1.1.5. Lotta contro i “traditori, gli spioni e i provocatori“, la “reazione nemica”, i “banditi” e i nemici del popolo

 

 

 

Parte dell’attività dell’Ozna precedente alla sua riorganizzazione interna, si esplicò nella raccolta di informazioni sulla forza e sulle mosse degli eserciti nemici, come pure sul loro potenziale bellico. Nella relazione dell'Ozna circondariale di Pola, firmata dal responsabile Mijo Pikunić (80), che ricopriva anche la carica di commissario politico del Comando militare territoriale di Pola, e inviata il 10 gennaio 1945 al Comitato circondariale del PCC di Pola, si segnalava che il “Battaglione speciale” di San Vincenti rappresentava la peggiore e la più crudele delle guarnigioni nemiche.

 

 

Veniva, poi, dettagliatamente descritta la composizione nazionale delle guarnigioni di Marzana e di Rovigno: dei complessivi 42 militari fascisti, a Marzana più della metà, ben 22 venivano segnalati come “domaći” (locali, intesi come croati), mentre i restanti erano italiani; il comandante era italiano, mentre dei due sottoufficiali, uno era italiano (“fascista agguerrito”), l'altro un locale del posto. La guarnigione di Rovigno, invece, era molto più numerosa e contava 148 militari, 56 marinai, 53 soldati tedeschi, 1 corriere fascista, nonché 40 marinai italiani e 8 finanzieri (impiegati per il contrabbando), i quali, si affermava, “avrebbero collaborato con il MPL”, ovvero “sono al nostro servizio, per cui si può contare su di  loro in qualsiasi momento”. La guarnigione di Villa di Rovigno era formata da 42 militari, mentre quella di Valle da 27 soldati fascisti (81).

 

 

Oltre a raccogliere informazioni sugli eserciti nemici, l’Ozna aveva il compito di individuare e punire i “traditori, gli spioni, e i provocatori”, raccogliere informazioni sugli “elementi controrivoluzionari che (...) si opponevano ai nuovi rapporti sociali e alle nuove autorità popolari” (82), sulla “reazione nemica”, ovvero sul controllo di gruppi “nemici” e dei singoli che li componevano. Le “parole e notizie” raccolte venivano poi qualificate come di carattere propagandistico, allarmistico o di spionaggio.

 

 

Il concetto di “reazione” fu gradualmente esteso a tutti i reali e potenziali avversari politici del MPL. L’Ozna suddivise perciò i suoi avversari o “nemici” politici in “gruppi reazionari”, e dalla documentazione emerge che la principale attenzione nei centri istriani nel 1945, fosse riservata a due gruppi in particolare, al “clero” e agli “italiani” in generale. I nemici più accesi erano considerati quei preti e sacerdoti che non collaboravano con il MPL, motivo per cui l’Ozna raccoglieva dati sul loro atteggiamento nei confronti del MPL, sui loro incontri e sulla loro attività in generale, come pure sull’influenza che essi esercitavano nei confronti dei giovani e nelle organizzazioni religiose.

 

 

Nei confronti del clero e in particolare di singoli sacerdoti che non collaboravano con il MPL, l’organismo di partito circondariale di Pola, a febbraio 1945, aveva dato la seguente direttiva alle proprie organizzazioni inferiori: “Noi oggi siamo  forti, e perciò la questione va risolta militarmente. Non accarezziamo più, bensì attacchiamo”. In sostanza, la politica della carota andava sostituita con quella del bastone. Il metodo da seguire doveva essere quello di avviare un vero e proprio linciaggio morale e politico, con una dura campagna critica, denigratoria, di vera e propria diffamazione, nei confronti di ogni singolo sacerdote che fosse stato contrario al MPL, ma non dell’istituzione ecclesiastica nel suo complesso (83).

