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Venezia 1915 veduta23

 

Trentottesima incursione aerea nella notte del 26-27 febbraio 1918.

Venezia bombardata ininterrottamente per otto ore da cinquanta velivoli austro-tedeschi, che gettano nella città circa trecento bombe. – Il nemico compie il suo massimo e vandalico sfogo sulla Regina dell’Adriatico e perde due apparecchi. – Il bombardamento ha inizio alle ore 22 e termina alle ore 6. – San Marco protesse Venezia perché vi fu un solo morto e due donne ferite.

 

 

Venezia 1915 38 incursione

Rialto. Fondamenta del Ferro. Veduta della Birreria Spiess.

Venezia 1915 SAntonino colpito

S. Antonino colpito

Venezia 1915 26 27 febbraio Calle Pistor

Calle Pistor 

Venezia 1915 26 27 febbraio Pistor

Rovine in Calle Pistor 

Venezia 1915 26 27 febbraio SFrancesco

S.Francesco delle Vigne 

 

 

Nel limpido cielo stellato occhieggia sorridente la luna che nella completa pienezza espande copiosamente i suoi raggi, avvolgendo la città del sogno.

 

 

Regna ovunque il silenzio e la tranquillità, ma la notte troppo bella e di massima visibilità tiene i cuori in apprensione.

 

 

“Per l’aria, buona guardia”, e il richiamo, ingrandito dall’eco, erompe nello spazio ripetuto da terrazza a terrazza, si ripercuote passando sopra tetti, cupole, calli, “campi” e canali, girando tutta la città.

 

 

La popolazione rimasta, assai diminuita dall’esodo di molti, è rassegnata a qualsiasi evento.

 

 

I rifugi, aumentati di numero e resi più sicuri e pratici dal Comando in Capo e dal Comune, sono sempre pronti a ricoverare in caso di allarme tutti coloro che si sentono malsicuri nelle proprie abitazioni.

 

Venezia 1915 danni ai Birri

Danni ai Birri

Venezia 1915 danno ai Birri

Un altro particolare dei Birri

Venezia 1915 Campiello Malibran

Campiello Molibran 

Venezia 1915 27 febbraio 1918

I danni alla Chiesa di San Simeone Piccolo. Una colonna divelta dall'esplosione si abbatteva spezzandosi sulla gradinata e causando l'affondamento di undici gondole 

Venezia 1915 colonna spezzata

Particolare della colonna spezzata della Chiesa di San Simeone Piccolo 

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Le 11 gondole affondate 

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In Campo S.Giustina 

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Ponte del Diavolo a San Severo 

 Venezia 1915 Hotel britannia

Hotel Britannia

Venezia 1915 Fondamenta Calle dei Furlani

Calle dei Furlani 

Venezia 1915 SLeonardo

San Leonardo 

 

Mentre i due Mori di San Marco battono i dieci rintocchi, la luce viene tolta e l’ululato poderoso, lacerante di una sirena erompe nell’aria.

 

 

Il movimento in Canal Grande si arresta; i vaporini si attraccano e si serrano uno contro l’altro ai più prossimi pontili d’approdo, spegnendo i fanali, mentre le gondole abbandonate, nereggiano presso le rive e in folla fra i pali di ormeggio.

 

 

Non un tuffo di remi nei canali, né il richiamo dei gondolieri; ogni segno di vita umana si è dileguato, è scomparso e la città sembra vuota e più grande in quella solitudine, in quel silenzio.

 

 

In quella tranquillità fittizia, ad un tratto si percepisce la presenza di una nuova vita misteriosa, possente, nel crescente e cupo rombare dei motori aerei.

 

 

Venezia è pronta a qualsiasi sacrificio e saprà contenersi in modo degno, dimostrando agli austro-tedeschi l’inutilità di tante distruzioni; la sorte della città e dei suoi abitanti è rimessa nella giustizia Divina e nella fede in San Marco suo Patrono.

