SENTENZA DEL GIUDICE SALVINI SULLA STRATEGIA DELLA TENSIONE (FEBBRAIO 1988)

 

PARTE TERZA - 11

 

Le attività eversive della cellula di Mestre-Venezia di Ordine Nuovo e i contatti con il gruppo milanese 

 

 

LE IMPUTAZIONI ASSOCIATIVE NEI CONFRONTI DI MARTINO SICILIANO E PIERCARLO MONTAGNER E I SINGOLI EPISODI CRIMINOSI ATTRIBUITI ALLA STRUTTURA OCCULTA DI ORDINE NUOVO

 

Esposte nel capitolo 3 le linee generali della collaborazione di Martino SICILIANO e Carlo DIGILIO, è possibile passare ad esaminare anche i singoli episodi ascritti alla cellula di Mestre/Venezia, in collegamento strategico e funzionale con le altre cellule e in particolare quella milanese e secondo un programma criminoso che, nonostante il minor numero di elementi processuali raccolti in proposito, doveva certamente ubbidire alle direttive del Centro romano di RAUTI, SIGNORELLI e MACERATINI meta di numerose visite e incontri da parte soprattutto del dr. MAGGI e di Delfo ZORZI.

 

 

Gli episodi narrati nei verbali, soprattutto in quelli minuziosissimi di Martino SICILIANO e più limitatamente in quelli di Giancarlo VIANELLO, vanno da manifestazioni iniziali di squadrismo o violenza politica (quali il finto attentato all’Istituto Pacinotti, il danneggiamento dell’insegna della sezione industriale del P.C.I. di Mestre, il progetto di attentato alla sezione del P.C.I. di Piazza Ferretto preparando il quale Giulio NOE’ rimase gravemente ferito; cfr. rispettivamente int. SICILIANO, 14.10.1995, f.1; 9.10.1996, f.2; 22.8.1996, f.1; dep. Roberto MAGGIORI, 22.4.1995, ff.5-6) ad episodi ben più gravi di carattere marcatamente eversivo.

 

 

A partire dal 1966, infatti, in sintonia con le direttive del Convegno sulla guerra non ortodossa dell’Istituto Pollio e dopo il Convegno alla White Room di Mestre in occasione del quale, presente Pino RAUTI, fu riorganizzata la struttura di Ordine Nuovo del Triveneto (int. SICILIANO, 10.10.1995, f.4), e soprattutto dal 1968, quando Delfo ZORZI entrò più strettamente in contatto con la struttura centrale di Roma, le cellule di Mestre e Venezia si attrezzarono per il salto di qualità accumulando armi ed esplosivi in grande quantità ed iniziando a proporsi, con gli attentati di Trieste e Gorizia, quali una delle realtà trainanti della strategia terroristica.

 

 

Non è certo un caso che Pino RAUTI, in quegli anni, abbia scelto Mestre quale una delle sue mete preferite durante i propri giri di propaganda e indottrinamento politico (cfr. SICILIANO, int. 5.9.1996, f.3 e, fra gli altri, Guido BUSETTO, dep. 11.11.1996, f.3; Daniela SICILIANO, vedova di Leopoldo BERGANTIN, dep. 5.2.1997, ff.1-2; Nilo GOTTARDI, dep. 30.3.1996, f.3).

 

 

Sotto il profilo del reato associativo, certamente ravvisabile in quanto, già all’esito del procedimento celebratosi dinanzi alla Corte d’Assise di Roma, la struttura occulta di Ordine Nuovo è stata giuridicamente qualificata come banda armata, il dr. MAGGI e Delfo ZORZI non sono più perseguibili.

 

 

Infatti il dr. MAGGI è stato condannato con sentenza della Corte d’Assise di Venezia divenuta definitiva, mentre Delfo ZORZI, condannato in primo grado, è stato fortunosamente assolto con formula dubitativa in appello soprattutto perché all’epoca esistevano a suo carico solo le dichiarazioni di Vincenzo VINCIGUERRA, appartenente alla cellula di Udine e quindi solo saltuariamente presente a Mestre e Venezia.

 

 

L’imputazione associativa deve invece essere mossa a Martino SICILIANO e Piercarlo MONTAGNER, secondo la formulazione di cui al capo 13 di imputazione che qualifica la cellula di Mestre/Venezia quale componente di una struttura armata unitaria, strategicamente e organicamente collegata alle altre cellule di Milano, Verona, Padova e Trieste e dipendente dalla struttura politico/organizzativa centrale di Roma.

