sottoposta ad intercettazione e momentaneamente fornita dagli operanti a PITARRESI con l’accordo, da questi rispettato, che egli fornisse a ROCCHI solo notizie e nomi inesatti, di fantasia o comunque generici, tali da non arrecare alcun danno alle indagini, ma al contrario da mettere in trappola Carlo ROCCHI qualora avesse tentato di utilizzare tali dati.

 

 

Tale telefonata, effettuata da Carlo ROCCHI a quell’utenza in data 10.2.1994 (cfr. vol.41, fasc.2, ff.46 e 172 e ss.) si sviluppava come concordato, seguita da un’altra in data 31.3.1994, allorché Biagio PATIREI era stato scarcerato per motivi di salute, in cui Carlo ROCCHI ancora esortava il suo presunto "confidente" a fingere ancora di collaborare per acquisire in realtà, nel corso degli incontri, altre notizie da utilizzare in favore della struttura per cui ROCCHI lavorava (cfr. nota del R.O.S. in data 31.3.1994 e allegata trascrizione, vol.41, fasc.2, ff.75 e ss.).

 

 

Sulla base delle notizie importanti (e invece completamente inutili o inesatte) di cui Carlo ROCCHI credeva di essere in possesso, ulteriormente integrate da un appunto manoscritto di Biagio PITARRESI fattogli recapitare sempre tramite il figlio Luca, ROCCHI preannunziava a John COSTANZO, in data 24.2.1994, la trasmissione di un fax, effettivamente inviatogli alle ore 16.08, presso l’Ambasciata statunitense a Roma, componendo il numero 06-4674-1-2614; cfr. nota del R.O.S. in data 28.2.1994, vol.41, fasc.2, f.30).

 

 

Tale fax, intercettato grazie ai servizi disposti da questo Ufficio, si compone di due fitte pagine dattiloscritte e contiene le notizie del tutto inesatte o generiche che Carlo ROCCHI credeva di aver invece utilmente acquisito sulla strage di Piazza Fontana, la strage di Piazza della Loggia e altri episodi di carattere eversivo e di poterle così mettere a disposizione dei suoi superiori nella struttura C.I.A. con sede all’interno dell’Ambasciata (cfr. nota R.O.S. citata, ff.57-58).

 

 

In una successiva comunicazione telefonica fra ROCCHI e John COSTANZO, quest’ultimo manifestava, forse non a caso, un certo scetticismo, ma Carlo ROCCHI lo rassicurava ricordandogli che Biagio PITARRESI è un elemento di sicura "fedeltà" e che ha sempre fornito informazioni esatte (cfr. nota del R.O.S. in data 3.3.1994 e allegata trascrizione della telefonata in data 2.3.1994, ore 11.51, vol.41, fasc.2, ff.61 e ss.).

 

 

Veniva così sventato il tentativo di controllo delle indagini da parte di enti stranieri, penalmente rilevante sotto il profilo dell’art.257 c.p. in quanto Carlo ROCCHI si è adoperato per mettere a disposizione delle Autorità di un altro Paese notizie relative ad un’attività istruttoria, di per sè segreta ed attinente a gravi fatti eversivi, in cui anche apparati del Paese che avrebbe dovuto ricevere le notizie potevano risultare coinvolti.

 

 

Sotto questo profilo appare quantomeno discutibile la richiesta di archiviazione presentata al G.I.P. in data 13.6.1995 dal Sostituto Procuratore della Repubblica, dr. Ferdinando Pomarici, (gli atti redatti dal R.O.S. erano stati inviati in doppio originale anche alla Procura della Repubblica di Milano) in cui viene messo in dubbio il ruolo di ROCCHI, viene esclusa l’appartenenza di John COSTANZO alla C.I.A. e soprattutto si afferma che le notizie concernenti indagini penali non possono corrispondere alle notizie tutelate dall’art.257 c.p. (spionaggio politico o militare) anche in quanto destinate a divenire, infine, pubbliche,

 

 

Osserva infatti, al contrario, la migliore dottrina che l’interesse politico interno dello Stato, protetto dalla norma, può riferirsi anche ad attività di indagine o ad attività istruttorie che abbiano per oggetto attività eversive di notevole gravità.