 

 

Mentre i marinai d’Italia fanno buona guardia alle porte di Venezia, il nemico si sfoga su di essa attraverso lo spazio aereo e dal cielo la bombarda.

 

 

I primi velivoli nemici giungono sopra la città.

 

 

L’orizzonte, solcato da razzi azzurri che s’inarcano nel cielo, si accende di un palpitare tumultuoso di vampe, seguite dal rombo incessante delle artiglierie, dal martellare delle mitragliatrici e dalle scariche della fucileria.

 

 

A levante, la luna s’innalza sempre più, illuminando la città come fosse giorno e sembra che guardi con occhi di belva l’aereo nemico.

 

 

Le prime bombe cadono sull’abitato, scoppiando spaventosamente, innalzando verso il cielo grandi fiammate unite a denso fumo e scintille.

 

Venezia 1915 SVio Calle Squero

San Vio, Calle dello Squero 

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Castello, Rio della Celestia, case colpite 

Venezia 1915 Rialto

Campo Rialto 

Venezia 1915 219

Hotel Britannia 

Venezia 1917 Colle della Regina

Colle della Regina 

 

 

Gli scoppi sono seguiti dalla caduta di tegole; sono muri che si aprono e franano con sordo rotolìo, vetri che s’infrangono, calcinacci e frammenti di pietra proiettati all’intorno dall’esplosione, travature che cedono e cadono unendosi in un groviglio spaventoso con gli arredamenti, il mobilio, gli utensili e tutto ciò che può formare un’abitazione al completo, vanto delle famiglie, sogno d’innamorati, orgoglio e letizia di proprietari e di inquilini.

 

 

I velivoli giungono a gruppi di quattro o cinque per volta, gettano il loro carico sulle località prefise nettamente visibili nella piena luce lunare, mentre il rombare dei loro possenti motori si ode a grande distanza.

 

 

Qualche velivolo passa fra la luna e un posto di osservazione, disegnando per un attimo la sua forma rigida che sembra minuscola, ma il tiro preciso delle artiglierie, lo tormenta, lo insegue, lo avvolge in spire di fuoco e di piombo.

 

 

Suona mezzanotte e l’intensità dell’attacco non accenna a diminuire, perché nuovi aerei nemici sopraggiungono, rimpiazzando gli altri che se ne vanno dopo aver gettato sulla città tutto il loro carico.

 

 

Due velivoli nemici sfogano il loro accanimento sopra S.Marco e il Palazzo Ducale, contro il quale scagliano una dozzina di bombe che per fortuna non colpiscono l’obiettivo; qualcuna va a tuffarsi nel Rio della Canonica, proprio dietro la Basilica di S.Marco; le altre cadono tutte nel Bacino, scoppiando fragorosamente.

 

 

Contro la chiesa dei S.S. Giovanni e Paolo, che è il Pantheon di Venezia, vengono lanciate cinque bombe esplosive, ma tre soltanto la colpiscono: una perfora la grande cupola, le altre due piombano sul tetto delle cappellette di destra, causando lievi danni, mentre un’altra bomba cade sul pavimento stradale esplodendo di fronte all’ingresso secondario della Chiesa, causando poco danno.

 

 

In Campo S.Giustina due bombe, piombando contemporaneamente sopra un gruppo di abitazioni, scoppiano fragorosamente, tutto demolendo, proiettando all’intorno schegge e calcinacci, danneggiando i fabbricati circostanti, mentre pietre e mattoni nel rovinìo precipitoso vanno a sbattere contro l’attigua Chiesetta da tempo chiusa ai fedeli; il tempietto rimane lesionato, con porta a metà sconquassata e la croce piegata.

 

 

A S.Giovanni Grisostomo una bomba cade fra la frequentatissima strada e il campiello ove si trova la porta posteriore della Chiesa che dà il nome alla via.

 

 

Lo scoppio è così violento, che sei o sette negozi della strada sono devastati, specialmente quello di Bonlini, cosicchè parte degli orologi che conteneva vengono scagliati sulla via assieme alle macerie; tutte le saracinesche sono contorte, divelte e l’interno delle botteghe letteralmente distrutto.

