Padova e la guerriglia degli Autonomi (1979)

 

Procura della Repubblica di Padova - Requisitoria del Pubblico Ministero Pietro Calogero nel procedimento penale contro A.M.A. + 66 del 16 novembre 1982. 

 

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Il dott. Pietro Calogero, Pubblico Ministero al Tribunale di Padova negli anni 70

 

 

[Estratto da pagina 74]

ATTENTATI (cd. NOTTE DEI FUOCHI) DEL 30 APRILE 1979

 

FONTI DI PROVA: - RAPPORTI E ATTI DI P.G.- DICHIARAZIONI DI MICHELE GALATI E DI M. P.

 

IMPUTATI : - Z. E G. D. (capo 85) - L.. U.M.. M., G., Z. e P. (pagine 54 e 55)

 

 

 

Fra le ore 0,15 e le ore 0.45 del 30 aprile 1979 venivano portati a segno, con azioni programmate e simultanee, 24 attentati terroristici nelle province di Padova, Venezia, Vicenza e Rovigo.

 

In particolare:

 

1) 9 attentati a mezzo di ordigni esplosivi costituiti da candelotti di polvere per mina, innesco con congegno a tempo (timer), condensatori, pile elettriche, lampade flash: contro le caserme dei Carabinieri di Campodarsego, di Cannaregio (VE), di Jesolo (VE) e di Mestre; contro la Pretura di Monselice; contro le sedi D.C. di via 3 Garofani (Sant'Osvaldo) e di via Altinate in Padova; contro l'abitazione dell'on.Carlo Fracanzani di Este (ordigno non esploso per difetto di funzionamento dell'apposito congegno); contro l’abitazione del vice questore di Rovigo Carmine Perrotta;

 

2) 12 attentati con taniche e ordigni incendiari :

contro la caserma CC. di Solesinoj contri le sedi D.C. di Camposampiero, di Chioggia (calle Zitella), di Vicenza (via Tommaseo); contro il furgone Fiat 850 in dotazione alla stazione CC, di Pontelongo; contro il furgone per il trasporto dei detenuti in via P.Liberi in Padova; contro il furgone de "Il Mattino di Padova" in via Pellizzo; contro l’auto Lancia Fulvia del sindacalista Sergio Fabris in via Lagrange, Padova; contro l'abitazione del dott. Giancarlo Panazzolo, presidente D.C. del Consiglio di Quartiere Forcellini; contro l'abitazione del consigliere P.C.I. di Abano, Alessandro Ghiro; contro l'abitazione del Pretore di Bassano del Grappa Riccardo Caccin; contro l'edificio abitato da una guardia p.s. in Vicenza via Battaglione Stelvio;

 

3) 3 attentati con ordigni incendiari e colpi d'arma da fuoco : contro la caserma CC. di Bovolenta (2 bottiglie incendiarie e vari colpi sparati con fucile da caccia caricato con pallettoni a lupara); contro la caserma CC di Sarmeola di Rubano (colpi di pistola Luger); contro l'abitazione del maresciallo p.s. Erminio Boscolo della UIGOS di Rovigo (2 molotov e 4 colpi di pistola).

 

processo 7 aprile

Il "processo 7 aprile" gestito dal Pubblico Ministero Pietro Calogero contro l'Autonomia padovana - Nell'immagine alcuni esponenti dei Collettivi Politici Veneti nell'aula della Corte di Assise di Padova

 

 

Tutti gli attentati venivano rivendicati a mezzo di volantino ciclostilato composto di due fogli, recante in calce le sigle "PROLETARI COMUNISTI ORGANIZZATI", "ORGANIZZAZIONE OPERAIA PER IL COMUNISMO", "SQUADRE COMUNISTE TERRITORIALI","SQUADRE COMUNISTE PROLETARIE".

Dal testo del volantino emergeva la motivazione di fondo dell'operazione terroristica, individuata nella necessità di reagire con la lotta armata alla "repressione anticomunista" scatenata dallo Stato con gli arresti del 7 Aprile e di promuovere su tale terreno l'"unita combattente" delle forze rivoluzionarie , unità realizzata nel Veneto - secondo il preciso tenore del documento - grazie alla "riunificazione" di tutte le forze operanti nella regione su un fronte comune d'attacco alle strutture repressive dello Stato e di "lotte militarmente adeguate"; e da realizzare d'ora in avanti a livello nazionale, mediante l'impegno di "tutti 1 combattenti" sul terreno comune delle "campagne contro la repressione".

 

Da qui gli appelli conclusivi dell'allocuzione terroristica:

"Liberta per i Comunisti"",W l'unità delle organizzazioni combattenti comuniste !","Costruire il Potere Operaio Armato!".

 

 

Le dichiarazioni, perfettamente collimanti, del brigatista Michele GALATI e dell'autonomo M. P. pongono in evidenza che gli attentati della notte del 30 aprile furono promossi, organizzati ed eseguiti dai "COLLETTIVI POLITICI VENETI", come "risposta alla repressione inaugurata dagli arresti del 7 aprile".

 

Del resto, da una serie imponente di precedenti acquisizioni probatorie era già emerso che le sigle "PROLETARI COMUNISTI ORGANIZZATI" e "ORGANIZZAZIONE OPERAIA PER IL COMUNISMO" impiegate per la rivendicazione degli attentati costituivano sigle di copertura della suddetta organizzazione.

 

La compresenza, accanto alle due citate, delle sigle "SQUADRE COMUNISTE TERRITORIALI" e "SQUADRE COMUNISTE PROLETARIE" è indubbiamente rivelatrice del concorso, quanto meno nella fase esecutiva, di una distinta organizzazione operante, nel Veneto, nell'area della lotta armata e individuabile – sulla base delle indicazioni fornite dallo stesso P. e (indirettamente) da Claudio B. - nel gruppo veneto dei CO.CO.RI (facente capo su scala nazionale a Oreste SCALZONE e, nel Veneto, a Lauso Z., Paolo B., Lello C., Nino D.M, Gaetano Antonio V.).

