Un documento del Controspionaggio rivoluziona tutto il racconto fin qui svolto: i fatti restano ma è l'interpretazione della figura di ALBERTO SARTORI che esce completamente cambiata. Il rapporto con FELTRINELLI e altre attività molto "grigie" dell'ex partigiano vicentino ci danno la fortissima impressione di essere in presenza di una partita giocata in modi doppi... SARTORI il n.2 dei GAP! Leggiamo...

 

 

PARTE DECIMA 

 

 

Dopo gli arresti di Freda e Ventura del dicembre 1971 il Centro di Controspionaggio di Padova è impegnatissimo nel descrivere la situazione al Centro del SID, Ufficio “D”.

 

 

Per gli ufficiali del C.S. Giovanni Ventura è di difficile interpretazione. “Uno spiraglio capace di chiarire meglio i suoi collegamenti con ambienti e personaggi politici potrebbe aprirsi..” Il motivo viene ricercato nelle garanzie finanziarie ricevute presso la Banca di Castelfranco Veneto dai fratelli LOREDAN.
Ma ad ingarbugliare le cose ci si mette il fratello Alvise che è un “duro” di estrema destra, ala dissidente del MSI nazionale, mentre l’altro fratello Loredan, Pietro, il “Conte rosso”, viene sempre dato per marxista-leninista.

 

 

La burocrazia militare, anche quella dei Centri C.S., già in teoria più svegli e più rapidi di altre istituzioni dello Stato, è lenta comunque e le analisi rivelano che la “chiusura” totale della Magistratura verso le curiosità dei Servizi ha funzionato bene.

 

 

La domanda che si pone l’estensore della nota del 27 dicembre 1971, N.9515 di protocollo, è questa: come è possibile che Mario QUARANTA, noto filocinese, espertissimo e diffidente nelle cose politiche, sia incorso nell’errore di accogliere nelle fila della sua “Lega dei Comunisti d’Italia m-l” un Giovanni VENTURA fascista?

 

 

La “Lega” dice l’ufficiale, è d’altra parte un gruppuscolo minuscolo, senza significato e seguito, poi se aggiungiamo che il MSI ha dichiarato che VENTURA “non è persona a noi favorevole”, ci sarà pure un motivo.

 

 

Evidente appare la difficoltà a cogliere i contorni di un’operazione di “camouflage”, o di “false flag”, e le notizie in possesso del Controspionaggio non sono tali da avvalorare le ipotesi che si stanno invece facendo strada sia sulla stampa che negli ambienti della sinistra.

 

 

Il 1972 cambia le cose

 

 

Ma è con il nuovo anno, il 1972, che tutto cambia. Il tono delle relazioni appare ancora dubbioso ma si fa strada l’ipotesi che la Magistratura abbia per davvero qualcosa in mano, che può inchiodare la cellula nera di Freda e Ventura. Ma il lavoro dei magistrati è avaro di confidenze e allora non resta che dedicarsi al personaggio più emblematico e "pericoloso" dell’intera vicenda, colui che ha operato a stretto contatto con i neofascisti e li ha seguiti per lungo tempo, a partire dal maggio 1969.

 

 

Ora nel 1972 gli “appunti” su ALBERTO SARTORI acquistano un diverso spessore. Vediamoli.

 

 

Il 21 aprile 1972 la “Fonte B” riferisce che il 17 aprile in Verona Alberto Sartori ha avuto contatti con vari esponenti della sinistra extraparlamentare: avv. Todesco, l’editore Giorgio BERTANI, Alberto TOMIOLO, WALTER Peruzzi. A costoro il SARTORI ha raccontato i particolari della vicenda della famosa “contro-infiltrazione” o, in altre parole, della sua “missione antifascista in campo nemico”.

 

 

Evidente l’intenzione da parte di SARTORI di parare il colpo degli arresti di FREDA e VENTURA che, sia pure indirettamente, lo hanno coinvolto nella pubblicità data dalla stampa all’intera vicenda, compresa quella della Litopress.

 

 

Non solo. Davanti agli incuriositi esponenti dell’estrema sinistra SARTORI evoca anche un pericolo concreto per la sua incolumità fisica.

 

 

Un documento esplosivo del Controspionaggio di Padova

 

 

Ma il 4 maggio 1972 il CENTRO C.S. di Padova fa una relazione all’Ufficio “D” che è tutto un programma di indagine. Se quello che recita il documento è vero, nel senso della convinzione degli ufficiali del Controspionaggio (e non c’è ragione di dubitarne visto che si rivolgono ai loro superiori del SID) ALBERTO SARTORI non è più “solo” il responsabile militare di un partito (il PCd’Italia m-l, divisosi nel frattempo in due pezzettini e ormai bollito come partito) filocinese, ma è persona sospettata di collusione con FELTRINELLI.