 

 

I danni ai fabbricati sovrastanti sono abbastanza gravi; i muri lesionati, le imposte in parte bucate, sfondate o gettate sulla strada dallo spostamento d’aria.

 

 

La via è ingombra di mucchi di macerie; nel punto dell’esplosione si è formata una grande buca e i mattoni sono stati frantumati e proiettati all’intorno dalla violenza dello scoppio.

 

 

Le schegge si scagliano contro la porta della Chiesa di S.Giovanni Grisostomo, staccando la testa di un putto marmoreo, sconquassando gli altari, mentre le belle vetrate settecentesche s’infrangono e il tempio si riempie di pietre e calcinacci.

 

 

Il Ricovero di Mendicità in Campo S.Lorenzo è colpito da due bombe che lo prendono in pieno, e scoppiano fragorosamente quasi nello stesso istante. Dall’esplosione due piani sono stati abbattuti e le macerie, rovesciandosi sul campo, hanno schiantato la ringhiera della fondamenta e della riva, privando lo stabile di una buona parte delle sue facciate, e quelle che ancora rimangono danno a pensare per la loro stabilità.

 

 

Al Ponte del Diavolo a S.Severo una bomba di grandi dimensioni ad alto esplosivo piomba sopra un grande fabbricato d’abitazione composto di più piani, occupante un’area vastissima.

 

 

L’esplosione è terribile; il caseggiato in parte crolla, colando di rovine la stretta calle che si trova ai piedi del ponte e che confina con uno storico Palazzo.

 

 

Il disastro è spaventoso, tutti i piani sono crollati e fra il cumulo di rovine s’ergono le travature, che lasciano vedere masserizie sfondate, utensili, arredamenti, vestiario, e il tutto si unisce in un groviglio desolante fra resti di soffitti, pietre e calcinacci.

 

 

La Chiesa di Simeone Piccolo, prospiciente il Canal Grande e la Stazione Ferroviaria, costruita sul modello del Pantheon di Agrippa in Roma, è colpita da due bombe esplosive; la prima piomba sulla grande gradinata e scoppia alla base di una delle quattro grandi colonne, la quale viene divelta e si abbatte sui gradini e sulla fondamenta spezzandosi, e le macerie proiettate dall’esplosione causano l’affondamento di undici gondole dello stazio della ferrovia; l’altra bomba cade sul tetto dell’atrio, esplode vicino alla porta d’ingresso della Chiesa, sfonda il pavimento e produce danni agli ornati di pietra viva.

 

 

Contro il Ponte di Rialto vengono scagliate una dozzina di bombe, le quali scoppiano spaventosamente e le fiammate delle esplosioni salgono verso il cielo minacciose.

 

 

Qualche bomba si tuffa nel Canal Grande; una di queste piomba nel cortile del Palazzo delle Poste, ma reca pochi danni.

 

 

Un’altra bomba cade sulla fondamenta del Ferro a Rialto, scoppiando, distruggendo la fondamenta e demolendo un bar, danneggiando anche il pontile del vaporetto di Mestre.

 

 

In Campo Rialto Novo, una bomba si abbatte sopra una casa di abitazione, la perfora completamente e nell’esplosione la demolisce; un’altra bomba colpisce il tetto di un’altra casa, recando lievi danni.

 

 

Due bombe cadono sopra due Ospedali Militari, ossia una piomba sul Grand’Hotel scoppiando, abbattendo una parte del tetto di un’ala del palazzo e l’ultimo piano; l’altra esplode sopra il tetto dell’Hotel Britannia, lo sfonda e ne danneggia il piano sottostante.

 

 

Le raffiche di fucileria e di mitraglia saettano i nuovi aerei nemici che giungono, inseguendo quelli che se ne vanno dopo aver gettato sulla città il loro carico, mentre i cannoni hanno le bocche arrossate dal tiro incessante e gli scoppi degli shrapnels e delle granate si succedono ininterrottamente.

