BONAVITA ALFREDO2

Alfredo Buonavita, ex esponente del Comitato Esecutivo delle Brigate Rosse

 

 

SENATO DELLA REPUBBLICA - CAMERA DEI DEPUTATI

(COMMISSIONE MORO) 

 

Trascrizione del manoscritto consegnato da Buonavita Alfredo ai Giudici Istruttori di Torino il giorno 11 giugno 1981

 

 

[Nota: Pubblichiamo un documento estremamente significativo delle differenze politiche tra gruppi eversivi come le BR e Autonomia. All'interno di questo documento scoprirete i giudizi micidiali che giravano nell'ambiente brigatista nei confronti dei "Padovani" di Autonomia Veneta, il cui leader indiscusso era ovviamente Tony Negri, che ne esce, almeno per il pensiero di Buonavita, decisamente sgretolato, più moralmente che politicamente. Nota di g.m.]

 

 

(Testo di Alfredo Buonavita) 

I rapporti oon l'"Autonomia" sono nati nel 73 a Milano, dove esisteva l'Assemblea Autonoma dell'Alfa Romeo. Tramite i compagni di quella colonna, si sviluppavano discussioni con i compagni dell'Alfa e la distanza era politicamente enorme, anche se come comunisti, si aveva all'epoca una sorta di complicità, di solidarietà di classe che in seguito si è andata spezzando, dopo l'avvento del militarismo nel movimento rivoluzionario, le sconfitte politiche e militari, i pentimenti, veri e fasulli.

 

Con i compagni dell'Assemblea autonoma non si è mai andati al di là della discussione, e non credo che qualcuno di loro sia mai entrato nelle BR, tanta era la distanza di linea politica.

 

 

Loro sostenevano la necessità che le BR si “mettessero al “servizio" delle lotte di massa, in qualità di "braccio armato" di un’organizzazione legale; le BR hanno sostenuto sin dalla nascita la necessità dell'unità dell'organizzazione politica con quella militare. In sostanza non si credeva possibile che una organizzazione legale potesse guidare politicamente la rivoluzione, visto che storicamente, nelle fasi di difficoltà, i capi politici avevano sempre optato per le scelte a loro stessi più comode, relegando i "militari" in posizioni subordinate, anche quando questi ultimi esprimevano le esigenze rivoluzionarie più genuine delle classi lavoratrici.

 

 

A questo proposito si ricordava lo scontro nel PCI fra Togliatti, capo politico, e Secchia e Longo, capi politico-militari della Resistenza, con la vittoria del primo e l'abbandono della via rivoluzionaria in Italia.

 

 

Questa tesi prevale ancora oggi nelle BR, e pertanto i dirigenti politici devono anche essere dirigenti militari. Per questo non sono che chiacchiere gratuite o interessate, o tesi sbagliate sostenute sinceramente, quelle di chi vuol sostenere una direzione occulta, una mente politica "oscura" alla guida delle BR e del terrorismo in Italia.

 

 

Mi sento di escludere questa possibilità al cento per cento. E’lontana dalla realtà e chi la sostiene non è mai stato in grado di produrre la benchè minima prova e testimonianza in tal senso.

 

 

Ritornando all'Autonomia. Questa era nel '73 l'Assemblea dell'Alfa, quella dal Petrolchimico di Mestre e qualcosina del Sud, credo di Roma. Costoro non erano una organizzazione, ma vari collettivi, con diverse differenze fra loro, ma tutti lontani dalle BR, dalla ipotesi della lotta armata come strategia. Questi al limite ammettevano la lotta armata come dipendente e secondaria, - e solo in certi casi - rispetto all'organizzazione legale dei proletari.

 

 

La nascita di "Controinformazione" non fu voluta dalle BR, né dall’ex  P.O. di Padova, altri gruppi specifici.

 

 

Premetto che queste cose si svolgevano lontano da Torino, dove io abitavo e operavo, e che solo di tanto in tanto avevo delle informazioni sui fatti interni all'area milanese e nazionale in genere.

 

 

Era il Comitato Esecutivo delle BR che si occupava di valutare i rapporti con altre realtà di movimento, e in specifico allora la nascita di “Controinformazione” fu seguita da Franceschini e parzialmente da Curcio.