 

Le circostanze riferite dal GALATI e dal P. consentono inoltre di individuare alcuni fra i responsabili della "campagna" terroristica nelle seguenti persone, tutte militanti (per elementi di prova aliunde desumibili) nei Collettivi Politici :

 

Giuseppe Z., Giacomo D., Claudio L., Ulisse M., Maurizio M., Claudio G., Alberto Z. e lo stesso P.

 

Raccontando dei periodici "contatti" intercorrenti fra la propria organizzazione (la colonna veneta BR) e i Collettivi Politici Veneti, Michele GALATI sottolinea che detti contatti avvenivano a livello di struttura militare occulta dei Collettivi, altrimenti nota con la sigla "FRONTE COMUNISTA COMBATTENTE"; e che tale struttura costituiva, per la sua importanza, la "direzione politico-militare" dei Collettivi stessi.

 

Dichiarazione che conferma pienamente, sul punto, sia l’assunto di Patrizio PECI, secondo cui le BR intrattenevano rapporti con l ’Autonomia Operaia Organizzata nel Veneto a livello di "Fronte Comunista Combattente", sia il racconto di Carlo FIORONI, secondo cui la struttura militare occulta di Potere Operaio e poi di A.O.O. era sempre direttamente collegata al vertice politico dell'organizzazione e ne costituiva diretta emanazione.

 

I "componenti della direzione politico-militare dei Collettivi", cioè del FCC, che tenevano i contatti con la colonna veneta B.R. erano - precisa il GALATI - Giuseppe Z. e Giacomo D., dai quali provennero precise informazioni sulle operazioni militari che si accingeva a compiere la loro organizzazione - ivi compresa la "notte dei fuochi" del 30 aprile - dando cosi prova certa di essere, entrambi, "fra gli organizzatori delle operazioni" stesse.

 

processo 7 aprile 2 

I militanti di Autonomia Operaia a processo

 

[Parla l'imputato BR Michele Galati]

"Lo Z. e il D. mi informavano sempre con anticipo delle operazioni militari che si accingeva a compiere il Fronte Comunista Combattente(per esempio, l’attentato al prof. VENTURA...), ed anche delle cosiddette "notti dei fuochi".

 

L'informazione aveva una duplice finalità: da un lato, di provocare all'interno delle B.R. un dibattito politico sulle iniziative militari dei Collettivi; dall'altro, di consentire alle B.R. di porsi al riparo dei rischi connessi alla successiva reazione delle forze dell'ordine.

 

Sebbene le notti dei fuochi venissero rivendicate con sigle diverse da quella F.C.C., e certo tuttavia che esse venivano decise e organizzate dalla direzione politico-militare del Fronte. La diversità delle sigle usate era in funzione dei diversi settori d'intervento.

 

 

Accennando anticipatamente a questi interventi, lo Z. e il D. me ne spiegavano gli obiettivi politici e mi segnalavano le zone interessate alle operazioni. Era evidente che, parlandomi di ciò, essi erano fra gli organizzatori delle operazioni.

 

 

Preciso che colui che accennava esplicitamente a questi aspetti operativi dei Collettivi, sia pure alla presenza dell'altro, era lo Z.; il D., invece, trattava tematiche di carattere politico piu generale.

 

 

Ricordo, fra l'altro, che lo Z. – presente il D. - mi illustrò con anticipo gli obiettivi e le caratteristiche operative che avrebbero avuto la "notte dei fuochi" verificatasi a Padova,e in altre località del Veneto alla fine di aprile 1979 e le azioni di guerriglia urbana che si verificarono nei primi di dicembre dello stesso anno a Padova".

 

 

 

Due degli attentati rientranti nella "campagna" del 30 aprile furono discussi e approvati nel corso di una riunione di Attivo del Collettivo Padova Centro.

 

Lo afferma Mauro P., che era uno dei componenti dell'anzidetta struttura e inoltre, a partire dal 1977, il responsabile del "Servizio d'Ordine" del Comitato Interistituto (altrimenti noto con il nome di "Ronde Armate Proletarie"). .

 

 

Fra i partecipanti alla riunione il P. ricorda:

Claudio L., Ulisse M., Maurizio M., Alberto Z., Claudio G..

 

Tutti costoro, e lo stesso P., " cooperarono alla preparazione degli attentati .

 

Uno degli attentati consistette nell'incendio di un furgone del quotidiano "Il Mattino di Padova" e l'altro nell'incendio di un furgone destinato al trasporto dei detenuti,La "verifica" relativa all'ubicazione di quest'ultimo automezzo fu eseguita dal P., che ne rilevò il numero di targa.

 

Nella riunione di Attivo successiva al compimento della "campagna" il G. fece un racconto dettagliato dell'azione che aveva portato all'incendio del furgone del "Mattino" e criticò il fatto che, per negligenza di colui che aveva effettuato la verifica, non fosse stato segnalato preventivamente che nella zona operativa sostavano dei Carabinieri armati (quelli di vigilanza all'abitazione del Procuratore della Repubblica dott. Aldo Fais), i quali avevano nel corso dell'azione esploso dei colpi d'arma da fuoco mettendo in pericolo l'incolumità dei partecipanti. Dal racconto che fece apparve evidente che il G. era stato fra i componenti del nucleo operativo.

 

 

CONCLUSIONE.- Tutti gli imputati devono rispondere (fatta salva l'applicazione di amnistia per la violazione dell'art.424 C.P.) dei reati loro rispettivamente ascritti, secondo il ruolo e il grado di partecipazione precisati per ciascuno nei capi richiamati in premessa.

