Nel periodo di intermezzo, tra il rilascio dal carcere di Freda e Ventura (12 luglio 1971) e i nuovi arresti (5 dicembre 1971) vengono rilasciate altre testimonianze che aggravano la posizione degli imputati. Tale è ad esempio la testimonianza di Franco COMACCHIO, teste chiave per la questione delle armi...Il riferimento a MERLINO.

 

 

Le armi della cellula di Freda e Ventura trovate in una soffitta di Treviso dopo essere state conservate prima da Ruggero PAN, poi da Franco COMACCHIO e infine da Giancarlo MARCHESIN

 

 

 

 

 

 

VERBALE DI INTERROGATORIO DELL’IMPUTATO

 

 

L’anno millenovecento71 addì 27 del mese di novembre in Padova-Ufficio istruzione

 

 

Avanti al G.I. di Padova dott. E.CERA – E’ presente il Sost. Proc. – Dr. NUNZIANTE

 

 

L’IMPUTATO risponde: Sono e mi chiamo COMACCHIO FRANCO, nato a Castelfranco Veneto il 18/8/1941, ivi res. In via Montegrappa n.47, impiegato, coniugato, nullatenente, ho militato, incensurato.

 

E’ mio difensore l’Avv. G.GHEDINI di Padova – che assiste all’interrogatorio.

 

 

Prendo atto di essere interrogato in qualità di indiziato per il reato di cui all’art.2 legge 2/10/1967 n.895; mi presento spontaneamente a questo Ufficio per fornire le dichiarazioni che verranno qui di seguito messe a verbale; premetto che già al dott. CALOGERO avevo preannunziato che mi sarei ripresentato da lui per riferirgli tutti i particolari o le notizie che mi fossero sfuggite al momento dei miei interrogatori avanti a lui; poiché ho saputo che gli atti sono stati trasmessi al Tribunale di Padova, presi gli accordi con il mio legale ho chiesto di potermi presentare per riferire quello che avrei detto al dott. Calogero.

 

 

Si dà atto che l’imputato con l’autorizzazione dell’Ufficio, si avvale di alcuni appunti da lui stesso predisposti.

 

 

Ho conosciuto il Giovanni Ventura in epoca aggirantesi al 1959; a quel tempo io avevo 18 anni e su iniziativa del dott. Bruno Marchetti avevo aderito e mi ero iscritto al Movimento Giovanile Socialista costituito in Castelfranco; tra gli iscritti vi era un mio amico, tale Bertolo Bruno il quale, proprio in quei giorni, mi presentò in Piazza a Castelfranco il VENTURA Giovanni dicendomi che quello era un fascista e che non si sarebbe mai iscritto al mio partito: il Bertolo aveva parlato in tono scherzoso e non mi pare che il Ventura abbia manifestato del risentimento. Ho poi saputo che i due, anzi ho motivo di ritenere che i due si conoscessero.

 

 

Da allora non ho poi rivisto il Ventura sino al 1965 quando mi sono rivolto, anzi quando lui è venuto da me, mandato da Giorgio Costeniero che ha una libreria in Castelfranco, per propormi l’acquisto di libri. In quell’occasione io acquistai a rate la storia della filosofia di Abbagnano.

 

 

Per la riscossione delle rate io ho visto il Ventura solamente 4 o 5 volte perché tutte le altre volte egli si recava direttamente da mio padre. Ho poi rivisto il Ventura nel 1969, forse nella seconda metà; l’incontro avvenne in un bar e in quell’occasione il Ventura stava scrivendo delle poesie che poi egli mi diede avendogli io espresso il mio interesse a leggere delle poesie.

 

 

Da tale data sono iniziati tra me ed il Ventura rapporti più stretti che hanno portato ad un legame di amicizia; io ho parlato del mio lavoro e lui mi ha parlato del suo, e poiché il mio lavoro non mi dava la soddisfazione che desideravo, specie dal punto della retribuzione, ed ogni mia iniziativa per trovare posti non aveva avuto successo, finii con l’accettare o meglio con il prendere in considerazione l’offerta fattami da Giovanni VENTURA, e cioè di lavorare per la sua libreria di Treviso, svolgendo attività esterna con i clienti. In data 1/11/1969 il VENTURA mi scrisse una lettera con cui mi sollecitava di dargli una risposta definitiva circa l’accettazione o meno della sua offerta di lavoro.