 

 

La lotta politica che l’Ozna sviluppò ben prima della fine della guerra fu una lotta condotta con sistemi diversi da quelli usati contro l’occupatore e i suoi collaboratori, perché si trattava di ostacolare e reprimere il clero, assieme alle forze antifasciste italiane che, anche se deboli, contrastavano le rivendicazioni nazionali jugoslave, e finivano quindi per venir considerate alla stregua dei fascisti, tutti accomunati nella categoria di “forze reazionarie”. Nella zona di Fiume i “nemici” principali furono individuati negli autonomisti, perché godevano di forte consenso e di autorevolezza politica fra la popolazione, impedendo al MPL di coinvolgerli e di inserirli nelle proprie strutture, mentre nei diversi centri istriani operavano diversi “gruppi reazionari italiani”. Inoltre, tra i nemici si contavano i “badogliani”- “talijanaši” (84) ed i vari comitati antifascisti mobilitati in difesa dell’italianità della penisola istriana.

 

 

In questo contesto, il gruppo “reazionario” indicato dall’Ozna come il “più pericoloso” fu il “Comitato del Partito Liburnico”, (85) che – secondo quanto segnalato al Comitato circondariale del PCC di Pola – trovava sostenitori anche nell’Istria orientale, ad Arsia, ad Albona, a Rabaz, e a San Lorenzo, ma anche in alcuni villaggi come a Castelnuovo e a Puntera. Fra di loro era stata individuata dagli agenti dell’Ozna una decina di persone, ovvero il farmacista (Pilar Francesco), il tenente della Milizia Confinaria (Flori Angelo), l’ex segretario del fascio Repubblicano del comune di Arsia, il responsabile del porto di “Bersice” (?), il responsabile della Cassa di risparmio di Arsia, il sorvegliante della Miniera ed altri due soggetti che, si affermava, si riunivano regolarmente e tenevano riunioni (86).

 

 

Nella città di Albona, invece, veniva tenuto sotto controllo il gruppo “reazionario” dei commercianti, composto da Ezio Picoti, Silvano Manzoni, Albino Lenuzzi, Mario Lenuzzi, Ivan Skopaz (commerciante), Ivan Mohorovic, dott. Lazzarini, Checo Faraguna, gruppo che era stato arrestato dall’Ozna e condotto a Pisino il 5 dicembre 1944. Furono rilasciati il 10 dicembre 1944, ma continuarono nella loro attività. Nonostante il gruppo dei commercianti collaborasse con i partigiani, era sorvegliato per il fatto che, sostenendo posizioni attendiste nei confronti della lotta contro i tedeschi, venivano considerati “doppiogiochisti” e, si supponeva, fossero legati ai gruppi dei “quadri verdi” della zona di Barbana (87).

 

 

Ad Arsia si seguiva invece il gruppo legato al farmacista locale. A San Pietro, nel distretto di Gimino, si segnalava un “Comitato cetnicobelogardista”, dove il 12 gennaio 1945 l’Ozna “liquidò”, ovvero uccise, colui che veniva considerato il suo segretario, tale Lojzo Paris, che prima di essere ammazzato aveva fatto i nomi di 12 suoi collaboratori dei villaggi della zona (Banovci, Gorinci e Dolcani). Si segnalò che tale gruppo avesse una rete di sostenitori, e che si riunissero nel villaggio di Banovci.

 

 

Un altro gruppo “di banditi”, che veniva controllato perché considerato collaborazionista dei tedeschi, era costituito dalla “banda dei corrieri Pola-Arsia” (kurirska banda Pula-Raša), ovvero i conducenti di camion che trasportavano merci militari per conto dei tedeschi. Si trattava di persone originarie di Pola o dei villaggi circostanti, di ciascuna delle quali l’Ozna non soltanto forniva nome e cognome, ma segnalava anche tutti gli spostamenti e i luoghi frequentati ad Arsia e a Pola. Se ne  deduce, perciò, che l’Ozna fosse riuscita a creare una vasta e diffusa rete di informatori tra la popolazione della città e dei villaggi (88).

 

 

Nel comune di Medolino si segnalava l’arrivo di un ufficiale dell’esercito ustaša, tale Skifić Anton di Lisignano, intellettuale con 8 classi ginnasiali, che era stato arrestato l’anno precedente da una pattuglia dell’Ozna, alla quale in seguito era sfuggito. Costui era riuscito a raggiungere Sussak e poi l’interno della Croazia, dove fino al gennaio 1945 era rimasto nelle fila dell’esercito ustaša. Al suo ritorno in Istria, armato, provvisto di documenti tedeschi che gli permettevano di circolare liberamente sul territorio istriano, e con l’aiuto di un’insegnante del luogo, aveva portato con sé due sacche di libri, che l’Ozna riteneva essere “pericolosi” perché avrebbero potuto far presa sui “nazionalisti croati”.