 

 

GUERRIGLIA URBANA. RAPINE E ATTENTATI VARI DEL 3 DICEMBRE 1979

 

FONTI DI PROVA - RAPPORTI E ATTI DI F.G.

DICHIARAZIONI DI MICHELE C., MAURO P., CLAUDIO B., DIEGO R.

 

IMPUTATI : - Z. e G.D. (capi 86,87,88,89,90,91,92,93,94,95). [Seguono altri nominativi...nota d.r.]

 

 

 

 

Fra le ore 18,30 e le 18.45 del 3 dicembre 1979 gruppi organizzati di giovani - in gran parte armati di pistole, fucili, ordigni incendiari, spranghe metalliche e con il volto travisato con passamontagna e fazzoletti - portavano a compimento, con azioni programmate e simultanee, varie operazioni di guerriglia,rapine e attentati che creavano caos e terrore in numerose zone del centro abitato di Padova.

 

In particolare :

 

1) in località Guizza (ore 18,30 circa),

Una trentina di giovani travisati,in gran parte armati di pistole, bottiglie incendiarie, spranghe metalliche ed uno di un fucile a canne mozze,provenienti a bordo di ciclomotori (poi in parte abbandonati e risultati di provenienza furtiva) dall'area antistante la scuola media statale "Marsilio da Padova" in via Dell’Orna, ove si erano preventivamente concentrati, armati e mascherati, bruciavano cassonetti per le immondizie collocandoli al centro della strada e spargevano in vari punti di questa numerosi chiodi a tre punte con l'intento di bloccare la circolazione e di garantirsi la fuga dopo il compimento delle operazioni.

 

Contemporaneamente, 5 o 6 giovani - ugualmente armati e travisati - facevano irruzione nell'agenzia immobiliare "La Fiducia" di BETTELLA Marino, sita in via Guizza n,5 e, dopo aver costretto con la minaccia delle armi (pistole) le persone presenti ad uscire dai locali, gettavano all'interno bottiglie incendiarie che, deflagrando, davano vita ad un incendio che distruggeva e danneggiava le suppellettili, le strutture murarie e documentazione varia (fra cui i libri contabili). Sulla parte esterna dell'agenzia venivano inoltre esplosi cinque colpi d’arma da fuoco.

 

2) In località Ponte 4 Martiri (ore 18,30/18,35)

Una ventina di giovani, tutti travisati e in gran parte armati di pistole, ordigni incendiari e spranghe, davano alle fiamme due autovetture : una Fiat 132 di proprietà di tale RIGATO Luciano e una A/112 di proprietà di tale BARBERA Raimondo, cui erano state rubate nei giorni precedenti e che erano state evidentemente portate sul posto e collocate in mezzo alla strada per bloccare la circolazione.

 

A causa del blocco erano costretti a fermarsi vari automobilisti, fra cui la guardia giurata BACCARIN Amedeo che, minacciato da un componente del gruppo indossante un impermeabile chiaro e armato di un fucile o moschetto,veniva rapinato della propria pistola, una 357 Magnum matricola 175829.

 

Gli automobilisti MAZZUCCATO Enrico e SCHIAVOLIN Dino che, dopo essersi fermati, avevano tentato di superare il blocco erano costretti a desistere sotto la minaccia delle armi.

 

L ’automobilista VETTORELLO Arrigo riusciva a superare lo sbarramento di fuoco e a far ritorno a casa; ma al mattino successivo si accorgeva, da un foro esistente sul parafango anteriore destro, di essere stato fatto segno a colpi d’arma da fuoco. Al termine dell'operazione i giovani fuggivano a bordo di ciclomotori, poi in parte abbandonati e risultati di provenienza furtiva.

 

3) In via S.Osvaldo, via Facciolati, via Lazzarini (ore 18, 3 3 /1 8,40)

 

Altro folto gruppo di giovani armati e travisati, dopo aver dato fuoco ad alcuni cassonetti per rifiuti che avevano collocato al centro della via Facciolati all'altezza dell'incrocio con via S.Osvaldo,incendiavano l'autovettura Fiat 125 di proprietà di FIOR Gianfranco, parcheggiata in quel momento sulla pubblica via, e la Fiat 127 di proprieta di VAROTTO Walter, che veniva gravemente minacciato mentre tentava di impedirne l'incendio.

 

L’automobilista ARBAN Guerrino, che aveva cercato di superare il blocco,era colpito alla testa con una spranga di ferro che gli causava lesioni.

 

 

Intanto,nella vicina via Lazzarini, un altro gruppo di giovani, dopo aver danneggiato con spranghe metalliche l'auto Renault di OMERI Renzo, vi dava fuoco lanciandovi contro ordigni incendiari. Il predetto OMERI, che aveva tentato di opporsi all'incendio della propria auto, veniva minacciato da un giovane armato di pistola.

 

Contestualmente, tre giovani mascherati, di cui uno armato di pistola e due spranghe metalliche, facevano irruzione nell'agenzia immobiliare "S.Osvaldo" di TOMMASI Tranquillo sita nella vicina via Perin e, dopo aver costretto le persone presenti ad uscire dai locali, facevano esplodere all’interno numerose bottiglie incendiarie cagionando danni ai mobili e ai documenti dell'agenzia. Sempre nello stesso lasso di tempo altri tre giovani, travisati con passamontagna e armati di pistole, irrompevano nel supermercato "DEA" in via S.Osvaldo e costringevano con la minaccia delle armi la cassiera CARNIO Dirce a consegnare l’incasso della giornata,ammontante a lire 1.035.000.

 

 

4) In localita Arcella (ore 18.40 circa).