 

 

A seguito di tale lettera andai a Treviso nella libreria, parlai con il Costeniero chiedendogli un consiglio e sentendomi rispondere “che non ero stupido e quindi potevo accettare quel lavoro”, ma alla fine dopo averci ripensato ho ritenuto di declinare l’offerta, sia perché io avevo una preparazione di carattere tecnico che avrebbe comportato qualche difficoltà in un campo di lavoro che non era il mio proprio, sia perché non era per me confacente l’idea di svolgere attività esterna.

 

 

A seguito di tale rifiuto il Ventura mi disse che aveva in progetto di istituire in Crocetta del Montello una fabbrica di bottiglie di plastica, offrendomi la direzione tecnica ed avendogli io detto che la cosa poteva interessarmi egli mi chiese se ero disposto ad andare in Germania o in Belgio per accertare il funzionamento delle macchine; io dissi di sì ma poi la cosa sfumò perché il VENTURA Giovanni non portò a compimento quanto aveva promesso; ciò avveniva alla fine di novembre-primi dicembre 1969.

 

 

Confermo che in tale periodo il VENTURA cominciò a farmi dei discorsi prima alquanto generici poi sempre più specifici fino a giungere a chiedermi se ero disposto a collocare ordigni esplosivi su treni. A quel tempo non ho dato peso alle parole del VENTURA, sia perché non ero documentato dei fatti della vita in quanto leggevo scarsamente i giornali, sia perché ero preoccupato soltanto del mio lavoro ed il tempo libero lo dedicavo alla fidanzata.

 

 

Ripensando però a quelle parole sono incline a ritenere che il VENTURA, anche per le notizie che poi ho avuto, non facesse dei discorsi teorici bensì concreti, tanto da indurmi a concludere che se io in ipotesi avessi detto di sì egli mi avrebbe proposto di commettere qualche attentato.

 

 

Preciso che ho conosciuto attraverso il Gazzettino nei primi mesi del ’70 le accuse mosse al VENTURA dal LORENZON e solo nel giugno-luglio del 1971 ho letto sulla stampa come il VENTURA fosse implicato, direttamente o indirettamente nella faccenda delle esplosioni delle bombe a Milano e Roma.

 

 

Ho accompagnato il Giovanni VENTURA all’aeroporto di Tessera una prima volta verso la prima decade di ottobre 1969, ed una seconda volta mi pare verso il dicembre dello stesso anno, ma non sono in grado di precisare la data. In tal senso rettifico quanto già detto, precisando che la data dell’ottobre trova riferimento con il fatto di un deposito di danaro ricevuto dal VENTURA e da lui consegnatomi proprio a Tessera.

 

 

Nella seconda occasione, sempre all’aeroporto, mi venne presentata una persona di cui non so il nome e che non saprei nemmeno riconoscere; da discorsi successivi fattimi dall’Angelo VENTURA ho arguito che il Giovanni conosceva un certo MERLINO.

 

 

La sera del 12/12/1969 verso le ore 17 incontrai l’Angelo VENTURA in un bar di Castelfranco e quello mi invitò ad accompagnarlo a Padova perché “doveva farsi vedere là”; io lo accompagnai e ricordo che abbiamo fatto un giro e siamo andati nel negozio “COIN”. Dal 13 dicembre io sono rimasto a casa ammalato per un mese esatto e per i primi 5-6 giorni l’Angelo VENTURA è venuto a casa mia per farmi da mangiare (a quel tempo anche mio padre e mia madre erano ammalati), ma l’Angelo preparava da mangiare solo per me.

 

 

Tale interessamento del tutto insolito ed eccezionale mi diede motivo di sospettare che egli mi avesse detto qualche cosa di più di quello che avrebbe dovuto, in relazione ai noti fatti del 12 dicembre, e che avesse in animo di fare qualche cosa onde io non potessi nuocergli; devo però ammettere che egli in tutte le volte che è venuto a casa mia non è più tornato sull’argomento.

 

 

Quando guarii presi subito contatto con il MARCHESIN GIANCARLO che pensavo conoscesse il VENTURA meglio di me, e gli dissi quello che avevo saputo (tacendogli però la proposta di mettere le bombe sui treni e l’annuncio della marcia dei fascisti su Roma e il riferimento alle banche) ed i sospetti che avevo maturato sul VENTURA.

 

 

Gli proposi di collaborare per poter raccogliere delle prove concrete onde smascherare la suddetta attività clandestina del VENTURA. Il MARCHESIN accettò la mia proposta ed allora io cominciai a frequentare i fratelli VENTURA allo scopo di scoprire qualche cosa di fondamentale.

