SENTENZA DEL GIUDICE SALVINI SULLA STRATEGIA DELLA TENSIONE (FEBBRAIO 1988)

 

PARTE SECONDA - 10

 

L'imputazione associativa nei confronti di Giancarlo Rognoni trasmessa dall'autorità giudiziaria di Bologna 

 

 

 

Le imputazioni associative trasmesse dal Giudice Istruttore di Bolognacon sentenza di incompetenza territoriale in data 24.9.1992, connesse al progetto delle quattro stragi che dovevano essere attuate al Nord e in Centro-Italia fra il 1973 e il 1974, riguardano Giancarlo ROGNONI e Marco BALLAN quali presunti ideatori e organizzatori di tale strategia eversiva.

 

 

Gli elementi essenziali raccolti, soprattutto dal G.I. di Bologna, a sostegno di tale prospettazione d’accusa saranno illustrati nel capitolo 29, dedicato alla posizione di Marco BALLAN.

 

 

Per quanto concerne invece specificamente la posizione di ROGNONI(anche a prescindere dalla parziale sovrapponibilità fra tale capo di imputazione e le imputazioni associative per le quali ROGNONI, quale capo del gruppo La Fenice, è stato rinviato a giudizio da questo Ufficio con la sentenza-ordinanza conclusiva del procedimento 721/88F), deve rilevarsi che in questa fase, a seguito di recenti acquisizioni, esistono i più netti e attuali elementi di connessione con le indagini in corso da parte della Procura della Repubblica di Brescia in merito alla strage di Piazza della Loggia del 28.5.1974.

 

 

Poiché la strage di Piazza della Loggia è una delle quattro che, secondo la strutturazione del capo di imputazione formulato dall’A.G. di Bologna, sarebbero state l’espressione del programma criminoso del gruppo milanese che si era coagulato intorno a Giancarlo ROGNONI, appare opportuno, per ragioni di organicità processuale, disporre la trasmissione alla Procura della Repubblica di Brescia delle imputazioni mosse originariamente a ROGNONI dall’A.G. di Bologna e degli atti relativi.

 

 

Ad integrazione di quanto emerso in relazione all’attività di Giancarlo ROGNONI e del suo gruppo, può aggiungersi che, dopo la chiusura del primo filone dell’istruttoria, è stato possibile acquisire le testimonianze di Francesco ZAFFONI, detto MENTA, un componente minore de La Fenice, rientrato in Italia dalla Spagna dopo una lunghissima latitanza avendo riportato all’inizio degli anni ‘70 una condanna, ormai prescritta, per aver custodito una valigia con esplosivo affidatagli da Giancarlo ESPOSTI.

 

 

Francesco ZAFFONI, ritenendo giusto fornire il suo contributo in merito all’attività passata di chi ha "infangato l’azione politica della destra con lo strumento delle stragi" (deposizione a personale R.O.S., 14.3.1996, f.1), pur non potendo, per la sua posizione marginale, fornire elementi in merito agli avvenimenti più gravi, ha ricordato dettagli e circostanze di notevole interesse che contribuiscono a completare il quadro complessivo che si è delineato in anni di indagini.

 

 

Egli ha in primo luogo rievocato la sua fuga a Venezia nel 1974, nel momento in cui la condanna a proprio carico stava per diventare definitiva, prima presso l’abitazione dello stesso dr. MAGGI e poi presso il circolo Il Quadrato, punto di incontro degli ordinovisti veneziani, nello stesso periodo in cui si era rifugiato a Venezia, per diverse ragioni, anche Pietro BATTISTON (cfr. dep. 25.11.1995, f.2).

 

 

Da Venezia ZAFFONI aveva raggiunto la Spagna, abitando prima a Barcellona e poi a Madrid, ospite dell’appartamento di Giancarlo ROGNONI così come altri camerati milanesi fra cui Pierluigi PAGLIAI e Cinzia DI LORENZO (dep. citata, f.3).

 

 

A Madrid, Francesco ZAFFONI aveva nuovamente incontrato Carlo DIGILIO che era presente per svolgere attività di "consulenza" in favore dell’ing. Eliodoro POMAR.

 

 

Quest’ultimo stava infatti attrezzando un’officina destinata alla produzione della mitraglietta progettata dal colonnello SPIAZZI, attività che POMAR svolgeva in sostanza con l’autorizzazione del Ministero dell’Interno spagnolo nell’ambito della protezione fornita ai militanti di destra (dep. 22.11.1995, f.2).

 

 

Un elemento di grande interesse per la ricostruzione dei rapporti fra i milanesi e i veneziani sono gli incontri a Milano, rievocati da ZAFFONI, con Delfo ZORZI e Carlo Maria MAGGI, legato quest’ultimo da antichissima data a Giancarlo ROGNONI (dep. 29.11.1995 f.4, e 22.12.1995 f.1).

 

 

Nel 1970 inoltre, Francesco ZAFFONI, unitamente ad un camerata dell’O.A.S. di nome MIGUEL, incontrato su indicazione di ROGNONI, aveva raggiunto S.Etienne e poi Marsiglia, caricando nel doppiofondo di due autovetture una partita di fucili trasportati poi in Algeria e destinati all’opposizione algerina, operazione questa a fini certamente "destabilizzanti" in perfetta sintonia con quanto ampiamente raccontato in merito nei verbali di Vincenzo VINCIGUERRA (dep. ZAFFONI a personale R.O.S., 14.3.1996, f.4).

 

 

Infine Francesco ZAFFONI ha confermato i rapporti di contiguità, alla fine degli anni ‘60, fra l’area di estrema destra milanese e i Comandi della Divisione Carabinieri "Pastrengo", ricordando di essersi più volte recato presso la caserma di Via Lamarmora insieme a Giancarlo ESPOSTI, Pietro BATTISTON e altri camerati e che in tali occasioni i militari di guardia, evidentemente preavvisati, non effettuavano alcun controllo, consentendo così, in particolare ad ESPOSTI, che gestiva personalmente i contatti, di entrare e di parlare tranquillamente con alcuni ufficiali (cfr. dep. a personale R.O.S., 25.9.1996, f.3).

 

 

(continua al capitolo 11 Parte Terza)