 

 

Nei primi giorni di febbraio, “l’ufficiale ustaša” ebbe degli incontri - secondo gli informatori non molto fruttuosi - con la popolazione locale, in cui aveva esposto posizioni pro-alleate e antipartigiane, nonché divulgato l'idea nazionalistica degli ustaša, con il fine di guadagnare dalla sua parte il clero locale. Infine, apprendiamo da una relazione straordinaria inviata dall’Ozna al Comitato circondariale del partito di Pola, che nelle località di Lisignano, Promontore e Scatari nel distretto di Pola, sempre nel mese di febbraio i tedeschi cercarono di organizzare l’apertura delle scuole croate, grazie ancora una volta all'apporto dello Skifić, aiutato dai preti locali. L'iniziativa però non dovette avere un grande successo, perché un  mese più tardi, l’Ozna segnalò che lo Skifić si era rifugiato a Trieste (89).

 

 

Ben più preoccupante era il fatto che nell’area compresa tra Dignano, San Vincenti, Carnizza e Barbana, si stava organizzando un gruppo di attività antipartigiana, composto da una cinquantina di contadini della zona, definiti nella relazione “grandi anticomunisti”, in un’altra “narodnjaci”, che sarebbero stati in procinto di chiedere ai tedeschi di formare un'unità militare, con l’intenzione di aggregarvi dei soldati ustaša e dei domobrani, in funzione antipartigiana e “per eliminare fino all’ultimo partigiano” (90).

 

 

In effetti, all’inizio del 1945 tra la popolazione istriana apparve anche quello che nelle comunicazioni interne del partito e del  Comando partigiano venne definito il fenomeno dei “quadri verdi”91. Esso appariva legato non soltanto alla mobilitazione, in molti casi forzata, che all’inizio del 1945 il  Comando militare partigiano e le organizzazioni di partito istriane avevano avviato per contrastare l’arruolamento tedesco, ma anche alla moltitudine di diserzioni di partigiani istriani dalle formazioni militari croate e dalla 43° divisione istriana che si trovava nel Gorski Kotar.

 

 

Nella zona sud-orientale dell’Istria, nel distretto di Prodol (92), appartenente all’allora comune di Barbana, gruppi di contadini armati si erano nascosti nel bosco, per difendere i loro villaggi dal Comando partigiano di Canfanaro, del quale non volevano saperne al punto che - si legge nel rapporto del Comando territoriale di Pola - “se (i partigiani) continuavano a circolare per i loro villaggi, non servirà che i tedeschi li uccidano, perché lo avrebbero fatto prima loro”. Questi contadini, tra cui anche un ex partigiano appartenente al Comando di Canfanaro, contrastavano l’attività dei comitati di liberazione partigiani nei loro villaggi, al fine di distogliere i contadini che ne facevano parte dal collaborare con il MPL. Armati di fucili, mitra e pistole, uscivano dai nascondigli soltanto nelle ore notturne per rifornirsi di cibo nei villaggi, e in ciò venivano aiutati dalle loro famiglie. Il fenomeno, valutava l’Ozna, era diffuso anche in altri villaggi del comune di Barbana, ma più a nord rispetto a Prodol, in particolare in quelli di Juričev Kal, Zamlici, Prnjani, Melnica e Prhati.

 

Questi contadini, ritenuti di orientamento monarchico, diffondevano apertamente idee contrarie al MPL, e appoggiavano l’idea di unirsi ad un’eventuale “divisione cetnica” che si sarebbe dovuta formare a Fiume. Altri gruppi minori, composti da pochi contadini, furono segnalati anche nel comune di Carnizza e in quello di San Lorenzo: in questo caso si trattava di contadini disarmati che, non volendo entrare nell’esercito partigiano e senza motivazioni politiche, si nascondevano in bosco (93).

