ARCHIVIO CASARRUBEA

 

ALDO MORO  NEI DOCUMENTI DEGLI ARCHIVI NAZIONALI BRITANNICI  

(KEW GARDENS) 1978

 

GIUSEPPE CASARRUBEA

MARIO J. CEREGHINO

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DOCUMENTO KG E-4

DA DAVID OWEN (MINISTRO DEGLI ESTERI, LONDRA) A PETER JAY (AMBASCIATORE BRITANNICO A WASHINGTON), “LA SITUAZIONE POLITICA ITALIANA” (TELEGRAMMA N. 76), ORE 11.23, 12 GENNAIO 1978, CONFIDENZIALE.

In data 11 gennaio, l’ambasciatore statunitense [a Londra] ci ha comunicato che il Dipartimento di Stato [Usa] ha recentemente inviato una serie di istruzioni alle sue sedi diplomatiche, chiedendo di riferire le opinioni dei governi europei sull’attuale situazione italiana. Brewster ha affermato che l’ambasciatore statunitense a Roma ha dipinto un quadro decisamente fosco. Brewster ignora i motivi della convocazione [a Washington] di Richard Gardner [ambasciatore Usa in Italia] per consultazioni. Tuttavia, alcune recenti informative diramate dallo stesso Gardner suggeriscono che il rischio di una partecipazione del Pci al governo [italiano] è ora maggiore. Inoltre, Gardner sembra particolarmente preoccupato dalla possibilità che si verifichi una grave ricaduta dell’ordine pubblico. Brewster ignora chi abbia messo in campo la circolare di Washington. A suo parere, potrebbe trattarsi di “qualcuno del National security council (Nsc)”.

Anche noi abbiamo chiesto al Dipartimento per l’Europa occidentale [del ministero degli Esteri britannico] una valutazione sull’Italia. Tuttavia, secondo Brewster, si tratta di una stima meno allarmistica di quella statunitense. Brewster ha apprezzato il commento apparso sul Financial Times dell’11 gennaio, sebbene non concordi con la tesi che l’attuale crisi di governo sia stata aperta intenzionalmente dal Pci. Nel descrivere le nostre opinioni sull’origine della crisi e sui suoi possibili sviluppi, egli ha trasmesso a Washington una copia delle nostre analisi [v. documento KG E-5, di seguito].

Abbiamo letto il tuo telegramma n. 131. […] Attendiamo ora i commenti del nostro ambasciatore a Roma [Alan Campbell].

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DOCUMENTO KG E-5

DA DAVID OWEN (MINISTRO DEGLI ESTERI, LONDRA) A PETER JAY (AMBASCIATORE BRITANNICO A WASHINGTON), “L’ATTUALE SITUAZIONE ITALIANA” (TELEGRAMMA N. 77), ORE 11.23, 12 GENNAIO 1978, CONFIDENZIALE.

Ecco il testo da noi consegnato a Brewster: “[…] La posizione del Pci è ambivalente. In pubblico, ha ripetutamente chiesto un governo di emergenza nazionale, fedele all’idea del ‘Compromesso storico’. Tuttavia siamo convinti che, di fatto, i dirigenti comunisti non siano ansiosi di partecipare al governo. Essi temono sia le conseguenze interne sia quelle esterne di tale mossa in avanti. Preferiscono attendere che la situazione maturi lentamente, fino al punto in cui il loro ingresso nel governo si concretizzerà senza drammi. […] Le informazioni sulle attuali posizioni dei dirigenti del Pci provengono da fonti segrete.”

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DOCUMENTO KG E-7

DA PETER JAY (AMBASCIATORE BRITANNICO A WASHINGTON) ALL’FCO (LONDRA), TITOLO: “ITALIA” (TELEGRAMMA N. 131), 12 GENNAIO 1978, ORE 00.50, CONFIDENZIALE.