 

 

Per il resto o meglio per lo sviluppo successivo dei fatti mi richiamo a quanto dettagliatamente riferito al P.M. di Treviso. Preciso che l’Angelo, prima di parlarmi delle armi fece cenno ai caratteri tipografici, poi, in momenti successivi accennò ad altre cose che scottavano ed infine disse che si trattava di armi.

 

 

Alla richiesta di trovare un nascondiglio io mi dichiarai disposto a farlo in quanto in tal senso avevo preso gli accordi con il MARCHESIN proprio per gli scopi che ci eravamo prefissi.

 

 

A.D.R.: - Apprendo che il MARCHESIN ha riferito che io dopo il 12/12/1969 gli avrei chiesto un consiglio a proposito della confidenza fattami dal VENTURA di nascondere un certo numero di armi: il MARCHESIN evidentemente confonde perché quando io mi rivolsi a lui verso la metà di gennaio 1970, non conoscevo ancora l’esistenza delle armi e gli confidai i miei sospetti sulle responsabilità del VENTURA Giovanni a proposito degli attentati.

 

 

La faccenda delle armi venne fuori in tempo successivo ad opera dell’Angelo VENTURA, e solo allora io ne parlai con il MARCHESIN. Preciso che al MARCHESIN dissi immediatamente che avevo ricevuto la cassetta delle armi ancora prima che avessi verificato il contenuto. Al riguardo voglio fare presente che mi sentivo moralmente tranquillo in quanto con il MARCHESIN si era convenuto che io gli avrei di mano in mano fornito le notizie che avessi potuto raccogliere circa le armi ed egli poi avrebbe riferito tali notizie, e quelle che egli avesse potuto personalmente raccogliere, a persone qualificate e che le avrebbero a loro volta riferite all’A.G..

 

 

Ho saputo poi che il MARCHESIN avrebbe riferito tali risultati all’avvocato MARTELLONE che a sua volta ne avrebbe accennato al Giudice STIZ. Questo era stato già concordato prima che ricevessi le armi. Dissi anzi che le avevo portate da un amico di Vicenza e ciò per rendere impossibile che, di fronte ad una loro richiesta di riconsegna, mi trovassi in condizioni di dovergliele immediatamente riconsegnare, mentre era mia intenzione prendere tempo ed informare se del caso l’Autorità, e per giustificare tale dilazione avevo inventato il deposito presso altra persona.

 

 

Successivamente al controllo da parte mia delle armi, ebbi un incontro con i fratelli VENTURA ed in quella occasione chiesi loro la provenienza dei silenziatori che avevo notato nella cassetta. Sia il Giovanni che l’Angelo mi dissero che tali silenziatori erano stati fatti da un artigiano tornitore di cui però non mi dissero né il nome né la località.

 

 

Dato il protrarsi della situazione ho cominciato a preoccuparmi per la detenzione delle armi, e tale preoccupazione è stata accentuata per una serie di preoccupazioni familiari per cui ho insistito presso il MARCHESIN affinchè le armi venissero portate altrove.

 

 

Tale sollecitazione avvenne sicuramente prima del 9 marzo 1971 perché in tale data io partii per la Grecia ritornando a Castelfranco il 10 aprile 1971; subito dopo il mio rientro ho ripreso i contatti con MARCHESIN sollecitando l’asportazione delle armi ed egli finalmente mi disse che era disposto a riceverle lui. La sera del 14 aprile 1971 se non erro egli venne a casa della mia fidanzata, di cui io avevo le chiavi, caricammo le armi in una valigia e quindi portammo questa e la borsa da tennis con la mia macchina nella sede del P.S.I. di Castelfranco Veneto, sito in Piazza Giorgione a circa 500 metri dalla casa della mia fidanzata. La borsa e la valigia sono state riposte in un armadio di cui il MARCHESIN aveva le chiavi. Nella sede del partito non c’era nessuno.

 

 

Io chiesi al MARCHESIN se considerava il pericolo che qualcuno potesse scoprirle, ma egli mi disse di non preoccuparmi e vidi che collocò sopra la borsa e la valigia dei manifesti del partito. Rettifico in tal senso quanto dichiarato al P.M. e preciso che tale dichiarazione ho reso su suggerimento del MARCHESIN e dell’avvocato MARTELLONE, onde non tirare in ballo il partito socialista.

 

 

Ho saputo subito dopo dallo stesso MARCHESIN che egli aveva portato le armi in una soffitta di casa sua.