 

 

Questi “gruppi di disertori” istriani rappresentarono un problema politico interno non indifferente per il comando partigiano del territorio di Pola (94) che, nonostante avesse ricevuto direttive superiori, a voce, dal massimo organismo militare sul suolo istriano, il Comando operativo per l’Istria (95), di intraprendere nei loro confronti “le misure più energiche”, non ritenne opportuno agire in tal senso (eliminarli tutti?), per non provocare conseguenze politiche che sarebbero andate a scapito del movimento partigiano, e soprattutto per non attirarsi contro l'ostilità di tutta la popolazione contadina della zona.

 

 

Alla decisione di agire “secondo lo sviluppo della situazione e di agire di conseguenza”, contribuì certo anche la valutazione espressa invece dal Comitato circondariale del partito di Pola, che invitò il comando partigiano alla  “cautela” (96). Ben presto, però, quattro disertori furono arrestati dal Comando territoriale partigiano di Pola e uno ucciso (97). Gli altri non si sa che fine abbiano fatto.

 

 

Nel marzo ’45 la situazione politico-informativa nel circondario di Pola appariva invariata rispetto a gennaio-febbraio: si seguivano i Liburnisti ad Albona, nel distretto di Gimino il gruppo legato a Benso, che però secondo l’Ozna stava perdendo terreno a San Pietro; il prete Glavic con il suo gruppo; a Canfanaro un gruppo di Badoglianitalijanaši (98); nel distretto di Prodol i fascisti di Marzana, che non avevano seguito nei villaggi circostanti; nel distretto di Pola il gruppo di Skifić che se ne era andato a Trieste; nel distretto di Rovigno si segnalava che la popolazione di Villa di Rovigno diffondeva notizie a favore di Re Pietro e si stava legando ai tedeschi (99).

 

 

Nei comuni di Medolino e di Lavarigo, dove i tedeschi conducevano una politica più flessibile e del consenso, si osservava che la popolazione fosse ancora distante dal MPL e non ne conoscesse nemmeno i fini. Nelle località considerate italiane (100), invece, i servizi informativi ritenevano che gli italiani avessero “paura” dei croati per il fatto che non esistevano strutture che stessero lavorando a favore del MPL, e vi regnava, al contrario, uno “spirito italiano” (talijanski duh) (101).

 

 

Verso la metà di aprile 1945, mentre si stavano svolgendo le operazioni militari dell’Armata jugoslava per la presa di Trieste e dei maggiori centri istriani, l’Ozna della città di Pola (Povjereništvo Ozne za grad Pula – relazione firmata dal capo responsabile Mijo Pikunić) comunicava al Comitato circondariale del PCC di Pola i cambiamenti avvenuti nella situazione politica cittadina. Erano giorni convulsi per la città, dove le truppe tedesche e italiane cercavano di predisporre nuove misure difensive, ma che nulla poterono contro l’assedio delle formazioni partigiane jugoslave.

 

 

Nelle valutazioni del capo dell’Ozna del circondario di Pola, si accennava al morale delle truppe tedesche e italiane presenti in città, che sarebbe stato molto basso, al contrario di quello che andava affermando Luigi Bilucaglia (102) che aveva sottoscritto un ultimo appello alla popolazione per la predisposizione di nuove opere per l’estrema difesa della città.  Pola era una città lacerata, non soltanto dai pesanti bombardamenti alleati ai quali era stata sottoposta sin dal gennaio 1944103, ma soprattutto sotto il profilo politico, dove le strutture politiche italiane di orientamento antifascista, causa l’attività investigativa nazifascista e gli ostacoli, le accuse e le intimidazioni dei comunisti filo jugoslavi, non era stata in grado di esprimere forme autonome di resistenza italiana, diverse dal MPL jugoslavo (104).

 

 

La popolazione cittadina - ad eccezione di quegli italiani che erano entrati nelle fila del MPL e che avevano accettato l’annessione dell’Istria e di Pola alla Jugoslavia – era valutata complessivamente dall'Ozna come “reazionaria”, ma sembrava che negli ultimi tempi l’opera di “convinzione” condotta nei confronti degli italiani avesse cominciato a dare qualche frutto. Secondo Pikunić infatti, la “reazione” si era frazionata in due gruppi, fra i “locali di Pola (i polesani)” e gli “immigrati dall’Italia (i regnicoli)”. Buoni risultati erano stati ottenuti nel primo gruppo, che guardava ormai, eccetto alcuni casi non specificati, con favore all’annessione del territorio istriano alla Jugoslavia, e non conduceva attività reazionaria.

