Una "segnalazione" al Centro (Ufficio "D") del SID assai interessata: il Servizio spiega le ragioni per cui non crede (e non appoggia) il lavoro della Magistratura. Per il SID il gruppo FREDA-VENTURA è "marginale", conta pochissimo; l'unico elemento politico eversivo è impersonificato da Stefano DELLE CHIAIE (e "indirettamente" ma non tanto), suggeriscono gli 007 di Forte Braschi, dal Ministero degli Interni (ossia dall'Ufficio Affari Riservati). Per il Servizio la vicenda è qualificabile come azione "anarco-fascista", ma poi con il tempo anche i cervelloni del SID si vedranno smascherati... 

 

 

 

(documento senza intestazione - comunque proveniente da un Centro di Controspionaggio periferico)

N.8175/ di prot.

 

 

Milano, li 28 luglio 1972

 

OGGETTO: - Inchiesta giudiziaria sul caso “FREDA-VENTURA”.

 

AL REPARTO “D”  -  ROMA

 

Rif. F. n.04/23913/ del 10.7.1972

 

 

Circa gli sviluppi della inchiesta giudiziaria sul caso “FREDA-VENTURA” dei quali è cenno nel foglio in riferimento e sulle possibilità che la indagine sia destinata a coinvolgere esponenti di destra negli attentati del dicembre 1969 non sono stati raccolti diretti elementi di conferma.

 

 

Sulla questione la fonte “?” opportunamente interessata, ha fatto tenere l’unito appunto il cui contenuto è una puntualizzazione della questione sulla base delle opinioni accreditate in attendibili ambienti di estrema destra.

 

 

 

APPUNTO  - 27.7.1972

 

 

La vicenda giudiziaria “FREDA-VENTURA” specie in relazione ai più recenti suoi sviluppi ed agli accenni di una connessione dei prevenuti negli attentati del dicembre 1969 è oggetto di interesse, che si estrinseca in dibattuti commenti, negli ambienti politici della estrema destra.

 

 

Dalle opinioni espresse e dalle indiscrezioni raccolte in detti ambienti si possono trarre le seguenti conclusioni che, però, sono sostenute da elementi di prova:

 

 

1. – Si ritiene ormai certa una connessione tra gli attentati di Milano del dicembre 1969 e il gruppo di “AVANGUARDIA NAZIONALE” e ci si meraviglia come la imputazione a carico del suo capo, Stefano DELLE CHIAIE, sia stata mantenuta dal magistrato inquirente e poi anche dal giudice istruttore ancora nei limiti della “testimonianza reticente”, senza l’elevazione della rubrica fino al delitto di “strage”. [Il discorso è giusto, perchè anche Delle Chiaie c'entra nella strage, solo che non è il cervello, è solo un manovale...Attenzione perchè è questo un punto centrale del depistaggio! Nota di G.M.]

 

 

 

La persistente latitanza del DELLE CHIAIE viene spiegata appunto con il timore di tale elevazione di rubrica a suo carico. I rapporti tra il DELLE CHIAIE ed il Mario MERLINO, imputato con il VALPREDA per strage, erano senz’altro tali, all’epoca, da giustificare qualsiasi forma di complicità. Non ci si spiega affatto come prima il magistrato scriva, nella sua sentenza di rinvio a giudizio, che con ogni probabilità il MERLINO “stimolò la vocazione terroristica del VALPREDA e dei suoi compagni” e poi il suo capo DELLE CHIAIE venga rinviato a giudizio soltanto per “reticenza”.

 

A questo punto, si insinua di rapporti da molto tempo esistenti tra il DELLE CHIAIE e gli ambienti del Ministero dell’Interno. Tali rapporti, di cui si parlava già molto tempo prima del 1969 ed al punto tale che il DELLE CHIAIE era generalmente evitato nei contatti intercorrenti tra le varie organizzazioni estremiste, sarebbero consistiti in “collaborazioni” tendenti ad alimentare, allo scopo provocatorio, l’estremismo di destra per mettere in difficoltà il M.S.I. di fronte all’opinione pubblica e nei rapporti con il mondo politico legalitario e costituzionale.