Questo pomeriggio, quando ho incontrato Brzezinski [consigliere per la Sicurezza nazionale Usa] per discutere la situazione in Medio oriente, egli ha preso l’iniziativa di parlare dell’Italia. Ha affermato che l’amministrazione Carter è sempre più preoccupata per il deteriorarsi della situazione. Di conseguenza, sta valutando la possibilità di mettere in campo una qualche azione per aiutare Andreotti.

Tuttavia, l’amministrazione si trova dinanzi a un dilemma: da una parte, non vuole essere vista come un elemento di interferenza negli affari interni italiani; dall’altra, non vuole dare l’impressione di essere indifferente alla prospettiva di una partecipazione comunista al governo italiano, lasciando che la situazione vada alla deriva. […].

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DOCUMENTO KG E-8

DA ALAN CAMPBELL (AMBASCIATORE BRITANNICO A ROMA) ALL’FCO (LONDRA), TITOLO: “OPINIONI STATUNITENSI SULL’ITALIA” (TELEGRAMMA N. 18), 12 GENNAIO 1978, ORE 12.00, CONFIDENZIALE.

Penso che la preoccupazione americana sia esagerata. Al momento, non ritengo verosimile che elementi del Pci entrino nel governo italiano, sebbene esista la possibilità che il prossimo governo dipenda dai voti comunisti piuttosto che dalla loro astensione (come avviene ora). Tutto ciò sulla base di politiche più globali di quelle promosse nel luglio 1977. Sono sicuro che i democristiani non faranno concessioni al Pci, se non nei limiti del minimo necessario. Tuttavia, ritengo che piccole concessioni saranno necessarie e che queste non possano essere bloccate da pressioni internazioni di qualunque genere. […] Di conseguenza, tenendo in conto le relazioni anglo-italiane, sarei contrario a sostenere gli americani in ulteriori dichiarazioni. Tuttavia, mi rendo conto che vi sono anche questioni che riguardano i rapporti anglo-statunitensi.

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DOCUMENTO KG E-9

DA DAVID OWEN (MINISTRO DEGLI ESTERI, LONDRA) A PETER JAY (AMBASCIATORE BRITANNICO A WASHINGTON), TITOLO: “TELEGRAMMA N. 18 DA ROMA” (TELEGRAMMA N. 86), 12 GENNAIO 1978, ORE 18.48, CONFIDENZIALE.

1. Concordo con le valutazioni contenute nel telegramma n. 18 da Roma. Di conseguenza – sulla base degli argomenti enunciati nel suddetto telegramma – spiega per piacere a Brzezinski che non ritengo  vantaggioso per la Gran Bretagna rilasciare una dichiarazione secondo le linee che egli sembra avere in mente. […].

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DOCUMENTO KG E-10

DA PETER JAY (AMBASCIATORE BRITANNICO A WASHINGTON) ALL’FCO (LONDRA), TITOLO: “TELEGRAMMA N. 86” (TELEGRAMMA N. 140), 12 GENNAIO 1978, ORE 22.10, CONFIDENZIALE.

Ho trasmesso a Bob Hunter (Nsc) le spiegazioni contenute nel paragrafo 1 del tuo telegramma [v. KG E-9]. […] Hunter ha affermato che la decisione di emettere il comunicato statunitense era da intendersi come un “ultimatum” [all’Italia]. Tuttavia, considerata l’attenzione sollevata dalla questione dell’atteggiamento americano, si è deciso di emettere il comunicato attribuendo grande importanza al tema della non ingerenza negli affari interni dell’Italia. […].

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DOCUMENTO KG E-11

DA PETER JAY (AMBASCIATORE BRITANNICO A WASHINGTON) ALL’FCO (LONDRA), TITOLO: “IL MIO TELEGRAMMA N. 140: ITALIA” (TELEGRAMMA N. 141), 12 GENNAIO 1978, ORE 22.55, CONFIDENZIALE.