 

 

Questi italiani non erano perciò ritenuti pericolosi per il nuovo regime, con il quale invece, avrebbero cercato contatti “per salvare le loro posizioni”. Nei confronti dei “regnicoli”, infine, i “locali” si esprimevano negativamente in quanto li percepivano come “assetati di potere”. Il secondo gruppo, quello appunto dei “regnicoli”, si valutava fosse “abbastanza unito”, dal momento che era solito riunirsi nei salotti di alcune famiglie, dove i suoi membri si “abbandonavano in lunghe discussioni” sulla situazione politica in Istria.

 

 

Secondo l'Ozna, sembrava che i "regnicoli" non avessero alcuna influenza sulle masse, mentre invece avrebbero trovato appoggio politico nelle forze armate italiane, in primo luogo nella X Mas, che si stava rafforzando sempre più, nel Battaglione “Koata” (?) e nella Milizia repubblichina. Un confidente segnalava al servizio di informazioni che il programma di questo gruppo consisteva nella difesa della città dai partigiani locali del MPL, appoggiati dalle truppe fasciste italiane in attesa dello sbarco degli anglo-americani e della capitolazione della Germania. Altre notizie parlavano anche della formazione delle Brigate Nere, unità militari aiutate personalmente da Mussolini.

 

 

Gruppo “reazionario” e dunque oppositore politico dell’MPL, fu considerato il clero italiano. Gruppi legati ai sacerdoti e parroci locali che svolgevano attività politica contraria al MPL e alla sua soluzione jugoslava per Pola e l’Istria, venivano segnalati a Pola, a Dignano, Gallesano e Rovigno. Quest’ultime erano considerate “cittadine italiane”, dove l’Ozna osservava un “certo movimento” da parte di singole persone definite “elementi reazionari”, che in base a diverse loro fonti, fra loro coincidenti, trovavano la loro base d’appoggio nel vescovo di Trieste, Antonio Santin. Essendo considerato “difensore dell’italianità di Pola”, veniva tenuto “sotto il massimo controllo”, e la sorveglianza era estesa anche al fratello del vescovo, cassiere presso la Banca d’Italia di Pola.

 

 

Questi “elementi reazionari” avrebbero sostenuto che, qualora la “parte croata” dell’Istria avesse dovuto essere annessa alla Jugoslavia, le località abitate da italiani invece sarebbero dovute appartenere all’Italia. Le personalità cittadine che secondo l’Ozna seguivano tale posizione politica, nonostante fino a quel momento non si fossero pronunciate, sarebbero state il direttore della Banca d’Italia, il notaio Francesco Jaski, l’avvocato Della Zonca ed altri non specificati.

 

 

Presso le “famiglie fasciste” di Pola e quelle “compromesse con il fascismo” provenienti da Arsia, Albona e Piedalbona, perché “maltrattate dagli slavi”, il morale sarebbe stato basso. La relazione dell’Ozna informava, inoltre, dell’avvenuta eliminazione (“liquidazione”) dei fascisti Niccolini (105) e Miani a Pola e di Steno Ravignani (106) a Rovigno. Si riteneva che tali uccisioni avessero portato effetti positivi alla situazione politica generale nel circondario, in quanto avrebbero creato consensi favorevoli al MPL e alle nuove strutture del potere jugoslavo che di lì a poco avrebbero preso il controllo militare e politico (107).

