Un importante documento dei Servizi Segreti sulla figura di ALBERTO SARTORI, all'indomani degli arresti di Freda e Ventura. L'ex partigiano viene analizzato e giudicato molto severamente. C'è solo da dire: da che pulpito viene la predica! Per il resto Sartori - era convinzione di molti a sinistra - giocò una partita più grande di lui e contro Ettore Gallo usò l'arma del ricatto.....

 

 

 

MEMORIA PER ATTI  2/10/1972

 

 

APPUNTO

 

Oggetto: SARTORI Alberto – ruolo svolto nel quadro della vicenda RAUTI-FREDA-VENTURA

(da atto 496: a matita)

 

 

 

1. Nel maggio 1971 Angiolo GRACCI, nel corso di una riunione presso la sala stampa del Palazzo di Giustizia di Milano, riferiva, tra l’altro, che l’”amico” Alberto SARTORI aveva svolto negli ultimi due anni un’azione di contro-infiltrazione in seno ad un gruppo di estrema destra.

 

 

L’iniziativa sarebbe stata agevolata da tale “Conte LOREDAN”, ex comandante partigiano veneto conosciuto con il nome di “Conte Rosso” ed identificato in LOREDAN Pietro di Venegazzù (Treviso), già militante per lungo tempo nell’estrema destra, e quindi, transitato asseritamente nello schieramento marxista-leninista.

 

 

Nel 1969 il predetto veniva avvicinato dal SARTORI – all’epoca in gravi ristrettezze finanziarie – e lo faceva assumere, in qualità di amministratore, nella società editrice “Litopress” gestita da Giovanni VENTURA e Franco FREDA.

 

 

Sempre secondo il GRACCI, SARTORI nel nuovo ambiente raccoglieva numerose prove consistenti in lettere, firmate dal LOREDAN, dal VENTURA e dal FREDA, e documentazione varia che permettevano di accertare l’appartenenza dei tre all’estrema destra e stabilire inequivocabilmente la loro responsabilità nell’organizzazione di attentati dinamitardi, attribuiti poi agli anarchici.

 

 

Il materiale veniva raccolto dal SARTORI in un memoriale che veniva consegnato al GRACCI, il quale, convocato dal G.I. di Milano in merito a procedimento penale a carico del VENTURA  e del FREDA, lo affidava, a richiesta, al magistrato.

 

 

2. Le dichiarazioni pubbliche del GRACCI erano intese a salvaguardare l’operato del SARTORI, divenuto nel frattempo oggetto di severe critiche da parte della stampa di sinistra che lo aveva accusato di collusione con elementi provocatori di estrema destra.

 

 

Il SARTORI, da parte sua, per confortare la linea difensiva impostata dal GRACCI, si presentava spontaneamente al G.I. STIZ per essere sentito in ordine ai fatti citati.

 

 

Da quanto potuto apprendere all’epoca, il ruolo del SARTORI si sarebbe concretato in azioni di collegamento tra il VENTURA ed i suoi finanziatori – il LOREDAN e GUARNIERI Giorgio – i quali avrebbero fornito sovvenzioni per diverse decine di milioni, solo in parte utilizzate dal VENTURA nell’attività tipografica, mentre la rimanente e maggiore aliquota in iniziative non chiare.

 

 

Secondo le impressioni più diffuse e radicate, le motivazioni addotte dal SARTORI per giustificare i suoi rapporti con VENTURA  e LOREDAN – nella cui organizzazione si sarebbe infiltrato per smascherarne le illecite attività – non avrebbero alcun fondamento di veridicità.

 

 

In più settori, infatti, prevale la convinzione che il SARTORI, persuaso dell’asserita collocazione marxista-leninista dei predetti, abbia accettato le loro proposte di “collaborazione” ed agevolato, o quanto meno tollerato, le iniziative rivoluzionarie attribuite alla cellula in cui operava.

 

 

Tali sospetti sono avvalorati anche da notizie ritenute attendibili secondo cui il SARTORI, prima di recarsi a deporre presso il Giudice STIZ, avrebbe manifestato ad un amico il timore di rimanere implicato nella vicenda e di venire sconfessato dai suoi stessi compagni di fede politica, nonché la speranza di riuscire a convincere il magistrato della tesi della contro-infiltrazione.

 

 

3. Anche i successivi comportamenti del SARTORI vengono giudicati come una ricerca affannosa di alibi e di avalli delle finalità da lui asserite.

 

 

Infatti in numerose interviste concesse alla stampa si è preoccupato di fugare ogni sospetto di collaborazione con la “centrale terroristica” neo-fascista, e, allo scopo di non rimanere isolato, ha ricercato la copertura ufficiale della federazione provinciale dell’ANPI di Vicenza, estorcendo con ricatti di natura personale una dichiarazione scritta, in cui si dava atto che le sue collusioni fasciste rientravano nel piano della citata contro-infiltrazione.

 

 

Negli ambienti degli ex partigiani vicentini, comunque, è stato obiettato che la breve durata dei contatti con il VENTURA non può aver consentito al SARTORI di acquisire la quantità del materiale messo a disposizione della Magistratura e che le sue asserzioni scaturiscono dall’indole megalomane e dalla instabilità caratteristiche della sua personalità.

 

 

Secondo notizie non controllate, il SARTORI avrebbe rimesso al Giudice STIZ fotocopia della documentazione relativa ad una presunta operazione di prelevamento di denaro, da parte di Pino RAUTI, presso imprecisato Istituto Bancario romano, acquisita tramite la compiacenza di un amico impiegato nell’istituto stesso.

 

 

Negli ambienti extraparlamentari di sinistra, infine, sono state avanzate illazioni sull’incarico del SARTORI nell’azienda “Edigraf” di Segrate (Milano), emanazione della casa editrice FELTRINELLI, che potrebbe essere non casuale ed implicherebbe assai probabili rapporti col defunto editore milanese, anche in considerazione che l’interessato viene indicato quale secondo esponente, in ordine gerarchico, dei “G.A.P.”.

 

 

[Fine del documento – Avvertenza per i lettori: il contenuto di questo “Appunto” ha alcuni errori, su nomi, collegamenti, ecc. Ma le valutazioni su SARTORI sono effettivamente il pensiero autentico dei Servizi Segreti del tempo, è questa la parte più intrigante del documento, come ad esempio il riferimento alla dichiarazione del Comitato Provinciale dell’ANPI (leggasi ETTORE GALLO), dichiarazione ottenuta mediante un ricatto messo in atto da Sartori contro lo stesso Ettore Gallo].