 

Tali rapporti di collaborazione offrirebbero oggi al DELLE CHIAIE una certa garanzia di immunità. Si afferma che lo stesso abbia prove compromettenti di tali rapporti.

 

Le considerazioni di cui sopra sono di notevole gravità, in quanto accreditano i contenuti più pesanti delle tesi sostenute dalla sinistra e cioè:

 

 

a) – La connessione, sia pure indiretta (tramite il MERLINO) tra il gruppo anarchico facente capo al VALPREDA e quello neofascista facente capo al DELLE CHIAIE; inconsapevole quasi certamente il primo, consapevole invece il secondo. In tale connessione, il gruppo neofascista, così come sostenuto da sinistra, avrebbe operato come istigatore e cervello della trama;

 

b) – La connessione, sia pure evidentemente per altri scopi, tra il DELLE CHIAIE ed il Ministero degli Interni, esporrebbe quest’ultimo alla accusa di complicità indiretta. Unitamente al fatto che è processualmente accertato che un agente di P.S. operava all’interno del gruppo di VALPREDA, questi sviluppi dimostrerebbero che gli ambienti governativi hanno dato prova, quanto meno, di inefficienza. [Sembra che il SID sia il Servizio "pulito" ma in realtà sta conducendo una lotta di potere: il suo scopo è quello di coprire il MSI e l'onorevole RAUTI, nonchè di deresponsabilizzare il gruppo FREDA-VENTURA, nota di G.M.]

 

 

Inoltre, da sinistra riuscirebbe facile affermare che tali ambienti hanno svolto manovre poco ortodosse e poco chiare, avvalendosi, in più riprese, di gruppi estremisti di destra. La parte più estremista di sinistra giungerebbe addirittura e senza alcun dubbio a sostenere la tesi-limite del noto libro “LA STRAGE DI STATO”.

 

 

2. – Si tende ad escludere del tutto, invece, ogni responsabilità diretta e indiretta dell’On. RAUTI e del suo gruppo “ORDINE NUOVO”, che operava già da tempo su posizioni di revisione politica, anche se non ideologica. Si aggiunge che, anzi, il RAUTI era già da allora “contestato” per avere abbandonato le posizioni originarie.

 

 

Il neo deputato missino ha scartato da anni il metodo del terrorismo, della guerriglia urbana, della guerra rivoluzionaria in genere, pur essendo stato il suo gruppo, certamente, il più autorevole e dotato nella accettazione di tali metodologie, come comprovano scritte e pubblicazioni da esso edite. La strategia del RAUTI è definitivamente mutata sul finire degli anni cinquanta ed è stata articolata, successivamente, nell’acquisizione di contatti ad alti livelli politici, finanziari e miltari.

 

 

Si ricorderà certamente la vicenda del libretto “LE MANI ROSSE SULLE FORZE ARMATE”, che è appunto una manifestazione di tale strategia. Precedentemente e successivamente ( e questo dura anche oggi) il RAUTI ha perseguito tenacemente tale strategia, nella convinzione che l’ambiente di destra, e per formazione ideologica e per scarsa organizzazione qualitativa e quantitativa e per condizioni politiche oggettive, non possa assolutamente mutuare dalle sinistre forme di lotta rivoluzionaria tipiche di queste ultime.

 

 

In questo ambito vanno collocati i collegamenti esistenti tra il gruppo RAUTI ed alcuni  ambienti esteri (Grecia, Spagna, Portogallo, Rhodesia, ecc.) e quelli, se provati, con taluni ambienti finanziari (l’editore-petroliere MONTI, ecc.). Anche in campo militare il RAUTI conserva tuttora buoni collegamenti, avvalendosi soprattutto della sua posizione al quotidiano “IL TEMPO”, che è ben noto per la posizione a sostegno delle tesi di alcuni alti ambienti militari.