 

 

FELTRINELLI Giangiacomo, ovviamente, il notissimo e ricchissimo intellettuale ed editore universalmente noto per aver sottratto “Il dottor Zivago” alle grinfie del KGB (con l’aiuto della CIA e del BND tedesco) qualche annetto prima. Ora, nel 1972, dopo aver superato l’angoscia di un colpo di stato nel 1969 (aveva scritto anche un opuscolo sulla questione) ed essersi calato in una clandestinità ad intermittenza, aveva continuato la sua opera di “rivoluzionario inquieto” tessendo una trama clandestina e dando vita ai G.A.P. (Gruppi di Azione Partigiana) in cui erano confluiti vari ex partigiani e studenti universitari di provenienza filocinese ed anche anarchica.

 

 

E quindi quello che afferma la nota del Centro C.S. non è una notiziola da prendere sottogamba, è la conferma da parte dei “Servizi” che l’iniziativa dei GAP- FELTRINELLI aveva attecchito. Infatti il documento (4 maggio 1972, denominato come “APPUNTO”) recita: “In occasione di riunione ristretta tenuta recentemente a Padova da esponenti di “POTERE OPERAIO”, SERAFINI ALESSANDRO ha affermato che SARTORI ALBERTO, da Vicenza, sarebbe – in ordine gerarchico – il secondo esponente nazionale dei GAP (Gruppi di Azione Partigiana)”.

 

 

Una notizia del genere spazza via in un colpo solo tutto ciò che potevamo aver saputo ed archiviato su SARTORI fino ad ora. Un SARTORI solo e isolato, dato per “incapace” dal suo partito, odiato da QUARANTA e FRANZIN, gli m-l della Domenica, sostenitori di VENTURA, poi un SARTORI sull’orlo della disperazione grazie al giochetto ricattatorio di VENTURA a base di decine di cambiali, “le ritiro o non le ritiro?” “Le faccio protestare o no?” Specialmente se pensiamo che, dopo lo scherzetto di Quaranta (dell’agosto 1970) che rivela a Ventura la convinzione del Sartori sulla natura dell’identità politica (neofascista) dell’editore di Castelfranco e la conseguente decisione di VENTURA di ricattare SARTORI, tenendolo al laccio delle sue cambiali, la situazione era rapidamente degenerata mettendo fine al sodalizio (finto o vero che fosse) VENTURA-SARTORI.

 

 

E, una notizia del genere, ci fa vedere un SARTORI diverso, un altro SARTORI, un maestro del “doppio gioco”, come dirà più tardi PIERO LOREDAN scagliandosi contro l’ex partigiano vicentino e accusandolo di aver fatto parte da giovane dell’OVRA (in realtà corre voce che alcuni documenti confermino una sua vicinanza ai “Fasci Italiani all’Estero”). 

 

 

Ora, per i primi mesi del 1972 apprendere dell’esistenza di un SARTORI ben addentro nelle operazioni segrete dell’editore FELTRINELLI dà una sterzata a tutto ciò che abbiamo raccontato: non invalida ovviamente i fatti ma gli occhiali, attraverso cui guardare il comportamento dell’amico partigiano di Ventura, e compare nella Litopress, ci forniscono un quadro se possibile ancora più complesso.

 

 

Ma leggiamo ancora cosa ha da dirci il documento del Controspionaggio che relaziona su “Potere Operaio” e sulle sue rivelazioni: “Lo stesso SERAFINI ha detto inoltre che “POTERE OPERAIO” sarebbe in possesso di elementi atti a documentare la attuale posizione del SARTORI, il quale controllerebbe, in particolare, i gruppi operanti in Alto Adige”.

 

 

Anche se questa relazione del Centro C.S. è “sintetica”, cioè in pratica ha una linea di lettura dal doppio livello, per gli addetti ai lavori (sporchi) salta agli occhi che queste “rivelazioni” sono di una importanza straordinaria: in un colpo solo si viene a conoscere dell’esistenza di un vice di Feltrinelli, ed è ALBERTO SARTORI, poi che “POTERE OPERAIO” ha documenti sulla “attuale posizione” del SARTORI.

 

 

Cosa significa “attuale posizione”? Che cambia linea, idea, comportamento, o segue le giravolte di FELTRINELLI, le sue ansie, le sue nevrosi? Oppure alla fine neanche “Potere Operaio” si fida ciecamente di ALBERTO SARTORI e magari in ballo c’è una accusa neanche tanto velata di “avventurismo”?

 

 

La cosa che più intriga in questo documento è alla fine del periodo: SARTORI “controllerebbe”, come numero due di Feltrinelli e dei GAP i “gruppi operanti in Alto Adige”.

 

 

Queste parole significano una cosa sola: che SARTORI, se questo è vero, guida, da vicino o da lontano non importa, i gruppi altoatesini irredentisti, cioè i terroristi di Klotz, finanziati dall’estrema destra tedesco-bavarese, da settori dell’establishment austriaco e per finire dal BND tedesco, il servizio segreto della Germania Federale?

