Fermata per il lettore, ma non si scende…

 

 

 

Forse è bene adesso fermarci un attimo e chiederci cos’è questo racconto. Il lettore avrà senz’altro notato che i protagonisti “classici” della strategia stragista, Freda e Ventura, sono stati ritratti e i loro profili hanno occupato una parte del testo.

 

 

Di loro hanno parlato Guido Lorenzon, anche il Conte Pietro Loredan e Alberto Sartori.

 

 

Su quest’ultimo abbiamo concentrato la nostra attenzione. Perché? La risposta sta nelle notizie e informazioni avute su questo personaggio molto anomalo, sia per quanto riguarda l’esperienza di guerra partigiana che per quanto riguarda l’insieme delle vicende da lui vissute nel dopoguerra fino al 12 dicembre 1969 e oltre.

 

 

L’idea di fondo è questa: Sartori è un personaggio che ruota attorno a vicende tragiche. Sia l’eccidio di Schio, sia la strage di Piazza Fontana, hanno la sua presenza. E’ sempre in una posizione panoramica, si ritaglia sempre un ruolo di “osservatore attivo” in tutti i fatti politici o criminali della storia italiana del dopoguerra.

 

 

Visto che l’inchiesta su Freda e Ventura, nonostante alcuni successi temporanei (sentenza di Catanzaro del 1979) non ha portato alla loro condanna, anzi ha portato alla loro assoluzione (nonostante a posteriori la Cassazione abbia precisato una loro responsabilità) abbiamo ritenuto più conveniente, e più adatto ai nostri mezzi, cercare di aggirare gli ostacoli delle varie istruttorie.

 

 

Puntando quindi sulle figure di contorno, ma che secondarie invece non sono. Così personaggi come Guido Lorenzon, come il Conte Pietro Loredan, come l’ex comandante partigiano Alberto Sartori, sono stati rivisti e illuminati a giorno per cercare attraverso i loro comportamenti uno spiraglio per capire meglio l’inizio dell’indagine sulla strage di Piazza Fontana.

 

 

Le bombe provenienti dal Nordest, le “bombe venete”, perciò hanno avuto un retroterra, una manovalanza, una logistica e un vertice, veneti. E accanto ai vertici veneti dell’operazione stragista del 12 dicembre 1969 si sono attivati personaggi di estrazione diversa, che ci hanno incuriosito moltissimo, poiché bastava scavare un po’ di più su di loro ed ecco che emergevano particolari che non hanno trovato ascolto nelle aule di Giustizia.

 

 

Parliamo di Sartori, con la sua “missione” antifascista, pescato a Napoli dal duo Loredan-Ventura e portato su, in Veneto, a fare da “medaglione” per aprire le porte all’infiltrazione nella sinistra extraparlamentare.

 

 

L’indagine su Sartori, come il lettore ha riscontrato, è partita dai tempi della formazione del partito comunista filocinese. “Stranezze” si sono aggiunte a “stranezze”, un gioco continuo di infiltrati, di mosse azzardate, di menzogne seminate per strada, ci hanno convinto che Sartori, Loredan, e anche altri attori minori, avevano ancora molto da dire.

 

 

I verbali di interrogatorio davanti al Giudice D’Ambrosio hanno evidenziato discrepanze, ricordi ad orologeria, bugie infinite. Poi mettendo assieme documenti dei Servizi Segreti e facendo attenzione ai nomi di alcuni testimoni abbiamo visto che valeva la pena insistere nell’indagine giornalistica, sia sull’ex partigiano Alberto Sartori che sul Conte Loredan.

 

 

E’ questo il motivo per cui questi nomi compaiono così spesso in questo racconto. Sono nomi di personaggi che non hanno mai avuto una vita “normale”. Anche quando non c’era una guerra loro riuscivano a suscitarne una, magari solo con le informazioni, con i programmi, con le idee.

 

 

Seguiteci ancora in questo racconto che è un “work in progress”, man mano che andiamo avanti nell’indagine apparirà più chiara la funzione dei personaggi che abbiamo citato.

 

 

Noi speriamo anche nella critica del lettore, che potrebbe suggerire particolari sfuggiti all’attenzione o strade d’indagine non ancora praticate. Comunque l’indagine è solo all’inizio.

 

Dateci la vostra attenzione.

 

 

Giorgio Marenghi

 

 

(continua nei prossimi giorni)