 

 

Perdipiù nel caso in esame, e non poteva il Pubblico Ministero ignorarlo, le notizie dovevano essere fornite al Governo degli Stati Uniti d’America, i cui uomini e apparati, in base agli sviluppi dell’istruttoria, sarebbero coinvolti sia nella fase preparatoria sia nella fase propriamente esecutiva delle suddette attività eversive e sembra quindi indubbio che l’acquisizione anticipata di notizie su tali attività potesse comportare, in prospettiva, un danno politico per lo Stato italiano sul piano dell’atteggiamento da assumere nelle relazioni internazionali.

 

 

La prospettazione del Pubblico Ministero (per il quale, evidentemente, contattare in carcere un detenuto testimone in una indagine relativa a gravi fatti eversivi non costituisce nè il reato di cui all’art.257 c.p. nè alcun altro reato) si è rivelata inesatta anche su un piano di fatto.

 

 

Infatti, prima che il G.I.P. decidesse in ordine alla richiesta di archiviazione nei confronti di Carlo ROCCHI, questi è stato sentito, da questo Ufficio e dal Pubblico Ministero nuovo titolare delle indagini, ai sensi dell’art.348 bis c.p.p. del 1930 e in tale circostanza egli ha ammesso con moltissimi dettagli sia la propria attività sia quella di John COSTANZO all’interno della C.I.A., confessando altresì in modo pressoché completo la materialità dei fatti e solo sostenendo sul piano soggettivo, con un certo candore, che si trattava di un’attività "doverosa" poiché gli americani hanno il diritto di sapere..... ciò che avviene in Italia.

 

 

L’interrogatorio di Carlo ROCCHI merita di essere riportato nei suoi passi salienti poiché un testo emblematico di tale concezione del mondo:

 

 

"....Voglio però subito dire che io sin dal 1950 ho lavorato in modo sia ufficiale sia non ufficiale, come meglio spiegherò, per Enti Informativi americani, condividendo gli ideali di tale Paese che è alleato del nostro.

Questi miei contatti risalgono al periodo bellico in quanto io ho prestato servizio in Medio Oriente nella Brigata Folgore e ho partecipato all'avanzata in Egitto a fianco del Corpo tedesco del generale Rommel.

Sono stato catturato con tutto il Corpo di spedizione nella zona di El Alamein quando le sorti del conflitto volsero a favore degli inglesi e rimasi prigioniero prima degli inglesi e poi degli americani......

Proprio in quel periodo strinsi i primi contatti con strutture di Intelligence americane e in particolare con quello allora chiamato O.S.S. cioè l'Overseas Secret Service.

Quindi, a partire dall'immediato dopoguerra, ho collaborato ufficialmente con diversi enti informativi tra cui l'Ufficio narcotici, l'F.B.I. il Secret Service che corrisponderebbe alla nostra Guardia di Finanza, e la C.I.A., con quest'ultima dal 1978 fino al 1985 anno in cui ho cessato l'attività operativa avendo compiuto il 65° anno di età.

Ero regolarmente stipendiato da questi Enti a seconda dei vari servizi che svolgevo e avevo la qualifica di Special Agent sotto copertura.

Faccio presente che nel 1985, quando ho concluso la mia attività operativa, lavoravo da qualche anno a New York presso la Presidential Task Force, un Ente che riunisce tutte le Agenzie Federali, come la D.E.A la C.I.A e l'F.B.I. per coordinare meglio tutte le operazioni.

Ovviamente nel corso della mia attività ho svolto molte missioni all'estero sia nel campo dei narcotici, all'inizio della mia attività, sia nel campo politico.

Ad esempio svolsi una missione a Saigon con altri agenti della C.I.A., un anno prima della fine della guerra, quindi nel 1974, e in quell'occasione ci facemmo passare per francesi con l'obiettivo di controllare l'attività di alcuni francesi rimasti in Indocina dopo la fine del colonialismo e passati a lavorare per i servizi segreti comunisti.

Posso in sintesi dire che ho svolto missioni in Spagna, in Portogallo a Beirut, in occasione del rapimento di Terry Waite, e un pò in tutto il mondo.

Poiché l'Ufficio mi chiede se io abbia avuto contatti anche con strutture informative italiane, posso dire che io, anche in tempi recenti, ho avuto contatti con il centro SISDE di Milano e in particolare con il dr. Rinaldi, nome di copertura del Direttore del Centro, nel campo della sicurezza interna.

In particolare al dr. Rinaldi, all'inizio degli anni '80, avevo presentato l'unico appartenente all'ambiente della destra eversiva che io abbia conosciuto e cioè Biagio Pitarresi.