 

 

1.1.6. Le “liquidazioni”

 

Nelle sue relazioni politico informative, l’Ozna comunicava ai comitati di partito circondariali, che a sua volta relazionavano al Comitato regionale del partito, anche sulle uccisioni di collaborazionisti o presunti tali che, di volta in volta, venivano compiute dagli agenti dell’Ozna, atti che nella terminologia comunista venivano chiamati “liquidazioni”. Nella relazione del 10 febbraio 1945 inviata al Comitato circondariale del PCC di Pola, l'Ozna del circondario di Pola fece rapporto sui “nemici del popolo” che, dal dicembre ’44 al febbraio ’45, l’Ozna aveva ucciso, ovvero “liquidato”. In poco più di due mesi, nel circondario di Pola l'Ozna aveva complessivamente arrestato e poi eliminato 12 persone, tra cui 5 donne: 4 nel distretto di Rovigno, 2 nel distretto di Pola, 2 nel distretto di Prodol, 2 nel distretto di Gimino, 2 nel distretto di Albona, tutte ritenute collaborazioniste dei fascisti e dei tedeschi.

 

 

Le persone “eliminate” nel distretto di Rovigno furono Abbà Giuseppina e la figlia Alice, “arrestate” e poi “eliminate” dall’Ozna distrettuale il 13 gennaio, con la motivazione di essere collaborazioniste dei tedeschi, divenute tali per vendicarsi - così nella relazione - della morte del rispettivo marito e padre, che nel settembre 1943 era stato infoibato a Rovigno, perché ritenuto “fascista-squadrista” (108). Fioranti Domenico (1919), abitante a Dignano, fermato dai partigiani del comitato distrettuale del PC di Rovigno nei pressi di Rovigno, fu trovato in possesso di documenti tedeschi e, sottoposto a tortura, non parlò. Quindi, venne eliminato. Ana Modrušan (1925) di Gulas-Golas, venne arrestata il 16-17 gennaio in seguito a una visita ai genitori nel villaggio, perché ritenuta “agente“ della polizia tedesca a Pola sin dall'aprile 1944. Interrogata, confessò le sue colpe e venne uccisa. Nel distretto di Pola, a Dignano venne liquidato tale Vitasovic Miho, arrestato il 22 dicembre 1944 perché “fascista e spia tedesca“, mentre nel comune di Jursici trovò la morte tale Velikanja Josip, arrestato il 23 gennaio 1945, perché collaboratore dei fascisti e dei tedeschi. Nel distretto di Prodol vennero uccisi Maria De Bianchi, arrestata il 6 febbraio 1945, e Banovic Ivan, arrestato il 3 febbraio 1945, entrambi di Carnizza, perché accusati di essere spie fasciste e tedesche. Nel distretto di Gimino a venir liquidati furono tali Bruno Rufo, cittadino italiano di Barbarano, arrestato insieme a quella che fu ritenuta la sua amante, Libera Bacchia di Albona, il 2 febbraio 1945 a Piedalbona, perché informatori dei tedeschi. Inoltre, vennero uccisi anche Anton Hrelja di Hreljini, arrestato il 17 gennaio 1945, e Paris Lojzo di un villaggio nel comune di San Pietro, arrestato il 7 gennaio 1945, sempre con l'accusa di essere collaboratori dei fascisti e dei tedeschi (109).

 

Note 

(80) - Mijo Pikunić, (Stignano-Pola, 1914 – Pola, 1976) – antifascista e comunista croato. Nel 1936 emigrò a Zagabria, dove venne in contatto con il movimento operaio e il PCC. Operò nella società degli immigrati istriani “Istra”, che raccoglieva i giovani di orientamento antifascista. Divenne membro del PCC nel 1940; dopo l’invasione della Jugoslavia, su ordine del PCC ebbe il compito, come molti altri emigrati istriani, di ritornare in Istria ad organizzare l’insurrezione. Lavorò presso il cantiere navale di Pola, dove operò illegalmente nel campo politico. Assieme a Mario Spiler nel 1942 fu arrestato dalla polizia mentre stavano viaggiando alla volta di Trieste, dove avrebbero dovuto incontrarsi con alcuni rappresentati del PCI per programmare un’azione comune contro il fascismo in Istria. Rilasciato nell’aprile 1944, si inserì nel MPL in Istria diventando segretario del Comitato circondariale del PCC di Albona, mentre nel giugno 1944 divenne commissario politico del Comando militare di Pisino e quindi di Pola. All’inizio di gennaio 1945, nel ruolo di Commissario politico, col grado di capitano, fu a capo del Comando territoriale di Pola e dell’Ozna per la città di Pola (aprile 1945), assieme al comandante Janez Žirovnik - Osman. Nel dopoguerra ricoprì alte cariche nell’ambito degli Affari interni, e fu presidente e segretario del Distretto di Pola, mentre dal 1962 fino al pensionamento nel 1964 ricoprì la carica di direttore dell’”Elektroistra” di Pola, vedi S. ZLATIĆ, Životni put i lik Mije Pikunića, in “Pazinski memorijal”, br. 9, 1979, e H. BURŠIĆ, voce Mijo Pikunić, in Istarska enciklopedija, Zagreb, 2005.

