Il "Potere Popolare" in Istria (1945-1953)

 

Introduzione

 

 

Studiare la costruzione del “potere popolare” da parte del nascente regime comunista jugoslavo in una realtà complessa come quella istriana, nel periodo che va dal 1945 al 1953, è la finalità della ricerca che viene qui presentata. Per far ciò, l’attenzione viene rivolta al complesso dei cambiamenti politici, sociali ed economici introdotti nell’area istriana con il passaggio all’amministrazione jugoslava, che coincise con l’instaurazione e l’organizzazione di un nuovo potere politico e civile. Si è preferito quindi evitare una ricostruzione particolareggiata dell’instaurazione del regime comunista in Istria e in Croazia/Jugoslavia, per concentrarsi piuttosto sull’esame di alcuni importanti centri del potere jugoslavo allo scopo di coglierne le caratteristiche principali e di proporre un quadro d’assieme circa la politica attuata nei confronti della popolazione istriana, sia quella italiana che quella croata, nel periodo compreso fra il 1945 e il 1953.

 

 

 

La ricerca si è concentrata sul territorio di quella che oggi è l’Istria appartenente alla repubblica di Croazia ad esclusione della zona di Buie – la quale nel 1947 con il Trattato di pace avrebbe costituito la zona B del Territorio Libero di Trieste e soltanto nel 1954, con il Memorandum d’Intesa, sarebbe stata definitivamente integrata nella Croazia, ovvero nella Jugoslavia – e di Pola, che dal 1945-1947 venne amministrata dagli angloamericani, per poi passare alla Jugoslavia. Si è ritenuto necessario limitare l’estensione geografica da prendere in esame, proprio per la complessità della periodizzazione della storia istriana nel dopoguerra.

 

 

 

Il territorio qui considerato è dunque quello “liberato” dall’esercito partigiano, che sarebbe stato dapprima amministrato militarmente (dall’entrata in vigore degli accordi di Belgrado il 9 giugno 1945 fino all’entrata in vigore del trattato di pace il 15 settembre 1947), per poi venire annesso allo Stato jugoslavo. In tale area quindi si registra una continuità del potere che rende più agevole l’analisi, che in secondo momento potrà venire estesa anche a contesti diversi, quali Pola, la zona B del TLT e Fiume.

 

 

 

Discutendo di tali argomenti, le storiografie nazionali hanno evidenziato forti limiti di prospettiva. Per superarli, il taglio analitico qui adottato ha cercato cogliere la specificità della situazione istriana, paragonandola con le esperienze maturate e nel quadro dei rivolgimenti che interessarono l’intero territorio jugoslavo del dopoguerra. In questo senso, rispetto agli altri contesti e territori jugoslavi, è utile ricordare che la storia dell’Istria divenne parte integrante della storia della Jugoslavia e della costruzione del comunismo in quella realtà statuale, soltanto a partire dal dopoguerra e per questo motivo tale regione risultò diversa da gestire rispetto agli altri territori del nascente Stato jugoslavo.

 

 

 

Nel dopoguerra l’Istria era caratterizzata da realtà profondamente diverse, con proprie caratteristiche politiche, nazionali, economiche e sociali, maturate nel corso dell’800 e ‘900, che resero difficile l’instaurazione di un nuovo potere il quale, nonostante mostrasse un’immagine fortemente internazionalista, si presentava con  finalità annessionistiche che si ponevano in piena continuità con le rivendicazioni classiche dei movimenti nazionali sloveno e croato. Pertanto, il nuovo modello di potere jugoslavo, rivoluzionario d’impianto stalinista, andò a cozzare contro una serie di problemi legati all’antagonismo nazionale, che in parte coincideva con la divisione sociale, ma che presentava anche una specifica dimensione culturale.

 

 

 

L’instaurazione del regime comunista in Jugoslavia radicalizzò le specificità della costruzione statale in un territorio plurilingue come quello istriano, dove il cambiamento del ruolo dello Stato nell’economia avviò pure un processo di nazionalizzazione dei mezzi di produzione che assumeva immediatamente la forma dello spossamento di uno dei "popoli signori" del Medio oriente europeo, a prevalente concentrazione urbana, a favore della componente slava prevalente nelle campagna (1). Tale forte polarità città/campagna, connotata in termini sociali, culturali e nazionali, emerge bene dall’analisi delle modalità di gestione del territorio da parte delle articolazione periferiche dei “poteri popolari”, in una dialettica anche vivace con gli organismi centrali. La ricostruzione di tale dibattito, che peraltro non comportò mutamenti significativi nei rapporti fra autorità e cittadini, costituisce uno degli assi portanti della ricerca.

 

 

 

L’instaurazione del potere politico sul territorio istriano, nell’ambito della costruzione del regime comunista in Croazia e in Jugoslavia, è un tema che la storiografia ha scarsamente studiato nei suoi aspetti particolari. Per quanto riguarda la ex Jugoslavia e gli stati successori, la bibliografia sugli anni 1945-1953 è assai scarsa ed è in prevalenza rivolta allo studio della politica adottata dai vertici jugoslavi nei confronti di una specifica nazione jugoslava, sia essa croata, slovena o serba.

 

 

 

Infatti, soltanto a partire dagli anni Novanta, dopo la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione della Jugoslavia, sono state avviate nuove riflessioni, libere dai condizionamenti della “storiografia di Stato”, sulle vicende della seconda guerra mondiale e del dopoguerra nei diversi territori che componevano l’ex federazione jugoslava. Tuttavia, la storiografia dei nuovi stati nazionali (Slovenia, Croazia, Serbia) è a lungo rimasta, soprattutto in alcuni filoni, imbrigliata dai miti nazionalistici e dagli atteggiamenti apologetici verso la propria storia nazionale, per una serie di ragioni e motivazioni legate all’opera di gruppi, organizzazioni e sistemi d’istruzione nazionali che ancor oggi continuano ad opporsi ad un serio impegno di ricostruzione critica del passato (2).

