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Venezia 1915 veduta18

 

 

Ventisettesima incursione aerea nella notte dell’11 novembre 1916.

Aerei austro-tedeschi passano sopra Venezia e vanno a bombardare la stazione e l’abitato di Padova. L’incursione ha inizio alle ore 20 circa.

 

 

 

Venezia 1915 carico bombe

In un campo d'aviazione austriaco si attende al carico di bombe. Lo sforzo era fisico e ci si doveva arrangiare. Dopo poche ore quando calava l'oscurità i piloti erano già sopra la città e si disfacevano del micidiale carico che pioveva sulla testa dei Veneziani (Foto: Österreichische Nationalbibliothek)

 

 

 

La luna crescente favoriva l’inizio di quel periodo nel quale Venezia e le altre città venete potevano essere con tutta probabilità oggetto d’incursioni aeree con bombardamenti notturni.

 

 

E l’avvicinarsi di quel periodo, che ricordava l’accanimento mostrato dal nemico, specialmente verso Venezia, teneva in continuo allarme sia la popolazione che la vigile difesa antiaerea.

 

 

Un rombare di motori, appena distinto, un lontano cannoneggiare; poi la luce si spegne. E’ il primo segnale. I fischi acuti delle siren e i colpi di cannone ad intervalli avvisano la città che il nemico sta per venire.

 

 

Il rombare dei motori nemici si ode più distintamente e i cannoni antiaerei delle navi iniziano il fuoco seguito dallo scoppiettìo delle mitragliatrici e della fucileria dai posti di difesa.

 

 

Gli aerei sorvolano la città, dirigendosi verso la Giudecca e la laguna, inseguiti dai tiri dei cannoni e dagli scoppi delle granate e degli shrapnels.

 

 

I velivoli nemici si recano a bombardare l’abitato di Padova e la sua Stazione, seminando rovina e morte.

 

 

Ventottesima incursione aerea – Ricognizione aerea del 17 aprile 1917.

Un velivolo austro-tedesco vola sopra il litorale di Lido e viene abbattuto da un apparecchio italiano da caccia a sei miglia da Malamocco – Il segnale d’allarme è dato alle ore 11.15.

 

 

Le operazioni belliche su tutti i fronti erano incominciate con l’avvicinarsi della buona stagione.

 

 

Venezia per tutto l’inverno potè riposare tranquillamente, indisturbata da incursioni aeree nemiche.

 

 

In quel giorno invece le sirene urlano lamentosamente, e colpi di cannone, ad intervalli, avvisano la popolazione veneziana che il nemico aereo è in vista.

 

 

Il velivolo si tiene ad alta quota, seguendo la linea del litorale di Lido diretto verso Alberoni.

 

 

Un apparecchio italiano da caccia, già in volo, prende quota, insegue l’avversario e lo abbatte a sei miglia da Malamocco.

 

 

Ventinovesima incursione aerea nel pomeriggio del 17 aprile 1917.

Velivoli austro-tedeschi in volo di ricognizione lungo il litorale di San Nicolò di Lido ed Alberoni. – L’allarme in città è dato alle ore 16.07.

 

 

L’allarme segnala l’avvicinarsi di aerei nemici, e mentre la difesa antiaerea inizia il fuoco, si sentono rombare i motori dei nostri idrovolanti e velivoli da caccia che s’innalzano da Sant’Andrea e da S.Nicolò di Lido, prendendo quota, diretti verso il mare, contro gli avversari.

 

 

Gli aerei nemici, tenendosi sempre a grande altezza e a grande distanza dal tiro delle batterie costiere, seguono la linea del litorale fino agli Alberoni, ma sono costretti a ritornare sulla costa istriana, inseguiti dai nostri velivoli.

 

 

La ricognizione nemica aveva lo scopo di vedere il numero di navi e siluranti ancorate lungo il litorale fra Malamocco e Alberoni.

 

 

Trentesima incursione aerea nella notte dal 28 al 29 giugno 1917.

 

 

Sei velivoli austro-tedeschi volano su Venezia, dei quali parte in ricognizione e parte con carico esplosivo, gettando dodici bombe – L’incursione ha inizio alle ore 22.28. Ora legale.

 

 

L’ora legale venne istituita per diminuire il consumo di energia elettrica, anticipando un’ora nella sveglia alla mattina e un’ora alla sera nel recarsi a letto; così gli orologi erano tutti di un’ora avanti.

 

 

Quest’incursione come ora solare ebbe inizio alle ore 21.28; come ora legale alle ore 22.28.

 

 

Nel silenzio della notte tutti riposano e la città è illuminata dall’astro lunare, nella calma dei suoi canali, delle sue calli, debolmente illuminati da luci azzurre, che a mala pena rischiarono un piccolo tratto.

 

 

In quella bella notte di Giugno, la popolazione veneziana si godeva il fresco; ben pochi erano andati a letto, i più vegliavano con le tende abbassate alle finestre per evitare che la luce filtrasse all’esterno.

 

 

Ed ecco la luce vien tolta; un acuto sibilo, poderoso, possente, squarcia l’aria, seguito da altri più monotoni, più lamentosi, e i colpi di cannone ad intervalli danno il segnale che il nemico è in vista.

 

 

Rumori sinistri, indistinti verso il mare: è il ronzio dei motori che si avvicina sempre più e un lontano cannoneggiare verso la costa indica la presenza degli aerei nemici.