 

 

A nostro avviso, presumere che possa essere esistita tutta una trama estendentesi tra i succitati ambienti, generalmente molto avveduti e soprattutto molto responsabili e l’estremismo irresponsabile del DELLE CHIAIE è semplicemente assurdo e per la ragione di cui sopra e per l’insuperabile difficoltà dell’impresa, la quale avrebbe comportato rischi gravissimi e, soprattutto lo scontro di mentalità e di impostazioni diverse.

 

 

A parte l’impossibilità di mantenere segretezza e copertura sufficienti, gli alti ambienti citati appaiono, specie quelli finanziari, orientati verso forme di moderatismo tali da vedere con favore tutto un arco politico esteso dalla socialdemocrazia di destra fino ad un M.S.I. edulcorato nella nuova edizione di “DESTRA NAZIONALE”. 

 

 

Gli eventuali finanziamenti ricevuti dal RAUTI si inquadrano in una generica azione anti-comunista, né più e né meno della maggior parte di quelli che riceveva l’On. ALMIRANTE.

 

 

3. - Si ritiene, invece, che alcuni dirigenti del “FRONTE NAZIONALE” e specialmente il comandante BORGHESE, fossero informati dei contatti mantenuti dal DELLE CHIAIE con gli anarchici. Tale convinzione scaturisce dalle seguenti considerazioni:

[Tanto Borghese è ormai bollito! nota di G.M.] 

 

a) – Il DELLE CHIAIE era l’unico elemento dotato di esperienza e di preparazione rivoluzionaria nell’ambiente che si era creato intorno al comandante BORGHESE. Era anche l’unico elemento che avesse accettato una collaborazione con tale ambiente, dopo i precedenti tentativi di portare sulle proprie posizioni il “FRONTE NAZIONALE”, con vani risultati, prima dal RAUTI e poi da Giacomo DE SARIO, organizzatore di “COSTITUENTE NAZIONALE RIVOLUZIONARIA”, trasferitosi in seguito a Milano.

 

Il DELLE CHIAIE non era sempre ascoltato nell’ambiente, composto principalmente da ex militari assolutamente sprovveduti di tecnica sovversiva, ma aveva molta perseveranza nel ribadire le sue tesi ed era molto apprezzato;

 

b) – L’organizzazione della “AVANGUARDIA NAZIONALE” era certamente finanziata in modo quasi esclusivo dal “FRONTE NAZIONALE”, che la considerava una “proiezione giovanilista” della propria.

 

Ciò posto e data la tendenza del DELLE CHIAIE a proporsi come l’unico valido collaboratore del comandante BORGHESE per i suoi “piani”, è più che probabile che lo stesso DELLE CHIAIE abbia messo a parte il capo del “FRONTE NAZIONALE” dei suoi segreti contatti con gli anarchici.

 

Si tenga anche presente che il BORGHESE aveva ricevuto, avvalendosi del suo nome e delle sue vaste amicizie in vari ambienti, larghi finanziamenti che non potevano non allettare il DELLE CHIAIE, permanentemente a corto di fondi per sé e per la sua organizzazione. Per ottenere almeno una fetta di tali fondi occorreva certamente una giustificazione rivoluzionaria.

 

Il permanere del mandato di cattura contro il BORGHESE, la sua persistente latitanza ecc. sono elementi che accreditano questa tesi, naturalmente più intuita che provata. E’ da notare che tutti i principali collaboratori del BORGHESE sono stati da tempo scarcerati.

 

 

4. – La posizione del gruppo FREDA-VENTURA, alla luce delle precedenti considerazioni, appare alquanto marginale. Se gli esecutori materiali degli attentati sono il VALPREDA ed i suoi compagni, l’elemento di destra più vicino, in quanto a collegamenti, con essi, appare certamente il DELLE CHIAIE e non il gruppo estremista del Veneto.