 

 

Oltre a una serie di opere di carattere generale sulla storia della Croazia nel periodo 1945-1950 (3), sono stati prodotti, in anni a noi recenti, diversi contributi che prendono in esame aspetti specifici riguardanti l’instaurazione del regime comunista sul suolo croato, rispettivamente jugoslavo. Oltre tentare la quantificazione delle vittime croate nella seconda guerra mondiale (4) ed a studiare la natura della violenza partigiana e della repressione operata dalla polizia segreta (Ozna, poi Udba) su alcuni territori croati (5), sono stati indagati anche temi quali l’atteggiamento dei comunisti nei confronti della Chiesa cattolica (6), la riforma agraria e la collettivizzazione delle campagne (7), la repressione cominformista e l’Isola Calva (Goli Otok) (8), il ruolo del Partito comunista croato (9) e quello del Fronte popolare (10), così come problematiche relative al potere e all’ideologia comunista (11), oppure l’opposizione interna (12). Un altro  filone d’indagine ha riguardato la politica estera jugoslava, considerando i suoi riflessi sul territorio croato (13).

 

 

 

Studi invece che analizzino la costruzione del regime comunista a livello regionale sono rintracciabili soltanto per la regione della Vojvodina, territorio serbo posto sotto l’amministrazione militare jugoslava sin dall’autunno 1944, dopo la liberazione di Belgrado (14). Autore ne è uno storico tedesco, che vede la costruzione dello Stato jugoslavo come il prodotto di una rivoluzione, in cui la violenza e la repressione hanno svolto un ruolo fondamentale nella conquista del potere. Il rapporto tra le autorità comuniste e la società civile viene interpretato come scontro fra istituzioni modernizzatrici e popolazione conservatrice (15).

 

 

 

Nel panorama delle storiografie nazionali riguardante l’Istria, le tematiche trattate sono state considerate come aspetti marginali della storia croata, rispettivamente slovena ed italiana. A livello regionale istriano mancano perciò studi di carattere generale che prendano in esame il periodo successivo al 1945 e che rivolgano l’attenzione alle modalità dell’intervento delle autorità jugoslave sul territorio e alla costruzione del nuovo potere. Se si escludono il volume di Darko Dukovski, Rat i mir istarski. Model povijesne prilelomnice (1943.-1955.) (Guerra e pace in Istria).

 

 

 

Un modello interpretativo sulla rottura storica (1943-1955), pubblicato nel 2001 e il capitolo relativo al Novecento nel volume curato da Egidio Ivetic, Istria nel tempo. Manuale di storia regionale dell’Istria con riferimenti alla città di Fiume, edito dal Centro di ricerche storiche di Rovigno nel 2006, non esistono studi di carattere generale dedicati al periodo. Sul versante storiografico croato, Dukovski rimane l’unico storico che, discostandosi in parte dalla tradizionale storiografia sull’Istria (16), ha affrontato alcune tematiche legate all’instaurazione del regime comunista e, in particolare, il tema dell’esodo istriano, in modo documentato, lontano da pregiudizi ideologici, ma anche  dal livello di elaborazione storiografica raggiunta dagli storici italiani (17).

 

 

 

Dukovski prende nettamente le distanze da quella interpretazione che considera l’esodo degli italiani come la diretta conseguenza della politica di repressione attuata dal regime fascista nei confronti di croati e sloveni (18). Tra le cause principali dell’esodo, egli elenca alcuni fattori di politica interna (il protrarsi dell’amministrazione militare, le discriminazioni e le vessazioni subite soprattutto dalla popolazione italiana) ed altri di politica estera (la guerra fredda e il clima di ostilità tra Italia e Jugoslavia). Per Dukovski l’esodo fu l’esito di una rottura radicale con il passato, che era stata provocata nel contesto della rivoluzione (19).

 

 

 

Un altro storico, decisamente più conservatore, Petar Strčić ha contrapposto l’”esodo croato e sloveno” dall’Istria nel periodo tra le due guerre, all’ “esodo italiano”. La sua logica argomentativa, che peraltro è emblematica dell’interpretazione croata nazionalistica, si basa su alcuni assiomi, che interpretano la migrazione di croati e sloveni dalla Venezia Giulia nel periodo tra le guerre come il risultato di un progetto preordinato da parte dell’Italia fascista, che assunse nella sua attuazione pratica le forme di una vera e propria “pulizia etnica”. All’esodo degli italiani avrebbero partecipato invece anche emigrati provenienti da altre regioni italiane, ma soprattutto croati - per Strčić „rinnegati“ (20) - per l’ottanta per cento. Gli italiani autoctoni che lasciarono la regione avrebbero dunque rappresentato solo una piccola minoranza del flusso migratorio (21).

 

 

 

Sul tema della quantificazione dell’esodo esistono alcuni studi demografici, che riprendono fonti del Ministero degli Affari Interni croato (22), secondo i quali le stime di coloro che hanno abbandonato nel dopoguerra la ex Venezia Giulia vanno dalle 220.000 alle 225.000 unità, rispettivamente 188.000 dai territori dell'Istria croata (23). Tali ipotesi di quantificazione vanno poste a confronto con quelle cui fa oggi normalmente riferimento la storiografia italiana a seguito degli studi di Olinto  Mileta (24). Il filone che riguarda la Chiesa in Istria nel dopoguerra, invece, è stato largamente esplorato da Stipan Trogrlić, il quale ha rilevato i rapporti conflittuali con l'autorità comunista, sia a livello federale, sia a livello regionale, così come ha illustrato l'attività religiosa e pubblico-politica di Mons. Božo Milanović (25).

