1.1.3. Il ruolo dell’Ozna

All’interno dunque del secondo dei processi qui delineati, fondamentali risultano le modalità con le quali il Servizio informativo dell’esercito jugoslavo (Odjeljenje za zaštitu naroda – Ozna), in accordo con il PCC/PCJ preparò la presa del potere sul territorio istriano ben prima della fine delle operazioni militari della primavera del 1945, allorché furono individuati e tenuti sotto il massimo controllo tutti gli avversari politici, reali e presunti, che avrebbero potuto contrastare la conquista del potere da parte del PCJ, ovvero del Movimento popolare di liberazione jugoslavo. In questo contesto, il lavoro dei servizi segreti, l’Ozna, addestrata alla lotta ai nemici interni, fu assolutamente determinante (44).

 

 

La Sezione per la sicurezza del popolo - Odjeljenje za zaštitu naroda (OZN-a) era nata nella primavera del 1944 come organo informativo e di servizio informativo dell’esercito jugoslavo, sotto la dirigenza e il controllo del Partito comunista jugoslavo (PCJ). Ma già dal 1941, su direttiva di Tito, avevano iniziato a formarsi i primi nuclei di organismi informativi presso i Comandi partigiani locali e territoriali nelle aree che man mano i partigiani ponevano sotto il loro controllo. Dunque, costituita il 13 aprile 1944 su decreto di Tito, comandante supremo del movimento partigiano jugoslavo, come servizio di sicurezza dello Stato, quattro mesi più tardi, il 15 agosto 1944, l’Ozna ricevette il suo braccio armato, il Corpo di difesa popolare della Jugoslavia (Korpus narodne odbrane Jugoslavije – KNOJ).

 

 

Le azioni di quest’ultimo furono direttamente gestite da Tito, in quanto Commissario per la difesa popolare, a cui era  subordinato il capo dell’Ozna, Aleksandar Ranković. Modellata sullo schema organizzativo dell'NKVD sovietico (la polizia segreta sovietica), l'OZNA nacque con il compito di difendere la rivoluzione – era considerata il „braccio armato della rivoluzione“ – che le affidava una funzione essenzialmente politica, ovvero di controllo del territorio liberato. Gli jugoslavi perciò seguirono il modello repressivo sovietico e i quadri dell’OZNA furono direttamente addestrati in URSS.

 

 

Il Knoj avviò la sua attività operativa alla fine del 1944, in Vojvodina, dove con la liberazione di Belgrado fu istituita l’Amministrazione militare del Banato, della Bačka e della Baranja (regioni costituenti la Vojvodina), che durò fino al febbraio 1945, quando fu lasciato il posto all’amministrazione civile del territorio, attraverso i Comitati popolari di  liberazione (45).

 

 

Fu inizialmente in questi territori che gli “istruttori” sovietici aiutarono gli jugoslavi a punire “esemplarmente” innanzitutto la minoranza tedesca, che si era schierata in massa coi nazisti: i tedeschi che non erano riusciti a fuggire nei convogli organizzati dalle SS furono uccisi, deportati o rinchiusi in campi di concentramento, per essere espulsi in massa dal paese, se sopravvissuti, alla fine della guerra (46).

 

 

L'OZNA fu un’organizzazione militare completamente indipendente, i cui membri erano contemporaneamente iscritti al partito comunista; fu posta alle dirette dipendenze del Ministero della difesa popolare federale a Belgrado fino al marzo 1946, quando furono separati la sezione militare da quella civile, con la nascita del VOS (Vojno obavještajna služba) e del KOS (Kontra Obavještajna Služba) in campo militare e dell'UDBA (Uprava Državne Bezbednosti) in campo civile (47).

 

 

Come il partito comunista jugoslavo, l’OZNA fu un’organizzazione centralizzata, con un centro direttivo e un unico metodo di lavoro in tutta la Jugoslavia. La sua organizzazione interna seguiva perciò il modello verticistico dei comitati di partito, delle unità militari e dei comitati popolari di liberazione (CPL). In quanto „braccio della rivoluzione“ o „braccio armato del partito“, l’Ozna era presente in tutti i livelli delle organizzazioni legate al MPL (comitati di partito, unità militari e CPL), ma rispondeva della sua attività unicamente al corrispondente segretario di partito, anche se nella pratica le competenze spesso si mescolarono.

 

 

Aleksandar Rankovic, uno dei più stretti collaboratori di Tito e capo dell'Ozna a livello jugoslavo, alcuni anni dopo la fine della guerra puntualizzò che nel momento della presa del potere, il compito principale degli organismi dell'Ozna era stato quello di: "ripulire i nostri territori e le nostre città dai servi dell'occupatore, dai traditori e dai nemici che per anni si sono macchiati di crimini contro il popolo. Nel giorno dell'attesa liberazione, i nostri organismi, assieme all'esercito, controllavano i confini e impedirono la fuga di tale massa" (48).