Una ventina di giovani, tutti travisati e alcuni armati di pistole e spranghe metalliche, davano vita ad una serie di azioni criminose (blocchi stradali, incendi, danneggiamenti,violenze, minacce, rapine) simili in tutto a quelle precedentemente descritte.

Dopo aver superato con una Fiat 500 (poi abbandonata e risultata di provenienza furtiva) l’incrocio di via Tiziano Aspetti con viale Arcella con semaforo rosso, il conducente bloccava l'automezzo proprio al centro dell’incrocio e subito dopo una quindicina di giovani, con azione evidentemente concordata con il primo, lo ribaltavano e vi davano fuoco lanciandovi contro ordigni incendiari. Quindi, spingevano contro la predetta autovettura un motofurgone APE ( anche questo di provenienza furtiva), in modo da alimentare ed estendere le fiamme bloccando totalmente il traffico.

 

Altra autovettura A/112 di proprietà di MANDRINI Oscar,risultata rubata poco prima, veniva ribaltata nel medesimo incrocio e, pur non attinta dalla fiamme, riportava danni alla carrozzeria.

 

Danni riportava pure l'autovettura Diane 6 di VALESIN Marzia, cui veniva sottratta da due giovani che, con la minaccia di pistole, la costringevano a scendere dal Mezzo mentre transitava per via Tiziano Aspetti. Il traffico veniva pure bloccato in un’altra via di accesso a viale Arcella (precisamente,in via De’ Menabuoi) da squadre di giovani che rovesciavano ed incendiavano sulla sede stradale alcuni cassonetti per immondizie.

 

Contemporaneamente, tre giovani, tutti mascherati e armati di pistole, facevano irruzione nell'agenzia "Compravendita Amministrazione Immobiliare" di ZILIO Giovanni sita in viale Arcella n.2 e con la minaccia delle armi costringevano il titolare ad uscire dal locale, dopo avergli rapinato tre assegni bancari per un importo complessivo di lire 952.000.

 

Subito dopo altri tre o quattro giovani mascherati lanciavano all’interno dell'agenzia alcuni ordigni incendiari che, deflagrando, davano vita all'incendio e al danneggiamento dalle suppellettili e di documenti vari.

 

Infine, ad opera di alcuni giovani appartenenti allo stesso "commando" venivano esplosi dei colpi d‘arma da fuoco e scagliate alcune bottiglie incendiarie contro la porta d'ingresso della sezione D.C. "A.De Gasperi" in via Pizzolo.

 

Compiute le operazioni, i giovani fuggivano a bordo di motorini, che poi in parte abbandonavano e risultavano di provenienza furtiva.

 

 

5) In via Fucini (ore 18,45).

 

Due giovani mascherati, montati su un ciclomotore, esplodevano alcuni colpi d 'arma da fuoco e lanciavano bottiglie incendiarie contro la porta dell'abitazione di GRASSETTO Antonio, titolare dell'omonima Impresa edile. L'azione provocava solo un principio di incendio in quanto il GRASSETTO, servendosi di un estintore, riusciva a domare le fiamme e a limitare i danni al solo annerimento del portone.

 

Tutti i fatti su descritti venivano rivendicati con volantino ciclostilato recante la sigla generica "PER IL COMUNISMO".

 

Come si apprende dal testo del documento, essi volevano esprimere la risposta violenta alla decisione del Questore di vietare la manifestazione regionale programmata, per il 1° dicembre a Padova dal "Comitato 7 Aprile" (imperniata sullo slogan "per la liberazione dei compagni arrestati") e notificata alla polizia da tre esponenti del predetto Comitato (Alessandro SCARSO, Carlo ZARA, Franca SARTORATI in Massironi); al tempo stesso, però, volevano essere l’occasione di un "rilancio" del "movimento antagonista" contro lo Stato attraverso il "ritorno in piazza" dei suoi nuclei armati, la "pratica del contropotere dispiegato", la "ripresa dei quartieri cittadini" articolata nell'"attacco contro i pescecani della speculazione edilizia", nella "chiusura dei covi democristiani e della gestione del comando capitalistico", nella contrapposizione alle "ruberie antiproletarie di supermercati, di bottegai ladri e sanguisughe".

 

 

Dalle convergenti dichiarazioni del brigatista Michele GALATI e degli autonomi Mauro P. e Claudio B. si evince che i fatti del 3 dicembre furono promossi e organizzati dai COLLETTIVI POLITICI VENETI - precisamente, dalla loro direzione politico-militare costituita dal FRONTE COMUNISTA COMBATTENTE - ed eseguiti dagli stessi con il concorso del gruppo veneto dei CO.CO.RI.

 

 

Quanto ai responsabili, il GALATI indica con certezza gli esponenti dei Collettivi con i quali intratteneva periodicamente; per conto della colonna veneta B.R., rapporti di collaborazione e di confronto: cioè, Giuseppe Z. e Giacomo D., entrambi del FRONTE COMUNISTA COMBATTENTE.

 

Illustrandogli "con anticipo" "gli obiettivi e le caratteristiche operative" delle azioni di guerriglia del 3 dicembre, appariva evidente - osserva il GALATI - che lo Z. e il D. "erano fra gli organizzatori delle operazioni".

 

 

Per il compimento delle operazioni furono mobilitate tutte le strutture dell’organizzazione, a ciascuna delle quali furono assegnati compiti e ambiti operativi ben precisi che - tramite le confessioni del P., del B. e parzialmente del R. - siamo in grado di ricostruire con riferimento alle località Guizza e Arcella.

 

Quanto alle azioni in zona Guizza, è opportuno trascrivere testualmente il circostanziato racconto del B.

 

 

" Fu il B... che mi propose di partecipare ad una grossa operazione a Padova consistente, a quanto egli disse, in alcuni blocchi stradali e attentati incendiari. Mi spiegò in particolare che il gruppo destinato ad operare nella zona della Guizza, del quale io avrei dovuto far parte avrebbe dovuto compiere una irruzione e provocare un incendio ai danni di un’agenzia immobiliare, mediante la copertura di gruppi che avrebbero bloccato le strade adiacenti.

