SENTENZA DEL GIUDICE SALVINI SULLA STRATEGIA DELLA TENSIONE (FEBBRAIO 1988)

 

PARTE TERZA - 22

 

Il favoreggiamento nei confronti di militanti del gruppo “La Fenice”

 

 

Emergono dalle risultanze processuali anche gravi indizi di responsabilità nei confronti del dr. Carlo Maria MAGGI in relazione all'attività di favoreggiamento operata nel 1974 nei confronti di Piero BATTISTON e di Francesco ZAFFONI, militanti del gruppo "La Fenice" di Milano.

 

 

In tale caso gli elementi a carico del MAGGI sono stati inizialmente e direttamente forniti dalla viva voce degli stessi soggetti "favoriti".

 

 

Piero BATTISTON era, all'inizio degli anni '70, uno degli uomini di fiducia di Giancarlo ROGNONI, pienamente inserito nella struttura del gruppo ordinovista di Milano e più volte fermato o arrestato in occasione di episodi di violenza.

 

 

Di Piero BATTISTON, il cui nome compare moltissime volte nella presente istruttoria ed è indiziato di costituzione di banda armata e di altri reati, si erano perse di fatto le tracce da quasi vent'anni in quanto egli si era trasferito in Venezuela dove gestiva varie attività commerciali anche insieme al camerata Roberto RAHO.

 

 

Carlo DIGILIO, infatti, durante la sua latitanza a Santo Domingo, si era recato alcune volte in Venezuela, aveva incontrato entrambi e si era scambiato con loro alcune informazioni ricevendo da essi anche un aiuto economico.

 

 

Piero BATTISTON era rientrato per un breve periodo in Italia nell'autunno del 1995, incontrandosi a Treviso con Roberto RAHO il quale si era ristabilito da alcuni anni nel nostro Paese.

 

 

In tale appartamento, tuttavia, in relazione a reati peraltro di carattere comune, era in corso da parte della Procura della Repubblica di Venezia un'intercettazione ambientale e così i commenti dei due sulle indagini in corso in Italia, e in particolare sulla collaborazione di DIGILIO e gli accenni ai vecchi episodi avvenuti, erano stati perfettamente registrati.

 

 

Sentito quindi nel settembre/ottobre 1995 sia dal P.M. di Milano sia dal P.M. di Venezia sia da questo Ufficio, Piero BATTISTON, a fronte di alcune frasi inequivocabili contenute nella registrazione, si era risolto a fare importanti ammissioni in merito a quanto da lui appreso o direttamente vissuto negli anni della militanza, confermando parecchie informazioni fornite da Carlo DIGILIO o addirittura anticipando altre circostanze di cui in quel momento DIGILIO non aveva ancora parlato, ma che erano note sia al BATTISTON sia al RAHO.

 

 

Tralasciando in questa sede le notizie di maggior rilevanza fornite dal BATTISTON e di diretto interesse per le indagini collegate in corso presso la procura di Milano e la Procura di Brescia, egli, con riferimento alla sua fuga dall'Italia, ha raccontato di avere abbandonato in fretta e furia Milano appena nel dicembre 1973 era stata rinvenuta nel garage di proprietà della sua famiglia una quantità di armi ed esplosivo fra cui panetti di tritolo identici a quelli utilizzati da ROGNONI e Nico AZZI per l'attentato al treno Torino/Roma del 7.4.1973.

 

 

Si tratta del rinvenimento dell'esplosivo nel garage "Sanremo" (ove fra l'altro lavorava Marzio DEDEMO, cognato di Carlo DIGILIO) già ampiamente esaminato nella sentenza/ordinanza di questo Ufficio in data 18.3.1995 proprio per i collegamenti fra tale rinvenimento e la tentata strage sul convoglio Torino/Roma.

 

 

Piero BATTISTON, sfuggendo all'esecuzione del mandato di cattura, aveva quindi raggiunto Venezia ed era stato aiutato dal dr. MAGGI che già da tempo conosceva.

 

 

Il dr. MAGGI lo aveva ospitato per alcuni giorni in casa sua in zona Giudecca, poi gli aveva procurato rifugio per alcuni giorni presso l'abitazione diPina GOBBI e di suo marito, persone legate al gruppo e gestori all'epoca della trattoria Lo Scalinetto, e infine gli aveva reso possibile dormire per diversi mesi in un locale sito al pianterreno di una vietta centrale di Venezia che aveva l'aria di una sede o di un punto di incontro dismesso.

 

 

Carlo DIGILIO, che disponeva delle chiavi di quel locale, si era occupato di BATTISTON in tutto quel periodo invitandolo anche più volte presso la sua abitazione a Sant'Elena (deposizione al P.M. di Milano 1° e 3.10.1995, al P.M. di Venezia 1°.10.1995, a questo Ufficio 3.10.1995).

 

 

Nel giugno 1974, Piero BATTISTON aveva lasciato Venezia avviandosi, sempre tramite gli ordinovisti veneziani, in Grecia, dove già erano rifugiati diversi militanti italiani soprattutto veronesi, e in tempi successivi aveva infine raggiunto la Spagna.

 

 

Si noti che BATTISTON, durante la permanenza a Venezia, aveva avuto modo di notare in casa di DIGILIO attrezzatura per riparare o modificare armi e aveva da questi appreso numerose notizie in merito alla costante movimentazione da parte del gruppo di materiale esplosivo fra cui in particolare gelignite.

 

 

Molto simili sono le circostanze della fuga a Venezia di Francesco ZAFFONI, soprannominato "Mentina", altro componente del gruppo "La Fenice" seppur con ruoli più marginali rispetto a quelli di soggetti come AZZI e BATTISTON.

