L’arresto di Freda e Ventura e l’avvìo ufficiale della “pista nera” - Un documento del Centro di Controspionaggio di Padova sull'indagine della Magistratura trevigiana -Sartori sempre al centro dell'attenzione dei Servizi - Il duo Quaranta-Franzin

 

 

PARTE OTTAVA 

 

La baruffa sulle cambiali tra Giovanni Ventura e Alberto Sartori viene interrotta dalla decisione della Magistratura trevigiana (giudice Istruttore dott. STIZ) di emettere mandato di cattura – eseguito il 9 aprile 1971 – contro l’editore di Castelfranco, Franco Freda e Aldo Trinco della libreria “Ezzelino” di Padova.

 

 

L’imputazione (art.270 I° Comma C.P.) recita: “…per avere nel territorio nazionale partecipato alla costituzione ed organizzazione di una associazione diretta a sovvertire l’ordinamento politico, sociale ed economico dello Stato, particolarmente con scritti e pubblicazioni contenenti incitamento alla violenza, con l’erogazione di mezzi di finanziamento, con il procacciamento di armi da guerra e di materiale esplosivo, con la preparazione di attentati dinamitardi segnatamente in Torino, nell’aprile 1969 e sui treni delle FF.SS. nell’agosto 1969”.

 

 

La Questura di Treviso con sua dell’11 aprile 1971 spedita al Ministero dell’Interno precisa che “I prevenuti sono già stati tratti in arresto dall’Arma ed associati: il Ventura alle carceri giudiziarie di Venezia; il Freda a quelle di Padova ed il Trinco a quelle di Treviso”.

 

 

Il lavorìo sotterraneo del P.M. dott. Pietro CALOGERO e del Giudice Istruttore dott. Giancarlo STIZ sembra così aver prodotto un primo risultato importante: l’arresto e l’incriminazione del terzetto fascista per sovversione e terrorismo.

 

 

Squillano i telefoni nelle Questure di Treviso e di Padova, mentre a Roma al Ministero degli Interni qualcuno comincia ad interrogarsi sul significato “politico” di questi arresti eccellenti, anche riguardo ad un’altra istruttoria, il processo contro l’anarchico Pietro Valpreda, accusato di essere il depositore della borsa, contenente l’esplosivo, sotto il tavolo nel salone centrale della Banca Nazionale dell’Agricoltura il pomeriggio del 12 dicembre del 1969.

 

 

I mille rivoli dell’inizio di questa “pista nera” abbiamo visto che possono essere rintracciabili grazie ad una miriade di testimonianze, di contatti con avvocati, ecc. Guida la “classifica” Guido Lorenzon, la “gola profonda” che ha incastrato Ventura.

 

Ma non sono da meno Ruggero PAN, Franco COMACCHIO, Giancarlo MARCHESIN, l’avvocato STECCANELLA, l’onorevole POLI (DC), e i relativi ambienti democristiani e socialisti, profondamente antifascisti e concretamente antigolpisti in quello scorcio di tempo tra il 1969 ed il 1970.

 

 

Tutti costoro preparano il terreno alla Magistratura trevigiana che prende l’iniziativa dopo il “proscioglimento” della causa per diffamazione intentata da Ventura contro l’ex amico Guido Lorenzon presso il Tribunale di Roma. Gli incartamenti ritornano in Veneto, e se a Roma i magistrati della capitale affermano che “Ventura è una persona a posto”, nel Veneto “bianco” ma antifascista, a Treviso, siede come Giudice Istruttore, un ex partigiano, il dott. Giancarlo STIZ, che piano piano sonderà testimoni e conoscenti.

 

 

Il risultato del 9 aprile 1971 è stato certamente sofferto ma ha scompaginato letteralmente due ambienti molto diversi tra di loro. Il Ministero dell’Interno, con il suo UFFICIO AFFARI RISERVATI, gestore delle indagini a senso unico (cioè indirizzate solo verso la sinistra – come aveva ordinato il Ministro RESTIVO, ad attentato ancora “caldo”) e l’ambiente m-l, cioè Alberto SARTORI, che adesso si trova a dover affrettare una sua presa di posizione per cavarsi dall’abbraccio mortale (politicamente e giudiziariamente parlando) con il suo ex amico Giovanni Ventura.

 

 

E anche i Centri di CONTROSPIONAGGIO, segmento di investigazione legato ai Servizi Segreti Militari (SID) sono in allerta. Devono operare in un ambiente (quello della Magistratura trevigiana) che chiude loro le porte e anche le finestre. Dal testo del documento, importantissimo per capire gli umori e le “indiscrezioni”, si capisce la “sorpresa, e anche un certo “fastidio” dovuto alla necessità di relazionare in fretta all’Ufficio “D” (SID) sulla nuova “pista”.