 

Aggiunse che, date le proporzioni dell'operazione, ad essa avrebbero partecipato i "Collettivi"... e i "Comitati Comunisti Rivoluzionari".

 

(...) Dal B. appresi che, contemporaneamente all'azione in zona Guizza, erano state programmate altre analoghe azioni in diverse zone della città, fra cui ricordo una in località Ponte 4 Martiri.

(...) Il B. mi spiegò che i partecipanti all'azione sarebbero stati muniti di mezzi mobili e precisamente di motorini e biciclette... Anche se non lo disse esplicitamente, capii che si trattava di mezzi rubati. Aggiunse che avrei dovuto trovarmi nel luogo stabilito per l'operazione con un indumento idoneo a travisarmi. Non accennò ad armi o analoghi strumenti che sarebbero stati impiegati nell'azione,ma si limitò a dire che questi strumenti sarebbero stati consegnati a ciascuno al momento dell'azione stessa, nel luogo in cui sarebbe avvenuto il concentramento del gruppo... (cioè) il piazzale della chiesa ubicata accanto alla scuola media "Marsilio da Padova" in via Dell'Orna...

 

(...) Parlando dell'operazione, il B. mostrò d'essere a conoscenza di tutte le fasi operative in cui avrebbe dovuto svilupparsi il piano d'attacco alla città e, altresì, di aver contribuito all'organizzazione dello stesso.

 

A quanto capii, il movimento volle protestare,organizzando e attuando il piano di cui ho detto, contro la repressione che aveva portato agli arresti del 7 aprile e dimostrare, al tempo stesso, la propria forza militare".

 

"La mattina del 3 dicembre, come da accordi, mi incontrai con il B. presso l'Istituto "Selvatico". Egli mi consegnò un ciclomotore che avrei dovuto usare per la fase operativa ... Portai il ciclomotore presso il deposito pubblico sito in prossimità del "Selvatico" e mi recai a lavorare nel mio negozio...(...)

 

Poco prima delle ore 18 uscii dal negozio e andai a prendere il motorino al deposito; mi recai quindi a bordo di esso nel luogo del concentramento (potevano essere le ore 18,20),dove c'erano già una trentina di giovani pressoché tutti mascherati con fazzoletti, sciarpa e passamontagna. Alcuni erano armati con bastoni(manici di piccone), altri tenevano in mano borse e sacchetti contenenti bottiglie incendiarie, altri ancora erano armati di spranghe metalliche. Io ero personalmente travisato con una sciarpa sulla parte inferiore del viso e armato con un bastone. Al momento, non notai armi da fuoco.

 

In questa fase riconobbi soltanto il B., che era a viso scoperto. Confermando quanto mi aveva detto in precedenza, il B. dispose che io facessi parte di un gruppetto di 4 persone, fra cui egli stesso, che avrebbe avuto il compito di seguire il gruppo che avrebbe materialmente compiuto l'azione contro l'agenzia con il compito di agire da copertura e al tempo stesso di assicurare il blocco della strada, impedendo e deviando il traffico.

 

Riconobbi gli altri componenti del gruppetto di cui io facevo parte quando, piu avanti, e precisamente all'inizio di via dei Tigli, ci fermammo e provvedemmo ad adempiere i compiti che ci erano stati affidati. Si trattava di M. e di Lorenzo S., rispettivamente del Gruppo Sociale di Piove di Sacco e del Gruppo Sociale di Monselice, le cui caratteristiche somatiche mi erano molto familiari e che non ebbi alcuna difficoltà a riconoscere nonostante il travisamento. Aggiungo che il riconoscimento fu agevolato anche dall'ascolto della loro voce in quanto, per le necessità operative, abbiamo dovuto più volte parlare fra noi. Naturalmente, nel gruppetto che si fermò in via dei Tigli c'era anche il B., che si era anch'egli nel frattempo travisato.

 

(...) Dal punto in cui io mi trovavo con il B., il M. e lo S. non potevo vedere le successive fasi operative. Notai però, subito dopo che il gruppo aveva svoltato in via Guizza,un bagliore che attribuii all'incendio di alcuni cassonetti che si trovavano poco oltre l'incrocio, sulla destra : sapevo infatti già da prima che la prima azione avrebbe dovuto consistere nell'incendio di questi cassonetti, il cui scopo era quello di bloccare la strada, cioè via Guizza.

Poco dopo udii anche il frastuno di colpi, come prodotti da lancio di bottiglie incendiarie, che attribuii alla successiva azione d'attacco contro l'agenzia immobiliare...

 

 

Mentre venivano compiute queste azioni, io notai che, fra i componenti del mio gruppo rimasto fermo in via dei Tigli, il M. era armato con un fucile a canne mozze che teneva sotto il giubbotto e lo S. con due bottiglie incendiarie che, almeno in mia presenza, non usò. Il B. non aveva nulla in mano; non so se tenesse qualche arma sotto l'impermeabile chiaro che indossava. Stando nella posizione che ho detto, potei riconoscere alla distanza di una decina di metri Giorgio B., che era anch'egli travisato, ma lo riconobbi benissimo perche lo conoscevo da tempo ed ebbi modo di osservarlo per tutta la durata dell'azione (una decina di minuti).

 

Il B. era fermo in via dei Tigli con un altro gruppetto simile al nostro, che mi parve avere gli stessi compiti del mio gruppetto. Nella successiva fase della ritirata, rividi il B. a qualche metro di distanza allorchè mi passò davanti. In definitiva, sono certissimo del riconoscimento. Quella sera c'era nebbia, che pero non ostacolava il riconoscimento a breve distanza.

