SENTENZA DEL GIUDICE SALVINI SULLA STRATEGIA DELLA TENSIONE (FEBBRAIO 1988)

 

PARTE TERZA - 23

 

La gestione della dotazione logistica del gruppo di Ordine Nuovo di Mestre/Venezia e i rapporti in materia di armi fra il gruppo di Ordine Nuovo di Venezia e Gilberto Cavallini

 

 

Carlo DIGILIO, nel corso dei suoi interrogatori, ha ammesso di aver proseguito, dopo il definitivo trasferimento di Delfo ZORZI in Giappone, su disposizione del dr. MAGGI, l'attività di manutenzione e di modifica delle armi facenti parte della dotazione logistica di Ordine Nuovo, il cui baricentro venendo meno a partire dalla metà degli anni '70 l'apporto concreto di ZORZI, si era spostato progressivamente da Mestre a Venezia.

 

 

Riveste particolare importanza in questa seconda fase, che in particolare dal 1977/1978 aveva visto la riorganizzazione del gruppo con l'inserimento di nuovi elementi e la creazione di nuovi rapporti, il rapporto privilegiatocostituito dai veneziani, nel campo dell'appoggio logistico e della vendita di armi, con Gilberto CAVALLINI inserito nel gruppo N.A.R.

 

 

Gilberto CAVALLINI, già latitante dalla metà degli anni '70, non proveniva dall'area di Ordine Nuovo, bensì dalle frange più estremiste della gioventù missina di Milano e infatti in tale contesto si era reso responsabile del primo grave reato partecipando all'uccisione del giovane studente di sinistra Gaetano Amoroso.

 

 

Evaso e resosi latitante, CAVALLINI aveva stretto rapporti intorno al 1977/1978 con l'area dei N.A.R. romani dei fratelli FIORAVANTI, di SODERINI, di Giorgio VALE ed altri e nel medesimo torno di tempo, soprattutto per sfruttare più ampi appoggi logistici era entrato in contatto con alcuni dei "vecchi" ordinovisti del veneto quali Massimiliano FACHINI, Roberto RAHO, alcuni padovani e, come tra poco si vedrà, il dr.Carlo Maria MAGGI.

 

 

I contatti di Gilberto CAVALLINI con gli ordinovisti veneti erano da questi in buona parte gestiti separatamente e tenuti in forma personale e riservata in quanto le posizioni ideologiche e le visioni operative e strategiche dell'area dei N.A.R. e degli ordinovisti non erano né comuni né in molti aspetti sovrapponibili.

 

 

Peraltro, già nei processi celebrati alla fine degli anni '80 (fra cui il già citato processo del "Poligono di tiro di Venezia" in cui erano imputati fra gli altri il dr. MAGGI, molti veneziani e veronesi, il col. SPIAZZI e Giancarlo ROGNONI, Cinzia DI LORENZO e altri milanesi) erano emersi vari indizi dei rapporti di scambio fra gli ordinovisti e CAVALLINI, ma tali indizi non avevano potuto pienamente concretizzarsi. Infatti, nel procedimento nato a lato di quello del Poligono e celebrato a Milano nei confronti di Carlo DIGILIO, di suo cognato Marzio DEDEMO e di Giovanni TORTA (l'armiere milanese che aveva fornito illegalmente moltissime armi a DIGILIO) le condanne avevano sì investito il traffico di armi diretto ai veneziani e ad alcuni esponenti della malavita comune, ma le specifiche imputazioni relative alla cessioni delle armi da TORTA a CAVALLINI tramite DIGILIO erano sfociate in assoluzioni per insufficienza di prove.

 

 

Nel corso della presente istruttoria, Carlo DIGILIO ha molto esitato prima di narrare i rapporti illeciti instaurati insieme a MAGGI con CAVALLINI a partire dal 1978, esitazioni le cui motivazioni dovranno ancora essere approfondite non essendo tra l'altro escluso che alcuni soggetti coinvolti non siano ancora stati toccati.