 

E’ ben vero che il DELLE CHIAIE cercasse collegamenti in tutta Italia con estremisti per le varie e complesse ragioni esposte; ma è anche vero che fosse in posizione ben più centrale. Il collegamento FREDA-DELLE CHIAIE è senz’altro possibile, ma se si vuole attribuire un ruolo al primo, esso è senz’altro subordinato a quello del secondo.

 

Si esclude, invece, un qualsiasi collegamento RAUTI-FREDA, pur avendo avuto nel lontano 1956/1957 quest’ultimo un avvicinamento molto fugace ad “ORDINE NUOVO”, per l’assoluta diversità delle impostazioni politiche e metodologiche. Inoltre, nel Veneto vi era e vi è tuttor un attivo e ben funzionante gruppo “ordino vista” dipendente dal RAUTI, sempre in assoluto contrasto con il FREDA, che faceva gruppo a sé.

 

 

5. – E’ assolutamente da escludere che elementi di primo piano dell’ambiente ufficiale di destra possano essere coinvolti con fondatezza nella indagine relativa ai fatti su esposti. Il gruppo dirigente del M.S.I. ha adottato da molti anni una politica legalitaria e parlamentaristica e si è largamente “imborghesito”, coltivando interessi personali, assolutamente incompatibili con azioni avventuristiche.

 

 

Inoltre, nell’ambiente missino il DELLE CHIAIE era guardato, come si è detto, con estremo sospetto ed era considerato un “provocatore” con il compito di contribuire al fallimento della politica legalitaria del M.S.I.

 

Il DELLE CHIAIE, ciò nonostante, manteneva buoni rapporti con l’On. ALMIRANTE, il quale, a quanto si affermava nell’ambiente, gli passava piccoli finanziamenti appunto per controllarlo e renderlo inoffensivo.

 

Più stretti invece i rapporti tra il DELLE CHIAIE e l’On. CARADONNA, il quale se ne avvaleva per qualche azione attivistica a sfondo elettorale e “picchiatoria”, per salvaguardare la sua dubbia fama di “duro” e di “protettore” delle sezioni romane, incluse nella sua circoscrizione elettorale.

 

 

E’ però, estremamente improbabile che il CARADONNA, la cui prudenza politica è ben nota, abbia potuto partecipare ad una trama così arrischiata. Inoltre, è da rilevare che il CARADONNA, al pari del RAUTI, da anni persegue una politica di contatti ad alto livello in campo politico ed anche militare.

 

 

In ultima analisi, l’unico serio “anello di collegamento” della trama anarco-neofascista, se definitivamente provata, sarebbe il DELLE CHIAIE. Egli appare il personaggio chiave per la spiegazione della vicenda, per quanto sconcertanti possano apparire le conclusioni e le conseguenze.

 

 

Il gruppo FREDA-VENTURA, per quanto interessante, è ben lungi dall’estrema intelligenza con la quale può avere operato l’attivista romano mediante eventuali contatti con ambienti governativi, collegamenti con il comandante BORGHESE, utilizzazione del MERLINO per l’infiltrazione, l’informazione e l’istigazione: il tutto nel quadro di uno studiato piano di machiavellica provocazione politica.

 

 

Quanto al RAUTI, al CARADONNA ed anche all’On. ALMIRANTE, essi, sia pure con tonalità diverse ed anche con profonde differenziazioni ideologiche, seguono ormai la strada ben diversa dell’acquisizione di contatti con gli ambienti determinanti della politica italiana ed anche estera. Due strategie, due tecniche completamente diverse, che meriterebbero forse di essere approfondite.

[La Magistratura è servita! Non importa tutto quello che è stato scoperto sulla centrale "veneta" e sui risvolti internazionali, nota di G.M.]

 

(Fine del documento)