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Dodicesima incursione aerea nella sera del 15 maggio 1916.

Nove velivoli austro-tedeschi bombardano la città di Venezia, l’Arsenale, la Stazione di Mestre, il Cavallino e Cavazuccherina, gettando 57 bombe. L’attacco ha inizio alle ore 20.58.

 

 

 

Venezia 1915 247 treno

Inizia l'esodo da Venezia di parte della popolazione.

 

 

 

I mesi si succedevano e Venezia dormiva da lungo tempo i sonni tranquilli, indisturbati dagli aerei nemici, dimentica dell’accanimento dell’Austria, che si supponeva placato.

 

 

L’avanzarsi della buona stagione e con essa lo svolgersi delle operazioni belliche su tutti i fronti, doveva dimostrare il contrario.

 

 

In quella tiepida e calma serata di Maggio, il sibilo della sirena dell’Arsenale fa battere d’improvviso i cuori, mentre le sirene, che rispondono in coro da ogni parte della città e i colpi di cannone ad intervalli, danno il segnale che il nemico aereo s’avanza verso Venezia.

 

 

Brevi istanti di confusione, richiami di vicini, delle donne nelle calli, un rinchiudersi affrettato di persiane, di porte; chi è fuori di casa s’affretta a ritornarci, chi è lontano si mette al sicuro come meglio può e i rifugi raccolgono coloro che non si sentono troppo sicuri nelle loro abitazioni.

 

 

Un rombare sinistro che s’avvicina, s’avvicina sempre più; è il nemico che viene verso la città.

 

 

Il fuoco della difesa antiaerea lo accoglie con nutrite scariche e i potenti riflettori lo investono con i loro fasci luminosi.

 

 

Il velivolo è sopra l’Arsenale. I cannoni della difesa s’infiammano e col loro tuonare rispondono al rombo fragoroso delle bombe che cadono scoppiando, facendo sussultare la terra, tremare le case e le vetrate della città.

 

 

L’aereo nemico continua la sua corsa sopra la città, gettando qualche bomba, dirigendosi verso la ferrovia e la laguna, inseguito dal tiro delle artiglierie e dalla mitraglia.

 

 

Qualche razzo solca lo spazio aereo; sono segnali che indicano ai difensori l’arrivo di altri nemici.

 

 

Essi giungono ad uno ad uno o a gruppi di due, tenendosi a grande altezza, cannoneggiati, mitragliati.

 

 

Il cielo si copre di densi strati di fumo, gli shrapnels e le granate scoppiano fragorosamente nello spazio solcato dalla scia dei riflettori, mentre la fucileria scroscia incessantemente e le mitragliatrici martellano senza tregua il nemico.

 

 

Fragorosi, spaventosi boati si succedono; sono altre bombe che cadono sull’Arsenale con gran frastuono e poco danno e il coro infernale continua, mentre i nemici volano sulla città, gettando qualche bomba qua e là, investiti da raffiche di proiettili che minacciano la stabilità degli apparecchi, tanto che gli avversari, ormai stanchi, si dirigono parte verso la ferrovia e parte lungo il litorale, inseguiti dai tiri della difesa antiaerea.

 

 

Altri velivoli nemici sopraggiungono; la battaglia fra cielo e terra continua furiosamente e i colpi si succedono ai colpi, gli scoppi agli scoppi e spaventosi boati coprono di tanto in tanto il rumore dei colpi della difesa: sono altre bombe che cadono e fragorosamente scoppiano.

 

 

Le raffiche di fuoco e di piombo infuocato, accompagnano, avvolgono i nemici che lasciano Venezia, diretti verso il ponte della ferrovia e la stazione ferroviaria di Mestre ove gettano bombe esplosive ed incendiarie; altri si dirigono verso il litorale di Lido, Cavallino e Cavazuccherina lanciando altre bombe.

 

 

Il lontano cannoneggiamento è sempre meno distinto, poi il silenzio si fa più assoluto.

 

 

Ancora qualche istante, la luce viene ridata alla città, quella azzurra alle vie e le sirene danno il segnale di cessato pericolo.

 

 

Nel frattempo i motoscafi portanti le Autorità e soccorsi, si recano nei luoghi colpiti; per fortuna in questa incursione, se il fracasso delle bombe fu spaventoso, i danni arrecati a Venezia furono invece assai lievi.

 

 

Le bombe colpirono le seguenti località:

Una bomba – in Rio di S.Pietro di Castello – esplodeva nell’acqua e danneggiava parecchi fabbricati.

Una bomba – in Campo S.Giovanni Novo – esplodeva sul tetto di una casa incendiando e danneggiando il piano sottostante.

Una bomba – in Corte del Tagliapietra a Dorsoduro – cadeva in un cortile danneggiando le case circostanti.

Una bomba – in Calle delle Rasse – esplodeva sopra il tetto di una casa di abitazione e demoliva due piani, danneggiando le case circostanti.

Una bomba – in Calle delle Muneghe a Cannaregio – cadeva sopra il tetto di una tettoia esplodendo e danneggiando le case circostanti.

Altre bombe esplosive ed incendiarie caddero in Arsenale, nell’acqua del suo bacino.

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