SENTENZA DEL GIUDICE SALVINI SULLA STRATEGIA DELLA TENSIONE (FEBBRAIO 1988)

 

PARTE SECONDA - 8

 

La presenza di silenziatori nell'abitazione di Giancarlo Rognoni

 

 

Di notevole interesse è la presenza in casa di Giancarlo ROGNONI, a Milano, di alcuni silenziatori provenienti da Venezia, notati da Martino SICILIANO durante uno dei periodi in cui ROGNONI lo aveva ospitato:

 

 

"...anch'io ho visto in casa di Giancarlo ROGNONI, a Brusuglio, alcuni silenziatori, che provenivano certamente dalla nostra dotazione di Mestre/Venezia, nonché una pistola cal.7,65 adattata per il silenziatore.

 

A fine del 1970, inizio 1971, poco prima di sposarmi, sono stato come già ho detto, a lungo ospite di Giancarlo ROGNONI.... Ricordo che in alcune occasioni vidi, nel cassetto inferiore di un mobile/libreria, alcuni silenziatori, direi due o tre, esattamente identici a quelli che avevo molte volte maneggiato a Mestre.

 

Erano cioè i tubi di metallo brunito lunghi 18/20 centimetri con ad una estremità l'apertura per la bocca da fuoco e dall'altro la vite cava che doveva essere avvitata alla canna.

 

Erano esattamente identici appunto ai silenziatori che avevamo a Mestre, quelli con all'interno dischi di feltro e molle che venivano fabbricati da DIGILIO e passati a ZORZI perché passassero nella dotazione del gruppo.

 

Erano artigianali, ma fatti bene e ZORZI più volte ci aveva spiegato che erano più funzionali e più affidabili rispetto a quelli che si potevano comprare in Svizzera dove erano in libera vendita poiché questi ultimi avevano all'interno della lana di vetro che dopo una ventina di colpi si compattava all'interno perdendo così l'effetto silenziante.

 

Non aveva portato io a ROGNONI i silenziatori che avevo visto a casa sua e che quindi lui aveva avuto tramite qualcun altro del nostro gruppo, con ogni probabilità dallo stesso Delfo ZORZI.

 

Nel medesimo periodo vidi anche una pistola Beretta cal.7,65, con la canna filettata, che era specificamente di proprietà di ROGNONI.... Sempre parlando in tema di silenziatori, Delfo ZORZI mi spiegò perché ZIO OTTO, cioè DIGILIO, per consentire l'utilizzo di tale strumento, doveva ridurre il calibro dell'arma da 9 a 7,65.

 

Infatti la canna delle pistole Beretta non sporge dal carrello abbastanza per poterci avvitare, una volta filettata, il silenziatore.

 

Allora DIGILIO sostituiva la canna cal.9 con una canna cal.7,65, più piccola, in modo da ricavare tra canna e carrello lo spazio necessario tale da potervi infilare, senza incastrarlo, e avvitare il silenziatore.

 

Un paio di volte accompagnai Delfo ZORZI sino al palazzo dove abitava ZIO OTTO, a Sant'Elena, in quanto ZORZI doveva incontrarlo appunto per consegnargli o ritirare da lui armi.

 

Proprio per questo motivo, del resto, avevamo fatto il tragitto a piedi da Piazzale Roma a Sant'Elena in quanto trasportare armi sul vaporetto, che è sempre affollato, non era consigliabile per ragioni di sicurezza.

 

In entrambe le occasioni, tuttavia, Delfo mi chiese di aspettare ad una certa distanza dal palazzo e di aspettarlo.

 

Avevamo con noi delle borse per il trasporto delle armi....". (SICILIANO, int. 18.7.1996).

 

 

 

Si noti che la presenza nell'abitazione di Giancarlo ROGNONI di alcuni silenziatori provenienti dal gruppo di Mestre/Venezia è un dettaglio della massima importanza.

 

 

Testimonia infatti che le due cellule, quella milanese e quella veneziana, avevano, sin dal periodo in cui furono organizzati i più gravi attentati, una comune operatività e si muovevano secondo una strategia comune.

 

 

Del resto Delfo ZORZI, come ricordato da Martino SICILIANO, nell'autunno 1969 era stato ospite di Giancarlo ROGNONI e in quei giorni si era con ogni probabilità concretizzata la possibilità per il gruppo veneto di disporre di un appoggio logistico e di poter operare con garanzia di sicurezza sul territorio milanese.

 

 

Giancarlo ROGNONI, seguendo la sua consueta linea difensiva di negazione di qualsiasi episodio compromettente in cui potesse essere stato coinvolto durante la sua militanza, ha negato di avere ricevuto silenziatori da Venezia affermando che non intendeva invece rispondere in merito"all’eventuale detenzione di arnesi di quel genere in altre circostanze o ricevuti da altre persone" (int. 6.9.1996, f.2).

 

 

Ha ammesso di avere ospitato varie volte Martino SICILIANO nella sua casa di Via Brusuglio e anche di avere conosciuto e ospitato Delfo ZORZI, spostando tuttavia di qualche mese avanti nel tempo il suo rapporto con ZORZI al fine, probabile, di collocare l’inizio di tale imbarazzante conoscenza nel 1970 e non nel cruciale 1969 (int. citato, f.2).

 

 

I suoi rapporti con il gruppo veneziano sin dall’estate 1969 sono peraltro testimoniati non solo da Martino SICILIANO, che ha fra l’altro ricordato con chiarezza le circostanze del probabile primo incontro a Milano, alla Stazione Centrale, fra ROGNONI e ZORZI (cfr. int. 28.8.1996, f.5), ma anche da Giancarlo RADICE, ospite nella villa di Marco FOSCARI, a Mira di Ricossa, nel luglio 1969 insieme a molti veneziani, che ha anch’egli ricordato in modo vivido la presenza di Giancarlo ROGNONI in quei giorni (e in particolare il 24.7.1969, giorno del primo sbarco sulla Luna) nella villa (cfr. dep. RADICE 23.10.1994, ff.1-2 e 10.3.1996, f.3).

 

 

(continua al capitolo 9 Parte Seconda)