SENTENZA DEL GIUDICE SALVINI SULLA STRATEGIA DELLA TENSIONE (FEBBRAIO 1988)

 

PARTE TERZA - 25

 

Altri depositi di Ordine Nuovo a Venezia sotto i tetti e sott’acqua

 

 

Nel corso di uno dei suoi ultimi interrogatori, Carlo DIGILIO ha parlato di altri due depositi di armi di cui disponeva il gruppo di Venezia all’inizio degli anni ‘70, gestiti l’uno da Giorgio BOFFELLI e l’altro da Pietro MONTAVOCI:

 

 

"....Con riferimento al ruolo di Giorgio BOFFELLI, posso aggiungere che lui si occupava molto dell'acquisizione di armi e della loro tenuta a disposizione in favore del gruppo.

In casa sua, nascosti nel sottotetto in quanto BOFFELLI abitava all'ultimo piano, ho visto degli STEN, alcuni MAB, delle vecchie pistole Beretta cal.9 mod.34 e un paio di pistole Browning mod.HP da 13 colpi.

Io vidi queste armi un quanto egli una volta mi chiamò a casa sua per lo aiutassi nel risolvere un problema che aveva con il caricatore di una delle Browning.

Infatti egli aveva smontato il caricatore e nel rimontarlo aveva messo lo zoccolo elevatore alla rovescia per cui questo si incastrava e non spingeva in alto i proiettili.

Per prendere questo caricatore, che stava insieme alle altre armi, egli si sporse dalla finestra issandosi sul cornicione e recuperando così il sacco di juta con tutte le armi dal sottotetto.

BOFFELLI era del resto estremamente spericolato a causa dei suoi precedenti di mercenario e paracadutista.

Si era procurato alcune di queste armi anche grazie a contatti in Val di Taro, sull'Appennino Tosco-Emiliano (zona dove non era conosciuto).

Infatti mi disse che alcune di queste armi provenivano addirittura da vecchi depositi di Partigiani custoditi da gente del posto.

BOFFELLI, comunque, aveva stretto contatti anche con la malavita di Venezia a cui vendette una parte delle armi che si era procurato facendosi pagare anche con della cocaina.

Mi confidò tale circostanza e ciò mi diede fastidio perché non era un comportamento da militante politico.

Io vidi queste armi intorno al 1970/1971 e probabilmente quando MAGGI, poco prima dei fatti del 12 dicembre 1969, mi chiese di avvertire BOFFELLI di far sparire per un po' di tempo quanto di compromettente, si riferiva a questo piccolo deposito di armi di BOFFELLI che tuttavia io in quel momento non avevo ancora visto". (DIGILIO, int. 29.6.1997, f.2).

 

 

 

Giorgio BOFFELLI, grazie ai contatti instaurati in Germania in occasione di incontri con ex-nazisti, era riuscito anche a procurarsi una pistola cal.22, molto particolare in quanto perfettamente camuffata da penna stilografica, nonché un’altra pistola cal.22 di fabbricazione cecoslovacca anch’essa potenzialmente molto pericolosa perché munita di un silenziatore incorporato (DIGILIO, int. 9.6.1997, f.4 e anche SICILIANO, int. 24.6.1997, f.3).

 

 

Del tutto particolare era poi la collocazione di un secondo deposito del gruppo:

 

 

"...Sempre in tema di dotazione logistica del gruppo, un altro militante che custodiva una certa quantità di armi era Giampiero MONTAVOCI.

Questi aveva non solo la cal.8 Lebel che ho già ricordato, ma altre tre o quattro pistole WALTER cal.9, quelle in dotazione agli ufficiali tedeschi.

Ne vidi anch'io qualcuna personalmente nel retro del suo negozio di tabaccheria.

MAGGI aveva chiesto a MONTAVOCI di tenere a disposizione queste armi, che erano molto buone, ma evidentemente MONTAVOCI non poteva tenerle sempre nel negozio.

Utilizzò quindi uno stratagemma che gli fu reso possibile dall'aiuto di Roberto ROTELLI con il quale aveva in comune l'attività di subacqueo e con il quale era in ottimi rapporti.

ROTELLI gli diede un bidoncino di alluminio di quelli che si usavano per il trasporto del latte spiegandogli che grazie al tappo a tenuta stagna gli era stato possibile molte volte nascondere sottacqua addirittura delle stecche di sigarette.

I bidoncini, per andare a fondo e rimanere stabili, dovevano essere appesantiti con delle lastre di piombo all'interno.

Giampiero MONTAVOCI mise allora le pistole e le munizioni, avvolte in sacchetti, di nylon dentro il bidoncino datogli da ROTELLI e lo affondò presso una scogliera vicino alla Spiaggia delle Suore al Lido di Venezia.

Il bidoncino era a pochi metri di profondità e MONTAVOCI, con il respiratore, poteva recuperarlo senza difficoltà quando voleva.

MONTAVOCI mi parlò di questo deposito subacqueo all'incirca nel 1972/1973 ed io, quando me ne parlò, mi ricordai che effettivamente avevo visto in precedenza parecchi bidoni di alluminio di quel tipo nella casa di campagna di ROTELLI, in località 4 Fontane.

MONTAVOCI mi disse che queste pistole WALTER venivano dalla zona di Treviso ed infatti in seguito MAGGI mi confermò che queste pistole a cui teneva molto gli erano state regalate personalmente dal prof. Lino FRANCO e provenivano dal deposito di Pian del Cansiglio". (DIGILIO, int.29.6.1997, f.3).

 

 

 

Giorgio BOFFELLI e Giampietro MONTAVOCI, entrambi uomini di fiducia deldr. MAGGI, erano figure non di primo piano, almeno sotto un profilo operativo, della cellula di Ordine Nuovo di Venezia.

 

 

Il primo, tuttavia, mercenario in Congo a metà degli anni ‘60, sovente utilizzato da MAGGI per portare notizie riservate in altre sedi, è colui che aveva reso possibile l’"aggancio" di Gianfranco BERTOLI per l’operazione dinanzi alla Questura di Milano ed era stato il militante che più di altri, in ragione della sua amicizia con BERTOLI, era riuscito a tranquillizzarlo e a convincerlo a fidarsi di loro.

 

 

Giampietro MONTAVOCI, molto più giovane, era uno dei "guardaspalle" di MAGGI (cfr. sul punto anche SICILIANO, int. 10.10.1995, f.2), e, secondo il racconto di DIGILIO, l’autore materiale dell’attentato al Gazzettino del febbraio 1978.

 

 

Mentre Giorgio BOFFELLI è stato arrestato, a seguito di mandato di cattura del G.I. dr. Lombardi, insieme al dr. MAGGI e a Francesco NEAMI per concorso nell’organizzazione della strage di Via Fatebenefratelli del 17.5.1973, non è stato possibile sentire Giampietro MONTAVOCI in quanto egli è deceduto nel 1982 in un incidente stradale.