 

Seppi che era nata questa rivista e che avremmo visto il numero zero fra poco tempo. Leggemmo il numero 0 e lo trovammo interessante.

 

 CURCIO3

Renato Curcio, già studente di Sociologia a Trento e poi fondatore delle Brigate Rosse

 

 

Curcio ci disse che questa era iniziativa di intellettuali milanesi, che con questa rivista non si ponevano come un gruppo con una precisa linea politica, ma essendo interessati a tutte le situazioni di lotta proletaria, anche la più radicale come la nostra, forse erano disponibili a recepire nostro materiale. Disse che l’interesse di questi compagni era portare alla discussione pubblica, in tutto il movimento, tutte le tesi politiche più radicali, per verificarne la fondatezza e la giustezza, ecc.

 

 

Fu chiesto che nelle nostre situazioni di intervento politico - fabbriche e quartieri - si facessero dei diari di lotta, delle riflessioni politiche, perchè c’era la possibilità di far conoscere pubblicamente il nostro intervento.

 

 

Nelle nostre realtà di intervento producemmo vari diari e riflessioni, compilate insieme ai proletari che militarono nelle B.R. in quelle realtà, e alcuni furono effettivamente pubblicati, come ad esempio un diario sulle lotte Fiat, credo dell'inverno 73-74( o forse 72-73).

 

 

In seguito ci fu chiesto un parere sullo stanziamento di alcuni milioni (credo tre) per contribuire a tenere in piedi questa rivista, e noi a Torino fummo tutti favorevoli, perchè la cosa ci sembrava utile per la discussione sulla lotta armata in tutta la sinistra di classe.

 

 

Seppi che per la gestione della rivista si erano creati grossi casini, un po' per le diverse posizioni politiche, tra i partecipanti, e un po' per la mania di leaderismo, presente anche lì, come eredità velenosa del periodo dei gruppi extra parlamentari.

 

 

In quello stesso periodo seppi che il C.E. delle BR aveva rapporti con tre spezzoni diversi dell'ex P.O.. tutti e tre tra loro vantavano rapporti politici esclusivi con le BR, con sommo divertimento di noialtri che sapevamo come stavano le cose e ci ridevamo sopra.

 

 negri

Antonio Negri, padovano, professore di Dottrina dello Stato alla Facoltà di Scienze Politiche, cervellone accademico ed eretico per vocazione. Dal cattolicesimo praticante è passato alle elucubrazioni filosofico-politiche più spinte. Le Brigate Rosse lo hanno sempre disprezzato furiosamente qualificandolo, come nello scritto di Buonavita qui pubblicato, come un opportunista con un solo amore: il potere.

 

 

 

Non ho mai capito bene, quali fossero le differenze di fondo fra questi tre spezzoni di P.O.; facenti capo a NEGRI, PIPERNO e SCALZONE, non mi sono mai preoccupato di approfondire la cosa. Noi avevamo rapporti saltuari e improduttivi con tutti e tre e all'epoca ciò mi sembrava del tutto normale.

 

 

Seppi che uno di questi gruppi, credo quello di Scalzone o Piperno(erano di Roma), voleva iniziare una collaborazione con le BR a Torino, perchè li c’era la Fiat.

 

 

Ci proposero di fare un attacco alla .. centrale elettrica di Mirafiori, e noi rifiutammo perchè avrebbe significato la cassa integrazione per migliaia di operai; oltre al fatto che le BR non hanno mai accettato collaborazioni di questo tipo con nessun gruppo, non rientrando questo nella loro linea politica.

 

 

Questi erano soprannominati i "bombaroli", per la loro propensione all’esplosivo; non fecero nulla alla Fiat Mirafiori e tempo dopo chiedemmo fossero loro a mettere bombe all’MSI del quartiere Mirafiori ed al SIDA di Rivalta.

 

 

So che i padovani di P.O., con  Negri compreso, parteciparono parzialmente all’esperienza della rivista Controinformazione, ma se ne andarono quando seppero che questa era stata "infiltrata” dalle BR, con un paio di militanti e dei finanziamenti. Non so collocare con esattezza le date del loro ingresso e uscita dalla rivista, ma credo ci fossero fin dall'inizio e ne siano usciti nella primavera del 74 o prima. Di ciò ne sono certo perche fino a quell'epoca militai nella colonna torinese e ricordo che con quei compagni discutemmo di questo fatto.   