Costui ha svolto per il Rinaldi l'attività di confidente sopratutto nel campo del traffico di armi in quanto il Pitarresi era ormai legato alla delinquenza comune.

Il Pitarresi era anche inserito nel traffico di droga e univa le sue attività come confidente ad attività in proprio.

Il dr. Rinaldi comunque gli affidò molti incarichi.

Ricordo che anch'io con Pitarresi, su incarico della D.E.A., feci un viaggio in Austria per contattare d'intesa con i Servizi austriaco, dei potenziali trafficanti di droga.

L'operazione però non andò a buon fine in quanto questi trafficanti furono arrestati per altri motivi.

Poiché, sempre a titolo di ricostruzione della mia attività, l'Ufficio mi chiede se io abbia conosciuto John Costanzo, posso dire che lo conosco da molti anni ed è responsabile attualmente della D.E.A. a Roma, mentre prima era Special Agent a Milano. Sono con lui in buonissimi rapporti di collaborazione.

Anche recentemente ho lavorato con lui nel campo del narcotraffico consentendogli di entrare in contatto con un importante narcotrafficante. In tale occasione era presente anche Alessandro Pansa del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato.

Non ho invece mai avuto rapporti con il SISMI, tuttavia ricordo che quando il Servizio militare si chiamava ancora S.I.D., più o meno ai tempi del generale De Lorenzo, ebbi alcuni rapporti nel campo della sicurezza militare ed entrai in contatto a Milano con rappresentanti locali del Servizio e cioè i Capi Centro, in particolare con i colonnelli Giuseppe Palumbo, Recchia e Burlando.

Ho sempre avuto anche buoni rapporti con la Questura sin dagli anni '60,l anche se da qualche anno questi rapporti sono interrotti.

Ricordo a titolo di esempio che collaborai con il Questore Agnesina per la ricerca di armi in Alto Adige ai tempi del terrorismo. In questa operazione fui aiutato dal colonnello Dollmann, che conoscevo molto bene e che nel 1952 feci rientrare dalla Spagna in Germania insieme ad altri agenti americani, e cioè Smith e Mendel.

Con un nostro stratagemma il colonnello Dollmann fu arrestato in Germania perché egli non si allontanasse dal Paese e la sua presenza ci serviva per stabilire dei contatti con ex ufficiali dell'Armata di Von Paulus e avvicinarli quindi alla causa anticomunista, allontanandolo invece dalla tentazione di passare al blocco comunista.

Per questa ragione avevamo dato a Dollmann un passaporto italiano, creandogli questo piccolo guaio....

Poichè l'Ufficio mi chiede se io, alla fine del 1993, abbia avuto rapporti con Luca Pitarresi, figlio di Biagio, il quale era allora detenuto a Padova, posso spiegare quanto segue.

Fu Luca, che io non avevo mai visto, a venirmi a cercare per conto del padre e mi disse che il padre era stato contattato in carcere da un ufficiale dei Carabinieri a nome Giraudo.

Luca Pitarresi mi disse che l'ufficiale dei Carabinieri, per conto della magistratura milanese stava lavorando sull'eversione di destra e in particolare sulla strage di Piazza Fontana e forse su quella di Piazza della Loggia.

In particolare al padre erano state chieste informazioni anche su personaggi stranieri francesi, portoghesi e americani e l'ufficiale sosteneva che erano emersi coinvolgimenti in tali vicende da parte dei servizi americani.

Conseguentemente Luca, conoscendo la mia pregressa attività tramite il padre, mi chiese se queste notizie mi interessavano a fini informativi.

Credo che questo contatto risalga alla fine del 1993.

Io non diedi particolare peso a queste notizie anche perché non conoscevo nessuno dei nomi che mi erano stati fatti, se non genericamente qualche nome di italiano noto, come Delle Chiaie.

Ricevetti alcuni appunti da Luca, appunti che gli erano stati consegnati dal padre, e alcune lettere direttamente da Biagio con la sua riconoscibilissima calligrafia e in italiano stentato. Ricevetti un paio di appunti da Luca e quattro o cinque lettere da Biagio.

Passai tutti questi documenti al dr. Rinaldi in quanto preposto al controspionaggio interno.

In questo periodo Luca venne da me due o tre volte in Corso Europa.

A D.R.: Di questo cose non ho mai parlato con Biagio Pitarresi, anche perché lo stesso era detenuto.