 

Compiuta l'azione, il gruppo rifece la strada inversa ritornando in via dei Tigli e salendo a bordo dei motorini. I motorini potevano essere una trentina; pochi usavano biciclette.

 

Una volta transitato il gruppo, noi ( cioè io, B., S. e M.) lo seguimmo sempre a scopo di copertura. Durante il transito riconobbi, ma con qualche dubbio, il DE M..

 

Appena imboccata via Dell'Orna notai sulla destra, fermo e a piedi, Giacomo D., che non era travisato e indossava soltanto un berrettino di lana in testa.Lo vidi a 2/3 metri di distanza, precisamente nel momento in cui un giovane gli consegnava una pistola. Non potei riconoscere quest'ultimo giovane perchè in quell’istante mi girava le spalle.

A bordo dei rispettivi motorini, io e il B. raggiungemmo il luogo dove avevo piazzato la mia macchina e, abbandonati detti motorini, salimmo a bordo e ci dirigemmo a Conselve, rientrando nelle nostre rispettive abitazioni.

 

Ribadisco che mi dichiaro assolutamente certo del riconoscimento del B., dello S., del M., del Giorgio B. e del Giacomo D...".

 

 

 

Dopo aver confermato - in un successivo interrogatorio al G.I. - la descrizione dei fatti e i riconoscimenti di persona di cui si e detto, il B. ha ritrattato parzialmente ( nel terzo e ultimo interrogatorio reso al G.I.) le sue precedenti dichiarazioni, affermando di non aver riconosciuto con certezza nelle circostanze sopra riferite il M. e lo S. ma ribadendo, peraltro, i riconoscimenti del B. e del D., oltre che del B..

 

La ritrattazione è palesemente inattendibile non solo per la sua tardività e per la mancanza di una logica motivazione di essa (il B. ha tenuto fermo, fra l'altro, il riconoscimento di Giorgio B., avvenuto nelle stesse circostanze e con le stesse modalità) ma soprattutto - come esattamente osserva il G.I., che in tale giudizio di inattendibilità concorda pienamente - "al cospetto delle precise e ripetute dichiarazioni rese dal B. in distinti interrogatori".

 

Ciò nonostante, il G.I. ha disposto la scarcerazione del M. e dello S. "per sopravvenuta insufficienza d’indizi" in ordine ai reati connessi ai fatti del 3 dicembre, per le seguenti considerazioni.

 

In primo luogo - egli scrive nell'ordinanza di scarcerazione in data 8/7/1982 - "quando il riconoscimento riguardi una persona travisata di certo non per ciò solo puo ritenersi inattendibile, ma certamente le garanzie di certezza grandemente scemano, ed è ipotizzabile l'errore allorchè il riconoscimento stesso avvenga nel corso di un'azione inevitabilmente movimentata, e con ogni probabilità produttiva di ansia nei soggetti coinvolti, quale quella che s’è svolta il 3 dicembre 1979 nel quartiere "Guizza" di Padova.

Il dubbio, oggettivamente, si profila in casi del genere, nei quali non può ritenersi raggiunta una prova tranquillante circa l'esattezza del riconoscimento. Questo convincimento dello scrivente trova del resto conforto nell'atteggiamento tenuto dal Tribunale di Padova in casi analoghi ( si veda la sentenza 26 luglio 1980 n.312, imp. Rigalo e altri, acquisita agli atti)...".

 

 

Si osserva. Il richiamo all’"atteggiamento tenuto dal Tribunale di Padova in casi analoghi" è improprio, perche i riconoscimenti dei quali l'anzidetto Tribunale ha (con riferimento alla guerriglia urbana del Portello del 19 maggio 1977) posto in dubbio l'esattezza ebbero luogo in situazioni tutt'affatto diverse e non sono pertanto per via analogica equiparabili a quelli qui in discussione. Si pensi che Maurizio L. (autore dei riconoscimenti del 19 maggio) si muoveva, correndo in un gruppo composto da una cinquantina di persone (travisate)e in tale situazione credette di riconoscere, pur avendoli visti per brevi attimi, due coimputati: uno in occasione dell'attacco con armi da fuoco e bottiglie incendiarie ad un'agenzia immobiliare e l'altro in occasione dell'incendio di un autobus della linea urbana.

 

Al contrario, il B. effettuò il riconoscimento del M. e dello S. (travisati) mentre:

a) faceva parte ui un gruppetto ristretto.composto di appena 4 persone (B., B., M., S.),che per necessità operative ebbero a parlare ripetutamente fra loro per una decina di minuti (sicchè il riconoscimento visivo trovò conferma e rafforzamento nel riconoscimento della voce: elemento, quest'ultimo, di grande importanza che non ricorre nella fattispecie esaminata dal Tribunale);

 

b) il gruppetto rimase fisicamente omogeneo e pressocchè immobile in via dei Tigli, cioè a circa un centinaio di metri dal principale teatro operativo (agenzia immobiliare in via Guizza), in quanto i suoi compiti consistevano nell'assicurare la copertura al gruppo ben più numeroso (di una trentina di elementi), che, oltrepassata via dei Tigli, s'immise in via Guizza per muovere all'attacco della predetta agenzia: queste circostanze, unitamente alla durata della sosta in via dei Tigli, (circa dieci minuti), permisero un riconoscimento certo dei componenti del gruppetto che, a differenza di quanto sostiene il G.I., non ebbe luogo "nel corso di un'azione movimentata e con ogni probabilità produttiva di ansia";

 

c) il riconoscimento fu altresì agevolato dalla composizione politicamente omogenea del gruppetto che, comandato dal B., comprendeva elementi dei Gruppi Sociali della Bassa Padovana (Monselice, Conselve, Piove di Sacco) che, frequentandosi periodicamente nelle riunioni dei citati organismi, ben si conoscevano fra loro e avevano familiarità con le caratteristiche fisiche e con la voce dei compagni (fra cui – appunto - il B., il M. e lo S.).