 

 

Tuttavia questo Ufficio ha raccolto, soprattutto a partire dall'estate del 1995, una serie ricchissima di dichiarazioni provenienti da diversi settori (ex ordinovisti come Sergio CALORE, Paolo ALEANDRI, Piero BATTISTON, ex aderenti ai N.A.R. come Stefano SODERINI, Walter SORDI, Valerio FIORAVANTI, Francesca MAMBRO e persone a vario titolo già vicine a CAVALLINI o a DIGILIO come Enrico CARUSO, Lorenzo PRUDENTE ed Ettore MALCANGI) in merito agli stabili rapporti in materia di traffico di armi fra CAVALLINI e DIGILIO, dichiarazioni che non hanno reso possibile l'ulteriore protrarsi del silenzio su quest'ultimo punto.

 

 

In tal modo, a partire dall'autunno del 1995, Carlo DIGILIO ha ammesso tali rapporti fornendo un numero di elementi e di particolari sempre crescente e con sempre minori reticenze in sintonia con lo sviluppo della sua collaborazione con questo Ufficio.

 

 

I rapporti di MAGGI e DIGILIO con CAVALLINI in materia di armi si sono sostanzialmente articolati in tre fasi.

 

 

In un primo momento Carlo DIGILIO aveva verificato il funzionamento delle armi portate da Milano da CAVALLINI.

 

 

In tempi successivi DIGILIO aveva effettuato nella sua abitazione di Sant'Elena a Venezia, grazie all'attrezzatura di cui disponeva, opera di manutenzione e di modifica delle armi di CAVALLINI.

 

 

Infine, fra il 1979 e il 1982, MAGGI e DIGILIO avevano fornito a CAVALLINI, dietro compenso, numerose armi comuni da sparo e da guerra, in parte armi vecchie provenienti dalla precedente dotazione di Delfo ZORZI e in parte nuove, acquistate illegalmente tramite l'armiere milanese Giovanni TORTA, legato a DIGILIO.

 

 

Vediamo i passi più salienti, fra i molti che nei recenti interrogatori di Carlo DIGILIO riguardano i rapporti con Gilberto CAVALLINI.

 

 

Tali rapporti erano iniziati con un'attività di consulenza e di valutazione delle armi di cui Gilberto CAVALLINI disponeva ed erano proseguiti con la manutenzione di alcuni armi lunghe di CAVALLINI e la fornitura di alcuni silenziatori:

 

 

"....Un giorno, alla fine degli anni '70, e quindi verso il 1978/1979, il dr. MAGGI mi chiamò per telefono e mi chiese di incontrare in Piazzale Roma un giovane che aveva bisogno di far valutare una partita di armi.

Io non sapevo chi fosse e comunque mi incontrai con MAGGI e con quel giovane che dalle fotografie pubblicate sui giornali poi mi resi conto essere Gilberto CAVALLINI.

In seguito, dietro mia insistenza, lo stesso MAGGI fu costretto a confermarmi che si trattava proprio di CAVALLINI.

Dopo il primo incontro a Piazzale Roma, ci vedemmo ancora probabilmente tre volte io MAGGI e CAVALLINI in un parcheggio presso il Cavalcavia di San Giuliano.

CAVALLINI veniva in macchina e in una valigia trasportava ogni volta un certo numero di armi cioè pistole e fucili mitragliatori.

Io ogni volta valutavo tecnicamente queste armi e ne indicavo anche il valore di mercato possibile.

CAVALLINI ci dava una somma corrispondente al 10% del valore che avevo indicato.

La somma veniva incamerata dal MAGGI e veniva da lui usata per dare un aiuto ai camerati di destra detenuti.

In seguito CAVALLINI venne anche a casa mia, a Sant'Elena, senza che io gli avessi dato il mio indirizzo e senza alcun preavviso. Era stato MAGGI, imprudentemente, a dargli il mio indirizzo. Si presentava a casa mia quando aveva bisogno di aiuto per la riparazione e manutenzione delle armi...." (DIGILIO 21.12.95 f.2).