 

 

Con riferimento alle singole posizioni, in parziale dissenso con la richiesta del Pubblico Ministero contenuta nella requisitoria finale del 14.7.1997, Martino SICILIANO deve essere considerato costitutore e organizzatore della banda armata e non semplice partecipe della stessa in quanto egli è stato presente sin dal primo momento in cui si è verificato il salto di qualità da semplice circolo politico/culturale a struttura eversiva, promuovendo con il suo impegno la formazione della banda e dando un contributo essenziale al progetto del dr. MAGGI e di Delfo ZORZI.

 

 

Egli deve quindi essere rinviato a giudizio per rispondere del reato di cui all’art.306, I comma, c.p.

 

 

L’imputazione mossa nei confronti di Piercarlo MONTAGNER deve invece essere derubricata in quella di cui all’art.306, II comma, c.p. (partecipazione semplice), in quanto il suo contributo non è stato altrettanto continuativo ed essenziale.

 

 

Infatti egli è stato in un primo momento assai vicino a Delfo ZORZI, partecipando al furto di esplosivo ad Arzignano e fornendo anche la sua collaborazione, grazie alla sua qualifica di elettrotecnico, nel gravissimo episodio costituito dalla sperimentazione, nella palestra di Via Verdi, dei circuiti elettrici destinati all’innesco di congegni esplosivi (int. SICILIANO, 20.3.1996, ff.3-6).

 

 

Tuttavia, dopo non molto tempo , il suo apporto operativo al gruppo è cessato e, rimanendo comunque fermi i suoi rapporti di amicizia e commerciali con Delfo ZORZI, la figura di Piercarlo MONTAGNER è ricomparsa, questa volta in funzione "informativa", allorché, fra il 1993 e il 1996, egli ha tentato di controllare Martino SICILIANO e di scoprire dove si trovasse dopo la sua "diserzione", ha riattivato durante le indagini i contatti fra gli ex-camerati per controllare gli sviluppi dell’istruttoria e acquisire notizie sulle varie testimonianze svolgendo quindi un’intensa attività in favore del più compromesso Delfo ZORZI, attività che gli è costata, nell’estate del 1996, l’arresto insieme a TRINGALI e ANDREATTA con l’imputazione di favoreggiamento aggravato.

 

 

Tuttavia la prima fase della presenza di MONTAGNER all’interno del gruppo, per il carattere non primario e determinante del suo apporto, non può che essere considerato partecipazione semplice alla banda e di conseguenza, operata tale derubricazione, l’imputazione di cui al capo 13 di rubrica deve essere dichiarata estinta per intervenuta prescrizione.

 

 

Nel corso degli interrogatori di Martino SICILIANO sono inoltre emersi numerosissimi altri episodi, oltre a quelli di cui fra poco si dirà, che non hanno dato luogo a specifiche imputazioni, ma che contribuiscono, spesso in modo molto vivido e diretto, a tratteggiare il costante attivismo e i rapporti interni fra le persone che facevano parte dell’area di Ordine Nuovo e soprattutto l’idea di fondo che, in parallelo con il messaggio che derivava da apparati istituzionali o militari, si stesse arrivando, tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ‘70, allo scontro finale determinato dalla necessità di salvare il Paese dal comunismo.

 

 

Alcuni di tali episodi, che attengono ai rapporti operativi fra il gruppo milanese e quello veneziano e ad azioni comuni di quest’ultimo con il gruppo triestino o delineano la personalità carismatica e il ruolo propulsivo svolto all’interno della struttura da Delfo ZORZI, meritano di essere accennati in via di sintesi.

 

 

Ci riferiamo a:

 

1. L’addestramento all’uso delle armi in un campo paramilitare allestito nel 1971 nella zona sopra Lecco, presenti, oltre a SICILIANO, quasi tutti i militanti o simpatizzanti de La Fenice quali ROGNONI, AZZI, PAGLIAI e anche Giancarlo ESPOSTI (int. 18.10.1994, ff.1-2; 8.11.1996, f.2).

 

2. L’assalto al Municipio di Padova, il 16.4.1969, giorno successivo all’attentato contro lo studio del Rettore Opocher, attacco finalizzato a colpire il Consiglio Comunale che intendeva denunciare fermamente l’episodio avvenuto all’Università riportabile alla cellula di Padova.