 

 

Le testimonianze tendenti a dimostrare l'estraneità del M. e dello S. ai fatti del 3 dicembre non inducono a rivedere il giudizio di certezza testè formulato in ordine al loro riconoscimento, perchè si tratta di testimonianze o inattendibili o irrilevanti che - come ammette lo stesso G.I. - non danno la prova adeguata dell'alibi degli imputati.

 

Va premesso che, data la breve durata dell'azione (compresa fra le ore 18,20 e le 18,45 del 3 dicembre) e l'ubicazione della località (la Guizza) a pochi chilometri di distanza da Monselice (luogo di residenza dello S.) e da Piove di Sacco (luogo di residenza del M.), la prova dell'alibi degli imputati potrebbe ritenersi validamente raggiunta solo se la loro presenza nei rispettivi luoghi di residenza potesse essere ragionevolmente affermata nel lasso di tempo intercorrente fra le ore 17,50 e le 19,15 circa.

 

Per quanto riguarda lo S., tre testimoni (Luciano P., Lorenzo B. e Umberto N.) e un coimputato (Paolo DE M.) affermano di ricordare che il pomeriggio del 3 dicembre 1979 si presentò nel luogo dove stavano lavorando (presso il Comune di Monselice) il N. per annunciare la morte del proprio padre, avvenuta la mattina dello stesso giorno. Ma, a precisa domanda del G.I. circa la presenza in detto luogo dello S. e l'ora della comparsa del N., il P. e il B. rispondono concordemente di non avere - ad oltre due anni e mezzo dai fatti - ricordi precisi sul primo punto e, quanto al secondo, di poter precisare soltanto che si tratta del "tardo pomeriggio" ed era "scuro" (si osserva, al riguardo, che nei primi di dicembre fa buio prima delle ore 17).

 

[pagina 94] (continua l’esame degli imputati della Bassa Padovana)

 

[pagina 97]

 

I fatti dell'Arcella

 

Veniamo ora ai fatti commessi all'Arcella.

La loro ricostruzione e la definizione delle responsabilità individuali sono possibili in base al preciso e analitico racconto del P., che trova ampie conferme nelle risultanze degli accertamenti di p.g.nelle parziali ammissioni della G., e alla confessione del R. (che chiama in causa lo Z.).

 

Avuto riguardo a queste fonti, si può ritenere provato quanto segue.

 

"Circa una settimana prima del 3 dicembre, intorno alle ore 21, si svolse in un locale di Radio Scherwood in vicolo Pontecorvo una riunione di Attivo del Collettivo Padova Centro con la partecipazione di 12/13 persone che, dopo alcuni contrasti,decisero di approvare l'azione posta all'ordine del giorno."

 

Fra i partecipanti, il P. ricorda con certezza R., U., U. M. e L..

 

"R. e U. furono coloro che proposero agli altri componenti dell'Attivo la partecipazione ad una "manifestazione violenta" che avrebbe interessato principalmente due zone della città: l'Arcella e la Guizza All'Arcella avrebbero operato solo i Collettivi, alla Guizza gruppi politici vari fra cui i CO.CO.RI."

 

 

"Lo scopo della manifestazione consisteva nel "riprendere la piazza con la forza", poichè si dava per scontato che la polizia non avrebbe concesso l'autorizzazione allo svolgimento di una manifestazione del movimento a sostegno degli arresti del "7 aprile"."

 

"Precisando la natura dell'iniziativa, il R. e l'U. “accennarono a blocchi stradali, incendi di cassonetti e di agenzie immobiliari, espropri in dette agenzie”. E sottolinearono l'esigenza di una divisione di compiti che l'operazione all'Arcella avrebbe comportato."

 

 

"Con particolare riferimento al "gruppo dei medi" (Comitato Interistituto), che il P. allora rappresentava, essi precisarono che il compito di tale gruppo sarebbe stato quello di "bloccare" la stradina che va dalla zona della Chiesa ai giardini dell'Arcella (via de' Menabuoi) mediante il ribaltamento di cassonetti e il susseguente incendio di essi con bottiglie molotov."

"Nei giorni successivi, in un incontro "a quattrocchi",U. precisò che il gruppo avrebbe dovuto dotarsi di mezzi agili e spediti (motorini) e fissò l'inizio delle operazioni per le ore 18,30 del 3 dicembre, dando appuntamento per il raduno nei giardini dell'Arcella."

 

"Contemporaneamente, Alberto Z. invitò Diego R. a partecipare alla manifestazione, incaricandolo di portare dal quartiere Santa Rita ai giardini dell'Arcella una Fiat 500, con una chiavetta apriscatole inserita nel cruscotto, che sarebbe servita - dopo avervi dato fuoco con ordigni incendiari - a bloccare la strada all'incrocio fra via Tiziano Appetti e viale Arcella.Incarico che il R. puntualmente eseguì al momento di inizio delle operazioni tantè che la macchina, incendiata e semidistrutta, venne ritrovata nel luogo suindicato dalla polizia, che ne accertò anche la provenienza furtiva."

 

"Il pomeriggio del 3 dicembre il gruppo dei medi - comprendente i componenti del Servizio d'Ordine del Comitato Interistituto (P., P., F., P., T., M., G., T.) - partì dall'Istituto di Fisica e raggiunse, poco dopo le ore 18, i giardini dell'Arcella quando i primi gruppi, mascherati e armati con bottiglie incendiarie contenute in borse a tracolla, stavano uscendo montati su motorini. Saranno stati, in tutto, 40/50 elementi."