 

 

In questo documento - che pubblichiamo di seguito – un posto importante lo guadagna Alberto SARTORI, già noto da anni agli uffici dei Servizi, e anche i due professori padovani, comunisti marxisti-leninisti, Mario QUARANTA  ed Elio FRANZIN. Ma intanto esaminiamo il foglio del Centro C.S. di Padova e vediamo cosa dice.

 

 

 

 

 

CENTRO DI CONTROSPIONAGGIO DI PADOVA

N.3996 di protocollo

 

Padova li 3 giugno 1971

 

Oggetto: Opuscolo anonimo – arresto di VENTURA Giovanni, FREDA Franco e TRINCO  Aldo – Ripercussioni.

 

 

ALL’UFFICIO  “D”  ROMA (4 copie)

 

E per conoscenza

AL RAGGRUPPAMENTO CENTRI C.S.  ROMA

AI CENTRI C.S. DI FI – BO – GE – TO – MI –TN – TS

Seguito f.n.2568 del 15/4/1971 di questo Centro.

 

 

 

1. – Dai risvolti della vicenda giudiziaria nella quale sono implicati i noti VENTURA Giovanni, FREDA Franco e TRINCO  Aldo, sono emersi – al di fuori dell’indagine istruttoria condotta dalla Magistratura di Treviso, che sulla questione mantiene un riserbo tale da sconsigliarne l’avvicinamento da parte di questo Ufficio – retroscena e situazioni interessanti che, confortati dalle notizie raccolte direttamente in vari ambienti, hanno consentito di far luce, sia pure sommariamente, sulle collusioni fra elementi degli opposti estremismi e sul ruolo di alcuni protagonisti finora rimasti ai margini della questione quali SARTORI Alberto e LOREDAN Pietro, entrambi noti.

 

 

Prima di tutto è risaltato lo sforzo attuato dalle varie organizzazioni extraparlamentari per scindere le responsabilità proprie da quelle dei rispettivi accoliti implicati nella vicenda.

 

 

La “Lega Marxista-Leninista d’Italia”, tramite i noti esponenti locali QUARANTA Mario e FRANZIN Elio, ha cercato di controbattere tenacemente gli attacchi sferratile soprattutto dal PCI, che ha sfruttato l’avvenimento per gettare ulteriore discredito su di essa (e sulla sinistra extraparlamentare in generale) sottolineando come nella collusione col fascista VENTURA si ravvisi una manovra provocatoria ordita a danno del movimento rivoluzionario.

 

 

QUARANTA ha reagito difendendo a spada tratta il VENTURA, che considera un rivoluzionario autentico uscito dall’estrema destra dopo un periodo di riflessione e di graduale maturazione politica.

 

 

Più tiepido è sembrato invece il FRANZIN, il quale si è allineato sulle posizioni del QUARANTA più per disciplina di partito che non per reale convinzione.

 

 

Sia QUARANTA che FRANZIN, temendo di rimanere invischiati nella questione anche dal punto di vista penale quali autori di varie pubblicazioni edite dal VENTURA, con particolare riferimento al libercolo intitolato “GLI ATTENTATI E LO SCIOGLIMENTO DEL PARLAMENTO”, nonché quali sospetti finanziatori del VENTURA  stesso, si sono mostrati molto preoccupati ed hanno cercato di addomesticare i vari giornalisti locali – compreso il noto Mario PASSI de l’UNITA’ – per evitare che la campagna di stampa condotta contro di loro assumesse dimensioni incontrollabili.

 

 

Non meno severo il PCI si è dimostrato nei confronti del P.C. dìItalia (m-l) – linea rossa – in relazione:

 

- ai contatti di SARTORI Alberto con VENTURA – al quale avrebbe anche avallato delle cambiali, al pari dell’industriale GUARNIERI Giorgio da Trieste (non noto) e con l’esponente di “ORDINE NUOVO” LOREDAN Pietro;

 

- alla milizia nelle file del P.C. d’Italia (m-l) di TRINCO Aldo e ROMANIN Giuseppe (localmente noto-Riserva), anche quest’ultimo proveniente dall’estrema destra e titolare della libreria “EZZELINO” – alla quale è interessato il FREDA e probabilmente il VENTURA – sita in questa via Patriarcato n.18, ritrovo abituale di elementi degli opposti estremismi fra cui i noti COLUCCI Francesco e BENETTI Girolamo, già aderenti alla disciolta “GIOVANE EUROPA”.

