SENTENZA DEL GIUDICE SALVINI SULLA STRATEGIA DELLA TENSIONE (FEBBRAIO 1988)

 

PARTE QUINTA - 45

 

Le dichiarazioni di Dario Persic e Benito Rossi

 

 

L’ATTENTATO AL PALAZZO DELLA REGIONE DI TRENTO DELL’11.4.1969

 

 

Sparsi in questa o in altre sezioni della presente ordinanza vi sono numerosi riferimenti alle dichiarazioni rese da Dario PERSIC e Benito ROSSI che costituiscono il più importante supporto testimoniale al racconto di Carlo DIGILIO in merito alla struttura informativa americana.

 

 

Focalizzando in sintesi il ruolo svolto da questi due personaggi, va ricordato in primo luogo che Dario PERSIC, di professione camionista, era un intimo amico di Marcello SOFFIATI, frequentava in modo abbastanza assiduo la trattoria di Colognola ai Colli ed era un simpatizzante di Ordine Nuovo più per motivi di ambiente che per un vero impegno politico.

 

 

Il suo contributo è stato particolarmente significativo per due ordini di ragioni.

 

 

In primo luogo egli, pur non avendo avuto parte attiva in singoli avvenimenti, aveva recepito moltissime notizie in merito al ruolo di ciascuno, sia sotto il profilo informativo sia sotto il profilo della militanza ordinovista ed era venuto a conoscenza di molti degli avvenimenti che si erano sviluppati intorno al gruppo di Colognola.

 

 

Era così venuto a sapere della detenzione delle armi e degli esplosivi da parte di Marcello SOFFIATI (materiale che in parte egli aveva anche custodito per qualche tempo per fare un piacere all’amico), della presenza a Colognola e a Verona dell’avv. Gabriele FORZIATI, del ruolo di Carlo DIGILIO nella riparazione delle armi, dei rapporti fra SOFFIATI e Marco AFFATIGATO.

 

 

Soprattutto, Dario PERSIC aveva conosciuto e visto più volte gli ufficiali americani, il capitano RICHARDS e il capitano CARRET, indicati da DIGILIO e aveva anche conosciuto bene Sergio MINETTO, potendo così testimoniarne gli stretti rapporti che lo legavano a Carlo DIGILIO e al dr. MAGGI, rapporti che inutilmente MINETTO ha cercato di negare.

 

 

Soprattutto di Sergio MINETTO aveva percepito, ed ha quindi potuto riferire nel corso delle varie deposizioni, i rapporti con i servizi segreti americani, collegando varie confidenze che aveva ricevuto e altre circostanze quale la frequentazione da parte di MINETTO e di Giovanni BANDOLI del PICCOLO HOTEL di Verona, punto di riferimento dei militari americani anche per incontri riservati.

 

 

Dario PERSIC aveva anche partecipato varie volte al rito del solstizio d’estate, di ispirazione nazista, che si teneva nei pressi della trattoria di Colognola e vedeva presenti e accomunati tutti gli esponenti dell’area, da DIGILIO al colonnello SPIAZZI, da Sergio MINETTO al dr. MAGGI (dep. 8.2.1995, ff.3-4).

 

 

La collaborazione di Dario PERSIC si è altresì concretizzata con la ricerca e la consegna a personale del R.O.S. di un gruppo di fotografie che ancora conservava e che ritraggono molti dei personaggi di Colognola, anche in situazioni conviviali, che ne testimoniano i rapporti (ad esempio gli stretti rapporti di Sergio MINETTO con Giovanni BANDOLI; dep. PERSIC, 18.4.1997, f.5) e soprattutto in una delle quali, scattata nell’abitazione di Giovanni BANDOLI nel 1972, è raffigurato il capitano David CARRET di cui, ovviamente, non era stato possibile acquisire alcuna fotografia né i dati anagrafici completi presso alcuna struttura militare o di polizia.

 

 

Le fotografie prodotte da Dario PERSIC (contenute, anche con ingrandimenti effettuati dal G.I.S. Carabinieri, nel vol.21, fasc.7) sono state quindi di grande utilità per provare l’esistenza e il ruolo dell’ufficiale indicato da Carlo DIGILIO come responsabile per molti anni della struttura americana.

 

 

Dario PERSIC ha anche riferito di aver direttamente appreso, nell’immediatezza del fatto, da Marcello SOFFIATI che questi ed altri militanti della cellula di Bolzano avevano commesso l’attentato al Palazzo della Regione di Trento.

 

 

Dario PERSIC, che si trovava a Trento per ragioni di lavoro, era passato con Marcello SOFFIATI, a bordo dell’autovettura di quest’ultimo, dinanzi al luogo dell’attentato poche ore dopo la sua commissione e SOFFIATI, il quale aveva chiesto ironicamente ai poliziotti che delimitavano l’edificio cosa fosse avvenuto, aveva poi spiegato a PERSIC di esserne l’autore mostrandogli alcuni metri di miccia che ancora teneva occultata nel cofano (dep. 8.2.1995, f.1).

 

 

L’attentato si identifica con quello commesso in danno del Palazzo della Regione di Trento in data 11.4.1969 mediante la deposizione di un ordigno a base di gelatina o dinamite innescato appunto da una miccia a lenta combustione (cfr. nota della Digos di Trento in data 18.12.1996 e atti allegati, vol.8, fasc.6, ff.9 e ss.).

 

 

L’episodio è uno dei primi di quella catena di attentati che fra il 1969 e il 1971 hanno colpito la città di Trento e che, pur senza aver fortunatamente provocato vittime, si collocano nel quadro della strategia della tensione e in merito ai quali, nel corso delle indagini, erano emersi pesanti sospetti su elementi dell’estrema destra locale e su ufficiali dei Carabinieri nella qualità di "protettori" dei responsabili.