 

 

"....Poichè l'Ufficio mi chiede quali fossero le armi, in particolare le armi lunghe, che CAVALLINI mi chiese di controllargli e farne la manutenzione, ricordo che c'erano dei Garand, dei M.A.B. 38, degli M12 e qualche vecchio STEN.

Mi meravigliava in particolare del fatto che avesse degli M12 perché sono mitra in dotazione alle Forze di Polizia italiane.

Per tranquillizzarmi mi ricordo che mi mostrò uno o due tesserini in cui egli appariva quale sottufficiale della Guardia di Finanza e c'era la regolare foto in divisa.

Ricordo che erano tesserini color verde.

Ricordo che CAVALLINI venne anche una volta al Poligono di tiro e mi fece delle pressioni per tornare a trovarmi lì, ma io glielo vietai perché era troppo pericoloso.

A CAVALLINI, intorno al 1980, ho fornito anche alcuni silenziatori...." (DIGILIO 4.1.1996, ff.2-3).

 

 

 

Carlo DIGILIO aveva poi modificato un primo M.A.B. di CAVALLINI rendendolo meglio utilizzabile e punzonato la matricola di altri MAB e STEN con un sistema sofisticato:

 

 

"....CAVALLINI mi chiese di modificare un M.A.B. che mi aveva portato sostituendone il calcio di legno con uno di metallo.

La cosa mi fu facile perché avevo visto su una rivista storica un lavoro analogo effettuato da partigiani su armi di cui si erano impossessati durante scontri di guerra.

In sostanza bastava togliere il legno e piegare il metallo in un certo punto e artigianalmente fissare il nuovo calcio con due viti.

Questa modifica rendeva l'arma più corta e occultabile...." (DIGILIO 13.1.1996 f.5).

 

 

 

"....Ho punzonato nella mia abitazione alcuni vecchi STEN e alcuni vecchi MAB che aveva portato Gilberto CAVALLINI.

Il sistema usato era quello cosiddetto ad "arco voltaico" che consiste nel fondere dei fili di metallo, grazie all'energia elettrica, direttamente sui numeri incisi sull'arma così da coprirli e quindi cancellarli, dopodichè si leviga la parte con una mola abrasiva.

Feci questo lavoro con un attrezzo portato dallo stesso CAVALLINI.

Punzonai in questo modo anche il MAB cui avevo cambiato il calcio come ho spiegato nell'interrogatorio in data 13.1.1996...." (DIGILIO 20.1.1996 ff.1-2).

 

 

 

Il dr. MAGGI aveva poi procurato a CAVALLINI alcuni giubbetti antiproiettile provenienti dall'armiere Giovanni TORTA:

 

 

"....Nel 1979/1980 comprai dall'armiere TORTA, che me li portò a Venezia, sei giubbetti antiproiettile i quali erano fatti con un tessuto sovrapponibile tenuto insieme da velcro per modellarlo sulla figura della persona.

Il prezzo che l'armiere TORTA mi fece era in realtà troppo alto e mi accorsi che se li avessi comprati altrove li avrei pagati meno.

Tre di questi giubbetti li tenni per il Poligono, uno dei quali utilizzandolo proprio io nella mia attività di istruttore.

Altri tre furono portati via da MAGGI dopo molte insistenze, il quale li fece avere a Gilberto CAVALLINI...." (DIGILIO 12.6.1996 f.3).

 

 

 

Erano poi iniziate le forniture da parte dei veneziani di armi, alcune delle quali provenienti dalla vecchia dotazione di Delfo ZORZI, a CAVALLINI con regolare compenso:

 

 

"....In quel periodo, poiché si è fatto appena cenno al periodo della mia latitanza a Verona, riprendendo quanto ho già spiegato in data 20.1.1996, faccio presente che proseguirono i rapporti fra MAGGI e CAVALLINI.

Era in corso la trattativa per la fornitura a CAVALLINI di armi per il valore di circa 30 milioni di lire, trattativa che fu bloccata dal mio arresto del giugno 1982 che mi impedì di attivarmi.