(81) - HDAZ, f. OK KPH Pula, fasc. I, Relazione politica dell’Ozna circondariale di Pola, 10 febbraio 1945.

(82) - Vedi J. ŠAŠIĆ, Obavještajna služba, cit., pp. 18 e 43.

(83) - HDAZ, f. OK KPH Pula, fasc. II, Comunicazione del Comitato circondariale PCC di Pola a tutti i comitati di partito distrettuali e le unità di partito circondariali, 2 febbraio 1945.

(84) - Venivano così chiamati i veri o presunti croati italianizzati in Istria e in Dalmazia.

(85) - Erano gli autonomisti fiumani di Riccardo Zanella, che seguivano un programma politico che prevedeva la creazione di uno Stato fiumano con l’aiuto degli anglo-americani, contrari alla lotta armata, favorevoli a una soluzione tramite trattativa politica.

(86) - HDAZ, f. OK KPH Pula, fasc. I, Relazione politica dell’Ozna del circondario di Pola al Comitato circondariale PCC di Pola, 10 febbraio 1945, p.4.

(87) - HDAZ, f. OK KPH Pula, fasc. I, Relazione politica del Comitato circondariale PCC al Comitato regionale KPH per l'Istria del 24 gennaio 1945, p.2. Il fenomeno dei “quadri verdi“ viene trattato nelle pagine seguenti.

(88) - HDAZ, f. OK KPH Pula, fasc. I, Relazione politica dell’Ozna del circondario di Pola al Comitato circondariale PCC di Pola, 10 febbraio 1945, p. 5.

(89) - HDAZ, f. OK KPH Pula, fasc. I, Relazione straordinaria del Centro dell'Ozna circondariale di Pola al Comitato circondariale PCC Pola, 19 febbraio 1945; Relazione del Comitato circondariale PCC Pola al Comitato regionale PCC per Istria, 27 febbraio 1945 e Relazione dell'Ozna del circondario di Pola al Comitato circondariale PCC di Pola, 22 marzo 1945.

(90) - HDAZ, f. OK KPH Pula, fasc. I, Relazione straordinaria dell'Ozna circondariale di Pola al Comitato circondariale PCC Pola, 19 febbraio 1945 e Relazione del Comitato circondariale PCC Pola al Comitato regionale PCC per Istria, 27 febbraio 1945.

(91) - Il fenomeno dei “quadri verdi” si sviluppò in Croazia e in Bosnia Erzegovina dopo la I guerra mondiale, quando per svariati motivi, migliaia di persone disertarono dall’esercito austro-ungarico, rifugiandosi e nascondendosi nei boschi; trovarono sostegno e aiuto dalla popolazione dei villaggi, di solito dai familiari, che li rifornivano di cibo e di indumenti.

(92) - La località di Prodol si trova tra Marzana e Barbana.

(93) - HDAZ, f. OK KPH Pula, fasc. I, Relazione del Comando militare del territorio di Pola al Comando operativo partigiano dell’Istria, 14 gennaio 1945; Relazione politica distrettuale del Comitato circondariale PCC di Pola, 24 gennaio 1945.

(94) - La funzione di commissario politico era rivestita dal capitano Mijo Pikunić.

(95) - Con a capo il comandante maggiore Vitomir Širola Pajo e il commissario politico Mirko Sušanj.

(96) - HDAZ, f. OK KPH Pula, fasc. I, Relazione del Comando militare del territorio di Pola al Comando operativo partigiano dell’Istria, 14 gennaio 1945; Relazione politica distrettuale del Comitato circondariale PCC di Pola, 24 gennaio 1945.

