SENTENZA DEL GIUDICE SALVINI SULLA STRATEGIA DELLA TENSIONE (FEBBRAIO 1988)

 

PARTE QUINTA – 48

 

I riscontri relativi al Prof. Lino Franco

 

 

Anche per quanto concerne il prof. Lino FRANCO è stato possibile, nonostante il tempo trascorso dalla sua morte, acquisire una serie di riscontri che ne delineano la figura in perfetta sintonia con il quadro fornito da Carlo DIGILIO.

 

 

Egli, in sintesi, secondo il racconto del collaboratore, era il fiduciario di Sergio MINETTO per la zona di Vittorio Veneto e contemporaneamente il capo del gruppo SIGFRIED, formato da ex-repubblichini che avevano duramente combattuto, soprattutto nella zona di Pian del Cansiglio, contro le forze partigiane e ancora disponevano di depositi di armi sotterrate negli ultimi giorni del conflitto.

 

 

Fra i numerosi riferimenti al prof. Lino FRANCO contenuti nei verbali di Carlo DIGILIO, essenziali sono il diretto contatto del prof. FRANCO con gli elementi ordinovisti che gestivano il casolare di Paese, con il conseguente invio sul posto di DIGILIO nonché il flusso di armi che, provenendo dai depositi gestiti dagli uomini del prof. FRANCO, giungevano al gruppo ordinovista di Mestre/Venezia arricchendone la dotazione (int. DIGILIO, 30.8.1996, ff.2-3).

 

 

Tramite la testimonianza della moglie, Pia DE POLI, in mancanza di elementi documentali, si è potuto accertare che effettivamente il prof. Lino FRANCO era un uomo di grande prestigio nel suo ambiente, essendosi arruolato nelle fila della R.S.I. subito dopo l’8 settembre 1943 e venendo inquadrato nel Battaglione BARBARIGO della X M.A.S. che era stato il primo, nella zona di Anzio e Nettuno, ad entrare in combattimento contro gli Alleati (dep. DE POLI a personale del R.O.S., 30.3.1995, vol.23, fasc.5, ff.9 e ss.; annotazione del R.O.S. in data 8.9.1995, vol.23, fasc.9, ff.31-32).

 

 

Alla fine della guerra, fatto prigioniero dagli inglesi per i quali aveva lavorato prima come barista e poi come sminatore nella zona di Imperia, come molti altri ex-repubblichini era emigrato in Argentina nei primi anni ‘50, e cioè più o meno nello stesso periodo in cui tale Paese era stato raggiunto da due altri appartenenti alla rete, Pietro GUNNELLA e Sergio MINETTO.

 

 

Un’altra analogia con Sergio MINETTO è relativa all’attività lavorativa.

 

 

Entrambi, infatti, avevano delle attività in proprio che consentivano facili spostamenti nell’area dell’intero Triveneto e tali da non destare alcun sospetto.

 

 

Sergio MINETTO svolgeva l’attività di riparatore di apparecchi frigoriferi,mentre Lino FRANCO, unitamente al cognato, aveva una ditta per la distribuzione di flippers e juke-box nei bar della regione.

 

 

Nonostante il tempo trascorso dalla morte del prof. FRANCO, la perquisizione effettuata in data 18.1.1996 da personale del R.O.S. nell’abitazione ove vive la vedova ha consentito di rinvenire vari opuscoli di Ordine Nuovo nonché una copia del volumetto "LE MANI ROSSE SULLE FORZE ARMATE", a suo tempo diffuso non fra i semplici simpatizzanti di destra, ma solo fra gli "addetti ai lavori" (cfr. vol.21, fasc.2, ff.3 e ss.).

 

 

Secondo il racconto di Carlo DIGILIO, il prof. Lino FRANCO aveva fatto vari viaggi in Grecia, negli anni ‘60, per contatti politici e il suo gruppo, utilizzando i depositi di cui ancora disponeva sul Pian del Cansiglio, aveva inviato, facendoli partire dal porto di Venezia, lotti di armi al generale GRIVAS, capo dell’organizzazione terroristica di estrema destra EOKA-B operante a Cipro contro il governo dell’Arcivescovo MAKARIOS (int. DIGILIO, 31.1.1996, f.3, e 1°.2.1997, f.2).

