La "missione in campo nemico" di Alberto Sartori - Il disastro annunciato della Litopress - Si marcia a tappe forzate verso l'incriminazione - Le menzogne di Sartori: un'arma a doppio taglio - LA LETTERA DI DIMISSIONI al "compagno" GRACCI: una "penitenza" politica concessa malvolentieri

 

 

PARTE QUINTA 

IL RETROTERRA DELLA “MISSIONE IN CAMPO NEMICO” DI ALBERTO SARTORI

 

 

C’è poco da dire. Sartori è una figura di uomo che ci sfugge. Quando un documento o un racconto di testimone sembra averlo bloccato favorendo così l’esame dei suoi atti con pazienza, senza fare errori dettati dalla fretta, ecco che, all’improvviso, il comandante “Carlo” riesce a confondere le idee e ritagliarsi un altro ruolo.

 

 

Vedremo più avanti il sistematico uso della menzogna e le prove che siamo riusciti a raccogliere su questo strumento di lotta politica o personale. Ci preme invece mettere a fuoco il suo bisogno continuo, incessante, di soldi, che viene confermato dai suoi spostamenti e dalle sue iniziative di lavoro.

 

 

Il quadro degli avvenimenti lo conosciamo: siamo nei mesi della primavera-estate del 1970, Lorenzon ha denunciato Ventura, Ventura ha querelato Lorenzon per diffamazione e calunnia, il “terzetto” (SARTORI, LOREDAN, VENTURA) ha compiuto il suo giretto in Svizzera per il famoso brevetto della carta igienica pubblicitaria, Sartori sorregge Ventura assicurando a tutti coloro che incontra che l’editore è un “compagno”, in ballo poi c’è il libro “Gli attentati e lo scioglimento del Parlamento” scritto da Mario QUARANTA e Elio FRANZIN (ai quali VENTURA finanzia il giornale “SINISTRA UNIVERSITARIA”) con il controllo bozze di Freda e l’apporto documentario di Guido GIANNETTINI, nonché con l’imprimatur dello stesso SARTORI.

 

 

 

Al di là di tutto questo, o meglio in mezzo a tutto questo intreccio di commedia-tragedia, Sartori si muove come una trottola tra Napoli e il Veneto (con puntate a Milano).

 

 

A Napoli viene segnalato a mesi alterni dalla Questura che, sorvegliandolo, invia messaggi al Ministero affermando che il soggetto non bada più alla politica attiva, non frequenta manifestazioni o compagni, ecc.

 

 

Si vede una sola volta con Angiolo GRACCI ma poi null’altro. E’ nel Veneto invece che Sartori si dà da fare: intavola trattative per cercarsi un altro lavoro. Fa proposte alla Ditta VITTADELLO, propone alla stessa di poter vendere in Jugoslavia una grossa partita all’ingrosso di vestiti, abbigliamento e affini.

 

 

Ma la cosa non deve produrre gli effetti sperati perché tra maggio e giugno del 1970 l’iniziativa non trova riscontro pratico.

 

 

Il 6 luglio 1970 [prot.103836  – Questura di Napoli] una boccata d’aria (più che altro di soldi) arriva a SARTORI, stando alle indiscrezioni degli occhiutissimi servizi della Questura napoletana, dalla sua vecchia ditta, la SAMOPAN, che gli liquida 5 milioni di sue spettanze.

 

 

 

Ventura e i suoi guai nella stampa e anche nei libri...

 

 

Intanto il “compagno” VENTURA, deve far fronte ad una campagna di stampa che lo pone sempre più allo scoperto. La qualifica di “neofascista” gli pesa, significa la rovina per gli affari. Il 14 luglio 1970 scrive al Procuratore della Repubblica di Parma per segnalare un volume edito da GUANDA dal titolo: “le bombe di Milano”. Il libro è stato diffuso nel giugno.

 

 

Ventura, presa visione, si accorge che il giornalista MARCO FINI ha affermato a pagina 202 del volume: “Ventura è fascista per vocazione costante alla durezza e alla rettorica. Introverso, chiacchierone, è lui la personalità dominante”. “Ventura pubblica nel 1966 tre numeri di una rivista francamente nazista”. E così via con affermazioni sempre più pesanti nei confronti del Ventura.

 

 

Non si è ancora diradata la nuvola densa di “menzogne” (Ventura) sul suo conto che il giorno dopo, 15 luglio 1970, Ventura scrive al Procuratore della Repubblica di Roma, prendendosela questa volta con la Casa Editrice Samonà e Savelli che ha pubblicato un libro dal titolo: “La strage di Stato”.

