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Venezia 1915 veduta11

 

 

Quindicesima incursione aerea nel mattino del 23 giugno 1916.

Sei velivoli austro-tedeschi volano su Venezia gettando 19 bombe, con obbiettivo: Arsenale, Litorale Alberoni, uccidendo otto persone e ferendone venti. L’attacco ha inizio alle ore 3.05.

 

 

L’alba era prossima a spuntare e la città immersa nel silenzio, nella tranquillità. I natanti non circolano, i vaporini sono all’approdo a Santa Chiara e alla Riva degli Schiavoni, l’acqua è come cristallo riflettente le immagini capovolte, che danno l’illusione di prendere radice dalla base in su e dalla base in giù.

 

 

Il più lieve alito di vento, la caduta nell’acqua della cosa più minuta, lo spostamento prodotto da qualche natante lontano in movimento, creano una piccola onda; allora lo specchio dei palazzi gotici e bizantini prende forme strane, meravigliose, sorprendenti.

 

 

Quando il primo raggio di sole illumina le cime dei palazzi, dei campanili e delle cupole, l’acqua le riflette come se fossero d’oro di zecchino, trasformandosi in un vortice di metallo fuso, quando viene sconvolta dai primi natanti in movimento.

 

 

Col crescere della luce, l’acqua prende il colore del cielo, il sogno svanisce e il Canal Grande è come lo vediamo sempre.

 

 

La tranquillità di quell’alba non doveva a lungo durare.

 

 

I posti di vedetta sulle altane, avvisati dal Comando che velivoli nemici sono in rotta verso Venezia, si preparano alacremente a sostenere l’attacco.

 

 

Un urlo poderoso, straziante, squarcia il silenzio, mentre il primo colpo di cannone, improvviso, inaspettato, fa tremare i vetri della città, seguito da altri colpi sparati ad intervalli.

 

 

I nemici alati giungono dal mare, il rombo dei motori si sente appena, il cannone romba verso la costa, mentre i posti di vedetta della città attendono l’avanzarsi del nemico per iniziare la battaglia.

 

 

Questa è imminente; le navi e le batterie di Lido hanno iniziato il fuoco, gli aerei avanzao verso Venezia, e i loro motori rombano sinistramente.

 

 

Sono sopra l’Arsenale, accolti da una bolgia infernale di ferro e di fuoco, e la battaglia è accanita.

 

 

Le prime bombe cadono con scoppi fragorosi, facendo sussultare il suolo e tintinnare le vetrate della città.

 

 

Lo spazio aereo è solcato da mille detriti metallici, che ricadono al suolo sibilando, battendo in ogni parte; dense nubi di fumo s’innalzano verso il cielo, togliendo visibilità al nemico.

 

 

Qualche momento di sosta, poi nuovi velivoli giungono e la lotta riprende più accanita che mai.

 

 

E cannoni, e mitragliatrici, e fucili, tutto s’infiamma, divampa, tuona, scoppietta nel medesimo istante, e nell’uragano dei colpi, di tanto in tanto boati più poderosi, più cupi, fanno tutto tremare.

 

 

Sono altre bombe lanciate dai nemici; nuove nubi di fumo e di gas bruciati si addensano, si allargano, portate dalla brezza verso la città, che si copre di un grigio manto.

 

 

Gli aerei nemici sorvolano Venezia, gettando qualche bomba che scoppia fragorosamente nell’acqua, altri aerei prendono la via del litorale verso Alberoni, ove gettano la rimanenza del loro carico, costretti dal tiro antiaereo a tenersi a grande altezza.

 

 

La battaglia è verso la fine, i velivoli prendono la via del ritorno, inseguiti dagli scoppi delle granate e degli shrapnels.

 

 

Il rombo del cannone si fa sempre più lontano, mentre il nemico si dilegua.

 

 

Le bombe colpirono le seguenti località:

Una bomba – in Rio Marin – esplodeva nell’acqua senza danni.

Una bomba – nella Chiesa di S.Francesco della Vigna – cadeva sulla cella campanaria e ruzzolava poi in un sottostante cortile senza esplodere.

Una bomba – nella Sagrestia di San Francesco della Vigna – cadeva in un cortile attiguo esplodendo, danneggiando la sagrestia e i vicini fabbricati.

Una bomba – nella Caserma S.Daniele – cadeva nel magazzino vestiario della R.Marina e produceva un grave incendio.

Una bomba – nella stessa Caserma – cadeva nel cortile esplodendo, danneggiando lievemente i fabbricati e uccidendo una persona.

Una bomba – a San Pietro di Castello – cadeva in un fabbricato della caserma demolendolo, uccidendo sette persone e ferendone altre.

Una bomba – agli Alberoni – cadeva esplodendo, danneggiando una casa e ferendo delle persone.

 

 

Sedicesima incursione aerea nella notte del 13 luglio 1916.

Dieci velivoli austro-tedeschi passano sopra Venezia diretti a Padova ove gettano 101 bombe – L’attacco ha inizio alle ore 22.55.

 

 

Il sibilo acuto della sirena dell’Arsenale erompe nella tranquillità della notte, a questo rispondono in coro le altre sirene della città e, insieme ad un primo colpo di cannone seguito da altri ad intervalli, segnalano l’avvicinarsi del nemico aereo.

 

 

Poi il silenzio riprende nuovamente; ma i velivoli nomici non si fanno troppo attendere e il rombo sinistro dei loro motori si avvicina sempre più.

 

 

La difesa antiaerea inizia un fuoco infernale di sbarramento e le scie luminose s’incrociano nello spazio.

 

 

I velivoli passano a gruppi di due o di tre, attraversano la città senza gettare bombe, prendono la via della laguna verso Mestre, cannoneggiati ed inseguiti dal fuoco infernale della difesa.

 

 

Si recavano a gettare il loro carico di bombe a Padova.

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