 

 

Nella rivista non ci furono militanti delle BR effettivi, ma dopo la sua costituzione ci furono dei rapporti con alcuni di loro e con il tempo seppi che almeno uno era pressoché completamente d’accordo con le BR e un altro aveva grosse simpatie per la nostra organizzazione..

 

 

So che in seguito ad un diario prodotto dai nostri compagni della Fiat e pubblicato sulla rivista, i padovani si dimostravano estremamente interessati alla nostra esperienza di fabbrica e chiesero un incontro con noi.

 

 

Questi rapporti erano tenuti dal C.E. delle BR, e in specifico so che ci andò anche Curcio, responsabile, del CE per Torino. Credo furono due o tre incontri dopo l'autunno inverno 73-74 (o forse 72-73); con Negri ed altri, e   per le BR ci furono Curcio e Franceschini.

 

 

In seguito questi rapporti si interruppero e Curcio ci riferì che era impossibile qualsiasi accordo con i padovani, essendo questi propugnatori di linee assolutamente contrastanti con quella delle BR.

 

 

In specifico ebbero - Curcio e Negri un battibecco sulla questione dell’unità del politico col militare dove Curcio difese questa tesi e offese profondamente Negri. Curcio infatti ha sempre posto questa questione come discriminante, anche personale, per un dirigente politico rivoluzionario, ed era orgoglioso di avere abbandonato la possibilità della cattedra a favore della militanza nelle BR.

 

 

In seguito i rapporti furono tenuti da Franceschini con "emissari” dei padovani (che ho appreso in seguito trattarsi di F.), ma senza alcunchè di apprezzabile, da poter essere cioè discusso fuori dal C.E., in tutta l'Organizzazione.

 

 

Fu nel 74 che si discusse di una proposta, proveniente da questo “giro”, di un sequestro di persona per estorsione, dove le BR dovevano incaricarsi della custodia del prigioniero, e alla fine avrebbero avuto metà del ricavato. La proposta, ho saputo in seguito, essere stata fatta da F. a Franceschini, dove il primo parlava a nome di Negri e dei padovani. Ancora più tardi ho saputo che in realtà F. aveva rotto i ponti con Negri e millantava questo mandato, nelle discussioni con le BR, parlando in realtà soltanto a nome suo.

 

 

Ma queste sono cose apprese da gente non delle Br, in discussione informali, per cui il peso che hanno è relativo. Possono essere verità sacrosante o esattamente l'opposto. Le persone con cui ho discusso di questi fatti sono di Prima Linea e dell'Autonomia (?) e anche loro mi hanno detto che F. fece loro la stessa proposta di sequestro rifiutata.

 

 

Anche Franceschini, a nome di noi tutti,rifiutò questa proposta di sequestro, ancora una volta ribadendo la nostra totale volontà di autonomia politica e militare da chiunque.

 

franceschini 

Alberto Franceschini (sulla destra che legge il giornale) assieme a Renato Curcio

 

 

 

Quando successero gli omicidi di via Zabarella a Padova, credo che i rapporti con Negri fossero già stati interrotti da mesi, e comunque posso escluderli categoricamente nell’area padovana, avendo condotto in merito una inchiesta, ordinata dal nostro Comitato Esecutivo ed essendo in seguito subentrato alla costruzione della colonna veneta; a quei compagni responsabili degli omicidi stessi.

 

 

Credo che i rapporti continuassero con la rivista Controinformazione e che da quel canale ci siano giunte le pressanti richieste a non addossarci la responsabilità di quei due omicidi. Posso comunque escludere che questa richiesta sia mai venuta da Padova, tramite i nostri compagni di quella realtà, perché ho constatato di persona che lì non sono mai esistiti rapporti di alcun genere con Negri e l’Autonomia di Padova (allora ex Potere Operaio).