Del resto le armi che dovevano essere date a CAVALLINI non erano ancora giunte.

Le strade grazie alle quali le avremmo procurate erano due: o recuperare vecchie armi della nostra area provenienti da Rovigo, da Mestre e dal Friuli che io avrei poi messo a posto oppure recuperare armi nuove trattando con TORTA a, Milano, il quale era disposto a tutto perché era in difficoltà economiche.

E' probabile che in quel periodo TORTA abbia truffato a MAGGI parecchi milioni che servivano per l'acquisto delle armi e del resto era sempre stato un imbroglione e un uomo molto venale.

La fornitura di armi a CAVALLINI quindi non si concretizzò, ma CAVALLINI continuò a tempestare MAGGI per risolvere la pendenza nel senso di avere comunque qualcosa o perlomeno recuperare il denaro che aveva già anticipato.

Non sono però al corrente del bigliettino che MAGGI, secondo quanto emerso nel processo c.d. del Poligono, avrebbe cercato di inviare a me tramite Claudio BRESSAN di Verona e concernente la prosecuzione di questa vicenda.

Tuttavia posso confermare che quando io mi trovavo latitante a Verona era effettivamente Claudio BRESSAN a tenere i contatti fra noi e MAGGI.... Faccio presente che precedentemente a questa vicenda del 1982 era andata a buon fine, invece, una fornitura di alcune armi a CAVALLINI da parte di MAGGI, armi che provenivano ancora dalla vecchia dotazione di ZORZI a Mestre; si trattava di mitra tedeschi, M.A.B. italiani e pistole cal.9 e relative munizioni che ZORZI aveva fatto sottrarre da altri camerati che facevano il servizio militare credo nel Reparto Lagunari.

Ciò avvenne nel 1979/1980 e comunque in questo caso non fui io l'intermediario fra MAGGI e CAVALLINI, bensì Marcello SOFFIATI che mi raccontò la cosa...." (DIGILIO 9.1.1997 f.2-3).

 

 

 

Le diverse cessioni di armi a Gilberto CAVALLINI l'ultima delle quali non andata a buon fine per l'arresto di Carlo DIGILIO nell'estate del 1982 quando già CAVALLINI aveva anticipato una notevole parte della somma concordata, sono state approfondite dal collaboratore negli interrogatori in data 21 e 22.2.1997 nell'ambito dei quali egli ha ricordato che CAVALLINI si era presentato al Poligono di tiro proprio la mattina del 2.8.1980 quando era avvenuta la strage alla Stazione di Bologna, presenza le cui ragioni dovranno certamente essere oggetto di specifici approfondimento nell'ambito delle altre istruttorie collegate:

 

 

"....L'Ufficio dà lettura di quanto dichiarato da SODERINI Stefano in data 3.5.1994 in relazione ad alcune armi acquisite dal gruppo durante una rapina in danno di un collezionista di Roma, armi prime dell'otturatore e che CAVALLINI intendeva far tornare utilizzabili grazie ad un suo contato in Veneto non noto al SODERINI.

Posso dire che ricollego quanto riferito da questo testimone ad una richiesta che effettivamente CAVALLINI mi fece di fare un nuovo otturatore ad alcune armi che ne erano prive.

Io non volli nemmeno vedere queste armi spiegandogli che era una richiesta tecnicamente impossibile in quanto non si può costruire un otturatore in modo artigianale poiché è un pezzo che solo una fabbrica può fare e sarebbe stato possibile, al più, prendere un otturatore da un'altra arma analoga.

Questa proposta di CAVALLINI avvenne quando egli mi portò il paragrilletto di un M.A.B. da rifare, episodio di cui ho già parlato; si colloca quindi probabilmente nel 1979.

Un'analoga richiesta di sostituire i paragrilletto di un M.A.B. avvenne da parte di CAVALLINI l'anno successivo, proprio la mattina in cui avvenne la strage di Bologna.