 

 

Più o meno nello stesso periodo, e cioè nel gennaio 1974, Francesco ZAFFONI si era reso conto tramite i suoi legali che stava per divenire definitiva una sentenza a suo carico relativa ad una partita di esplosivo che egli aveva detenuto negli anni precedenti per conto di Giancarlo ESPOSTI. Aveva quindi deciso di fuggire per sottrarsi alla carcerazione e aveva anch'egli raggiunto Venezia dove già si trovava BATTISTON e si era anch'egli appoggiato al dr. MAGGI che si era reso disponibile ad aiutare anche lui.

 

 

Francesco ZAFFONI aveva quindi dormito nello stesso locale utilizzato da BATTISTON dopo un'iniziale breve permanenza nell'appartamento di MAGGI.

 

 

Anch'egli si era appoggiato, per le esigenze di vita, alla trattoria Lo Scalinetto e aveva conosciuto in tale frangente Carlo DIGILIO che avrebbe poi incontrato in Spagna negli anni successivi (deposizione a questo Ufficio 25.11.1995 e 22.12.1995).

 

 

La permanenza di ZAFFONI a Venezia era durata un periodo minore rispetto a quella di BATTISTON in quanto egli, dopo una decina di giorni, aveva raggiunto Barcellona e in seguito Madrid.

 

 

A titolo di prima conferma del racconto dei due milanesi in merito alla loro latitanza a Venezia, si noti che la loro presenza in quei mesi quantomeno allo Scalinetto in compagnia di DIGILIO, è stata confermata da Pina GOBBI che all'epoca gestiva la trattoria (deposizione a questo Ufficio, 25.10.1995) e da Gastone NOVELLA, simpatizzante del gruppo e amico sia di MAGGI sia di DIGILIO (deposizione a questo Ufficio, 9.12.1995, f.2, e 11.2.1996, f.3).

 

 

Le ricerche del locale ove MAGGI aveva ospitato i due latitanti, benché laboriose trattandosi di un punto di incontro non più esistente da molti anni, hanno avuto esito positivo.

 

 

Infatti Martino SICILIANO, pur non più presente a Venezia al momento dell'arrivo dei due milanesi, ha ricordato che esisteva un locale simile nella zona di Campo Sant'Angelo in cui, alla fine degli anni '60, dove aveva sede il circolo "Il Quadrato" e in cui si incontravano gli ordinovisti veneziani fra cui il dr. MAGGI e l'avv. Giampiero CARLET che aveva nei pressi il proprio studio legale.

 

 

In seguito il circolo si era sciolto, ma per alcuni anni il dr. MAGGI aveva mantenuto la disponibilità del locale (int. SICILIANO, 14.3.1996, f.3)

 

 

Più preciso sul punto ha potuto essere Carlo DIGILIO il quale ben conosceva il locale avendo frequentato il circolo Il Quadrato a Venezia insieme ad altri aderenti o simpatizzanti di Ordine Nuovo.

 

 

Egli ha infatti ricordato di avere visto a Venezia, nel 1974, Pietro BATTISTON e Francesco ZAFFONI, di avere in particolare invitato BATTISTON a casa sua (int.10.11.1995, f.2) e che entrambi avevano dormito nella sede del vecchio circolo Il Quadrato, in zona Campo Sant'Angelo nel pieno centro di Venezia, locale inizialmente affittato dall'avv. CARLET (ragione per cui, si osservi, BATTISTON ricordava la presenza di vecchi libri giuridici) e di cui il dr. MAGGI aveva continuato a disporre delle chiavi anche dopo che il circolo era stato sciolto (int.19.4.1996, f.4, e 15.5.1996, f.1).

 

 

In base a tali elementi e a seguito degli accertamenti effettuati dal R.O.S. Carabinieri di Padova, la vecchia sede del circolo Il Quadrato è stata individuata senza alcun dubbio nel locale sito al piano terra di Calle del Traghetto Garzoni 3420/b, appunto in zona Campo San'Angelo (cfr. nota R.O.S. Carabinieri di Padova in data 26.4.1996).

 

 

L'attività di favoreggiamento posta in essere nel 1974 dal dr. MAGGI, pur essendo un episodio apparentemente minore, testimonia la stabilità e la continuità dei rapporti fra il gruppo milanese e il gruppo veneziano e la reciproca fiducia che da molto tempo esisteva fra i loro componenti.

 

 

Tali strettissimi rapporti fra i milanesi e i veneziani, che le indagini relative alla c.d. pista nera non erano all'epoca riuscite a fare emergere, erano proseguiti e si erano mantenuti sino alla metà degli anni '70 ed oltre quale continuazione dei rapporti antichissimi instauratisi fra ROGNONI e MAGGI ed esposti nel racconto di Martino SICILIANO, di Gianluigi RADICE, di Giancarlo VIANELLO e di molti altri testimoni.

 

 

Infatti, fin dalla metà del 1969, vi erano stati continui incontri sia nei pressi di Venezia, in particolare a Villa Foscari, sia a Milano tanto che ZORZI, nell'autunno del 1969, era stato più volte ospitato nella casa di Giancarlo ROGNONI a Milano, in Via Brusuglio, e MAGGI e ZORZI avevano effettuato insieme vari viaggi a Milano.

 

 

Tali continui contatti, mai messi a fuoco prima delle recenti indagini, erano stati con ogni probabilità la base politico/operativa che aveva reso possibile l'appoggio logistico sul territorio milanese fra gli attentati del 1969.