 

 

Anche Carlo DIGILIO, del resto, ha riferito che Marcello SOFFIATI si era reso responsabile di attentati dimostrativi contro edifici pubblici in Trentino al fine di creare confusione, su disposizione e direttiva del dr. MAGGI (int. 19.4.1996, f.2), mentre Martino SICILIANO ha ricordato di aver effettuato, proprio nell’inverno 1968/1969 alcuni sopralluoghi a Trento insieme a ZORZI, MOLIN e un camerata di Bolzano, a bordo dell’autovettura del dr. MAGGI, per studiare la possibilità di un attentato alla Facoltà di Sociologia o, in alternativa, contro il più facile obiettivo costituito dal Palazzo della Regione (int. 6.10.1995, f.5, e 5.12.1996, f.2).

 

 

Tali sopralluoghi erano quindi, con ogni probabilità, collegati al progetto di attentato che sarebbe poi, di lì a poco, stato concretamente attuato da Marcello SOFFIATI (int. 5.12.1996, f.3).

 

 

Benito ROSSI era stato indicato da Carlo DIGILIO come un agente informatore di Sergio MINETTO per la zona del Trentino-Alto Adige (cfr., fra gli altri, int. 9.11.1996, f.4; 15.3.1997, f.3; 13.4.1997, ff.1-2) e in particolare come elemento attivo, negli anni ‘60, nell’attività di contrasto del terrorismo alto-atesino, avendo partecipato con MINETTO e SOFFIATI ad esercitazioni ed addestramenti di italiani in funzione di prevenzione del terrorismo sud-tirolese e, grazie alle sue conoscenze del territorio (avendo fatto da guida ad italiani per passare clandestinamente i valichi con l’Austria), presente in azioni di controllo e disturbo delle attività degli irredentisti che avevano le loro basi in tale Paese.

 

 

Anche Dario PERSIC ha testimoniato che Benito ROSSI, sovente presente a Colognola, era inserito nella N.A.T.O. con funzione di fiduciario e informatore per tale Regione, notizie queste apprese in più occasioni da Bruno e da Marcello SOFFIATI (dep. 8.2.1995, f.2, e 7.4.1997, ff.2-3).

 

 

L’inserimento di Benito ROSSI, sempre secondo PERSIC, era di buon livello in quanto egli, a Verona, frequentava stabilmente il PICCOLO HOTEL, punto di riferimento dei militari americani, era in contatto con Comandanti americani anche di altre basi e, in ragione della sua attività di commerciante che lo aveva portato spesso all’estero, aveva dei contatti con elementi della N.A.T.O. anche in Francia (dep.7.4.1997, f.2).

 

 

Benito ROSSI, sentito una prima volta da personale del R.O.S. in data 30.5.1996, ha inizialmente negato ogni suo inserimento nell’attività politica del gruppo di Colognola, affermando di aver conosciuto Marcello SOFFIATI solo nell’ambito di normali attività commerciali (vol.23, fasc.8, f.2).

 

 

Successivamente però, Benito ROSSI, pur continuando a negare di essere stato reclutato da Sergio MINETTO nella rete informativa, ha accettato di fornire numerose informazioni sia sulla sua storia personale sia sull’attività del gruppo di Colognola che ha infine ammesso di aver frequentato con notevole assiduità.

 

 

Durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana, Benito ROSSI si era arruolato direttamente nelle forze tedesche entrando a far parte del corpo delle SS italiane, svolgendo compiti di addestramento con il grado di sergente e partecipando ad operazioni estremamente pericolose e rocambolesche, sino ad arrendersi, a Milano negli ultimi giorni dell’aprile 1945, con altri camerati, ad un Comando Partigiano non comunista ed avendo, così, salva la vita (dep. 17.7.1997, ff.1-2).

 

 

Tali circostanze spiegano sia il suo successivo "recupero" in funzione informativa da parte degli americani sia il fatto che in Trentino-Alto Adige gli siano stati anche affidati compiti di addestramento, analoghi a quelli che aveva svolto durante la guerra.

 

 

Dopo molte titubanze, Benito ROSSI si è risolto a riferire che tutto il gruppo di Colognola, da Bruno e Marcello SOFFIATI a Sergio MINETTO e Giovanni BANDOLI, faceva riferimento alle basi americane di Verona, che il PICCOLO HOTEL, frequentato soprattutto da MINETTO e BANDOLI, era base per riunioni riservate e che Marcello SOFFIATI con il suo camper, fingendosi un turista in viaggio con la famiglia, si recava in Spagna in realtà per trasportare armi (dep. a personale R.O.S. 12.3.1997, f.3; 12.4.1997. f.4; 21.5.1997, ff.1-2; a questo Ufficio 17.7.1997, ff.2-3).

 

 

Benito ROSSI, dimostrando di avere una buona conoscenza dei rapporti interni al gruppo (e certamente anche di conoscere più cose di quante ne abbia riferite), ha sottolineato che la rete informativa gravitante intorno a Colognola era formata, in ordine di importanza, da Giovanni BANDOLI, Bruno SOFFIATI, Sergio MINETTO e, per ultimo, da Marcello SOFFIATI(dep.21.5.1997, f.2), scala che corrisponde perfettamente alle complessive emergenze processuali.

 

 

Benito ROSSI, infine, pur affermando di aver avuto rapporti più saltuari con l’elemento proveniente da Venezia e certamente identificabile in Carlo DIGILIO, ha riferito che questi era l’esperto del gruppo nella riparazione delle armi (dep. 12.3.1997, f.2), particolare anche questo in perfetta sintonia con le restanti risultanze.