Il presidente Carter non ha (lo ripeto: non ha) fatto cenno alla situazione italiana durante la sua conferenza stampa. Nelle ore precedenti, il portavoce del Dipartimento di Stato aveva rilasciato la seguente dichiarazione: “La visita a Washington dell’ambasciatore statunitense in Italia, Richard Gardner, ha fornito l’occasione per un giro d’orizzonte sulle nostre politiche assieme ai nostri funzionari. Non vi è alcun cambiamento nell’atteggiamento dell’amministrazione nei confronti dei partiti comunisti dell’Europa occidentale, compreso il Pci, sebbene i recenti sviluppi in Italia abbiano aumentato il livello delle nostre preoccupazioni. […] I nostri alleati nell’Europa occidentale sono paesi sovrani e, giustamente, la decisione su come devono essere governati spetta soltanto ai loro cittadini. Al contempo, tuttavia, noi abbiamo l’obbligo di esprimere chiaramente le nostre opinioni ai nostri amici e alleati. […] La nostra posizione è chiara: noi non favoriamo la partecipazione dei comunisti ai governi dell’Europa occidentale e vorremmo vedere ridotta la loro influenza in questi paesi”. […].

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DOCUMENTO KG E-16

DA MICHAEL PALLISER (FCO, LONDRA) A PETER JAY (AMBASCIATORE BRITANNICO A WASHINGTON), 18 GENNAIO 1978,  CONFIDENZIALE.

[…] E’ possibile che Brzezinski sia stato spinto – più velocemente di quanto egli stesso pensasse – dalle attività e dalle informative dell’ambasciata americana di Roma. Sembra che siano stati Brzezinski e il suo staff dell’Nsc a condurre l’operazione, non il Dipartimento di Stato (questa è certamente l’opinione di Brewster). Inoltre, sarebbe interessante sapere se George Vest e Cyrus Vance [segretario di Stato Usa] sono i responsabili dell’“ultimatum” messo in campo da Hunter. […].

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DOCUMENTO KG E-17

DA M. E. PIKE (AMBASCIATA BRITANNICA A WASHINGTON) A DAVID GOODALL (FCO, LONDRA) E, PER CONOSCENZA, ALLE AMBASCIATE DI ROMA, BONN, PARIGI, BRUXELLES E ALLE DELEGAZIONI BRITANNICHE PRESSO LA NATO E LA CEE,  TITOLO:  “TELEGRAMMA DA WASHINGTON N. 140: DICHIARAZIONE AMERICANA SULLA SITUAZIONE POLITICA ITALIANA”,  23 GENNAIO 1978, SEGRETO.

1. Ecco alcuni commenti sulla decisione americana di diramare un comunicato sulla situazione politica italiana.

2. Tutto indica che la presa di posizione americana non è stata premeditata. Come sai, negli ultimi mesi l’amministrazione Carter ha  fatto del suo meglio per evitare dichiarazioni pubbliche sulla situazione politica italiana, che avrebbero provocato accuse secondo le quali il governo Usa stava riesumando l’abitudine di Kissinger di “interferire”. Ciò avrebbe fornito al Pci un’arma con cui dare addosso alla Dc e agli stessi americani.

3. Tuttavia, i cupi rapporti romani redatti da Richard Gardner hanno creato un clima di depressione nella stessa amministrazione Carter in relazione alla situazione italiana. Anche i resoconti della stampa, terribilmente apocalittici, devono aver sortito un qualche effetto. L’idea di mettere in campo un’operazione segreta per frantumare il Pci è stata certamente una delle opzioni prese in considerazione durante gli incontri di alto livello [svoltisi a Washington], ai quali Gardner era presente. Ma fonti autorevoli ci hanno comunicato che tale idea è stata scartata. Il Dipartimento di Stato si è espresso contro. E non vi sono prove che le altre agenzie governative fossero entusiaste del piano.