 

 

 

Altri contributi di autori croati hanno riguardato il tema dei narodnjaci e il loro contributo alla causa nazionale croata nel contesto dello sviluppo dello Stato jugoslavo (26), ma anche la posizione dell'Istria nell'ambito del Territorio libero di Trieste (27). Quanto alla storiografia italiana, la nuova stagione di ricerche sull’Istria nel dopoguerra, avviata verso la metà degli anni Novanta con la partecipazione del Centro di ricerche storiche di Rovigno, ha fin dall’inizio posto come oggetto di studio proprio la costruzione del potere popolare in una realtà complessa come quella istriana. Le prime ricerche sul potere popolare in Istria e a Fiume, condotte in quel periodo dalla scrivente e da Roberto Spazzali, si sono così soffermate sul tema dell’epurazione, considerato come uno strumento importante per comprendere meglio sia la logica d’instaurazione ed organizzazione del regime comunista jugoslavo, sia la politica che quel regime seguì nei confronti della popolazione italiana.

 

 

 

In generale l’epurazione si era inserita nella politica jugoslava come un semplice atto di amministrazione interna, avente però tutte le caratteristiche di un atto di polizia, e che venne quindi percepito dalla popolazione come un vero e proprio comportamento discriminatorio (28). Gli storici italiani, oltre a produrre sintesi della storia del confine orientale nel cui ambito le vicende del secondo dopoguerra in Istria vengono adeguatamente discusse – come nel caso di L’Italia e il confine orientale di Marina Cattaruzza (Il Mulino, 2008) – si sono poi concentrati sul tema dell’esodo, sul quale il testo di riferimento generale è Il lungo esodo di Raoul Pupo (Rizzoli, 2006), mentre assai vivace è stata la ricerca sulla memoria, sia degli esodati che dei rimasti, intesa vuoi come raccolta di fonti orali e analisi antropologica, che come narrazione autobiografica e trasposizione letteraria (29).

 

 

 

Nel contempo, altre ricerche, innescate dagli impulsi partiti dal Centro di ricerche storiche di Rovigno, hanno esplorato alcuni nodi fino a poco tempo prima considerati tabù, quali le misure repressive attuate alla fine della Seconda guerra mondiale e tra queste, in particolare, gli espropri, i lavori forzati, la collettivizzazione dell’agricoltura e le strutture del potere comunista e, nella fattispecie, i Comitati popolari di liberazione (30). Mila Orlic ha aggiunto importanti contributi sui poteri popolari nel territorio istriano, nei quali ha focalizzato l’attenzione sul rapporto con la popolazione italiana (31).

 

 

 

Un’altra fondamentale direttrice di studi ha riguardato l’inserimento dell’esodo istriano nel quadro europeo degli spostamenti forzati di popolazione. Tale tendenza è stata avviata alla fine degli anni Novanta dagli studiosi Raoul Pupo, Marco Dogo e Marina Cattaruzza per tematizzare l’esodo non più come una vicenda di storia locale, bensì come un aspetto significativo − pur nelle sue ridotte dimensioni − dei trasferimenti o migrazioni forzate di popolazione che interessò l’Europa centroorientale e balcanica dopo la seconda guerra mondiale (32).

 

 

 

Visto da tale prospettiva, l’esodo appare perciò come una variante locale di un fenomeno europeo di vasta portata, che secondo Antonio Ferrara e Niccolò Pianciola, va collocato su di un arco temporale di lunga durata, che ha segnato la storia europea dalla metà dell’800 a quella del ‘900, con risultati assai drammatici (33).

 

 

 

Tale sguardo largo nello studio della realtà istriana del dopoguerra viene fatto proprio anche da questa ricerca, che intende individuare i tratti fondamentali delle politiche jugoslave nei confronti di tutta la popolazione residente nell’area, sia di quella italiana che di quella croata, nell’ambito del processo di presa del potere, di costruzione e di consolidamento del nuovo Stato jugoslavo. Venendo dunque ai nodi centrali dell’indagine, conviene partire dalla constatazione che le strutture informative, quelle militari e giudiziarie nella regione istriana, così come nel resto dei territori jugoslavi, costituirono i capisaldi del nuovo regime. Si trattava quindi di verificare quale importanza esse ebbero nella presa del potere e nella resa dei conti nei confronti degli occupanti (tedeschi, italiani), ma anche di tutti i potenziali e presunti collaboratori e nemici di classe, considerando che il territorio istriano (come tutto quello della Venezia Giulia, Fiume e Zara) aveva la specificità di non aver mai fatto parte di uno Stato jugoslavo, e per questo, oltre ad essere “liberato”, veniva di fatto anche “occupato”.

 

 

 

Fondamentale punto di partenza era quello di verificare, almeno a grandi linee, l’influenza esercitata dall’esercito e dal suo organo di servizio informativo, l’Ozna, durante l’amministrazione militare del territorio (1945-1947), nei confronti della popolazione, così come il rapporto tra  l’esercizio del potere e la funzione pubblica tra l’istituzione militare e quella civile e politica. Allo stesso tempo, era indispensabile stabilire il ruolo della “giustizia del popolo” e le forme in cui essa si attuò, attraverso i sequestri, le confische, e altre forme di esproprio, dal momento che tali provvedimenti si inserirono all’interno di un processo rivoluzionario, che aveva lo scopo dichiarato di riconfigurare radicalmente la struttura economica e politica così come la composizione sociale e nazionale della società jugoslava.

