1.2.3. Le diserzioni

 

Altre difficoltà interne alle unità militari erano date dai fenomeni di “sciovinismo”e dagli attriti interetnici. Successe che i nuovi volontari istriani, indipendentemente dalla nazionalità, diffondessero il disfattismo e causassero diserzioni nell’esercito partigiano. All’inizio si trattava soltanto di diserzioni dalle unità militari croate, dove gli istriani erano in minoranza rispetto ai partigiani di quei territori (Lika, Gorski Kotare Litorale croato); in un secondo momento, però, notizie allarmanti giunsero anche dalla 43° Divisione istriana che si trovava nel Gorski Kotar (163).

Fu il presidente del CPL per l’Istria, Joakim Rakovac, che aveva incontrato gli istriani sul fronte, a rilevare che la loro situazione nelle fila del MPL non fosse delle migliori, seguito poi dal segretario del Comitato regionale del PCC per l’Istria, Silvo Milenić-Lovro, che alla fine di giugno 1944 scrisse al CC PCC per denunciare le condizioni in cui si trovavano gli istriani.

Nella lettera del 27 giugno 1944 si afferma: "Secondo le dichiarazioni del compagno Rakovac, da quanto ha potuto vedere e sapere dall’incontro avuto con gli istriani, l’atteggiamento nei confronti degli istriani da parte dei combattenti e degli ufficiali del MPL risulta ostile e settario. Gli istriani sono considerati italiani e vengono insultati per il fatto di non essere insorti prima (…) Nelle altre brigate non va meglio, specie in Slovenia.In generale molti istriani che rientrano dal periodo di convalescenza, si lamentano del comportamento nei loro confronti. Nell’ultimo periodo hanno disertato molti istriani e circa 40 fiumani col pretesto che si tratta di una situazione insostenibile.Se la scarsità di cibo porta difficoltà nell’offensiva e nel comportamento con gli istriani, il problema deve essere affrontato (…) In Istria la reazione utilizza tutto ciò a proprio favore, ingigantendo la questione e questo ha affetti negativi sul popolo".

"In relazione alla campagna di aiuto alla XIII divisione, abbiamo criticato tali fenomeni, che non si faccia differenza tra noi e quelli “di là oltre” (“preko”) (164), che è il termine usato già da tempo. Abbiamo preso contatti anche con la XII divisione di tener conto di tale stato di cose e di venir incontro agli istriani quanto più possibile, siccome essendo vicini all’Istria, possono facilmente decidere di scappare a casa, così come è accaduto con i fiumani. Per quanto riguarda gli altri istriani che sono nelle zone più interne (continentali), non siamo a conoscenza della situazione attuale".

Simili osservazioni e rimostranze le abbiamo avute anche dai militari italiani, che si lamentano di venir presi poco o per niente in considerazione (165). Accanto ai cambiamenti tattici che la guerra comportava, dall’autunno ’44, quando i tedeschi avevano assunto il controllo quasi assoluto dell’Istria, le unità partigiane si erano allontanate dal territorio istriano in cui erano state create, verso le zone vicine della Slovenia e poi del Gorski Kotar. La questione delle diserzioni assunse risvolti preoccupanti dal momento che i volontari, ritornando nelle loro località in Istria, ma anche attraverso le lettere inviate ai loro familiari, diffondevano notizie assai allarmanti: descrivevano una situazione invivibile, in condizioni climatiche inusuali per loro, senza cibo e calzature adeguate, ma soprattutto parlavano di un trattamento ostile e disuguale rispetto agli altri partigiani delle altre regioni croate da parte dei quadri militari superiori, i quali erano tutti croati dell’interno o di altre nazionalità.

A Montona, appartenente all’allora distretto di Parenzo, la relazione sulla situazione politica del territorio segnalava che la popolazione dice che con gli istriani, i quali combattono per la liberazione della Jugoslavia, si assume un atteggiamento ostile e che sarebbe meglio che i nostri Istriani lottassero per la liberazione della loro Istria, invece di morire in quei luoghi per la Jugoslavia e per quel popolo che ci odia (166).

L’area del circondario di Parenzo era una delle più critiche, con punte allarmanti nei distretti di Buie e Umago (167). Le autorità politiche e militari dovettero perciò ricorrere ai ripari, non solo migliorando le condizioni di vita nella 43° Divisione istriana, e dotando tutti i combattenti di nuove calzature, per riuscire a sollevare il morale (168), ma anche attuando la censura alle lettere che i partigiani istriani erano invitati a scrivere ai loro  familiari per testimoniare le buone condizioni di vita nelle unità militari (169).

Per questo motivo le cellule di partito nelle unità partigiane ricevettero il compito di monitorare strettamente i nuovi combattenti e di isolare quelli che la pensavano diversamente. Come da direttiva i membri del partito reagirono rafforzando la disciplina e in alcuni casi vennero assegnate dure punizioni. La documentazione disponibile indica che quello delle diserzioni era un fenomeno abbastanza diffuso in Istria, come rilevò pure Dušan Diminić, una delle massime autorità del MPL istriano e del dopoguerra, nelle sue memorie (170).