 

 

Mentre la lotta infuria, il Cav. Gaspari, Ispettore dei Pompieri, imbarca i suoi uomini nelle lancie, inviandoli verso le località che man mano vengono colpite.

 

 

I bravi pompieri, sprezzanti del pericolo, sotto il bombardamento incessante, si recano sui posti ove le bombe sono scoppiate, divisi in varie squadre comandate dall’Ing. Gaiani, dal Maresciallo Puccitta, da Rizzo e da altri graduati.

 

 

Così pure prestano la loro opera, con sereno sprezzo del pericolo, squadrea di soccorso composte da vigili sotto la direzione degli Ingegneri Setti e Orefice del Comune e squadre della Regia Marina, della Croce Rossa, della Croce Azzurra.

 

 

Bisogna salvare soprattutto Venezia dal propagarsi degli incendi.

 

 

La notte infernale si fa lunga assai: la lotta ferocemente impegnata prosegue con l’alternarsi di nuovi aerei nemici, i quali giungono e scaricano le loro bombe controbattuti dalla difesa.

 

 

Spaventosi boati si susseguono; Venezia è colpita in tutte le sue parrocchie, specialmente attorno a S.Marco.

 

 

In Rio Terrà San Leonardo, due bombe colpiscono un gruppo di case, perforandole e demolendole nell’esplosione.

 

 

A San Simeone Piccolo, il nemico bombarda l’Istituto di San Gioachino, e scarica su di esso cinque bombe.

 

 

Due bombe cadono sull’adiacenza del Monastero ove si trovano i locali di refezione e di ricreazione dei bambini, scoppiando fragorosamente, proiettando all’intorno le schegge che perforano le porte e le imposte del piano terreno, le imposte del primo piano dell’Istituto, conficcandosi nelle pareti e nei mobili.

 

 

Nel momento dell’esplosione, in una cameretta del Monastero, una monaca è raccolta a pregare per l’incolumità dei piccoli ricoverati, quando le schegge lanciate violentemente dallo scoppio, perforando l’imposta e la finestra, vengono proiettate nell’interno e vanno a conficcarsi nelle pareti e nel soffitto.

 

 

La suora rimane incolume per un vero miracolo, perché la finestra si trova alle sue spalle e le schegge hanno rispettato soltanto la parete ove si trova addossato l’inginocchiatoio e il Crocefisso.

 

 

Una bomba cade nel giardino dell’Istituto e nell’esplosione scava una grande buca; altre due bombe si susseguono e piombano sopra alcune vecchie case adiacenti, le quali nell’esplosione vengono in parte demolite.

 

 

Un giardino prospiciente il Canal Grande, assai vicino al Fondaco dei Turchi, viene colpito da una bomba, la quale nell’esplosione demolisce tutto l’angolo del muro di cinta e vi scava una grande buca.

 

 

In Campiello delle Mosche, a S.Pantaleone, una bomba colpisce due vecchie case e nell’esplosione in parte le demolisce.

 

 

I bombardatori aerei continuano a succedersi, scaricando le carlinghe dal loro esplosivo che piomba su Venezia, mentre spaventose detonazioni si susseguono e il fuoco della difesa rallenta sempre più.

 

 

Sono le munizioni che vengono a mancare qua e là nei posti di difesa, dai quali si sparano le ultime cartucce, mentre i cannoni delle navi e delle batterie di Lido continuano a tuonare incessantemente.

 

 

Verso le cinque si ha un po’ di sosta, ma è di breve durata, perché nuovi rombi di motori turbano il silenzio momentaneo; sono altri nemici che s’avanzano e volano seminando sulla città nuove rovine.

 

 

Qualche rifornimento di munizioni giunge ai posti di difesa e alle navi, ma è poca cosa, tanto che le mitragliatrici rallentano il loro martellare, i tiri della fucileria si fanno sempre più radi e il cannone romba a tratti.

 

 

Gli ultimi aerei volano sulla Città, scaricando le loro bombe, una delle quali piomba sopra il tetto di una casa in Calle dello Squero a S. Vio, e nello scoppio la danneggia, demolendo la testa di un muro.