 

 

“A pag. 80-81 del volume – sigla Ventura -  gli autori del libello, dopo aver accennato alla pubblicazione di un opuscolo clandestino, firmato dal “Fronte Popolare Rivoluzionario”, dichiarano che tale opuscolo è stato pubblicato dall’editore libraio Giovanni Ventura di Treviso”.

 

 

Per Ventura “l’immondo libello” continua il suo lavoro di scavo, colpendo nel vivo l’editore di Castelfranco. Che ovviamente minaccia querela.

 

 

 

 

Il protesto cambiario e l'inizio della fine della Litopress...ma anche il "coinvolgimento" scandaloso di Sartori...

 

 

 

Nel frattempo, su tutt’altro versante, il 19 luglio ALBERTO SARTORI apprende che la Cassa di Risparmio della Marca Trevigiana aveva trasmesso all’ufficiale giudiziario l’effetto di 30 milioni, a suo tempo avallato dal sig. Conte GUARNIERI a favore di VENTURA.

 

 

Ne consegue che il LOREDAN rimette ogni incombenza al riguardo di questo caso al suo commercialista di Treviso, dott. PANDOLFI. “Il che sta a significare – chiosa un SARTORI quasi rasserenato – che almeno nelle intenzioni di LOREDAN, ed esplicitamente, mi si sgravava finalmente da ogni responsabilità circa il Vostro mandato a suo tempo affidatomi e la conseguente richiesta di servire da “tramite” fra Voi ed il sig. Ventura per quanto attiene l’andamento della Litopress”.

 

 

Un sospiro di sollievo! Anche se la Litopress è ormai “finita” e SARTORI avverte il profumo di un disastro annunciato, soprattutto  per i guai finanziari in cui VENTURA era sprofondato.

 

 

SARTORI, nella raccomandata da Vicenza del 19 luglio 1970, (indirizzata ai Conti LOREDAN e GUARNIERI e al Sig. VENTURA), dà comunque l’impressione di voler tenere duro e si dice sicuro che il protesto cambiario verrà senz’altro “richiamato” dal conte GUARNIERI.

 

 

Come sempre gli succede in tutte le lettere che invia in giro per il mondo ALBERTO SARTORI ricostruisce tutta la storia daccapo, da quando ricevette il mandato per la Litopress, all’increscioso episodio di Lorenzon (un “esaltato”, mi è stato confermato, dice Sartori).

 

 

Poi aggiunge con il suo stile apocalittico: “Ho sfidato (per la prima volta nella mia vita di militante) le cennate implicazioni e complicazioni politiche e personali per aver consolidato i miei rapporti di collaborazione commerciale ed anche di amicizia con il sig. VENTURA, nella stessa proporzione in cui gli veniva meno il Vostro appoggio e la Vostra solidarietà. E non me ne dolgo! – So per averlo sofferto tutta una vita cosa significa essere “vittima innocente” e trovarsi soli!”

 

 

 

La notizia di questo “coinvolgimento” di SARTORI, è bene ricordare, non raggiungerà mai il “compagno” ANGIOLO GRACCI, questa lettera resterà sempre “riservata”, poiché se fosse finita in mano ai suoi “critici” della sinistra ne sarebbe certamente uscito un “caso Sartori” assai imbarazzante, sia per lui stesso che per il P.C.d’Italia (m-l).

 

 

Sartori conclude la missiva ricordando che “…mi trovo ora nella preoccupante assoluta impossibilità di farvi fronte (ai debiti “congelati”, nota di G.M.) con il pericolo di essere io stesso travolto nel disastro, per non poter ricongelare i “miei” debiti per un periodo che mi consenta di farvi fronte con altre iniziative di lavoro nel caso, come temo, che la iniziativa LITOPRESS si risolva in un comune grave pasticcio.

 

 

In questo caso SARTORI ha proprio ragione! Infatti il commercialista a cui LOREDAN si era rivolto, il dott. Pandolfi di Treviso, il 30 luglio 1970 scrive al Conte di Venegazzù una lettera dai toni durissimi.

 

 

“Lei conferma che nessuno, assolutamente nessuno impegno è stato da lei assunto nei confronti del dr. Giovanni Ventura…..lei non intende assolutamente concorrere col dr. GUARNIERI e con la signora Ventura a garantire il castelletto VENTURA-LITOPRESS….Non pone alternativa alla situazione attuale….”

 

 

“E’ evidente che, preclusa ogni mia possibilità mediatrice e transattiva col dr. VENTURA, il mandato da Lei conferitomi non ha più contenuto alcuno…”. Firmato PANDOLFI dott. UGO.