4. Dal momento che non sembravano esserci vie praticabili per influenzare la situazione italiana in maniera diretta, l’amministrazione Carter ha probabilmente concluso che l’unica opzione rimasta fosse quella di rilasciare una dichiarazione che esprimesse il disagio americano. Un’attenta lettura del testo illustra fino a che punto si è inasprito l’atteggiamento dell’amministrazione Carter nei confronti della partecipazione del Pci al governo italiano, a partire dalla metà del 1977. Non vi è dubbio che la decisione di diramare un comunicato relativamente duro rifletteva le vedute dell’Nsc, secondo le quali un qualche contentino andava offerto alla cosiddetta lobby italiana del Congresso degli Stati Uniti (con alla testa il deputato Rodino), che recentemente ha apertamente espresso le sue preoccupazioni sul  possibile ingresso del Pci nel governo. Bob Hunter (Nsc) ci ha confidato che l’amministrazione Carter sentiva il bisogno di difendersi dalle accuse politiche della destra americana, secondo le quali il governo si mostrava eccessivamente compiacente nei confronti dell’“avanzata comunista” nell’Europa occidentale.

5. Al Dipartimento di Stato non ci si illude sull’efficacia della dichiarazione [del 12 gennaio]. Sospetto che molti veterani la considerino un gesto inutile oppure un atto di disperazione (o entrambi) e, in ogni caso, inadeguata a imprimere un cambiamento reale al corso degli eventi in Italia. La scorsa settimana, quando John Robinson ha sollevato la questione con George Vest, questi si è scusato per il modo in cui l’intera faccenda è stata gestita: sembrava  decisamente scontento della dichiarazione. Ma il problema rimane. Che cosa può effettivamente fare l’amministrazione Carter per aiutare Andreotti? Molto poco. […].

6. Almeno per ora, sembra sia da escludere anche un’operazione segreta [striscia nera a nascondere due righe del testo in inglese]. Da un punto di vista politico più generale, le difficoltà associate ad azioni di questo tipo non hanno bisogno di essere enfatizzate. Inoltre, qualsiasi proposta di operazione segreta dovrebbe essere esaminata da almeno otto commissioni del Congresso degli Stati Uniti. Di conseguenza, la possibilità di mantenerla segreta sarebbe minima. Se si verificasse una fuga di notizie, anche in maniera confusa, le reazioni sarebbero feroci e dannose, sia qui sia in Italia. Infine, da nessuna fonte si evincono pressioni sull’amministrazione Carter perché ci si muova in tale direzione. Al contrario, qui ci si rende ben conto – anche tra i “falchi” – che attività di questo genere in un paese membro della Nato producono effetti scarsi, e che possono ritorcersi contro i loro artefici.

7. Malgrado le difficoltà, nei mesi avvenire l’amministrazione Carter continuerà certamente a cercare il modo di far pesare in maniera attiva l’influenza americana. Ma le buone idee scarseggiano. Se la situazione italiana dovesse ulteriormente deteriorarsi, gli americani potrebbero essere costretti a divulgare nuove, preoccupate dichiarazioni nonché potenzialmente dannose. E’ improbabile comunque che tali prese di posizione, anche se redatte con parole ferme, siano in grado di soddisfare la “lobby italiana” al Congresso degli Stati Uniti e la destra politica americana. Ma le critiche provenienti da questi ambienti finiranno inevitabilmente per affrontare la seguente domanda: “Avete di meglio da suggerire?”. Al momento, la risposta può essere soltanto una: “No”.

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DOCUMENTO KG E-27

DA ALAN CAMPBELL (AMBASCIATORE BRITANNICO A ROMA) ALL’FCO (LONDRA), TITOLO: “RAPIMENTO DI ALDO MORO” (TELEGRAMMA N. 159), 16 MARZO 1978, ORE 09.45, RISERVATO.