 

 

Sono quasi le sei; il rombare dei velivoli nemici si allontana sempre più, finchè cessa e il silenzio è turbato soltanto dal movimento nel Canal Grande delle motobarche dei Pompieri e della Regia Marina per i soccorsi urgenti alla città.

 

 

L’attesa è lunga, snervante; finalmente la luce viene ridata e le sirene danno il segnale che il pericolo è cessato.

 

 

Alle prime luci del giorno un Albatros vola a bassa quota fra Mestre e Treviso, ma è subito avvolto dalle raffiche di fucileria e da quelle delle mitragliatrici.

 

 

Il velivolo è costretto ad atterrare in un campo e prima che i nostri soldati lo raggiungano, i due aviatori balzano a terra e tentano di distruggere l’apparecchio, ma la distruzione è fermata a tempo e i nemici sono fatti prigionieri; sono un Capitano austriaco e un Tenente. Quest’ultimo ha in tasca una pianta di Venezia su piccola scala.

 

 

Il secondo aeroplano catturato, è di tipo Gotha a tre motori: sembra anzi che gli aviatori, dopo aver bombardato Venezia, si siano perduti per cercare una località di atterraggio, avendo avuto il velivolo colpito in parti vitali, tanto da farli precipitare a Taglio Po che dista una cinquantina di chilometri.

 

 

I bombardatori di Venezia provenivano tutti da terra, ad eccezione di una quindicina, che erano idrovolanti partiti da Pola.

 

 

Passata la notte infernale, le strade di Venezia si ripopolano e gli abitanti si recano in ansioso pellegrinaggio nei luoghi colpiti, e mentre si soffermano a guardare le rovine, escono parole di sdegno e di esecrazione verso gli autori di tante distruzioni.

 

 

Le bombe sono cadute attorno ai principali monumenti della città, rispettandoli, deviando nella loro discesa; molte sono cadute su giardini, in canali, in Bacino S.Marco, in laguna e questo ha qualcosa del prodigio, tanto che ancora oggi si crede al miracolo.

 

 

Venezia ha sofferto la nuova prova con dolore, con rassegnazione, ma senza sbigottimento.

 

 

Il suo martirio doveva cessare perché il nemico, vedendo l’inutilità delle sue incursioni sopra la Città sacra all’arte e alla storia, cessò di perseguitarla.

 

 

S.Ecc. il Duca Cito di Filomarino, Comandante in Capo della Piazza Marittima, durante l’incursione, che è chiamata delle otto ore, diresse di persona l’opera della difesa, ma nessuno poteva prevedere un accanimento così prolungato contro Venezia, né si potevano tenere tonnellate di proiettili nelle soffitte o nelle cantine, situate in case di abitazione nel cuore della Città.

 

 

Ricordo e riconoscenza Venezia deve all’Uomo dalla ferma volontà, dall’animo buono, gentile, generoso e caritatevole che resse per qualche tempo il Comando della Piazza Marittima di Venezia e dimostrò il suo attaccamento alla Città nostra, specialmente durante il ripiegamento di Caporetto.

 

 

Il Conte Cito di Filomarino riposa ora in pace e la Sua memoria sarà sempre in noi Veneziani.

 

 

I bollettini austriaci osavano vantarsi del bombardamento operato contro Venezia come di una grande vittoria su opere militari belliche e il “Berliner Tageblatt” chiedeva spiegazione all’Impero austro-ungarico dell’aggressione operata contro la Città dell’Arte, affermando che Venezia non è soltanto una Città Italiana, ma un patrimonio artistico di tutto il mondo, e specialmente la Città di tutti gli uomini colti.

 

 

Venezia sempre ricorderà.

 

 

Oltre alle suaccennate distruzioni, altre bombe sono cadute nei vari Sestieri danneggiando le seguenti località:……..[l’elenco è particolarmente lungo e si concentra anche sui particolari, n.d.c.]

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