 

 

 

Il partito comunista croato, la struttura che rappresentò il vero centro del potere nel sistema jugoslavo, aveva trovato ampi spazi di consenso soprattutto fra la popolazione croata (e slovena) durante la resistenza armata in Istria e nel primissimo dopoguerra, facendo leva su motivazioni di liberazione nazionale e su quelle di carattere sociale. A livello ufficiale il partito adottò la politica del Fronte popolare, che vedeva i gruppi alleati nei narodnjaci, nel basso clero croato e nella classe operaia italiana. Ma nel dopoguerra, la costruzione del potere rivoluzionario vide realmente un consenso plebiscitario e omogeneo della componente croata, come ancor’ oggi viene affermato dalla storiografia croata e slovena? Soprattutto dopo l’annessione del territorio istriano, quale fu il coinvolgimento delle fasce sociali croate (e slovene) nella “rivoluzione”, man mano che emersero gli aspetti economici e sociali restrittivi nei confronti della classe contadina? E ciò soprattutto, tenendo conto che i contadini croati rappresentavano la stragrande maggioranza di quell’Istria rurale, interna, caratterizzata da contesti semi-urbani e rurali, culturalmente attaccata alla religione cattolica, dove la modernizzazione non era arrivata.

 

 

 

Al contrario, invece, la componente italiana era maggioritaria soprattutto nell’Istria urbana, lungo la costa, all’interno cioè di contesti che avevano avuto esperienze di industrializzazione e di sviluppo di una classe operaia. Altra questione aperta era capire come si sviluppò la politica della fratellanza italo-slava nei confronti della popolazione italiana nei vari periodi (1945-1947, 1948-1953) e, soprattutto, quali furono le linee e i comportamenti della nuova classe politica, che a diversi livelli (locale, regionale, repubblicano, federale) gestì tale strategia.

 

 

 

Un ulteriore tema da sondare era il ruolo giocato dall’ideologia negli atteggiamenti e nelle linee delle autorità, dal momento che le politiche verso la popolazione furono ad appannaggio di un regime rivoluzionario, che esprimeva un radicalismo equivalente a quello sovietico. Non ultimo per importanza, è stato verificare quanto le misure repressive e la violenza politica, sistematica e non spontanea, sviluppata dalle autorità a cavallo degli anni Cinquanta nei confronti di due fenomeni contemporanei (opzioni per la cittadinanza italiana e questione del Cominform), che determinarono in larga parte l’esodo, fosse legata a quel processo di omogeneizzazione politica e nazionale del territorio al nuovo Stato. In definitiva, è possibile affermare che l’esodo della popolazione italiana è stato l’esito finale o la risposta a quel processo di ”omogeneizzazione” –“jugoslavizzazione” dei territori nord-adriatici, che essendo zone di confine, andavano messi in sicurezza e difesi dallo Stato (34)?

 

 

 

Per quanto riguarda le fonti utilizzate nella ricerca, queste si sono situate su più versanti. La letteratura di carattere generale e specifica sull’argomento, descritta in precedenza, ha permesso di tracciare un quadro d’insieme del periodo. Gli studi di autori croati, nonostante abbiano toccato solo episodicamente l’area istriana, e quelli di autori inglesi e tedeschi, sono stati rilevanti perché consentono di contestualizzare le vicende istriane nell’ambito dei cambiamenti rivoluzionari che interessarono l’intera Croazia e altri contesti jugoslavi nel dopoguerra. I saggi e gli articoli che trattano alcune tematiche riguardanti l’Istria nel dopoguerra, invece, hanno consentito di comparare la situazione istriana con le esperienze maturate nel resto della Jugoslavia.

 

 

 

La memorialistica, sia di parte croata (35) che italiana (36), come pure la  stampa del periodo (giornali e riviste in lingua croata e italiana), hanno costituito un aspetto integrante delle fonti. L’originalità di questa ricerca si base comunque sulla raccolta e sullo studio di un ampio repertorio di fonti archivistiche concernente la fase jugoslava della storia dell’Istria, conservate presso l’Archivio di Stato di Pisino e quello di Zagabria. A Pisino, l’attività di ricerca si è concentrata su due grandi blocchi documentari, quello relativo ai nuovi organismi jugoslavi del potere civile, i Comitati popolari di liberazione (CPL), e quello relativo ai fondi riguardanti le strutture organizzative del partito comunista croato, conservati presso l’Archivio di Stato di Pisino (37) e quello di Zagabria.

 

 

 

Il primo blocco di documenti è quello relativo ai comitati popolari, articolato nei fondi dei comitati cittadini (Rovigno, Pola), distrettuali (Albona, Buie (1945-1947), Parenzo, Pola 1948-1955, Pinguente-Carso, Pisino) e regionale (1945-1947). Il secondo blocco di documenti riguarda i fondi relativi al partito comunista croato sul territorio istriano, la cui organizzazione ricalcava quella piramidale degli organismi amministrativi (comitati cittadini di Pola e Rovigno, comitati distrettuali di Albona, Buie (1945-1947), Parenzo, Pola, Pinguente e Pisino) (38).