In tale occasione, oltre a Martino SICILIANO, erano presenti Piero ANDREATTA, Gianni MARIGA, Giuseppe FREZZATO e Marco FOSCARI, tutti facenti parte dell’area radicale di Mestre/Venezia e coinvolti, con SICILIANO, in altri episodi (int. 16.3.1996, ff.1-3).

 

3. La spedizione a Trieste, nel novembre 1969, in supporto ai camerati di tale città che intendevano punire alcuni avversari politici che avevano osato "avventurarsi" nella zona centrale della città, controllata dai neri.

SICILIANO, VIANELLO e BUSETTO, convocati dal dr. MAGGI che aveva come sempre messo a disposizione la sua autovettura, avevano rinforzato i ranghi dei triestini, già muniti di caschi di plexiglas e mazze da baseball, e i giovani di sinistra erano stati facilmente sopraffatti e colpiti (int.20.10.1994, f.7; 10.10.1995, f.3; 18.3.1996, f.4).

Si noti che sia Giancarlo VIANELLO (int.19.11.1994, f.10) sia Guido BUSETTO (dep. 11.11.1994, f.2, e 26.1.1996, f.2) hanno ammesso l’episodio fornendo una descrizione del tutto analoga e così anche Luciano BIASIOLO, militante missino di Mestre rientrato da Trieste, dopo la "spedizione punitiva", insieme ai camerati ordinovisti (dep.16.12.1995, ff.2-3).

 

 

4. Le azioni di vandalismo, fra il 1967 e il 1969, contro chiesette nell’entroterra mestrino e padovano, originate dall’odio di Delfo ZORZI contro la tradizione giudaico/cristiana che, secondo la sua visione ideologica, indeboliva gli spiriti invece di temprarli ed era in radicale antitesi ai modelli dell’uomo pagano, del combattente legionario e del samurai, intrisi di etica guerriera (int. 18.7.1996, ff.1-2).

 

5. Delfo ZORZI, nelle sue multiformi attività, affiancava allo studio dei testi teorici di Julius EVOLA e dell’etica guerriera giapponese interessi più pratici quali soprattutto la progettazione di ogni possibile tipo di innesco per ordigni esplosivi, dai normali circuiti elettrici sperimentati nella palestra di Via Verdi grazie all’elettrotecnico MONTAGNER (int. SICILIANO 20.3.1996, ff.3-5) sino a particolari tipi di innesco chimico a base di mercurio o funzionanti tramite un altimetro (int. 20.5.1996, f.2).

Disponeva anche di un libro in inglese, fuori commercio e certamente di provenienza militare e forse di provenienza N.A.T.O., che riguardava in termini assai pratici l’uso degli esplosivi e i vari sistemi di innesco (int. 25.4.1996, f.3; 9.8.1997, f.2).

 

 

6. Infine ZORZI e MOLIN, reduce quest’ultimo dalla partecipazione al Convegno del Parco dei Principi a Roma sulla guerra non ortodossa, si erano occupati di distribuire tra i militanti fidati, anche all’interno delle caserme, alcune decine di copie del libretto "LE MANI ROSSE SULLE FORZE ARMATE", scritto da RAUTI e GIANNETTINI sotto falso nome e finanziato da un settore del S.I.D. nell’ottica di allertare e difendere l’Esercito dal pericolo di infiltrazione comunista e di ispirare la formazione di uno "Stato Maggiore parallelo" formato da militari e civili.

 

 

La diffusione del volumetto semiclandestino all’interno di Ordine Nuovo(int. SICILIANO 9.10.1995, f.3 e 25.5.1996, f.4; e anche dep. Giuliano CAMPANER 1°.4.1995, f.4) indica che la struttura di Delfo ZORZI non si riteneva un gruppo eversivo in senso proprio, ma componente attiva di un più vasto progetto comprendente, al di là dell’ideologia nazional/rivoluzionaria, l’alleanza con strutture istituzionali.

 

 

Nell’esporre, nei capitoli che seguono, le risultanze relative ai singoli episodi criminosi, al fine di evitare una inutile duplicazione di lavoro, sarà utilizzata, quale filo conduttore, la motivazione del mandato di comparizione emesso da questo Ufficio in data 13.6.1997 nei confronti del dr. Carlo Maria MAGGI, in contestualità con il suo arresto per il concorso nella strage di Piazza Fontana e gli attentati collegati e la strage di Via Fatebenefratelli.

 

 

Saranno aggiunte solo alcune necessarie integrazioni con riferimento ad alcuni episodi e ad alcune posizioni personali non toccate direttamente da tale provvedimento.

 

 

(Continua al capitolo 12 Parte Terza)