 

 

Il Comitato provinciale padovano del P.C. d’Italia (m-l) si è difeso divulgando un comunicato stampa nel quale si afferma che il TRINCO ed il ROMANIN militarono in passato non nel partito bensì nell’U.G.C.I. (m-l) la quale, pur essendone un’emanazione, è un’organizzazione di massa avente la funzione di selezionare i nuovi adepti prima del tesseramento definitivo.

 

 

Lo stesso Comitato provinciale non ha preso alcuna iniziativa nei confronti di SARTORI, in difesa del quale si è schierato ufficialmente il noto GRACCI Angiolo che al riguardo ha rilasciato apposita conferenza stamp0a riportata dal quotidiano “IL GIORNO” dell’8/5/1971 e successivamente commentata dal settimanale “L’ESPRESSO” del 30/5/1971.

 

 

A riguardo delle argomentazioni sostenute dal GRACCI, pur non potendosi escludere che i contatti del SARTORI con VENTURA  e LOREDAN rientrassero in una manovra tendente a sconfessare la estrema destra, appare opportuno riferire le tesi sostenute persistentemente negli ambienti del PCI, secondo cui l’iniziativa del professionista fiorentino mirerebbe ad evitare che la posizione del SARTORI possa ripercuotersi in qualche modo su tutto l’apparato del P.C. d’Italia (m-l).

 

 

Tra i movimenti extraparlamentari di destra, soltanto “AVANGUARDIA NAZIONALE” si è interessata alla questione schierandosi incondizionatamente a favore di FREDA, chiedendone con scritte murali, volantini e manifesti – la scarcerazione ed inneggiando ai suoi metodi di lotta.

 

 

2. – In merito ai vari aspetti della vicenda, dagli accertamenti praticati – confortati anche dalle notizie fornite da fonte certa – è emerso quanto segue:

 

- VENTURA è interessato ad una vasta attività in campo librario che esercita nella molteplice veste di produttore, agente e rappresentante, iniziata nel 1967 allorchè inltrò domanda alla Questura di Treviso per aprire una tipografia in Castelfranco Veneto, domanda archiviata nel 1968 per la mancata presentazione della completa documentazione da parte dell’interessato, pur avendo questi già acquistato una macchina rototipografica ed una foto riproduttrice rimaste inutilizzate nello scantinato della sua abitazione.

 

 

Ma soprattutto intensa è la sua attività editoriale, svolta mediante società fittizie correnti sotto le sigle “Galileo” e “Pamphlet” che pubblicano indifferentemente volumi di ispirazione neofascista e marxista.

 

 

Ultimamente però il suo giro d’affari si è ristretto alquanto a causa delle vicissitudini politiche e penali che hanno persuaso numerosi clienti a rinunciare alle sue prestazioni. Conseguentemente, anche le sue condizioni finanziarie hanno subìto un grave pregiudizio, tanto che da una perizia contabile ordinata dal magistrato inquirente sarebbe emerso un dissesto di circa 15.000.000 di lire suscettibile di possibili conseguenze fallimentari.

 

 

SARTORI Alberto ha assunto un atteggiamento del tutto coerente con la linea difensiva impostata da GRACCI a suo favore, presentandosi spontaneamente al magistrato per essere sentito in ordine ai fatti.

 

 

Da quanto è dato conoscere, il suo ruolo nella vicenda si sarebbe concretato nell’attività di collegamento fra il VENTURA ed i suoi finanziatori GUARNIERI Giorgio e LOREDAN Pietro.

 

 

Questi ultimi due avrebbero fornito sovvenzioni per diverse decine di milioni di lire occorrenti al VENTURA asseritamente per avviare un’attività bibliografica a Marino Laziale (Roma), via S.Pellico n.5, corrente sotto il nome “LITOPRESS”.

 

 

Il beneficiario avrebbe però utilizzato soltanto una parte del denaro ottenuto per installare nell’azienda macchine tipografiche rimaste inutilizzate, impiegando la rimanente sostanziosa aliquota in attività non chiare e sulle quali la Magistratura sta ancora indagando.

 

 

 

I commenti del SARTORI sulla vicenda si possono così riassumere:

 

- è convinto che i retroscena dei suoi contatti con VENTURA siano stati svelati distortamente alla stampa – e fors’anche alla Polizia ed alla Magistratura – da LOREDAN e da TALPO Getullio, noto esponente locale di “Potere Operaio”, che considera un agente provocatore al servizio del PCI.