 

 

 

L’attività di ricerca presso l’Archivio di Stato di Zagabria ha riguardato alcuni filoni d’indagine, che hanno permesso di integrare i materiali rinvenuti a Pisino, come il fondo relativo all’organismo regionale del partito comunista croato/jugoslavo (Comitato regionale del PCC per l’Istria). All’interno del fondo della Presidenza del Governo della RP di Croazia, è risultata utile la documentazione delle sezioni repubblicane che si occupavano o che avevano competenza anche per il territorio istriano, come la Commissione per le questioni istriane (1945), l’Ufficio per le informazioni (1948-1952), il Comitato per le legislazione e la costruzione del potere popolare, in particolare le buste relative ai comitati popolari distrettuali di Albona e Pola (1948-1951), nonché la Sezione Consolare, che si è rivelata copiosa in fatto di documentazione sulle richieste di opzione per la cittadinanza italiana. Altri filoni presi in esame hanno riguardato i fondi del Ministero per i territori neoliberati - l’organismo federale formato nel 1948, che coordinò i piani economici, sociali e culturali per l’Istria - e quello del suo ufficio repubblicano, la Direzione per i territori neoliberati, ma che rientrava all’interno della Presidenza del governo croato.

 

 

 

Per analizzare tale massa imponente di documentazione inedita, combinandola con le altre fonti e le informazioni offerte da una bibliografia assai nutrita, si è ritenuto di articolare l’elaborato finale in quattro capitoli: La presa del potere, Il nuovo ordine, L’organizzazione del potere civile, Consolidamento e omologazione politica e nazionale (1948-1953), ciascuno a sua volta adeguatamente suddiviso in sottocapitoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

Note 

(1) -Sulle peculiarità dell’Europa centro-orientale, che Namier definisce “Medio oriente europeo”, vedi L. NAMIER, Germany and Eastern Europe, London, 1915, pp. 74-75. Andrea Graziosi, riprendendo gli studi di Namier, descrive la formazione dei regimi comunisti come una fase dell'affermazione dello stato e considera le nazionalizzazioni attuate da quest’ultimi come processi che conducevano la nazione al possesso delle risorse e escludevano come estranei i membri di "popoli signori", cfr. A. GRAZIOSI, Guerra e rivoluzione in Europa. 1905-1956, Il Mulino, Bologna, 2001.

(2) - Cfr. M. CATTARUZZA, O. MOSCARDA, L’esodo istriano nella storiografia e nel dibattito pubblico in Italia, Slovenia e Croazia: 1991-2006, in “Ventunesimo secolo”, n.16, Giugno 2008, Rubbettino, Soveria Mannelli, pp. 9-30.

(3) - D. BILANDŽIĆ, Hrvatska moderna povijest, Golden Marketing, Zagreb, 1999; Z. RADELIĆ, Hrvatska u Jugoslaviji 1945-1990: od zajedništva do razlaza, Školska knjiga, Zagreb, 2006; I. GOLDSTEIN, Hrvatska 1918-2008, Novi Liber, Zagreb, 2008.

(4) - AA.VV., 1945. – razdjelnica hrvatske povijesti (Atti del convegno), Hrvatski institut za povijest, Zagreb, 2006; V. GEIGER, Ljudski gubici Hrvatske u Drugom svjetskom ratu koje su prouzročili “okupatori i njihovi pomagači”. Brojidbeni pokazatelji (procjene, izračuni, popisi), in “Časopis za suvremenu povijest”, br. 3, Zagreb, 2011, pp. 699-749.

(5) - AA.VV., Partizanska i komunistička represija i zločini u Hrvatskoj 1944. - 1946. Dokumenti, Hrvatski institut za povijest - Podružnica za povijest Slavonije, Srijema i Baranje, Slavonski Brod, 2005; AA.VV., Partizanska i komunistička represija i zločini u Hrvatskoj 1944.-1946. Dokumenti Zagreb i središnja Hrvatska, Hrvatski institut za povijest-Podružnica za povijest Slavonije, Srijema i Baranje, Zagreb-Slavonski Brod, 2008; Dokumenti Dalmacija, Hrvatski institut za povijest - Podružnica za povijest Slavonije, Srijema i Baranje, Slavonski Brod-Zagreb, 2011; M. GRAHEK RAVANČIĆ, Bleiburg i Križniput 1945. Historiografija, publicistika i memoarska literatura, Zagreb, 2009; Id., Djelovanje Zemaljske komisije za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača na području Zagreba u razdoblju od 1944. do 1947. godine, Doktorska disertacija, Filozofski fakultet - Sveučilište u Zagrebu, Zagreb, 2011; A. JURA, Komunistička represija u Hrvatskoj prema pisanju lista Vjesnik, svibanj – kolovoz 1945. godine, in “Časopis za suvremenu povijest”, Zagabria, pp. 53-76; J. JURČEVIĆ, K. IVANDA, Ustrojavanje sustava jugoslavenskih komunističkih vojnih sudova tijekom Drugog svjetskog rata i poraća, in “Društvena istraživanja”, vol. 15, n.14-15, Zagreb, Listopad 2006, pp. 891-915; N. KISIĆ KOLANOVIĆ, Vrijeme političke represije: veliki sudski procesi u Hrvatskoj 1945.-1948., in “Časopis za suvremenu povijest”, 1, 1993, pp. 1-23.

(6) - M. AKMADŽA, Katolička crkva u komunističkoj Hrvatskoj 1945. – 1980., Zagreb-Slavonski Brod, 2013.

(7) - M. MATICKA, Agrarna reforma i kolonizacija u Hrvatskoj 1945.-1948., Zagreb, 1990; T. CAR, Agrarna reforma i oduzimanje imovine Srpskoj pravoslavnoj crkvi na području Pakračke eparhije 1945.-1948., in “Časopis za suvremenu povijest”, br. 2, Zagreb, 2011, pp. 521-550.