 

 

In tali frangenti, Sergio MINETTO aveva ammonito il prof. FRANCO a non muoversi con eccessiva autonomia e ad attenersi alle direttive che gli erano comunque imposte dalla sua contemporanea appartenenza alla struttura americana (int. DIGILIO, 31.1.1996, f.3).

 

 

Probabilmente proprio dai depositi di Pian del Cansiglio proveniva parte delle armi custodite nel casolare di Paese (int. DIGILIO, 1°.2.1997, f.2) e verosimilmente tale fornitura era stata alla base dei rapporti diretti fra il prof. FRANCO e Giovanni VENTURA, che gestiva in prima persona il casolare e aveva consentito l’invio sul posto di Carlo DIGILIO da parte dello stesso prof. FRANCO.

 

 

In tali circostanze il prof. FRANCO si era mostrato assai accorto inviando al casolare non Marcello SOFFIATI (che pur faceva parte della rete operativa), ma appunto Carlo DIGILIO, normalmente inserito nella rete informativa, più affidabile e soprattutto molto più competente in materia di armi e di esplosivi (int. DIGILIO, 12.11.1994, f.4).

 

 

Non è stato possibile, ovviamente, visto il tempo trascorso, trovare riscontri diretti della fornitura di armi da parte del gruppo di Lino FRANCO al generale GRIVAS.

 

 

Tuttavia dagli atti forniti dal S.I.S.Mi. relativi all’organizzazione EOKA-Bemerge quantomeno un riscontro indiretto, e cioè che alla fine degli anni ‘50 un emissario del generale GRIVAS si era recato in Italia per valutare la possibilità di acquistare nel nostro Paese armi per l’organizzazione (cfr. nota del R.O.S. in data 6.6.1996 e atti allegati provenienti dal S.I.S.Mi., vol.20, fasc.3, ff.1 e ss.).

 

 

Molto stretti dovevano anche essere i contatti del prof. FRANCO con il dr. MAGGI se anche Martino SICILIANO, confermando così il racconto di Carlo DIGILIO (int. Digilio, 1°.2.1997, f.3), ha ricordato di essersi recato, intorno al 1966/1967, dal prof. FRANCO accompagnando il dr. MAGGI, Giangastone ROMANI e Delfo ZORZI che intendevano discutere appunto con il prof. FRANCO in merito alla costituzione di un gruppo di Ordine Nuovo a Vittorio Veneto (int. SICILIANO, 15.3.1995, f.8).

 

 

Un ulteriore riscontro in merito all’attività del prof. Lino FRANCO è stato reso possibile dalla trasmissione da parte della D.C.P.P., il 29.1.1997, di un appunto trovato nel fascicolo dell’archivio ordinario del Ministero dell’Interno intestato al prof. FRANCO.

 

 

Tale appunto di fonte confidenziale, proveniente dall’Ufficio Affari Riservati e portante la data 19.5.1964, riferisce che il prof. FRANCO di Vittorio Veneto aveva intenzione di organizzare dei corsi di sabotaggio con la partecipazione di elementi "fanatici" neofascisti e che a tal fine egli aveva occultato da tempo un consistente quantitativo di armi e munizioni, circa un centinaio di fucili e mitra con relativo munizionamento.

 

 

Lo stesso prof. FRANCO, per la ricorrenza del 25 aprile 1964, aveva progettato di compiere un attentato dinamitardo contro la Camera del Lavoro di Milano, essendo esperto anche nell’approntamento di ordigni esplosivi, ma all’ultimo momento aveva desistito da tale proposito (cfr. appunto citato, vol.20, fasc.14, f.24).

 

 

Giustamente Carlo DIGILIO ha rilevato che il contenuto di tale appunto è in perfetta sintonia con quanto egli aveva già riferito in precedenza in merito al ruolo del prof. FRANCO e che questi, per la sua esperienza durante la seconda guerra mondiale, era il soggetto ideale per fare l’istruttore di tecniche di sabotaggio (int. 1°.2.1997, ff.2-3).

 

 

In conclusione, le notizie riferite da Carlo DIGILIO in merito al prof. Lino FRANCO e gli elementi raccolti aliunde sulla sua figura sono del tutto omogenei e ciò garantisce ancora una volta l’affidabilità di quanto dichiarato dal collaboratore sulla struttura di intelligence americana.