Il presidente della Dc, Aldo Moro, è stato rapito in Roma alle ore 8.15 di questa mattina mentre si dirigeva in automobile al suo ufficio. Quattro membri della sua scorta sono rimasti uccisi, un quinto versa in gravi condizioni. Le cosiddette “Brigate rosse” si sono assunte la responsabilità del rapimento. […].

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DOCUMENTO KG E-31

DA ALAN CAMPBELL (AMBASCIATORE BRITANNICO A ROMA) ALL’FCO (LONDRA), TITOLO: “TELEGRAMMA N. 159: RAPIMENTO DI ALDO MORO” (TELEGRAMMA N. 161), 17 MARZO 1978, ORE 08.00, SEGRETO.

  1. 1. Squillante, capo di gabinetto di Cossiga (ministro dell’Interno), parlando su istruzioni di quest’ultimo, ha telefonato a McMillan (primo segretario d’ambasciata) nella tarda serata del 16 marzo. Voleva assicurarsi che il governo di Sua Maestà fosse in grado di fornire assistenza tecnica (basata sulla nostra esperienza nell’Ulster) in relazione al rapimento del signor Moro. In questa fase, Squillante ha escluso ogni richiesta di assistenza paramilitare.
  1. 2. In considerazione del messaggio del Primo ministro [Jim Callaghan] contenuto nel telegramma n. 60 [dell’Fco] e delle nostre precedenti offerte di aiuto a Cossiga (telegrammi dell’ambasciata di Roma n. 156 e n. 157), McMillan ha affermato di non intravedere difficoltà di sorta. Tuttavia, in linea di principio, sarei lieto di potermi impegnare il prima possibile con il signor Cossiga.

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DOCUMENTO KG E-33/A

DA ALAN CAMPBELL (AMBASCIATORE BRITANNICO A ROMA) ALL’FCO (LONDRA), TITOLO: “TELEGRAMMA N. 161: RAPIMENTO DI ALDO MORO” (TELEGRAMMA N. 163), 17 MARZO 1978, ORE 12.10, SEGRETO.

  1. 1. Questa mattina, McMillan è stato convocato da Squillante (capo di gabinetto di Cossiga, ministro dell’Interno) per un colloquio con l’ammiraglio Celio (responsabile della versione italiana delle Sas).
  1. 2. Celio ha affermato che gli italiani ci sarebbero grati se potessimo fornire immediatamente (cioè oggi) un istruttore delle Sas, con particolare esperienza nell’affrontare uno stato di assedio (ossia, nel caso fosse localizzato il nascondiglio di Moro e dei suoi rapitori). Inoltre, hanno richiesto una ventina di 20 bombe [Stamp bombs], del tipo cioè utilizzato a Mogadiscio.
  1. 3. [Gli italiani] invieranno immediatamente un aereo per prelevare l’istruttore e il materiale esplosivo.
  1. 4. Vi sarei grato se poteste inviare una replica urgente a questa importante richiesta.

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DOCUMENTO KG E-33/B

DA M. R. MORLAND (DIPARTIMENTO DELLA MARINA E DELL’AVIAZIONE, AMBASCIATA BRITANNICA, ROMA) A MR. PRENDERGAST (FCO, LONDRA), TITOLO: “RAPIMENTO DEL SIGNOR MORO”, 17 MARZO 1978, SEGRETO.

  1. 1. In risposta alla richiesta italiana, contenuta nel telegramma n. 163, l’ambasciata di Roma è stata istruita per telefono a informare le autorità italiane che concordiamo nel fornire due membri delle Sas, in qualità di istruttori, e 20 granate [Stun grenades]. Stiamo provvedendo al loro trasferimento, che avrà luogo stanotte o domattina.
  1. 2. Ci siamo consultati con il ministero della Difesa [britannico] e con il ministero dell’Interno [britannico]. Al contempo, Lei è rimasto in contatto con il n. 10 di Downing street.
  1. 3. Nel caso fossero divulgate le suddette notizie, ho concordato con il ministero della Difesa la seguente dichiarazione: “Su richiesta del governo italiano, il governo britannico ha messo a disposizione due istruttori militari allo scopo di assistere le forze italiane da un punto di vista tecnico e dell’addestramento”.