 

 

“I xe proprio lori anca sta volta; gera tanto che no i vegniva!”.

 

 

La difesa antiaerea di Lido fa tuonare le sue batterie, mentre gli aerei nemici volano sopra il litorale di San Nicolò, dirigendosi verso Alberoni, tenendosi a grande altezza.

 

 

Il tuonare delle artiglierie si fa sempre più debole fino a che cessa e due velivoli nemici prendono rotta verso il mare.

 

 

Il silenzio riprende e il tempo passa, ma il segnale di cessato pericolo non si sente ancora; è una tormentosa attesa che fa battere violentemente i cuori e tiene sospesi gli animi.

 

 

Il rombare lontano di artiglierie verso Punta Sabbioni si avvicina sempre più; sono le batterie di S.Andrea che hanno iniziato il fuoco.

 

 

La battaglia contro gli aerei nemici, diretti verso l’Arsenale, incomincia accanita, violenta.

 

 

I cannoni delle navi e quelli delle batterie di San Nicolò s’infiammano eruttando shrapnels e granate: le mitragliatrici incessantemente scoppiettano e le scariche di fucileria si succedono alle scariche.

 

 

Uno scoppio fragoroso, un boato formidabile che scuote il suolo e i vetri delle case: è una bomba di grosso calibro, ad alto esplosivo, che cade.

 

 

L’uragano di ferro e di fuoco s’addensa, altri boati si succedono, accompagnati da bagliori sanguigni e da colonne di fumo nerastro che il vento porta verso S.Giorgio e la Laguna.

 

 

Lo spazio aereo è solcato da shrapnels e granate che scoppiano, proiettando schegge di ferro e piombo infuocato, che percorrono il cielo in tutti i sensi, incrociandosi col piombo eruttato da mitragliatrici e fucili.

 

 

I due velivoli nemici attraversano la città, cannoneggiati, inseguiti dagli scoppi dei proiettili e dalla mitraglia e mentre si dileguano, la sparatoria si allontana, si calma, cessa.

 

 

Il silenzio sopraggiunge e così la mezzanotte. I due Mori di S.marco, dall’alto della torre, sentinelle impassibili del tempo, alzano e abbassano la mazza battendo dodici colpi sulla campana dell’orologio.

 

 

E quei dodici rintocchi, lenti, solenni, maestosi nella notte, si espandono per l’aria ripercossi dall’eco, rimandati dalle cupole di San Marco e dalle volte del Palazzo Ducale, si espandono con dolce melodia, percorrendo la Piazza San Marco, la Piazzetta, la città, la laguna; è il segnale della giornata che muore e della nuova che nasce.

 

 

I difensori di Venezia vigilano sempre pronti alla lotta, perché altri due velivoli nemici, in rotta verso la città, sono segnalati.

 

 

Gli sparvieri alati giungono sopra Venezia, accolti da un fuoco infernale, gettano qualche bomba che scoppia con grande fracasso; si dirigono poi sulla stazione ferroviaria, scaglianto altro esplosivo.

 

 

Finalmente se ne vanno, ripassando sopra la laguna, molestati dai tiri della difesa, fra gli scoppi e la mitraglia.

 

 

Il cannoneggiare si fa sempre più lontano e il silenzio riprende più assoluto.

 

 

La luce vien ridata e le sirene danno il segnale che l’incursione è finita.

 

 

Gruppi di curiosi si recano in pellegrinaggio nei luoghi colpiti, ove si commenta, e si vede la differenza dalle bombe caduta nelle prime incursioni del 1915.

 

 

Le località colpite da bombe esplosive sono le seguenti:

Due bombe – Rio della Tana, Castello. Una cadeva sul cornicione di un fabbricato dell’Arsenale, ruzzolando ed esplodendo nel Rio, producendo la rottura dei vetri alla Scuola Gaspare Gozzi e fabbricati vicini; l’altra esplodeva sopra una custodia metallica di tubi di rame, e frantumava altre vetrate della suddetta Scuola.

Una bomba – Corte Coltrera, Castello – esplodeva sul pavimento stradale scavando una grande fossa, maciullando i macigni che vennero proiettati all’ingiro, producendo danni ai fabbricati vicini e rottura di vetri.

Una bomba – Fondamenta Tana, Castello – cadeva sopra una casa di abitazione, demolendo in parte il fabbricato.

Una bomba – Fondamenta Tana, Castello – cadeva sopra una casa di abitazione perforandola, rimanendo inesplosa al piano terra.

Una bomba – Via Garibaldi, Castello – perforava una casa di abitazione di due piani, rimanendo inesplosa al piano terra.

Una bomba – Cimitero Comunale – cadeva vicino ad una Cappella rimanendo inesplosa.

Una bomba – Fondamenta Scalzi, Cannaregio – cadeva nell’orto dei Padri Carmelitani Scalzi scavando una buca di dodici metri di diametro e quasi due di profondità, abbattendo quindici metri di muro alto sei metri avente uno spessore di 0.40 verso Calle Priuli e metri 25 di muro verso Rio della Crea.

Una bomba – Rio della Crea, Cannaregio – esplodeva nel canale senza danni.

Una bomba – Campiello della Crea – cadeva sopra lo Stabilimento per la ammarinatura delle anguille, rimanendo inesplosa.

Altre bombe di grosso calibro caddero nel bacino dell’Arsenale, esplodendo nell’acqua senza danni.

(Continua - cliccare su AVANTI)

 


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