SENTENZA DEL GIUDICE SALVINI SULLA STRATEGIA DELLA TENSIONE (FEBBRAIO 1988)

 

PARTE QUINTA - 46

 

I riscontri relativi al capitano Michelangelo Digilio

 

 

Carlo DIGILIO ha rivelato che suo padre Michelangelo, ufficiale della Guardia di Finanza, rientrando dalla Grecia in Italia mentre era in corso la guerra di Liberazione, aveva finto di aderire alla Repubblica Sociale Italiana passando, in realtà, informazioni ai partigiani "bianchi" della Brigata Biancotto di Venezia e partecipando con loro, negli ultimi giorni di guerra, alla liberazione della città e al disarmo della guarnigione tedesca.

 

 

Tale "doppio gioco" era già iniziato in Grecia quando il tenente DIGILIO, di stanza a Creta durante il periodo dell’attacco tedesco all’Isola, aveva agevolato, tramite agenti greci, il recupero e il salvataggio dei militari inglesi da parte dei sommergibili alleati.

 

 

Già in contatto anche con l’O.S.S. durante la guerra, il tenente DIGILIO era divenuto, alle fine delle ostilità, dipendente della struttura informativa americana della base F.T.A.S.E. di Verona, assumendo il nome in codice ERODOTO in ricordo della sua attività svolta in Grecia.

 

 

Al momento della morte di Michelangelo DIGILIO, avvenuta all’inizio del 1967 in un incidente stradale, il figlio Carlo, che già era stato presentato ai responsabili della struttura americana, gli era subentrato quale componente della rete informativa.

 

 

Un primo riscontro in merito alla genesi del rapporto di Carlo DIGILIO con la struttura informativa è giunto dalla deposizione di Giovanni TORTA che, all’inizio degli anni ‘80, nella sua qualità di armiere, aveva fornito molte armi a Carlo DIGILIO, destinate ad essere cedute in parte a Gilberto CAVALLINI.

 

 

Giovanni TORTA ha infatti dichiarato che, entrato in confidenza con DIGILIO nel corso di tale attività, questi gli aveva, seppur laconicamente, rivelato di essere una "antenna" della C.I.A. a Verona e che anche suo padre, benché ufficiale della Guardia di Finanza, aveva in realtà lavorato per i servizi segreti (dep. TORTA a personale del R.O.S. in data 7.10.1995, f.1).

 

 

Si tratta di una confidenza (finalizzata, evidentemente, a rassicurare l’armiere TORTA in ordine al buon esito della loro attività illegale) sintetica ma significativa in quanto resa dieci anni prima che DIGILIO rivelasse all’Autorità Giudiziaria le medesime circostanze.

 

 

Il riscontro decisivo è tuttavia giunto dall’acquisizione, nell’aprile 1996, presso il Comando Generale della Guardia di Finanza, del fascicolo personale di Michelangelo DIGILIO (vol.21, fasc.8).

 

 

Da tale fascicolo (interamente analizzato nella nota del R.O.S. in data 3.4.1996, vol.21, fasc.9, ff.1 e ss.) risulta che Michelangelo DIGILIO non fu sottoposto ad epurazione, pur avendo apparentemente prestato giuramento alla R.S.I., in quanto aveva "svolto azione patriottica nel periodo cospirativo".

 

 

In particolare la relazione del Comandante partigiano Erminio LORENZIattesta che l’Ufficiale, sfidando continui pericoli sin dal settembre 1943, aveva fornito ai partigiani informazioni sui movimenti delle forze tedesche nel porto di Venezia, trafugando anche, in favore dei partigiani, ingenti quantità di armi e munizioni e partecipando in prima persona alla liberazione di Venezia al comando dei suoi uomini e dei patrioti della Brigata Biancotto.

 

 

Ancora più interessante è un tesserino di riconoscimento contenuto nel fascicolo, intestato al tenente DIGILIO e rilasciato il 28.4.1945 dal Comandante ABE della Brigata Biancotto del C.L.N. di Venezia.

 

 

Sul retro del tesserino è presente una scritta in lingua inglese del P.W.B. dell’8^ Armata inglese dove si afferma che il titolare è impegnato nella Sezione Notizie appunto dello Psychological Warfare Board (letteralmente: Comitato di Guerra Psicologica).

 

 

Sempre nel fascicolo vi è inoltre una relazione dattiloscritta del 24.8.1945, redatta proprio dall’interessato, ove egli precisa di avere giurato fedeltà alla R.S.I. "perché consigliato dagli esponenti del Comitato di Resistenza per continuare ad assolvere la delicata missione affidatami".

 

 

Tali documenti attestano che sin dal 1945 Michelangelo DIGILIO aveva assolto compiti informativi per gli Alleati nonché evidenziano le sue capacità di muoversi quale agente "doppio" a fini strategici.

 

 

Non vi potrebbe essere prova migliore della verità del racconto di Carlo DIGILIO e del fatto che il ruolo svolto da quest’ultimo, pur in un contesto politico-internazionale profondamente mutato, sia stato la naturale prosecuzione dell’attività svolta da suo padre.