(8) - R. JAMBREŠIĆ KIRIN, Komunističko totalitarno nasilje: žene na Golom Otoku i sv. Grguru; http://sjecanjazena.eu/renata-jambresic-kirin-komunisticko-totalitarno-nasilje-zene-na-golom-otoku-isv- grguru/; B. JANDRIĆ, Kontroverze iz suvremene hrvatske povijesti. Osobe i događaji koji su obilježili hrvatsku povijest nakon drugoga svjetskog rata, voll. 2, Srednja Europa, Zagreb, 2007; Z.RADELIĆ, Pripadnici Udbe u Hrvatskoj osuđeni zbog Informbiroa, in “Časopis za suvremenu povijest”, vol. 2, Zagreb, 2010, pp. 367-412.

(9) -B. JANDRIĆ, Hrvatska pod crvenom zvijezdom. Komunistička partija Hrvatske 1945-1952, Srednja Europa, Zagreb, 2005; B. VOJNOVIĆ (a cura di), Zapisnici Politbiroa Centralnog Komiteta Komunističke Partije Hrvatske 1945-1952, sv. 1, Zapisnici Politbiroa 1945-1948; sv. 2, Zapisnici Politbiroa 1949-1952, Hrvatski Državni Arhiv, Zagreb, 2005-2006.

(10) -K. SPEHNJAK, Javnost i propaganda: Narodna Fronta u politici i kulturi Hrvatske 1945.-1952., Hrvatski Institut za povijest, Zagreb, 2002.

(11) -Nel 2006 sono stati pubblicati gli atti di un convegno, svoltosi un anno prima all’Istituto croato di storia a Zagabria dal titolo 1945.- Razdjelnica Hrvatske povijesti, che comprende trenta contributi di autori che si occupano di tematiche del periodo; vedi ad es. M. MATICKA, Problem diskontinuiteta vlasti u Hrvatskoj, pp. 19-24; J. VODUŠEK STARIĆ, Temelji ideologije i tehnologije preuzimanja vlasti u Jugoslaviji 1944-1945. godine, pp. 25-36; N. KISIČ KOLANOVIĆ, Vrijeme političke represije: veliki sudski procesi u Hrvatskoj 1945,-1948., in “Časopis za suvremenu povijest”, br.1, 1993, pp. 75-96.

(12) - K. SPEHNJAK, T. CIPEK, Disidenti, opozicija i otpor - Hrvatska i Jugoslavija 1945-1990, in “Časopis za suvremenu povijest”, br.2, Zagreb, 2007, pp. 255-297; K. SPEHNJAK, Z. RADELIĆ, N. KISIĆ KOLANOVIĆ (a cura di), Disidentstvo u suvremenoj povijesti, Hrvatski institut za povijest, Zagreb, 2010; Z. RADELIĆ, Đilasovci u Hrvatskoj i hrvatska historiogafija, in Kisić Kolanović, N. – Radelić, Z. – Spehnjak, K. (a cura di), Disidenstvo u suvremenoj povijesti, cit., pp. 53-74;

(13) -T. JAKOVINA, Socijalizam na američkoj pšenici, Matica Hrvatska, Zagreb, 2002; Id., Američki komunistički saveznik: Hrvati, Titova Jugoslavija i Sjedinjene Američke Države 1945.-1955., Profil- Srednja Europa, Zagreb, 2003.

(14) M. PORTMANN, Die kommunistische Revolution in der Vojvodina 1944-1952. Politik, Gesellschaft, Wirthschaft, Kultur, Osterreichische Akademie der Wissenschaften, Wien, 2008.

(15) L’autore si accosta a quella serie di studi sulle rivoluzioni europee del ‘900 che vedono nell’'intreccio di modernizzazione e arretratezza contadina un elemento centrale dei nuovi stati, cfr. A. GRAZIOSI, Guerra e rivoluzione in Europa 1905-1956, Bologna, 2001, pp. 123-156.

(16) - D. BILANDŽIĆ, Hrvatska moderna povijest, 1999; P. STRČIĆ, L’esodo degli italiani negli anni ’40 e ’50, in “La Battana”, n. 142, Edit, Fiume, 2001; M. MIKOLIĆ, Istra 1941.-1947. godine velikih preokreta, 2003.

(17) - D. DUKOVSKI, Egzodus talijanskog stanovništva iz Istre 1945-1956, in “Časopis za suvremenu povijest”, br.3, Zagreb, 2001, pp. 633-667; Id., Rat i mir istarski, Model povijesne prilelomnice (1943.- 1955.), Pula, 2001.

(18) - P. STRČIĆ, L’esodo degli italiani negli anni ’40 e ’50, cit.

(19) - Dukovski, inoltre, mette in evidenza come insieme agli italiani anche croati e sloveni abbiano lasciato l’Istria. L’abbandono del territorio da parte della maggioranza della popolazione avrebbe aggravato la rottura con il passato, determinando in Istria la cancellazione della memoria collettiva, cfr. D. DUKOVSKI, Rat i mir istarski, cit., pp. 144-149.

(20) - Strčić sostiene che la maggior parte dei profughi fossero croati, emigrati per motivi economici, P. STRČIĆ, L’esodo degli italiani, cit., pp. 27-28, 37, 39, 42-45.

(21) - Anche l’Enciclopedia Istriana tratta entrambe le migrazioni di massa come manifestazioni dello stesso fenomeno. Cfr. M. MANIN, Voce Egzodus, in M. Bertoša - R. Matijaśić (a cura di), Istarska enciklopedija, Zagreb, 2005, p. 353.