 

 

C’era una simpatizzante nostra, poi militante, poi entrata in Prima Linea, dopo divergenze politiche con noi, Susanna Ronconi, che aveva una buona conoscenza di tutta la sinistra in quell’area; costei comunque non fu contattata come ex Potere Operaio, ma aveva già rapporti con nostri compagni al tempo del Collettivo Politico Metropolitano (realtà milanese, nota g.m.), che erano andati militari a Padova (Lintrani-Semeria).

 

 

Credo sia stata lei a farsi conoscere prima Picchiura e poi Nadia Mantovani, tutti ex Pot.Op. Costoro comunque si avvicinarono alle BR per scelte individuali e non di un’area politica, che ad un certo punto decise un immaginario passaggio alla lotta armata a fianco (o alla testa) delle BR.

 

 

Mi preme riaffermare – contro tesi sostenute ad arte – che mai le BR hanno reclutato un gruppo, fosse anche di due elementi; per statuto interno nelle BR ci si è sempre entrati a livello individuale, con un rapporto politico individuale curato per mesi o anni da un (o più) compagno effettivo dell’organizzazione verso chi dimostra simpatia e disponibilità per la linea politica che le BR sostengono, ed è disposto ad addossarsi tutte le responsabilità che questa scelta comporta.

 

Non è mai esistita una militanza a metà; o dietro le quinte. Chi è delle BR è delle BR e solo queste decidono poi la situazione di classe in cui dovrà militare, il suo permanere legale e il suo passaggio alla clandestinità.

 

 

Negri, Scalzone, e Piperno, e il loro entourage, non hanno mai fatto parte delle BR; anzi sono stati – soprattutto Negri e Pipernosempre assimilati ai politicanti gruppettari di infausta memoria; pericolosi a volte per le BR e sempre comunque per il movimento rivoluzionario, questo sia per le loro tesi strampalate sia per la loro mania borghese dell’arrivismo, del leaderismo.

 

 

Tutto il tempo che Negri ha condiviso la galera con noi a Palmi non ha mai avuto un incontro specifico con Curcio. Uno solo con Franceschini, dove quest’ultimo – sostenendo le note tesi pubblicate nel “documento dei 17 dell’Asinara” – lo paragonava all’ex militante della RAF, Horst Malher e lo minacciava con queste parole, più o meno testuali: “Mahler è diventato un paladino dello stato tedesco e se la sta cavando mica male, tu sei sulla stessa strada, ma la tua fine sarà ben diversa: verrai impiccato prima dai rivoluzionari italiani”.

 

 

Aggiungo un’ultima considerazione.

 

 

Negri è quanto mai lontano da me come concezioni politiche; lo è stato in passato e lo rimane tutt’ora.

 

 

A mio parere è uno che vuole conciliare gli interessi, divergenti, dello Stato e del movimento di classe; io credo che ciò non sia possibile né oggi né mai, finchè resterà la proprietà privata dei mezzi di produzione, finchè comanderà il capitale.

 

Credo che sia da eliminare il terrorismo perché contrario agli interessi di classe, ma penso che la lotta di classe debba e possa continuare fino alla completa emancipazione del proletariato dalla schiavitù del lavoro salariato. Mi sento uno dei tanti, che ha sbagliato e che debba tentare ogni strada per contribuire a battere il terrorismo e riaffermare le condizioni migliori per una dialettica – lotta di classe.

 

 

Mi pongo come uno dei tanti, lavoratore fra i lavoratori.

 

 

Negri è per me esattamente l’opposto; un uomo che cerca nella lotta di classe l’affermazione personale, come leader, a tutto disposto per conservare questo ruolo.

 

Una distanza enorme, dunque. La mia non vuole essere una pezza di appoggio a Negri, ma un contributo alla verità così come essa è, senza aggettivi, per ristabilire le giuste proporzioni tra i fatti e gli addebiti, per contribuire a dissipare l’odio, la menzogna, le falsità interessate e quelle dovute ad abbagli; per smontare la spirale del colpo su colpo, della rappresaglia…..

 

Alfredo Buonavita

(operaio elettrotecnico, non ha mai ucciso nessuno, si è fatto 14 anni di carcere per i gravissimi reati che ha commesso e per l'appartenenza con ruoli dirigenziali ad una organizzazione eversiva, armata, con caratteristiche terroristiche, nota di g.m.)