(97) - H. BURŠIĆ, Od ropstva do slobode. Istra 1918-1945. Male bilješke o velikom putu, Histria Croatica C.A.S.H., Pula, 2011, p. 310.

(98) - Così venivano chiamati i veri o presunti croati italianizzati in Istria e in Dalmazia.

(99) - HDAZ, f. OK KPH Pula, fasc. II, Relazione dell'Ozna del circondario di Pola al Comitato circondariale PCC di Pola, 22 marzo 1945.

(100) - Nella relazione non sono specificate le località, ma in successive relazioni si definiscono italiane le cittadine di Dignano, Gallesano e Rovigno. In quest’ultima, nel gennaio 1945 il PC circondariale aveva sciolto d’autorità l’organizzazione locale del partito, che fu ricostituita con elementi “maggiormente affidabili” soltanto dopo la liberazione della città (30 aprile 1945).

(101) - Si pensa a un profondo spirito di appartenenza nazionale e un forte attaccamento al sentire nazionale.

(102) - Luigi Bilucaglia (1891-1971) fu una delle maggiori figure del fascismo istriano e primo podestà di Pola (1929-1934), lasciò Pola nell’aprile 1945, vedi O. MOSCARDA OBLAK, Il Novecento, op.cit., p.560.

(103) - Sui bombardamenti alleati a Pola vedi R. MARSETIČ, I bombardamenti alleati a Pola 1944-1945. Vittime, danni, rifugi, disposizioni delle autorità e ricostruzione, CRS, Rovigno-Trieste, 2004.

(104) - O. PAOLETICH, Riflessioni sulla resistenza e il dopoguerra in Istria e in particolare a Pola, in “Quaderni”, vol. XV, CRS, Rovigno-Trieste, 2003, pp. 83-119.

(105) - Spiridione Ottone Niccolini, membro della Sipo (Polizia di sicurezza tedesca) e decorato con la “croce di guerra germanica di II classe con spade” per i suoi servigi, vedi La consegna di decorazioni germaniche a due concittadini, in “Corriere istriano”, 24 ottobre 1944. Ricordato come un fascista violento e sadico, fu ucciso con alcuni colpi di pistola da Oriente Raunich il 7 aprile 1945, nei pressi dell’Ufficio anagrafico; vedi quanto scrive M. BOGNERI, Cronache di Pola e dell'Istria 1939-1947, Trieste, 1989, p. 48.

(106) - Nelle sue memorie, Giorgio Privileggio ricorda che Ravignani fu ucciso dai partigiani rovignesi Godena e Barzellato, vedi G. PRIVILEGGIO, Memorie dell’antifascismo e della resistenza 1943-1945, in “Quaderni”, vol. III, CRS-UIIF, Rovigno, 1973, pp. 371-395.

(107) - HDAZ, f. OK KPH Pula, fasc. II, Relazione politica del Centro dell'Ozna per la città di Pola al Comitato circondariale PCC di Pola, 17 aprile 1945.

(108) - Giorgio Abbà (Rovigno 1896-1943) era di professione vigile urbano o guardia municipale; nelle testimonianze degli esuli rovignesi viene ricordato come una persona che non si era compromessa con il fascismo; Giuseppina Abbà (Rozzo 1895-1945), moglie di Giorgio, casalinga, nelle testimonianze traspare che, dopo la scomparsa del marito, la signora non si fosse rassegnata al silenzio e avesse chiesto e indagato sulla sua sparizione; Alice Abbà (Rovigno 1932-1945), studentessa, aveva 13 anni quando fu uccisa assieme alla madre. Su questa vicenda si legga l’intervista ad Antonio Abbà, figlio di Giorgio Abbà, che all’epoca dei fatti era prigioniero in un lager nazista, e una volta rilasciato, non fece mai più ritorno a Rovigno; vedi a cura di F. ZULIANI, L’esodo da Rovigno, Famìa Ruvignisa, Trieste, 2008, pp. 30-34, 42, 222.

(109) - HDAZ, f. OK KPH Pula, fasc. I, Relazione politica dell’Ozna del circondario di Pola al Comitato circondariale PCC di Pola, 10 febbraio 1945, pp. 7-8.