 

 

Infatti, man mano che i territori vennero “liberati”, alla fine del 1944 e nel 1945, nel momento della presa del potere fu l’Ozna che ebbe il compito di mettere in atto una spietata resa dei conti con gli occupanti (tedeschi, italiani), i četnici, gli ustaša, i belogardisti, i domobrani, ma anche contro tutti i potenziali o presunti collaborazionisti e nemici di classe. Vennero eliminati sistematicamente non solo i nemici di ieri, ma anche quanti – nel presente e nel futuro – avrebbero potuto mettere in discussione gli obiettivi politici dei comunisti jugoslavi (49), che nel territorio della Venezia Giulia consistevano nell’annessione della regione e, contemporaneamente, nella creazione di un nuovo ordine politico, il potere popolare.

 

 

Ebbe così inizio un periodo che vide la persecuzione progressivamente estendersi a tutti i nemici reali e presunti del nuovo regime, dato che ogni oppositore politico (esponenti di qualsiasi partito diverso da quello comunista), sociale (piccola e grande borghesia, ceto medio), religioso o culturale (gli intellettuali) sarebbe stato etichettato come collaborazionista, o nemico del popolo, mentre il solerte lavoro dei “tribunali del popolo” avrebbe ridotto presto al silenzio qualsiasi voce di dissenso (50).

 

 

In effetti, la resa dei conti, in Slovenia e in Croazia, come pure in tutti gli altri territori jugoslavi, contro i domobrani, gli ustaša e i četnici, fu caratterizzata da feroci violenze. Anche quelli che riuscirono a consegnarsi agli alleati, furono quasi sempre riconsegnati ai comandi jugoslavi. Ci furono arresti e deportazioni in massa nei campi di concentramento. Corpi di soldati tedeschi, di fascisti, di collaborazionisti processati dai “tribunali del popolo” e anche di molti civili furono gettati nelle cave carsiche e nei pozzi minerari. Inoltre, si ebbero uccisioni, fucilazioni e liquidazioni sommarie di prigionieri, violenze verso chi venne incolpato (senza processo) di essere collaborazionista, verso chi non si allineava con il potere jugoslavo. In questo modo a cadere furono anche molti antifascisti non comunisti, tutti etichettati di collaborazionismo, ma in realtà colpiti perché considerati potenziali oppositori politici.

 

 

Tristemente noti rimangono, soprattutto nella memoria dei croati e degli sloveni, i massacri di Bleiburg, elevato a simbolo della tragedia dei croati (51), e di Kočevje –dove a venir eliminati furono i domobrani sloveni – nonché di un’infinità di fosse comuni scoperte in anni recenti nei territori sloveno e croato. In queste ondate di violenze, perse la vita un numero imprecisato di persone. Il loro numero sul territorio croato varia a seconda delle fonti, oscillando da un minimo di 50.000 ad un massimo di 250-300.000 vittime.

 

 

In base alle sentenze, nel periodo che va da luglio ad agosto 1945, in Croazia i tribunali militari condannarono circa 5200 persone, e di queste più di  1500 furono le condanne a morte (52). Quanto ai domobrani sloveni, la cifra varia dalle 12.000 alle 20-30.000 vittime (53). Il ruolo dell’Ozna fu determinante nella presa del potere vero e proprio anche in Istria, essendo l’Ozna investita del fondamentale compito di “ripulire” il territorio dai nemici del popolo, dai traditori e da qualsiasi ostacolo al nuovo potere popolare (54).

 

 

In Istria come in tutta la Venezia Giulia, l’Ozna fu perciò direttamente collegata alle violenze di massa che si manifestarono con l’arrivo delle formazioni partigiane a Trieste e nei centri istriani nel maggio 1945: incarcerazioni, invio nei campi di internamento, deportazioni, ma anche uccisioni e scomparse nelle foibe di soldati italiani e tedeschi, di quadri intermedi del fascismo, guardie di finanza, guardie civiche, esponenti del CLN, partigiani italiani contrari all’egemonia del MPL e cittadini (sloveni, croati e italiani) considerati nemici di classe, contrari al comunismo (55).

 

 

Tale funzione repressiva era stata stabilita da precisi accordi tra l’Ozna e il IX corpo d’armata, che informavano con “direttiva riservatissima” il massimo organismo civile in Istria, il Comitato popolare regionale per l’Istria, sulle rispettive funzioni nel momento della presa del potere da parte delle truppe jugoslave nei diversi centri istriani (56). Infatti, le modalità di entrata-occupazione nel territorio istriano si conformavano alle istruzioni impartite dall’Ozna per la Croazia per gli altri territori croati (57) ben prima della fine della guerra. La presa del potere fu perciò organizzata con precisione molto tempo prima della conclusione delle operazioni militari sul territorio croato.

