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Giovanni Scarabello - Il martirio di Venezia durante la Grande Guerra e l'opera di difesa della marina italiana. Vol.1 (1933)

Estratto dal volume I da pag.60 a pag.140

 

 

LE INCURSIONI AEREE AUSTRO-TEDESCHE SU VENEZIA NEL 1915-1918

Seconda incursione aerea nella notte del 27 maggio 1915.

 

Venezia bombardata per la seconda volta da due velivoli tedeschi – Vennero lanciate sulla città 14 bombe: vi furono due morti – L’attacco nemico ha inizio alle ore 22.10.

 

 

I Veneziani erano sotto l’impressione delle bombe lanciate dal nemico nel mattino del 24. Stanchi di tante emozioni, in generale riposavano, tranne qualche appassionato dell’aria notturna, il quale era andato a prendersi il fresco.

 

 Venezia 1915 Venezia in guerra

Venezia all'epoca dei bombardamenti. Si può notare la palizzata rinforzata da sacchi di sabbia che protegge la Basilica di San Marco

 

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Venezia è una città militarizzata (la scelta fu del Comando Supremo) e le difese militari sono ovunque. Nell'immagine un imbarco di truppe dalla periferia della città verso le isole della laguna. 

 

 

 

La luce si spegne e la sirena dell’Arsenale dà l’allarme seguita dal colpo di cannone e da altri ad intervalli.

 

 

Tutta Venezia è in piedi, qualcuno s’affaccia alla finestra semivestito, altri infilano la porta di casa e se ne vanno a godere lo spettacolo.

 

 

“Che le sia prove o che i fassa sul serio? No se sente ancora gnente!”

 

 

Qualche tiro lontano, i proiettori scrutano l’orizzonte e le vedette sono al loro posto in attesa.

 

 

In direzione dell’Arsenale si ode a tratti rumoreggiare il motore di un velivolo, ma è ancora lontano; intanto le batterie costiere iniziano il fuoco e granate e shrapnels scoppiano nell’aria, con tiri d’interdizione.

 

 

Il rumore di un secondo apparecchio si unisce al primo, coperto di tanto in tanto dal continuo cannoneggiamento, mentre i riflettori lanciano i loro raggi sopra l’Arsenale.

 

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Un aereo austriaco fotografato di giorno in volo sul Veneto 

 

 

 

Le mitragliatrici delle navi cominciano a martellare, e così i cannoncini antiaerei s’infiammano gettando shrapnels e piombo.

 

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Isola di S.Pietro (Laguna di Grado) - La Marina intercetta con cannoncini l'avvicinarsi di aerei nemici diretti a Venezia. 

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La foto dev'essere stata fatta per la propaganda poichè la tranquillità del cagnolino mascotte dei marinai non avrebbe avuto ragion d'essere.

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Su un pontone armato marinai sistemano un pezzo antiaereo in previsione degli attacchi notturni  

 

 

 

Una potente esplosione scuote la terra e l’aria, seguita da una seconda più vicina e da una terza susseguente.

 

 

Una donnetta che sta sulla porta di casa a curiosare, si rintana prontamente, spaventata, esclamando: “Madona benedeta, i xe qua proprio lori, i fa’ sul serio anca ‘sta volta”.

 

 

La fucileria delle altane, coi suoi tiri laceranti, incrocia il fuoco con quello delle navi e l’uragano s’addensa sempre più.

 

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Piazza S.Marco - Il rifugio sotto le Vecchie Procuratie 

 

 

 

Intanto migliaia di detriti cadenti dallo spazio, fiammeggianti, s’infrangono qua e là, danneggiando tegole e mettendo in pericolo le persone poco accorte che se ne stanno all’aperto a curiosare.

 

 

Qualche “gnoomm” prolungato seguito da fischi, rivela il suono caratteristico dei frammenti di granata che volano in ogni dove.

 

 

Così anche i più cocciuti comprendono che è un eroismo da poco quello di esporsi senza scopo.

 

 

I cacciatori, battaglieri per istinto, si accaniscono inutilmente a sparare con le loro doppiette e solo un ordine delle Autorità li fa desistere.

 

 

Gli apparecchi nemici volano sopra S.Marco, e tutte le bocche da fuoco s’infiammano, mentre i raggi lanciati dai riflettori tengono gli apparecchi sotto il loro dominio e li seguono, precisando il tiro all’artiglieria.

 

 

L’uragano è nella massima violenza. Un turbine di proiettili infuocati tempesta gli avversari, i quali gettano quante bombe hanno, ma, accecati dai raggi dei riflettori, perdono la mira, colpendo a casaccio.

 

 

Le bombe per la maggior parte cadono nei rii e nel bacino di S.Marco, esplodendo fragorosamente e innalzando colonne d’acqua, che ricadendo sconvolgono la laguna come fosse in tempesta, scuotendo vaporini e natanti all’ancoraggio.

 

 

Gli sparvieri prendono quota e se ne vanno seguiti dal tuonare dei cannoni della difesa antiaerea e salutati dalle ultime scariche di fucileria e delle mitragliatrici.

 

 

Un po’ di calma, un po’ di silenzio, poi la luce elettrica si riaccende, mentre la città riprende la sua vita.

 

 

Le comari in calle commentano: “Me par che ste scatole de conserva, che i dixeva l’altro giorno, le sia co più s-cioco!”

 

 

Si cominciava a comprendere la necessità di essere più prudenti.

 

 

Le bombe esplosive caddero nelle seguenti località:

 

 

Una bomba – nel Canale dei Furlani a Castello – faceva crollare una facciata di casa.

 

 

Una bomba – in Corte Coltrera a Castello – rovinava il pavimento stradale, arrecando danni alle case adiacenti.

 

 

Una bomba – in Via Garibaldi – sfondava un tetto e danneggiava una casa.

 

 

Una bomba – in Calle Zan a Castello – cadeva alla SVAN, rimanendo inesplosa.

 

 

Altre bombe esplosero in Bacino di S.Marco, con grande frastuono e poco danno.

 

 

Una bomba incendiaria colpiva il giardino della Commenda di Malta, a Castello.

(Continua)


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