In questo caso egli mi lasciò un pacchetto con il pezzo da rifare su un davanzale della finestra dell'ufficio della segreteria del Poligono, senza farsi vedere da me...." (DIGILIO 21.2.1997 f.3-4).

 

 

"....L'Ufficio dà lettura a DIGILIO di quanto dichiarato dal collaboratore di giustizia Walter SORDI, già appartenente all'area dei N.A.R., a foglio 2 dell'interrogatorio in data 26.8.1995 dinanzi a questo Ufficio in relazione alle trattative per la vendita a CAVALLINI, nell'estate 1982, di armi da parte del gruppo veneziano.

DIGILIO dichiara: Il racconto di SORDI è sostanzialmente esatto e si riferisce alla situazione che ho descritto nell'interrogatorio in data 9.1.1997 e cioè allorchè il nostro gruppo trattò appunto nell'estate del 1982 con CAVALLINI la possibilità di procurargli una cospicua quantità di armi.

La persona in contatto a Venezia con CAVALLINI di cui parla il testimone sono certamente io ed infatti io fui arrestato nel giugno del 1982 e rilasciato dopo circa 10 giorni.

CAVALLINI certamente poteva ritenere che il contatto con me fosse pericoloso e che magari io in qualche modo avessi rilasciato confidenze o dichiarazioni che avrebbero potuto metterlo in pericolo.

La trattativa sino a quel momento si era sviluppata così.

Vi era stata una prima fase in CAVALLINI aveva dato una decina di milioni a MAGGI come anticipo e aveva ricevuto un primo lotto di armi abbastanza vecchie che provenivano ancora dal gruppo di Mestre e dall'arsenale di Vittorio Veneto.

MAGGI si era occupato personalmente di recuperare queste armi contattando qualche elemento del gruppo di ZORZI ancora attivo a Mestre, mentre Delfo ZORZI si trovava già da anni in Giappone.

Ricordo che c'era qualche M.A.B. e qualche pistola tedesca.

Le consegnammo a CAVALLINI io e SOFFIATI incontrandolo a Mestre in un punto isolato vicino al Canale che parte da Piazza Barche.

Ciò avvenne all'inizio del 1982.

CAVALLINI tuttavia si lamentò perché si trattava di residuati bellici di scarso valore e funzionalità come io stesso avevo constatato.

Allora CAVALLINI diede a MAGGI un altro anticipo di 10 milioni per una fornitura di armi migliori che dovevano essere di un valore complessivo di circa 30 milioni.

Iniziarono i contatti con TORTA il quale promise di fornire delle armi buone con il solito sistema della vendita sottobanco tramite la sua attività di armiere.

Si trattava in particolare, secondo gli accordi, di pistole nuove di recente fabbricazione.

Nel maggio 1982 incontrai quindi Giovanni TORTA nelle vicinanze di Piazzale Roma e gli diedi i 10 milioni che MAGGI mi aveva a sua volta dato dopo averli ricevuti a sua volta da CAVALLINI.

Tuttavia TORTA tardò a mantenere le promesse posticipando sempre il momento della consegna e io nel frattempo fui arrestato, così CAVALLINI si ritrovò in credito con il gruppo non avendo ricevuto praticamente nulla.

In settembre anche TORTA fu arrestato a seguito di un'indagine dei Carabinieri che trovarono nei suoi libri di carico e scarico buchi per centinaia e centinaia di armi che figuravano vendute a persone di fantasia o esistenti, ma ignare di essere intestatarie di armi.

Sempre con riferimento alla figura di CAVALLINI, faccio presente che egli era molto attento ai criteri di sicurezza per quanto riguardava la sua persona in quanto era sempre curato, sbarbato e vestito come un impiegato di banca e in questo modo non dava assolutamente il sospetto di essere invece un pericoloso latitante.

La consegna di armi residuati bellici che facemmo io e SOFFIATI non fu l'unica che andò a buon fine.

