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Venezia 1915 veduta16a

 

 

Ventitreesima incursione aerea nella notte 12 – 13 settembre 1916.

Nove velivoli austro-ungarici bombardano Venezia e Chioggia gettando trentuno bombe – La Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo è colpita – L’incursione ha inizio alle ore 1.36.

 

 

Venezia è immersa, tutto è tranquillità, silenzio, e la luna, maestosa nella sua pienezza, diffonde la sua bianca luce che avvolge la città del sogno.

 

 

Quella quiete, quel silenzio, è rotto di tratto in tratto dal grido delle vedette sulle altane.

 

 

I soldati di guardia, appoggiati ai loro fucili, vigilano in una snervante attesa, mentre ai posti di difesa sulle navi e alle batterie, la sorveglianza è scrupolosa, assidua; i cannonieri sono pronti ai pezzi, così i mitraglieri.

 

 

E l’attesa non si prolunga troppo.

 

 

La sirena dell’Arsenale, col suo ululato formidabile, seguita da altri striduli delle consorelle e dai colpi di cannone ad intervalli, segnala l’avvicinarsi del nemico che vola verso Venezia.

 

 

I cittadini, che da molte notti s’aspettano la venuta degli aerei, sono già in piedi, mentre molti altri si sono recati nei rifugi a passarvi la notte.

 

 

Nell’attesa il silenzio è assoluto.

 

 

“E pur i gà sonà le sirene, i gà tolto la luce e no se sente ancora gnente: che i gabia fato a posta?”.

 

 

Sono minuti che sembrano secoli, i nemici stanno per giungere, i bombardatori di Chiese sono vicini, giungono; bombarderanno ancora Venezia?

 

 

Il cannone romba in distanza verso la costa e il ronzare dei motori si fa sempre più distinto.

 

 

Qualche razzo solca lo spazio aereo e le navi iniziano il fuoco, facendo tuonare i loro cannoni, le mitragliatrici e la fucileria saettano i nemici invisibili con uno scrosciare incessante.

 

 

Le prime bombe cadono verso l’Arsenale.

 

 

Il fuoco della difesa è incessante e la lotta continua.

 

 

Gli aerei nemici sorvolano la città gettando qua e là altre bombe; una di queste esplode sul cornicione della Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, lo spezza, batte sulla testata del muro, apre un largo foro fra questo e il tetto, entrando in Chiesa.

 

 

Il monumento Valier è salvo in virtù delle insaccate poste in sua difesa; il soffitto di una Cappella – San Domenico in gloria – capolavoro del Piazzetta, è danneggiato e molte vetrate artistiche vanno in frantumi.

 

 

La bella Chiesa è salva per miracolo, perché, se la bomba anziché battere sul cornicione e sulla testata del muro, fosse caduta due metri più in là, sarebbe penetrata nell’interno, attraverso il tetto, e avrebbe prodotto il danno che ebbe la Chiesa degli Scalzi nella notte del 24 Ottobre 1915.

 

 

Bombardata Venezia, il nemico prende direzione verso il litorale di Alberoni e Chioggia, gettando altre bombe, inseguito dal fuoco infernale della difesa.

 

 

Anche Chioggia è bombardata e le bombe nemiche provocano incendi di qualche entità; intanto il nemico, lanciato il suo carico, si dirige verso l’altra sponda.

 

 

La notizia che la Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo è stata colpita dal nemico, si diffonde rapidamente per tutta la città.

 

 

Il papa imparte alla Cittadinanza Veneziana, con parole di conforto, l’Apostolica Benedizione inviando la seguente lettera a sua Eminenza il Cardinale La Fontaine, Patriarca di Venezia:

 

 

“Ella ci dà notizia dell’incursione aerea seguita in cotesta città così cara al nostro cuore e così preziosa per la religione e la storia dell’arte, e ci comunica che la Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo non è sfuggita ai ciechi colpi, con danni fortunatamente riparabili.”

 

 

“Il nuovo infortunio, preceduto di pochi giorni dalla caduta di un obice presso la facciata di San Marco – al quale obice non permise la Provvidenza di rimanere tristemente memorabile – ci ricorda il lutto per la Chiesa di Santa Maria Formosa, come questo, a sua volta, avea riaperta nel nostro cuore l’acerba ferita per la Chiesa degli Scalzi.

 

 

Purtroppo le paterne sollecitudini che, come Ella sa, non abbiamo lasciato di interporre per scongiurare tali iatture, non hanno sortito quell’effetto che il nostro animo così vivamente bramava.

 

 

Epperò non essendoci dato stornare il pesante incubo dal capo dei nostri figli, noi, senza indagarne le ragioni, dobbiamo deplorare anche il nuovo genere di calamità che, per noi, non è meno grave fra le conseguenze della guerra”.

 

 

Oltre la Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo veniva colpito il ricovero dell’Ospedale dei Vecchi, e fortuna volle che la bomba, perforati tre piani, si sprofondasse per un metro e mezzo nel pavimento del piano terra senza esplodere.

 

 

In Sottoportico Corte Panada a Castello, altra bomba esplosiva di grandi dimensioni cadeva sopra una casa d’abitazione, perforando due piani, rimanendo inesplosa al piano terra.

 

 

In Calle della Testa, a Cannaregio, altra bomba sfondava tutti i piani di una casa rimanendo inesplosa.

 

 

Bombe caddero sull’Arsenale, altre esplosero in laguna, sul litorale Alberoni e in mare.

 

 

Ventiquattresima incursione aerea nella notte del 17 settembre 1916

Tre velivoli austro-tedeschi volano sopra Venezia gettando dodici bombe a Mestre e sul suo nodo ferroviario – L’incursione ha inizio alle ore 0.40.

 

 

Nel cuor della notte la sirena dell’Arsenale dà l’allarme seguita dai colpi di cannone ad intervalli.

 

 

Venezia si desta e tutti corrono ai ripari, mentre il rombo dei motori è ben distinto e le batterie del litorale iniziano il fuoco.

 

 

Gli aerei nemici passano sopra la città ad uno ad uno, bersagliati dal fuoco poderoso della difesa e si dirigono verso la ferrovia e la laguna, inseguiti dagli scoppi delle granate e shrapnels, recandosi a bombardare Mestre e il suo nodo ferroviario.

 

 

Venticinquesima incursione aerea nella notte del 18 settembre 1916.

Aerei austro-tedeschi passano sopra Venezia, bombardando Mestre e il suo nodo ferroviario – L’incursione ha inizio alle ore 2.49.

 

 

In quella sera la luna si sarebbe alzata verso la mezzanotte, diminuendo così la probabilità d’incursioni notturne, cosicchè molti veneziani credettero miglior cosa passar bene la notte in casa propria, anziché male nei rifugi.

 

 

Proprio nell’ora in cui il sonno è più profondo, la sirena dell’Arsenale col suo ululato poderoso, seguita da colpi di cannone e da altri acuti sibili, dà il segnale di incursione.

 

 

Tutti si destano e il sonno ancora questa notte è interrotto.

 

 

Gli aerei nemici passano sopra Venezia, cannoneggiati, mitragliati, fra gli scoppi delle granate e degli shrapnles, avvolti da spire di fuoco e di piombo infuocato.

 

 

Continuano il volo verso la laguna e verso Mestre gettando esplosivi sul suo nodo ferroviario e sulla cittadina.

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