 

 

Tutto questo è clamoroso ma attenzione: non è una novità che i marxisti leninisti italiani guardassero con simpatia (politica) i gruppi terroristi altoatesini. In ballo c’era la destabilizzazione di una parte del territorio italiano e guardare tanto per il sottile non era una pratica utile per i filocinesi degli anni 60-70.

 

 

Se poi torniamo a FELTRINELLI e ai suoi rapporti con il BND tedesco (l’aiuto per il caso “Dottor Zivago”) e la sua concezione “guerrigliera” non mi sorprende che in ambiente marxista-leninista si ragionasse con il cinismo delle grandi occasioni. E la “rivelazione” di questo documento è conseguente: SARTORI, numero due di una organizzazione militare controlla i “gruppi operanti” in Alto Adige. Negli stessi anni delle bombe altoatesine QUALI GRUPPI  controllava il numero 2? Gruppi comunisti m-l di appoggio agli altoatesini, magari in cambio di favori, tipo un bel traffico di armi e di esplosivo? Oppure un servizio di scambi di informazioni, essenziali per condurre anche un gioco sporco, sia in Alto Adige che in Italia.

 

 

Queste righe del documento del Controspionaggio che, si badi bene, riferiscono quello che si è detto allora in ambiente di “Potere Operaio”, sono agghiaccianti. Perché in qualche misura rivelano un asse “grigio”, una commistione che era alla base delle idee di Freda, e Feltrinelli la pensava nello stesso modo, infatti sono sue le affermazioni secondo le quali “occorreva andare oltre le nostre posizioni…ecc.” Se poi aggiungiamo che nell’affare Litopress SARTORI si è comportato da “favoreggiatore” della cellula di FREDA-VENTURA (non sto a speculare sulla “missione antifascista”, se c’è stata ha avuto una importanza del tutto trascurabile), ha lasciato passare tutti i mesi del 1969, ha superato la strage del 12 dicembre, ha superato le “rivelazioni” di LORENZON, ha superato con il libro di Quaranta-Franzin (Gli attentati e lo scioglimento del Parlamento, che contiene una nota a favore di Ventura) tutto l’anno 1970, è approdato nel 1971 supplicando Ventura di non “rovinarlo” con le cambiali, e dopo gli arresti ha imbastito una sceneggiata, GRACCI-SARTORI in conferenza stampa, per fronteggiare il mare di critiche sul suo conto.

 

 

Insomma siamo nuovamente al SARTORI “avventuriero”, il nostro ex partigiano non ce la fa proprio a condurre una vita “normale”, tutti i suoi lavori sembrano fatti apposta per finire presto, travolti da querele, cause a non finire, ecc. Prima la resistenza e la lotta partigiana contro tedeschi e fascisti, con una sequela di “si dice” da far paura, poi l’eccidio di Schio con uno strascico di “si dice” altrettanto fastidioso, poi il Venezuela da dove ritorna con una settantina di milioni di lire che investirà in immobili e terreni. Alla fine accetta di intrufolarsi nel trio FREDA-VENTURA e LOREDAN con immancabili colpi di “scena” (le schede segrete” che finiscono nelle mani dei Servizi Albanesi) e la gestione (quanto autentica?) di rapporti “amicali” fino al momento in cui SARTORI ficca le mani nei cassetti della scrivania di LOREDAN, ne estrae dei documenti di “Ordine Nuovo” manoscritti dal Conte, ne parla a Quaranta, dice che Ventura è un fascista infiltrato, ecc. e da quel momento inizia la parabola discendente.

 

Ma adesso finiamo di leggere questo documento che riassume i “si dice” di “POTERE OPERAIO”: “Secondo “POTERE OPERAIO”, infine, il fatto che SARTORI lavori presso la Società “EDIGRAF” di Segrate (MI) è tutt’altro che casuale e costituirebbe la conferma dei contatti intercorrenti tra lo stesso SARTORI  e FELTRINELLI. La “EDIGRAF” è la stessa casa editrice che curò la pubblicazione del libercolo “ESTATE 1969 – La minaccia incombente di una svolta radicale e autoritaria a destra, di un colpo di Stato all’italiana”.

 

 

Il documento finisce qui. Ma le domande no. Intanto Segrate. Sembra un luogo “magico” stando alle ipotesi del Controspionaggio. A Segrate c’è SARTORI, c’è la EDIGRAF, si ricorda l’opuscolo di cui avevamo accennato, c’è pure una autofficina che diventerà molto chiacchierata anni dopo il 1972. L’officina è di proprietà di un certo CARLO FUMAGALLI, all’epoca pagato da Feltrinelli perché gli facesse da uomo “di mano”. Questa notizia la aggiungiamo per far capire che a Segrate c’erano parecchi uomini di FELTRINELLI, e parecchi disegni eversivi, non tutti dello stesso colore.

 

(continua nei prossimi giorni - altre clamorose rivelazioni!)