Poiché l'Ufficio mi fa presente che risultano dagli atti elementi documentali di suoi contatti in merito alla questione ora accennata con Biagio Pitarresi, sono in grado ora di ricordare che ho avuto con lui due contatti telefonici.

Mi chiamò lui affermando che telefonava tramite un cellulare dall'interno del carcere, cellulare prestatogli da qualcuno.

Poiché l'Ufficio mi fa presente che tali telefonate risultano essere avvenute il 9 febbraio e il 31 marzo 1994, posso dire che si tratta con ogni probabilità delle telefonate che ricordo.

Nel corso di queste conversazioni, Pitarresi mi ripetè le notizie e i nomi che aveva acquisito sullo svolgimento dell'inchiesta, ribadendomi che erano emersi elementi in merito al coinvolgimento dei Servizi americani.

Gli risposi che non credevo a quanto mi stava dicendo, ma che se aveva veramente delle notizie concrete e certe avrebbe potuto farmele sapere. Francamente al momento non ricordo altro, comunque passai tutte le notizie al dr. Rinaldi insieme, come ho detto, alle lettere e agli appunti.

Poiché l'Ufficio mi chiede se io abbia informato John Costanzo delle notizie fornitemi da Pitarresi, rispondo di sì.

Io gli feci una relazione, ricordo sicuramente una sola, e gliela inviai in fax a Roma all'Ambasciata americana.

Ricordo che il numero dell'Ambasciata inizia con 4674 e poi c'è il numero di fax che mi pare finisca per 60, mentre ricordo che il suo interno è 2319.

A D.R.: Preferisco non rispondere sul nome di copertura in quanto per ovvie ragioni connesse al giuramento di fedeltà prestato durante la mia pregressa attività, non ritengo possibile nè giusto fornire indicazioni su agenti della C.I.A. in Italia.

Prendo visione degli allegati al rapporto del R.O.S. in data 28.2.1994 e in particolare degli allegati n.4 e 5.

Nell'allegato n.5 riconosco una lettera mandatami da Biagio Pitarresi o comunque un documento mandatomi tramite Luca. Si tratta del documento che comincia con le frasi "C'era un'agenzia di stampa..." e ricordo che conteneva nomi che non mi dicevano nulla a parte nomi notissimi come quello di Delle Chiaie.

Nell'allegato n.4, benchè non perfettamente leggibile, riconosco il fax che ho mandato all'Ambasciata americana a Roma. Il cedolino in calce al fax porta il numero da me chiamato e noto che le cifre finali sono 2614 e quindi un po' diverse dal 60 che ricordavo, ma che è comunque il numero del fax.

Mandai all'Ambasciata anche una copia del biglietto da visita del capitano Giraudo che mi era stato dato da Luca Pitarresi....

Poiché l'Ufficio mi chiede perché io abbia mandato il fax all'Ambasciata americana, posso dire che per scrupolo di coscienza ho mandato quest'unica relazione in quanto Pitarresi insisteva sul fatto che fossero state trovate le prove del coinvolgimento degli americani negli attentati degli anni '70.

Ho invece mandato al dr. Rinaldi tutti i documenti che avevo ricevuto....

L'Ufficio chiede al sig. Rocchi se abbia chiesto notizie al dr. Rinaldi in merito al capitano Giraudo..

Posso dire in proposito notizie in merito al capitano Giraudo al dr. Dr. Rinaldi solo per sapere se questo capitano esistesse veramente e che Biagio Pitarresi non mi stesse raccontando delle frottole. Per tale motivo ho indicato al dr. Rinaldi i numeri di telefono del capitano Giraudo, quali emergevano dal biglietto da visita che mi aveva dato Luca Pitarresi, spiegandogli il motivo per cui glielo stavo chiedendo.

Per quanto riguarda John Costanzo, ritengo ovviamente di avergli preannunziato l'invio del fax, non ricordo se per telefono o di persona.

Ritengo anche di avere commentato le notizie di persona o per telefono con Costanzo dopo avergli inviato il fax.

In quella occasione avevo manifestato a Costanzo la mia opinione che si trattasse di frottole e del resto la cosa, dopo breve tempo, non ha avuto più seguito.

A Pitarresi avevo comunque detto di usare le sue informazioni come meglio credesse per trarre i vantaggi che poteva in relazione alla sua situazione carceraria....