(22) - La cifra degli optanti per il territorio croato dell'Istria sarebbe di 156.000 persone.

(23) - V. ŽERJAVIĆ, Doseljavanja i iseljavanja s područja Istre, Rijeke i Zadra u razdoblju 1910-1971, in “Društvena istraživanja”, vol. 2, n. 4-5 (6-7), Zagreb, 1993, pp. 631-656; Id., Koliko je osoba iselilo iz područja pripojenih Hrvatskoj i Sloveniji nakon kapitulacije Italije i Drugog svjetskog rata, in “Časopis za suvremenu povijest”, br.1, Zagreb, 1997, pp. 147-153; M. MANIN, Voce Egzodus, in M. Bertoša /R. Matijaśić (a cura di), Istarska enciklopedija, Zagreb 2005, p. 353.

(24) - O. MILETA MATTIUZ, Popolazioni dell’Istria, Fiume, Zara e Dalmazia (1850-2002): ipotesi di quantificazione demografica, Trieste, 2005.

(25) - Egli evidenzia come nel processo di “nazionalizzazione della Chiesa” che Tito avviò nello stato jugoslavo nel dopoguerra, l’Istria ottenne i successi maggiori. Il clero istriano croato riuscì ad ottenere alcune agevolazioni e una certa libertà d’azione, che non era possibile in altre zone della Jugoslavia, in cambio dell’appoggio dato dai sacerdoti croati, in particolare da Milanović, alla causa croata dell’Istria nel 1945-46. Ma dopo il raggiungimento dell’annessione al tavolo della pace, quando il sostegno politico del clero croato non era più necessario, le nuove autorità lasciarono emergere la matrice comunista del sistema, che vedeva una potenziale resa dei conti contro tutti i nemici ideologici, tra cui anche i sacerdoti croati, vedi S. TROGRLIĆ, Odnosi katoličke crkve u Istri i jugoslavenske državne vlasti 1945.- 1954., Pazin, 2008; Id., Mons. Božo Milanović istarski svećenik (1890.-1980.): Crkvenovjersko i javno-političko djelovanje, Kršćanska sadašnjost - Državni arhiv Pazin, Zagreb - Pazin, 2011; Id., Katolička crkva u Istri i istarska zbivanja 1943.-1945. godine, in “Časopis za suvremenu povijest”, br.2, Zagreb, 2013, pp. 277-304; Id., Napetosti i sukobi između Katoličke crkve u Istri i Oblasnog Narodnog odbora za Istru 1945.-1947., in “Historijski zbornik“, Društvo za hrvatsku povjesnicu, br. 12, Zagreb, 2014, pp. 323-343.

(26) - D. CEROVAC, Antun Tončić Cerovac: prvoborac Istre i Hrvatske. Životni put (1906.-1960.), Weboffset Buzet, Buzet, 2007; Id., Prvoborci Istre. Organizatori narodnog ustanka u Istri 1941., Weboffset Buzet, Buzet, 2009.

(27) - M. KRIZMAN, Nastanak, uloga i prestanak postojanja STT-a, in “Pazinski memorijal”, n. 26-27, Pazin, 2009.

(28) - Vedi R. SPAZZALI, O. MOSCARDA, L’Istria epurata (1945-1948). Ragionamenti per una ricerca, in Marina Cattaruzza, Marco Dogo, Raoul Pupo (a cura di), Esodi: trasferimenti forzati di popolazione nel Novecento europeo, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli-Roma 2000, pp. 237-252.

(29) - G. NEMEC, Un paese perfetto. Storia e memoria di una comunità in esilio: Grisignana d'Istria 1930-1960, IRSML, LEG, Gorizia, 1998; P. BALLINGER, History in Exile. Memory and Identity at the Borders of the Balkans, Princeton University Press, Princeton, 2003; trad. it. La memoria dell’esilio: esodo e identità al confine dei Balcani, Il Veltro, Roma, 2010, che costituisce il primo importante studio di carattere antropologico dedicato al tema dell’esodo istriano. E. MILETTO, Con il mare negli occhi. Storia luoghi e memorie dell’esodo istriano a Torino, Franco Angeli, 2005.

(30) - O. MOSCARDA, La “giustizia del popolo“: sequestri e confische a Fiume nel secondo dopoguerra (1946-1948), in “Qualestoria”, a. XXV, vol.1, 1997, pp. 209-232; Id., I Poteri Popolari in Istria. Prospettive di ricerca, in “La Ricerca”, (1998/1999), pp. 10-12; Id., Die italienische Volksgruppe in Istrien und Fiume von 1945 bis 1991, in “Europa etnica”, n.3-4, 2004, pp. 110-113; Id., Contributo all’analisi del ‘potere popolare’ in Istria e a Rovigno (1945), in “Quaderni” del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, vol. XV, 2003, pp. 51-82, E. e L. GIURICIN, La Comunità nazionale italiana. Storia e istituzioni degli italiani dell’Istria, Fiume e Dalmazia (1944-2006), Centro di ricerche storiche di Rovigno, 2009.

(31) - M. ORLIĆ, La creazione del potere popolare in Istria (1943-1948), in L. Bertucelli, M. Orlić (a cura di), Una storia balcanica: fascismo, comunismo e nazionalismo nella Jugoslavia del Novecento, Ombre Corte, Verona, 2008, pp. 123-151; Id., Poteri popolari e migrazioni forzate in Istria, in G. Crainz, R. Pupo, S. Salvatici (a cura di), Naufraghi della pace. Il 1945, i profughi e le memorie divise d'Europa, Donzelli, Roma, 2008, pp. 25-42.