 

 

 

Ventura controllato a vista...

 

 

Sembrerebbe la fine del pasticcio. D’ora in poi il cadavere della LITOPRESS produrrà solo effetti di protesto, liti cambiarie, delusioni e rabbia nei singoli partecipanti a questo castello di sabbia. 

 

 

Questo è senz’altro vero ma in certe occasioni ci sono anche i colpi di coda e il 7 agosto 1970  i due Conti e lo stesso redivivo Giovanni VENTURA (reduce dall’aver sfilato davanti ai giudici romani per la grana Lorenzon) firmano un’altra convenzione che, allo stato dei fatti, sembra più un atto di cessione di capacità di intendere e di volere da parte dello stesso Ventura.

 

 

A parte la precisazione di quanti soldi occorrono per sostenere il rapporto con le banche, ecc. , qual è la contropartita della nuova fidejussione? Che ALBERTO SARTORI diventa il “garante” di tutti i movimenti di Ventura, che il capitale deve intendersi destinato alla LITOPRESS (ma allora tutti i soldi dal novembre 1969 dove erano andati a finire?), che sempre il nostro SARTORI “avrà libero accesso …alla visione dei libri contabili,ecc.”.

 

 

Ventura resta con 40.000.000 di debiti, cioè cambiali a firma propria, non all’ordine, “da azionare esclusivamente” se la Banca si muove per rientrare del credito. Una spada di Damocle.

 

 

E’ questo l’ambientino che dovrebbe stampare il volume “Gli attentati e lo scioglimento del Parlamento”, mettendo assieme filocinesi e fascisti, che dovrebbe far funzionare a pieno regime una LITOPRESS fantasma, strano contenitore la cui funzione sembra più quella di inguaiare chi ci si impegna.

 

 

Nell’estate, complice il caldo, il “quartetto” editoriale (SARTORI, VENTURA, QUARANTA e FRANZIN) si riunisce ad Asiago ed esamina il materiale per il libro. Ci sono aggiustamenti, incomprensioni (storiche quelle tra Quaranta e Sartori che giungono dal 1964 ai tempi de “La Nuova Unità”), diffidenze di Franzin (sempre su Sartori), poi alla fine, tolte alcune incongruenze ed errori la bozza del libro è pronta per la stampa. Che avviene nel mese di settembre per i tipi della “GALILEO”, sempre gestita da Ventura.

 

[Il nostro commento sul volume "Gli attentati e lo scioglimento del Parlamento" - Una vera e propria operazione di "intossicazione" politica - clicca qui]

 

 

 

 

Le menzogne di SARTORI: un'arma a doppio taglio

 

 

 

Abbiamo lasciato in sospeso la questione delle menzogne rilasciate con “convinzione” da Alberto SARTORI nel corso delle sue vicende, sia personali che politiche.

 

 

La più grossa di queste menzogne la si ritrova nella famosa “lettera a GRACCI”, lettera indirizzata al dirigente fiorentino del Partito Comunista d’Italia (m-l), segretario della frazioncina denominata “linea rossa”. Ebbene cosa dice di così compromettente Alberto Sartori a Gracci?

 

 

Nientedimeno che una negazione. Questo il testo letterale e integrale del passo falso di SARTORI: 

 

 

“Mai, nonostante le insistenze, mi furono consegnate le copie o fotocopie delle schede”.

 

 

Sartori ammette di averle viste, ancora al tempo dell’incontro di Napoli all’Hotel Mediterraneo, quando si intrattenne con il gatto e la volpe, cioè con Loredan e Ventura. “Allora – afferma Sartori – lessi queste schede”.  Ma niente di più. L’ex partigiano, comandante dell’ala militare dei marxisti leninisti, per questo motivo controllato in continuazione dai Servizi Segreti, ci vuole quindi far credere di non aver avuto copia fotostatica delle famose “schede segrete” che Ventura e Loredan gli consegnarono invece nel corso di alcuni mesi, prima del settembre 1969.

 

 

E allora come si spiega la consegna di un bel pacco di fotocopie, (tratte da una quindicina di schede), ai funzionari dell’ambasciata albanese durante il mese di settembre?

 

 

Ce lo dice con candore lo stesso SARTORI in un deposizione davanti al Giudice Istruttore D’AMBROSIO del Tribunale di Milano:

 

 

A DOMANDA RISPONDE: “Il Giudice STIZ deve avere equivocato sul numero delle “veline” consegnatemi dal Loredan in fotocopia. In effetti in occasione della visita a Napoli mi furono mostrati solo cinque o sei rapporti, quelli che indicai al dott. STIZ. Successivamente su mia insistenza ed avendo anche tra l’altro io posto come condizione della mia collaborazione nella LITOPRESS che mi fossero consegnate tutte le “veline” di cui era venuto in possesso il Ventura, Loredan mi consegnò nell’estate del 1969, una quindicina  di rapporti in fotocopia”.