Tale situazione secondo Diminić, era spesso determinata dall’atteggiamento che in molte aree istriane la popolazione in generale, indipendentemente dalla nazionalità, nutriva nei confronti del MPL e della guerra partigiana, che non veniva sentita come propria se combattuta fuori dal territorio istriano. Ciò avvalora la tesi secondo la quale in diverse aree rurali della regione il potere del MPL croato, così come quello tedesco, fossero percepiti entrambi come estranei e ostili, mentre prevaleva un atteggiamento di attesa, o comunque di non schieramento.

Inoltre, la documentazione interna delle organizzazioni di partito istriane conferma che già durante la guerra i dirigenti politici istriani segnalarono un carattere specifico degli istriani croati, che Diminić definisce “separatista”, i quali sarebbero stati dotati di un’”identità” diversa, propria, e per questo con caratteristiche differenti dal resto dei croati, che dagli istriani erano percepiti come coloro che vivevano “al di là” del Monte Maggiore, ovvero di quel confine o barriera naturale che divideva l’Istria dai territori croati. Diminić afferma  che il MPL jugoslavo in Istria aveva avuto il compito di lottare e di combattere proprio questo “carattere separatista” degli istriani, e di conseguenza quello di inculcare negli istriani la convinzione che esistesse un governo unitario, la Jugoslavia, in cui l’Istria era compresa (171).

In tal senso, all’inizio del 1944 il settore dell’Agit-prop del Comitato regionale PCC per l’Istria e il Litorale croato aveva criticato il Comitato circondariale del partito di Pisino (172), accusandolo di non diffondere la linea del PCC e la lotta partigiana fra la popolazione locale, dal momento che molti istriani di quell’area, inquadrati nella 13° Divisione litoraneo-montana in territorio croato/jugoslavo, combattevano per l’identico fine - la lotta contro l’occupatore – che aveva la lotta partigiana in territorio istriano (173).

Le diserzioni continuarono, soprattutto all’inizio del 1945, quando il compito principale dei comandi partigiani locali e delle organizzazioni di partito del territorio, fu quello di effettuare la mobilitazione del maggior numero possibile di persone  nell’esercito partigiano, in particolare nella 43° divisione istriana. Le direttive e le relazioni interne accentuavano l’importanza di tale operazione, che avrebbe contrastato l’arruolamento tedesco. In tutto il territorio fu avviato l’arruolamento dei ragazzi dai 18 ai 35, 40 anni che, se rifiutato, veniva considerato come una diserzione (174).

L’arruolamento nei partigiani interessò, come da direttive degli organismi superiori, i membri delle organizzazioni di partito distrettuali e locali in particolare. Così, mentre nei distretti e nei comuni del circondario di Pola (specie a Rovigno e nelle località del distretto polesano) si arruolarono molti comunisti e membri dei comitati di liberazione, ad Albona risposero alla chiamata anche i membri dei comitati di villaggio. Ma molti invece si rifiutarono e si sviluppò il fenomeno, già descritto, dei “quadri verdi”.

Note

(163) - In base ai dati ufficiali, pubblicati sul volume AA.VV., Istra i Slovensko Primorje, circa 45.000 istriani e sloveni sarebbero stati inclusi nelle unità militari dell’esercito partigiano jugoslavo. La maggioranza di essi dopo la guerra furono smobilitati e collocati nei diverse settori della vita politica e sociale.

(164) - Il riferimento è tra “noi”, gli istriani, e le popolazioni che vivono oltre il Monte Maggiore, ovvero i “croati”.

(165) - G. LABINJAN, D. VLAHOV, Izvještaji Oblasnog komiteta KPH za Istru, cit., Relazione del 27 giugno 1944.

(166) - HDAZ, f. OK KPH Poreč, fasc. I, 1943-1945, Relazione del Comitato distrettuale PCC di Montona al Comitato circondariale di Parenzo, 29 novembre 1944.

(167) - Vedi D. VLAHOV, Zapisnici okružnog NOO za Poreč (1944-1945), in “Pazinski memorijal”, cit., pp. 92-93, 95-97.

(168) - HDAZ, f. OK KPH Pula, fasc. I, Relazione politica del Comitato cirocndariale PCC al Comitato regionale KPH per l'Istria del 24 gennaio 1945. 

(169) - A fine gennaio 1945, la sezione dell’Agit-prop del Comitato regionale del PCC per l’Istria invitò il Comitato circondariale PCC di Pola a censurare le lettere, ovvero “a leggere e a controllare” le lettere inviate dai combattenti ai loro familiari, prima di recapitarle “per non incorrere in qualche spiacevole sorpresa”, e poi di leggerle durante le riunioni di massa e i meeting. HDAZ, f. OK KPH Pula, fasc. I, Comunicato del 29 gennaio 1945, firmato Ljubo Drndić.

(170) - D. DIMINIĆ, Sjećanja, cit., pp. 221-222, 225.

(171) - Ibid, p. 221.

(172) - Comprendeva i distretti di Albona, Cepic, Pisino, Antignana, Parenzo.

(173) - HDAZ, f. OK KPH Pazin, I fasc., Comunicato del 4 febbraio 1944.

(174) - Sul trattamento dei disertori nelle fila dell'MPL vedi T. ŠARIĆ, Osuđeni po hitnom postupku: uloga represivnih tjela komunističke vlasti u odnosu na smrtne osude u Hrvatskoj u Drugom svjetskom ratu i poraću na primjeru fonda Uprava za suzbijanje kriminaliteta za unutrašnje poslove SRH, in “Arhivski vjesnik“, br. 51, Zagreb, 2008, p. 344.