 

 

Per quanto riguarda la consegna dei passaporti fattami dal VENTURA Angelo devo precisare che quello recante la fotografia del FREDA mi venne consegnato prima di quello del VENTURA. Dopo avere controllato i miei appunti sono in grado di affermare che il passaporto su cui c’era la fotografia del FREDA era intestato al dott. Andrea Maioni, medico chirurgo di Milano. Anzi preciso che il nome e la qualifica me li ricordo a memoria mentre non sono riuscito a trovare gli appunti ove avevo segnato il numero del passaporto ed il recapito del titolare.

 

 

Ricordo però che sfogliando le pagine di tale documento notai che l’unico viaggio documentato si riferiva ad un viaggio in Israele.

 

 

A.D.R. – Prendo atto della contestazione che mi viene fatta e cioè che dopo l’arresto del VENTURA non avevamo più alcuna necessità di procrastinare la detenzione delle armi essendo ormai giunto il momento favorevole perché della esistenza di tali armi venisse informata l’Autorità. A tale riguardo intendo precisare che io ero ritornato a Castelfranco dopo un mese di assenza, che le particolari preoccupazioni familiari (la mia fidanzata era rimasta incinta e si doveva sottoporre a cure urgenti per evitare l’aborto, bisognava altresì pensare al matrimonio e a tutte le cose conseguenti a tale problema) non mi avevano consentito di poter pensare esclusivamente alla questione delle armi ed a prendere subito una decisione al riguardo.

 

 

Ribadisco quanto già detto in precedenza, e cioè che io non me la sentivo più di assumermi la responsabilità della detenzione e perciò avevo decisamente richiesto al MARCHESIN che, dato che entrambi eravamo legati allo stesso impegno, anch’egli si assumesse una parte di responsabilità e si prendesse le armi in attesa di prendere una decisione al riguardo.

 

 

Aggiungo che l’intenzione di consegnarle era già stata maturata e che si trattava soltanto di scegliere il modo ed il tempo più opportuno. Mia moglie poi mi disse: “perché vuoi metterci nei pasticci proprio adesso che dei pasticci ne abbiamo già per conto nostro” (volendo alludere a non crearmi delle difficoltà derivanti dalla consegna delle armi) e pertanto con il MARCHESIN decidemmo di soprassedere per qualche tempo.

 

 

A.D.R. – Il giorno 6/11/1971 subito dopo essere stato interrogato la prima volta dal P.M. di Treviso è venuta a casa mia la sorella di Giovanni VENTURA che ha detto a mia moglie che io mi mettessi in contatto con il Giovanni e più precisamente che andassi alla stazione ferroviaria alle ore 14 ove egli mi avrebbe atteso [Il 6 novembre 1971 VENTURA Giovanni era ancora libero, nota G.M.]. Preciso che ciò avvenne prima che io mi presentassi in Procura (ore 16,30) ma dopo che avevo già ricevuto la convocazione a presentarmi da parte dei Carabinieri.

 

 

Non sono andato all’appuntamento e non ho più avuto contatti ne diretti né indiretti con alcun componente della famiglia VENTURA. Preciso che all’appuntamento non ho voluto andarci di proposito.

 

 

A.D.R. – Quando andai con il VENTURA a prelevare la cassetta delle armi nella casa di ROSA’ dall’individuo che poi ho saputo chiamarsi PAN RUGGERO, questi al momento della nostra partenza fece un saluto con il braccio levato in alto. Non posso precisare se fosse a palma tesa o a pugno chiuso. Stà di fatto che la cosa mi colpì in modo particolare tanto che chiesi subito all’Angelo VENTURA che cosa quello stesse facendo e l’Angelo VENTURA disse che aveva una fifa da matti.

 

 

A.D.R. – Non sono in grado di fornire ulteriori elementi o dettagli utili a chiarire i nomi delle persone che facevano capo a VENTURA e a fornire elementi per la loro identificazione. Per quanto mi risulta nella questione delle armi erano implicati Giovanni ed Angelo VENTURA, il PAN Ruggero, il FREDA e poi come ho detto prima, ho sentito dal VENTURA nominare un certo MERLINO. [E' di enorme importanza il riferimento a MERLINO, poichè collega la cellula nera di Padova a Delle Chiaie di Roma e all'infiltrato tra gli anarchici, proprio MARIO MERLINO, l'"amico di VALPREDA", nota di G.M.]

 

 

Sono pronto, al fine di sostenere le dichiarazioni precedentemente rese di sottopormi a confronto con chicchessia. Sarà mia cura mettermi immediatamente a contatto con questo Ufficio, tramite l’Avv. GHEDINI, per riferire eventuali notizie che dovessi raccogliere.

 

 

Letto, confermato e sottoscritto

 

FRANCO COMACCHIO