 

 

E SARTORI, al mese di settembre, è così in grado di fare omaggio all’ambasciata albanese di quindici schede fotocopiate, seguito per l’occasione da due testimoni “qualificati”, tali il “compagno” MIGALE di Cutro (Catanzaro) e STAGLIANO’, sempre di Catanzaro.

 

 

 

 

 

Un'altra storia che ha dell'incredibile: Giovanni Ventura, responsabile del gruppo terroristico e dell'ondata di attentati stragisti si trova ora a dover litigare con il suo "amico", il comunista filocinese Alberto Sartori, per una questione di soldi. Il debito di Sartori, "congelato" da Ventura per mezzo di cambiali, è ora giunto alla fase del protesto....Così finisce il sodalizio tra l'eversore di destra e quello di sinistra...

 

 

 

Pubblichiamo la corrispondenza tra i due litiganti e poi vedremo qual'è il senso di tutta questa commedia...

 

 

 

 

Vicenza, 23 dicembre 1970

 

Sig. Giovanni VENTURA – Litopress – Castelfranco Veneto (Treviso)

 

Raccomandata-Espresso

 

Caro Ventura,

faccio seguito alla comunicazione telefonica intercorsa per compiegarti la fotocopia della lettera indirizzatami dai Conti LOREDAN e GUARNIERI che hanno sollecitato un incontro con me, ieri, per conoscere – nei dettagli – la situazione della LITOPRESS.

 

 

Guarnieri, in particolare, mi ha manifestato le sue preoccupazioni per l’avvicinarsi della scadenza di cui ebbi già a ricordarti l’importanza. L’ho tranquillizzato assicurandolo che tu, in varie occasioni, mi hai detto di essere preparato a tener fede ai tuoi impegni nei suoi confronti. Mi è parso comunque molto preoccupato nell’apprendere che io non ero in grado di dargli dettagliate informazioni sull’andamento della LITOPRESS, tolto il “bilancio” di cui mi avevi fornito copia nel settembre scorso e che esibii loro.

 

 

Non ho potuto nascondere che, dalla metà di ottobre, io avevo dovuto forzatamente cercarmi una alternativa di sistemazione per far fronte ai miei paurosi impegni…Li ho anche informati che tu – durante i 10 mesi trascorsi al tuo fianco – avevi “congelato i miei debiti con rinnovi cambiari” pur trovandoti in difficoltà per i noti motivi [le “rivelazioni” di Guido Lorenzon sulla responsabilità di Ventura nell’affaire di Piazza Fontana, nota di G.M.]

 

 

E’ necessario che tu ponderi bene il contenuto della lettera indirizzatami alla luce della “immediata esigenza” cui fanno cenno e che io, francamente, non mi sento di assecondare nella situazione attuale….. Ne potrebbe però derivare che tuoi finanziatori, sottraendomi forzatamente a tale compito ingrato, ti affiancherebbero un loro commercialista con analoghi compiti, com’ebbero a dirmi. Vedi un po’ tu il da farsi.

 

 

D’altra parte io non ho nessuna possibilità di scelta (alla luce di quanto sta avvenendo, poiché ho bisogno di tutta la serenità possibile e di tutto il mio tempo ed energia per riparare all’annata perduta durante la quale, come ben sai, la mia situazione finanziaria – anziché migliorare – si è andata complicando ed aggravando.

 

 

E’ necessaria molta chiarezza nei nostri rapporti e questa (mi duole dirtelo) anziché aumentare, è andata scemando in modo preoccupante negli ultimi tempi.

 

Ho coscienza di avere fatto quanto stava in me per non abbandonarti nel momento del pericolo, poiché lo meritavi e rientra nel mio stile. Ho bisogno di sapere, in modo chiarissimo e realistico, se tu sei intenzionato ed in grado di tener fede agli impegni primitivi assunti che furono alla base del nostro rapporto commerciale sin dal novembre 69.

 

Resto in attesa di una tua a strettissimo giro di posta.