 

- ha reagito duramente ai tentativi di denigrarlo attuati da “L’UNITA’” che – a suo dire – avrebbe cercato di addossargli responsabilità ancora più gravi di quelle attribuite al fascista LOREDAN.

 

 

E’ emerso, inoltre, che SARTORI diffida molto del FRANZIN, ritenuto elemento viscido e probabile confidente della Polizia.

 

- QUARANTA e FRANZIN hanno commentato ampiamente i fatti col noto MOROTTI Paolo di Bologna, col quale si sono incontrati a Padova il 19 – subito dopo il rientro di quest’ultimo da un viaggio a Vienna – ed il 24 aprile 1971.

 

 

Il MOROTTI, che QUARANTA e FRANZIN sembrano apprezzare per linearità ed obiettività di giudizio, considera l’arresto di VENTURA alla stregua di una montatura orchestrata dalla Magistratura e dalla Polizia in prosieguo a quelle analoghe che hanno determinato il caso VALPREDA, quello di GADOLLA e quello di BORGHESE, il cui fine è di setacciare gli ambienti degli opposti estremismi per dare sfogo alla repressione voluta anche dai revisionisti del PCI.

 

 

In tal quadro rientrerebbe inoltre, a suo dire, il fermo asseritamente intimatogli il 20 aprile u.s. dai Carabinieri a Bologna, che si sarebbero però limitati alla semplice identificazione dopo averlo accompagnato in caserma.

 

 

Secondo lo stesso MOROTTI, il noto DE PAOLI Claudio di Brescia è convinto che la “Lega dei Marxisti-Leninisti d’Italia” ha commesso un grave errore ad accettare VENTURA nelle sue file. Lo stesso, in seguito a quanto accaduto, starebbe esaminando l’eventualità di rientrare nel PCI o nel gruppo de “IL MANIFESTO” insieme a tutta la base della Lega.

 

 

Tale affermazione ha suscitato nel QUARANTA viva apprensione ritenendo egli che il caso VENTURA possa aver inferto a tutta la traballante organizzazione marxista-leninista un colpo tale da pregiudicarne la stessa sopravvivenza.

 

 

- Perduto l’appoggio di VENTURA nel settore editoriale, QUARANTA, FRANZIN ed altri esponenti minori locali della “Lega” hanno preso in esame la possibilità di costituire una “cooperativa libraria” che consenta di far fronte ai programmi editoriali del movimento autogestendosi in modo da ridurre i costi di editoria che, nella situazione attuale, comportano spese insostenibili.

 

 

Al riguardo va osservato che nei confronti della Società Editrice “ROTOGRAFICA” di Padova – alla quale QUARANTA e FRANZIN, per il tramite del VENTURA, avevano commissionato varie pubblicazioni, vanta nei confronti di costoro un credito piuttosto preoccupante.

 

 

Per la realizzazione della citata cooperativa, i promotori hanno chiesto consiglio a vari esperti fra cui il noto BUCCO Alberto il quale, entrando nel merito dell questione connessa all’arresto di VENTURA, ha lasciato capire che l’accettazione di questi nelle file della “Lega” abbia costituito un’operazione avventata che arreca grave discredito al movimento marxista-leninista.

 

 

Il QUARANTA si è giustificato sostenendo che VENTURA è del tutto estraneo ai fatti imputatigli, compresi quelli relativi alla stampa ed alla diffusione del noto opuscolo intitolato “LA GIUSTIZIA E’ COME IL TIMONE: DOVE LA SI GIRA VA”, il quale è stato scritto ed edito da FREDA.

 

 

- In seguito ad indiscrezioni raccolte durante l’indagine, il Magistrato inquirente ha interrogato su alcune circostanze della vicenda anche il noto ORSI Claudio, già esponente di “GIOVANE EUROPA” ed ora su posizioni maoiste, il quale sarebbe stato in contatto con FREDA nonché col gruppo facente capo alla già citata libreria “EZZELINO” di Padova.

 

 

Lo stesso Magistrato interrogherà inoltre il commerciante di esplosivi COMPARINI Giovanni, residente anagraficamente a Villa di Briano (CE) e dimorante di fatto a Napoli – via Silea n.136, il cui indirizzo è stato trovato fra le cose del TRINCO Aldo in occasione della perquisizione effettuata nel suo dimicilio.

 

Situazione seguita.

 

 

[Documento "informale" molto interessante su Quaranta e Franzin - clicca qui]

 

[Un documento inedito del SID su Alberto Sartori dopo gli arresti di Freda e Ventura - clicca qui]

 

 

 

 

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