La notizia dell’arrivo a Roma di istruttori britannici e tedeschi (teste di cuoio) viene riportata dal quotidiano ‘Il Tempo’ il 20 marzo 1978, il 21 da altri quotidiani. Il governo inglese si limita a rilasciare la breve dichiarazione sopra riportata.

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DOCUMENTO KG E-40

DA ALAN CAMPBELL (AMBASCIATORE BRITANNICO A ROMA) ALL’FCO (LONDRA), TITOLO: “LA SITUAZIONE POLITICA ITALIANA”, 28 MARZO 1978, CONFIDENZIALE.

[…] Mr. Gardner ha affrontato il tema del rapimento del signor Moro. Ha affermato che vi sono due scuole di pensiero all’ambasciata americana, in rapporto alle conseguenze politiche di questo evento. Da una parte, alcuni ritengono che la fotografia di Moro con alle spalle la bandiera delle Brigate rosse, sommata alla totale incompetenza da parte delle autorità, getta discredito sullo Stato e aiuta i comunisti. Dall’altra, vi sono quelli che affermano che il rapimento è da interpretare come un duro colpo sia contro la Dc sia contro il Pci. […].

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DOCUMENTO KG E-47

DA G. A. CROSSLEY (AMBASCIATORE BRITANNICO PRESSO LA SANTA SEDE, ROMA) ALL’FCO (LONDRA), TITOLO: “INCONTRO CON MONSIGNOR SILVESTRINI”, 14 APRILE 1978, CONFIDENZIALE.

[…] In risposta ad una mia domanda, monsignor Silvestrini [segretario di Stato vicario della Santa Sede] ha affermato che il Vaticano non è in possesso di alcuna informazione segreta su Moro.

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DOCUMENTO KG E-51

DA G. A. CROSSLEY (AMBASCIATORE BRITANNICO PRESSO LA SANTA SEDE, ROMA) A DAVID GOODALL (FCO, LONDRA), TITOLO: “ALDO MORO”, 19 APRILE 1978, CONFIDENZIALE.

[…] Lo scorso 25 marzo, l’ambasciatore italiano presso la Santa Sede [marchese Montezemolo] mi ha confidato di avere motivi per ritenere che l’arcivescovo di Torino stia tentando di muoversi dietro le quinte in relazione al rapimento di Moro. […].

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DOCUMENTO KG E-58

DA G. A. CROSSLEY (AMBASCIATORE BRITANNICO PRESSO LA SANTA SEDE, ROMA) ALL’FCO (LONDRA), TITOLO: “INCONTRO DEGLI AMBASCIATORI DELLA CEE PRESSO LA SANTA SEDE”, 4 MAGGIO 1978, CONFIDENZIALE (UK EYES).

[…] Secondo l’ambasciatore italiano [marchese Montezemolo], risulta evidente dalle lettere inviate che Moro è condizionato dalla prigionia, indubbiamente dalla solitudine e, forse, dalle condizioni di detenzione. Tuttavia, dalle missive non si evince che sia stato narcotizzato. […] Io ho commentato che l’arcivescovo Caprio mi ha riferito che il Vaticano non è in possesso di informazioni segrete su Moro e di non essere in contatto con le Brigate rosse. La questione riguarda le autorità italiane. Il Vaticano non può andare oltre gli appelli umanitari del papa e la disponibilità della Caritas a fornire ogni possibile aiuto. Tuttavia, secondo Caprio, i terroristi non hanno stabilito alcun contatto con la Caritas (la cosa mi è stata comunicata dall’arcivescovo il 27 aprile scorso). […].

 

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