In precedenza c'era state altre consegne e complessivamente il nostro gruppo gli fornì una trentina di pezzi fra armi lunghe e corte nell'arco di tre consegne, compresa quella con Marcello SOFFIATI di cui ho fatto cenno.

Alcune armi non erano residuati bellici, ma armi nuove o ribrunite che TORTA ci aveva fatto avere nei periodi precedenti alla trattativa non andata a buon fine.

A Venezia, in occasione di questi passaggi di armi non avevamo un luogo di custodia fissa, ma le tenevamo in piccola quantità un po' tutti, in particolare più degli altri MONTAVOCI, cercando così di evitare di custodirle in un unico deposito con il rischio di un sequestro globale...." (DIGILIO 22.2.1997 f.5-6).

 

 

 

Si ricordi che il racconto di Carlo DIGILIO in merito alla fornitura di armi a CAVALLINI in corso nell'estate del 1982 per una somma di notevole importo, fornitura interrotta dal primo arresto di DIGILIO nel giugno 1982 e poi dalla sua fuga a Villa D'Adda in settembre, consente una definitiva spiegazione del bigliettino rinvenuto a Claudio BRESSAN di Verona (omonimo del militante triestino) al momento del suo controllo sull'autostrada Venezia-Verona.

 

 

Il bigliettino, scritto personalmente dal dr. MAGGI e diretto, tramite BRESSAN, a DIGILIO che in quel momento si trovava a casa di Marcello SOFFIATI, faceva infatti riferimento a detonatori occultati presso il Poligono di tiro di Verona che potevano essere fatti "avere agli amici di G.C. (Gilberto CAVALLINI) a parziale piccolo indennizzo di quello che hanno perso".

 

 

Tale progetto del dr. MAGGI di indennizzare parzialmente il gruppo di CAVALLINI con i detonatori, compensando così parte della somma da questi perduta nell'estate del 1982, corrisponde perfettamente al racconto di DIGILIO in merito all'ultima fase dei rapporti con l'esponente dei N.A.R. avvicinatosi alla struttura di Ordine Nuovo.

 

 

Dopo l'arresto di Claudio BRESSAN e la scelta di collaborazione da questi operata, una parte della rete logistica era comunque caduta, il dr. MAGGI era stato arrestato e DIGILIO era fuggito da Verona riparando, come è noto, prima da Cinzia DI LORENZO, militante vicina a Rognoni, e poi nella villetta di Villa D'Adda insieme all'altro milanese Ettore MALCANGI.

 

 

Anche in relazione a quanto avvenuto tra il 1978 e il 1982, e cioè nell'ultima fase dell'attività del gruppo veneziano di Ordine Nuovo, il racconto di Carlo DIGILIO non è rimasto isolato.

 

 

Infatti Gilberto CAVALLINI, sentito in qualità di indiziato, in occasione di un primo interrogatorio in data 22.9.1995 si era avvalso della facoltà di non rispondere, ma successivamente, il 2.5.1997, ha riconosciuto che il quadro fornito da DIGILIO in merito ai rapporti intrattenuti con lui in materia di manutenzione e cessione di armi corrispondeva sostanzialmente a verità.

 

 

Gilberto CAVALLINI, in ragione della sua complessiva scelta processuale che esclude dichiarazioni accusatorie nei confronti di persone che non siano collaboratori di giustizia, non ha inteso indicare chi lo avesse messo in contatto con Carlo DIGILIO, ma tale scelta ovviamente non inficia minimamente l'individuazione nel dr. MAGGI di colui che aveva reso possibili tali attività illecite.

 

 

In conclusione anche tale parte delle dichiarazioni di Carlo DIGILIO che riguardano l'ultima fase dell'attività del gruppo veneziano di Ordine Nuovo risulta affidabile e processualmente "corroborata" e con gli avvenimenti del 1982, sfociati con la fuga di DIGILIO e il primo arresto del dr. MAGGI, termina un ciclo che sembra aver visto quest'ultimo protagonista di attività eversive durate per un arco di ben 15 anni.