(32) - M. CATTARUZZA, M. DOGO, R. PUPO (a cura di), Esodi: trasferimenti forzati di popolazione nel Novecento europeo, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli-Roma, 2000; M. CATTARUZZA, Espulsioni di massa di popolazioni nell’Europa del XX secolo, in “Rivista storica italiana”, vol. 113, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2001, pp. 66-85; Id., ‘Last stop expulsion’– The minority question and forced migration in East-Central Europe: 1918–49, in “Nations and Nationalism”, vol. XVI, n. 1, London, 2010, pp. 108–126; G. CRAINZ, Il dolore e l’esilio. L’Istria e le memorie divise d’Europa, Donzelli, Roma, 2005; G. CRAINZ, R. PUPO, S. SALVATICI (a cura di), Naufraghi della pace: il 1945, i profughi e le memorie divise d’Europa, Donzelli, Roma, 2008; E. GIURICIN, Le popolazioni di troppo. Spostamenti forzati di popolazioni dal Trattato di Losanna all’esodo istriano: aspetti storici e giuridici, in “Ricerche sociali”, n. 19, Centro di ricerche storiche, Rovigno, 2012, pp. 105-143.

(33) - A. FERRARA, N. PIANCIOLA, L’età delle migrazioni forzate: esodi e deportazioni in Europa 1853- 1953, Il Mulino, Milano, 2012.

(34) - Nel suo studio Ferrara ha proposto tre categorie di migrazioni: 1. Migrazioni forzate di “sicurezza”: di quelle categorie di persone considerate rischiose per la sicurezza di uno stato e in via preventiva o repressiva vengono allontanate in modo coatto o messe in fuga; 2. Migrazioni forzate di “colonizzazione”: categorie che vengono spostate per ”fare largo” ad altri coloni o per colonizzare altri territori; 3. Migrazioni forzate di “omogeneizzazione”, vedi A. FERRARA, N. PIANCIOLA, L’età delle migrazioni forzate, cit., p. 388.

(35) - La memorialistica croata è molto vasta, soprattutto quella relativa al periodo della resistenza in Istria; di seguito vengono segnalati soltanto alcuni volumi relativi al dopoguerra: A. ZEMLJAR, L’inferno della speranza, Multimedia edizioni, Salerno, 2002; M. MIKOLIĆ, Istra 1941-1947. - Godine velikih preokreta, Barbat, Zagreb, 2003; D. DIMINIĆ, Sjećanja. Život za ideje, Labin-Pula-Rijeka, 2005; I. KOSIĆ, Goli Otok, največi Titov konclogor, Udruga Goli otok “Ante Zemljar”, Zagreb, 2009; H. BURŠIĆ, Od ropstva do slobode. Istra 1918-1945. Male bilješke o velikom putu, Histria Croatica C.A.S.H., Pula, 2011.

(36) - Anche sul versante italiano, compresa la produzione della comunità nazionale italiana in Istria, la mole di pubblicazioni è vastissima; si segnalano: A. BENUSSI, La mia vita per un’idea, Edit, Fiume, 1973; G. MIGLIA, Dentro l’Istria: diario 1945-1947, Tipografia Moderna, Trieste, 1973; A. BUDICIN, Nemico del popolo: un comunista vittima del comunismo, Edizioni Italo Svevo, Trieste, 1995; A. BONELLI, Fra Stalin e Tito: cominformisti a Fiume 1948-1956, note a cura di Cecotti Franco, IRSML, Trieste,1994; O. PAOLETICH, Riflessioni sulla Resistenza e il dopoguerra in Istria e in particolare a Pola, in “Quaderni”, vol. XV, Centro di ricerche storiche, Rovigno-Trieste, 2003, pp. 83-119; P. SEMA, Siamo rimasti soli. I comunisti del PCI nell’Istria Occidentale dal 1943 al 1946, LEG, Gorizia, 2004; A. MORENA (a cura di), La valigia e l'idea. Memorie di Mario Tonzar, Consorzio culturale del Monfalconese, Ronchi dei Legionari, 2006; L. GIURICIN, La memoria di Goli Otok - Isola Calva, Centro di ricerche storiche, Rovigno, 2007.

(37) - Da segnalare che trattandosi di materiali che, secondo la legge sugli archivi croati, non sono ancora disponibili all’uso pubblico, la visione completa dei materiali conservati nei fondi dei comitati popolari, ma soprattutto la stessa disponibilità di accedere a quelli dei comitati del partito, è possibile soltanto previa autorizzazione, dopo sei mesi di attesa, della direzione dell’Archivio di Stato di Zagabria. Nonostante ciò, i ricercatori sono limitati nello svolgimento del loro lavoro, in quanto dalle fotocopie richieste dei documenti vengono cancellati, con un evidenziatore nero, tutti i dati relativi alle persone citate nel medesimo, con risultati alquanto ridicoli: sono stati cancellati ad es. i nomi dei membri del CC PCC, oppure quelli dei massimi esponenti del PCJ.

(38) - Tali materiali sono soltanto da poco messi a disposizione dei ricercatori. A tutt’oggi non risulta che alcun storico abbia sondato e prodotto studi sulla base di questi fondi. La ricerca si rivela alquanto impegnativa dal momento che non esiste alcun supporto o una guida che agevoli la ricerca dei contenuti delle buste. Ogni fondo è provvisto soltanto di un sommario provvisorio manoscritto, che indica il numero complessivo delle buste e dei registri per annate.