L'Ufficio fa presente al sig. Rocchi che nel corso dell'incontro tra lui e Luca Pitarresi, avvenuto il 7.2.1994 in Corso Europa dalle ore 16.51 in poi, egli ha comunicato a Luca il numero 795154, indicandolo come riservato, cui Biagio avrebbe potuto chiamarlo e gli ha fatto presente che nel caso tale numero avesse dovuto passarlo a Biagio tramite una guardia doveva essere presa la precauzione di togliere una unità da ogni numero.

L'Ufficio fa presente altresì che Rocchi, nel corso di tale incontro, ha comunicato a Luca che "bisogna capire chi c'è dietro".

Non ricordo questi dettagli. Quella di togliere una unità da ogni numero è una normale precauzione che si utilizza per impedire che i numeri giusti vadano in giro.

L'Ufficio fa presente al sig. Rocchi che nel corso dell'incontro con Luca Pitarresi dell'11.3.1994 dalle ore 10.20 alle ore 10.35 lo stesso Rocchi fa presente a Luca che Biagio Pitarresi può dire "quello che sa, il minimo indispensabile", "digli: fà il furbo, perché entrando dentro lì può venire a sapere qualche cosa".

In merito devo dire che posso avergli detto così solo per dargli qualche importanza e comunque da Roma non avevo avuto più alcun riscontro in merito alla vicenda che quindi consideravo chiusa.

L'Ufficio fa presente che nella telefonata del 9.2.1994 ore 12.01 tra il Sig. Rocchi e Biagio Pitarresi (allegato n.8 al rapporto 28.2.1994 del R.O.S.) il Rocchi esordisce con le parole "dimmi, dimmi tutto" ed acquisisce e trascrive notizie anche in merito al giudice procedente.

Posso dire in merito che avevo chiesto notizie sul giudice anche perché sapevo c'era un'inchiesta in corso.

L'Ufficio fa presente che nel corso della conversazione il Rocchi promette a Pitarresi di sentirlo ancora e farà una relazione.

In merito posso confermare che glielo avevo detto.

L'Ufficio a questo punto dà lettura integrale della telefonata intercettata il 10.2.1994 alle ore 12.01.

L'Ufficio fa presente che dalla lettura della telefonata si evince che Carlo Rocchi acquisisce notizie non in merito alle cognizioni del Pitarresi sui fatti, bensì in merito a quello che lo stesso Pitarresi avrebbe recepito nel corso dei colloqui investigativi e cioè il patrimonio interno all'istruttoria, tanto è vero che il Rocchi domanda "ma ti hanno dato dei particolari, ti hanno fatto dei nomi?"

Posso dire che ho accettato di ricevere queste notizie a titolo di curiosità personale, il che mi sembra normale.

L'Ufficio fa presente al Rocchi che stava parlando con un detenuto.

Risposta: Lo so che era detenuto, ma era stato lui a cercarmi e io non l'ho sollecitato.

L'Ufficio contesta al Rocchi che però egli ha fornito il numero telefonico tramite il quale essere contattato.

Risposta: Luca me l'ha chiesto e io gliel'ho dato....

A domanda dell'Ufficio non mi sono mai occupato nel corso della mia attività di vicende attinenti alla politica interna o al terrorismo, anche perché sono cittadino italiano.

Ho anche sempre evitato di essere coinvolto in operazioni contrarie alla mia coscienza o agli interessi italiani.

La mia esperienza è stata comunque molto vasta, ad esempio ho fatto viaggi in Guatemala e Salvador e ho potuto conoscere il maggiore D'Aubuisson pochi giorni prima che morisse.

Posso aggiungere che attualmente non sono più in servizio anche se con una certa frequenza gli americani mi chiedono consulenze o faccio gli onori di casa quando qualche funzionario passa da Milano.

La mia attività per la C.I.A. mi consente di godere di un fondo di previdenza pagato su un conto in Svizzera".

(int. Carlo ROCCHI ex art.348 bis c.p.p., 29.6.1995).

 

 

 

La morte di Carlo ROCCHI, nell’estate del 1996, ha reso impossibile ulteriori approfondimenti.

 

 

La vicenda di cui è stato protagonista all’interno di queste indagini, e che trova le sue radici nelle più lontane e gravi vicende di cui ha parlato Carlo DIGILIO, costituisce comunque un piccolo tassello di quella che è stata definita la "sovranità limitata" in cui ha in parte vissuto il nostro Paese.