 

 

Già nel dicembre 1944, l’Ozna per la Croazia aveva inviato ai suoi organismi locali nella zona di Zagabria, una comunicazione con relative istruzioni sui compiti spettanti all’Ozna e ai CPL durante le fasi di liberazione del territorio (“Compiti dei CPL durante la liberazione dei neoterritori”). Tali istruzioni stabilivano che ad entrare per primi nelle cittadine dovevano essere i rappresentati dell’esercito, le truppe armate dell’Ozna (il KNOJ) e gli organismi dell’Ozna. Inizialmente, tutto il potere, in particolare quello amministrativo, doveva essere concentrato nelle mani dell’Ozna, ai cui ordini dovevano sottostare pure gli organismi amministrativi dei CPL.

 

 

Solo in seguito, dopo alcuni giorni, quando l’Ozna avrebbe ultimato il suo compito di “ripulire” il territorio dagli “elementi nemici”, il potere sarebbe passato ai CPL, i quali avrebbero provveduto ad organizzare la struttura politica e il potere popolare. Alla fine di aprile 1945, l’Ozna della regione zagabrese inviò nuove direttive, molto più dettagliate, ai suoi organismi inferiori. Venivano indicate le istituzioni che dovevano essere occupate dall’esercito, il sequestro di tutto l’inventario e l’archivio di tali istituzioni, ovvero degli stabilimenti industriali, delle banche e tutte le altre principali istituzioni cittadine (58).

 

 

L’Ozna non si limitò all’arresto dei nemici del popolo, ma assieme ai rappresentanti della sezione amministrativa dei CPL, aveva il compito procedere pure al sequestro di tutti i beni relativi a tali nemici del popolo. Infatti, uno degli obiettivi del PCJ fu quello procurare i beni per la proprietà statale, quale base fondamentale dei cambiamenti rivoluzionari che avrebbero portato alla creazione del nuovo Stato comunista jugoslavo. E l’Ozna agì anche in questo senso. Ad esempio, già nel marzo 1945 l’Ozna stimò che a Fiume il 75% delle aziende e degli stabilimenti industriali sarebbero stati confiscati a favore dello Stato, essendo in mano a “elementi fascisti”  che si erano “sufficientemente” compromessi con il MPL.

 

 

Tale modo di procedere nel controllo del territorio fu messo in pratica in tutte le zone liberate dai partigiani. Tra la fine del 1944 e l’inizio del 1945 erano state liberati gran parte dei territori di quello che sarebbe diventato il futuro Stato jugoslavo. Il fine della rivoluzione, cioè la presa del potere e la creazione di un nuovo ordine, cioè il potere popolare, giustificava qualsiasi azione di eliminazione dell’ordine precedente. Rancori e ritorsioni personali, la decapitazione delle élite nei villaggi e nelle cittadine trovavano una motivazione rivoluzionaria e di liberazione nazionale.

 

 

In questa dinamica della violenza, in cui l’alternativa a un regime totalitario era un regime analogo, molti innocenti persero la vita (59). I mesi più critici nei territori dell’Alto Adriatico, l’Istria, Fiume e il Litorale sloveno, furono maggio e giugno del 1945, quando furono eseguiti numerosi abusi e crimini, arresti e deportazioni, confische e uccisioni da parte degli appartenenti all’Ozna e di quegli organismi del nuovo potere (l’apparato amministrativo dei Comitati popolari di liberazione, la milizia popolare) che avevano il compito di sottostare ai loro ordini (60).

 

 

Note

(44) - In generale sull’Ozna vedi il recente volume di W. KLINGER, Il terrore del popolo. Storia dell’Ozna, la polizia politica di Tito, Ed. Italo Svevo, Trieste, 2012 e Id., Nascita ed evoluzione dell’apparato di sicurezza jugoslavo 1941-1948, in “Fiume”, n. 19, Roma, 2009.

(45) - Sulla presa del potere in Vojvodina è fondamentale il volume già ricordato M. PORTMANN, Die kommunistische Revolution in der Vojvodina, cit.

(46) - Su queste tematiche vedi in modo più approfondito, oltre al volume di M. Portmann, gli studi di V. GEIGER e I. JURKOVIĆ, Što se dogodilo s folksdojčerima? Sudbina njemaca u bivšoj Jugoslaviji, Njemačka narodnosna zajednica-Volksdeutsche Gemeimschaft, Zagreb, 2003 e V. GEIGER, Folksdojčeri. Pod teretom kolektivne krivnje, Njemačka narodnosna zajednica, Osijek, 2002.

(47) - D. MIKŠIĆ, Arhiv Ozn-a s osvrtom na godinu 1945., in AA.VV., 1945. razdjelnica hrvatske povijesti, Hrvatski institut za povijest, Zagreb, 2006, p. 475.