"Prima di raggiungere gli altri davanti all'Istituto di Fisica, il P. e il M. si erano incontrati a casa del P., dove con questi avevano preparato un centinaio di chiodi a 3 punte, che sarebbero stati sparsi per terra nella zona delle operazioni."

 

"Anche il gruppo dei medi si mascherò e - dopo aver preso alcune borse a tracolla contenenti bottiglie incendiarie con le quali il F. e il P. avrebbero dovuto incendiare i cassettoni - si accostò all'U., anch'egli mascherato,che aveva il compito di dare gli ordini e di sovraintendere alle fasi operative."

 

"Raggiunto il punto prestabilito, all'altezza della Chiesa, il gruppo bloccò l'accesso della strada dando fuoco a due cassonetti preventivamente spostati in mezzo alla carreggiata e segnalò ai passanti e agli autoveicoli la necessità di deviare per altre strade. Provvide inoltre a spargere per terra i chiodi a 3 punte contenuti in sacchetti di plastica. Stazionò quindi a presidio del blocco, restando sempre a contatto con l'U., per circa 5 minuti."

 

"Durante la ritirata furono esplosi, dai componenti di altri gruppi non identificati, alcuni colpi d'arma da fuoco. Pochi giorni dopo, a Radio Scherwood, si svolse un'altra riunione di Attivo del Collettivo Padova Centro, in cui si fece un sommario bilancio politico dell'operazione, che venne nel suo complesso giudicata positivamente e approvata. Fra i presenti: R., U.U., L. e P.."

 

 

 processo 7 aprile 3

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 Il professore Antonio ("Tony") Negri al processo per il "7 Aprile"

 

IN CONCLUSIONE

 

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 Il dott. Pietro Calogero Pubblico Ministero al Processo del "7 Aprile"

 

- R., U., L., U.M., P. devono rispondere dell'organizzazione dei fatti dell’Arcella siccome contestati;

- U. e P. anche della loro esecuzione;

- Z., R., P., F., P., T., M., G., T. solo della loro esecuzione, con l'unica esclusione,per gli ultimi sette imputati,del reato di ricettazione della Fiat 500 (capo 37), del quale devono evidentemente rispondere i materiali esecutori del fatto sopra narrato (Z. e R.) e gli organizzatori delle operazioni nel loro complesso.

 

A differenza di quest'ultimo episodio (ricettazione dell'autovettura) che, per la sua peculiarità, può non essere venuto a conoscenza degli altri esecutori, l'incendio e l'esproprio (rapina) dell'agenzia immobiliare sita all'inizio di viale Arcella e l'impiego a detto fine di armi da sparo e di ordigni incendiari, sono talmente connessi con i blocchi stradali eretti a breve distanza (incrocio di viale Arcella con via Tiziano Aspetti e incrocio del primo, con via De'Menabuoi) che si deve necessariamente ammettere il concorso morale degli esecutori dei blocchi stessi nelle azioni compiute da altri complici, con l'impiego delle armi sopra citate, in danno della suddetta agenzia immobiliare.

 

Affermare il contrario significherebbe porsi fuori dalla realtà processualmente accertata e documentata.

 

E invero:

- erano certamente note a tutti i militanti la complessità e la vastità della guerriglia organizzata dai Collettivi per il 3 dicembre: guerriglia che, impegnando in forza tutte le strutture dell'organizzazione, non poteva evidentemente esaurirsi nell'attuazione di alcuni blocchi stradali;

- era nota a tutti i militanti la finalità specifica della manifestazione, consistente nel riprendere militarmente la piazza attraverso blocchi stradali e azioni d'attacco contro agenzie immobiliari e "speculatori" edilizi (v.il testo del volantino di rivendicazione)

- era noto a tutti i militanti quanto il P. apprese nel corso della riunione di Attivo cui si e sopra accennato! Cioè che le azioni da compiere il 3 dicembre consistevano in "blocchi stradali, incendi di cassonetti e di agenzie immobiliari,espropri in dette agenzie";

- piu concretamente, quando il P. spiegò ai componenti del proprio gruppo che il loro compito sarebbe stato quello di bloccare la strada all'incrocio con viale Arcella e di vigilare in armi a presidio del blocco per un tempo definito (circa 5 minuti), non potè che essere evidente a tutti la reale natura del blocco: che non era fine a sè stesso ma doveva servire di agevolazione e di copertura delle azioni che un gruppo più numeroso si sarebbe apprestato a compiere ai danni della vicina agenzia;

- della presenza di quest'ultimo gruppo (40/50 elementi, tutti armati e travisati) i componenti del Servizio d'Ordine dei Medi ebbero, fra l'altro, percezione visiva quando, nei giardini dell'Arcella si adunarono per dare avvio alle operazioni; e del suo compito reale - ben diverso dall'attuazione del blocco stradale (di cui erano invece incaricati i Medi) e diretto invece ad attaccare e ad espropriare l'agenzia - ebbero ancora diretta percezione quando, rimasti all’incrocio con viale Arcella a presidio del blocco, videro il gruppo suddetto inoltrarsi nella citata via dove, al civico n.2, era ubicata l'agenzia immobiliare;

- del resto, che i partecipanti al blocco fossero resi edotti della sua funzione strumentale rispetto ad azioni più gravi e incisive che richiedevano una adeguata "copertura" ad opera di appositi gruppi, numericamente piu ristretti, è esplicitamente affermato dal B. con riferimento ai fatti della Guizza; e discende inoltre da un dato di esperienza riflettente la prassi e la strategia politico-militare già attuata dai Collettivi a Padova (per esempio, nella guerriglia urbana del Portello del 19 maggio 1977) che sarebbe illogico collocare al di fuori della rappresentazione di coloro che, come militanti dell‘organizzazione , erano di quella prassi e di quella strategia conoscitori e partecipi.

 

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