(48) - Vedi J. ŠAŠIĆ, Obavještajna služba i služba bezbednosti u NOR, in Iskustva narodnooslobodilačkog rata, Vojnoizdavački zavod, Beograd, 1965, p. 44.

(49) - Le recenti ricerche sul ruolo dell’Ozna nella presa del potere in Croazia sono riportate in Z. RADELIĆ, Uloga OZNE u preuzimanju vlasti u Hrvatskoj 1945, in AA.VV., 1945.- Razdjelnica hrvatske prošlosti, cit., pp. 97-135.

(50) - Vedi Z. DIZDAR, V. GEIGER, M. POJIĆ i M. RUPIĆ, Partizanska i komunistička represija i zločini u Hrvatskoj 1944.-1946. Dokumenti, Hrvatski institut za povijest, Slavonski Brod – Zagreb, 2005; J. JURČEVIĆ, Bleiburg – Jugoslavenski poratni zločini nad Hrvatima, Dokumentacijsko informacijsko središte, Zagreb, 2005.

(51) - V. GEIGER, Osvrt na važniju literaturu o Bleiburgu 1945, in “Časopis za suvremenu povijest”, br. 1, Zagreb, 2003, pp. 189-216;

(52) -Z. Dizdar nel 2005 riportava il dato di più di 1000 fosse comuni nei territori dell’ex Jugoslavia, nelle cui profondità sarebbero finiti in gran parte prigionieri politici; di queste si troverebbero 700 circa in Croazia, 90 in Bosnia Erzegovina e 200 in Slovenia, vedi Z. DIZDAR, Prilog istraživanju problema Bleiburga i križnih putova (u povodu 60. obljetnice), in “Senjski zbornik”, br. 32, 2005, pp. 117-196.

(53) - Cfr. V. SIMONITI, Permanentna revolucija, totalitarizem, strah, in Temna stran meseca (a cura di D. Jančar), Nova revija, Ljubljana, 1998, pp. 24-36;

(54) - Vedi le affermazioni del generale colonnello dell’Ozna J. ŠAŠIĆ, Obavještajna služba, cit., pp. 7-45.

(55) - Sul fenomeno delle foibe esiste una vasta bibliografia di provenienza italiana, ma anche croata e slovena, generalmente in contrapposizione tra loro, vedi per tutti G. VALDEVIT (a cura di), Foibe, il peso del passato. Venezia Giulia 1943-1945, IRSML, Trieste, 1997; R. PUPO – R. SPAZZALI, Foibe, Mondadori, Milano, 2003; R. PUPO, Il lungo esodo. Istria: le persecuzioni, le foibe, l’esilio, Rizzoli storica, Milano, 2005; J. PIRJEVEC, Foibe, Einaudi, Torino, 2009; E. APIH, Le foibe giuliane, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia, 2010; J. PIRJEVEC N. TROHA, G. BAJC, D. DUKOVSKI, G. FRANZINETTI, Fojbe, Cankarjeva Založba, Ljubljana, 2012.

(56) - Hrvatski Državni Arhiv Pazin (=HDAP) – Archivio di Stato di Pisino, fondo (=f.) Oblasni narodni odbor Istre (=ONOI) – Comitato popolare regionale per l’Istria, b. 9, fascicolo (=fasc.), “Izvještaj o zadatcima ONO u oslobođenim krajevima”, vedi anche D. DUKOVSKI, Rat i mir istarski, CASH, Pula, s.a. (ma 2002), p. 149.

(57) - AA.VV., Partizanska i komunistička represija i zločini u Hrvatskoj, 1944.-1946., Zagreb, 2008, pp. 257-258, vedi la riservatissima del CPL regionale della regione di Zagabria al CPL circondariale di Zagabria dell’8 maggio 1945, “Zadatci upravnih odjela pri oslobađanju novik krajeva” (Compiti delle sezioni amministrative nella liberazione dei nuovi territori).

(58) - Vedi la documentazione reperibile presso l'Archivio di Stato di Zagabria, relativa al fondo dell'Ozna in Z. RADELIĆ, Uloga OZNE u preuzimanju vlasti u Hrvatskoj 1945, in AA.VV., 1945.- Razdjelnica hrvatske prošlosti, cit., pp. 100-101.

(59) - Sulla resa dei conti in Istria vedi, tra l’altro, O. MOSCARDA OBLAK, Il Novecento, cit., p. 565.

(60) - HDAP, f. Kotarski narodni odbor (=KNO) Buje – Comitato popolare distrettuale di Buie, b.1, fasc. dell’Ozna del distretto di Buie, contenente tra l'altro un elenco di nominativi di persone arrestate, un  verbale di sequestro dei beni di un ”fascista“, un verbale di un arrestato per contrabbando, una richiesta del CPL di scarcerazione da un campo di lavoro forzato (giugno e luglio 1945).