 

Cordialmente

 

Alberto Sartori

 

 

 

 

 

 

ESPRESSO

 

Padova 28 dicembre 1970

 

Sig. Alberto Sartori, via Racchetta – Vicenza

Caro Sartori, ho ricevuto e letto con autentica sorpresa la tua raccomandata del 23 corrente e ritengo indispensabile che tu precisi immediatamente a che cosa ti riferisci con la frase: “E’ necessaria molta chiarezza nei nostri rapporti. E questa (mi duole dirtelo) anziché aumentare, è andata scemando in modo preoccupante negli ultimi tempi”.

 

 

Ovviamente la tua risposta condiziona la discussione – che intendo affrontare subito – su tutte le altre questioni ancora pendenti.

 

Attendo una tua immediata risposta.

 

Cordialmente

 

Giovanni Ventura

 

 

 

 

 

Padova 31 gennaio 1971

 

 

Dichiaro di aver assunto nei confronti del compagno Alberto Sartori l’impegno di provocare le condizioni attraverso le quali, a partire dal gennaio del 1970, avrebbe potuto “ghiacciare”, mio tramite, i debiti di carattere “politico” – assunti durante il periodo precedente e successivo al congresso straordinario del PCd’Italia-Linea Rossa (1/12/68) – e ammontanti a Lire 12.000.000 (dodici milioni) circa.

 

 

Tale impegno, assunto nel dicembre del 1969, presumeva – in termini essenziali – l’attivazione di una iniziativa imprenditoriale nel settore grafico, al finanziamento della quale avrebbero concorso i sigg. GUARNIERI  e LOREDAN. Il sig. Loredan, dopo la programmazione del previsto piano di investimento, pose allo scrivente la condizione di inserire il compagno Sartori nell’azienda, dalla quale quest’ultimo avrebbe potuto – per un rapporto “speciale”, ufficializzato in un mandato di rappresentanza, articolato secondo forme e livelli provvisionali remuneratissimi – ottenere i mezzi e gli strumenti per l’ammortamento dei debiti contratti nel modo detto.

 

 

Dichiaro, pertanto, che non è mai stato assunto da parte mia alcun impegno di provvedere direttamente al pagamento del debito del compagno Sartori; non ho mai assunto l’impegno, pertanto, di accollarmi tale debito.

 

 

Dichiaro, altresì, che non essendo intervenuto normalmente, e secondo le previste scadenze degli investimenti programmati, il detto piano di finanziamento; che, pertanto, non è stato possibile realizzare l’azienda nei modi e nei tempi previsti; che, pertanto, il previsto ammortamento del debito del compagno Sartori si è reso impraticabile e conseguentemente sono venute meno le condizioni di provvedere – in questo momento o a scadenze brevi – al pagamento di tale debito, attraverso i risultati della attività del Sartori nell’azienda – ne segue che, allo stato, non sussistono le condizioni di un ammortamento che possa affidarsi ad una attività nella azienda LITOPRESS.

 

 

Dichiaro, infine, che il mio detto impegno si completava nell’obbligo di cedere al PCd’I – linea rossa, tramite il compagno Sartori una macchina da stampa offset e ottenere – attraverso il compagno Sartori -  forniture di carta dal sig. Guarnieri, a condizioni particolari, parte delle quali sarebbe stata destinata alla stampa del periodico “IL PARTITO”.

 

 

Tale conferimento, da parte della LITOPRESS – mio tramite – integrava l’impegno di un finanziamento mensile, da stabilirsi in ordine alle disponibilità aziendali (per i rapporti condizionanti nei confronti dei soci), e da immissioni dopo avvenuto l’avviamento dell’azienda LITOPRESS.

 

 

Preciso, da ultimo, che il livello di esposizione attuale, per cambiali del compagno Sartori da me cedute allo sconto, è attualmente di Lire 15.000.000 (quindici milioni) circa.

 

 

Affermo inoltre che il LOREDAN pose un’altra condizione, al verificarsi del promesso concorso nel finanziamento della LITOPRESS (consolidatosi con i ritardi e i rinvii accennati, per l’emergenza imprevista della campagna di calunnie nei miei confronti), condizioni relative all’obbligo, da parte mia, di stampare e pubblicare in Italia l’opera di ENVER HOXA.

 

 

La presente dichiarazione è stata da me redatta e sottoscritta a Padova, in Via Tommaseo 13, alla presenza del compagno Sartori Alberto, Franzin Elio, Quaranta Mario, che di seguito si sottoscrivono.

 

 

(seguono le firme di Giovanni Ventura, Elio Franzin e Mario Quaranta)

 

 

Il compagno Sartori desidera redigere una propria dichiarazione distinta, pertanto non sottoscrive la presente.

 

Giovanni Ventura

 

 

Dichiaro infine di aver ricevuto dal compagno Sartori una lettera raccomandata la quale risponde precisamente alla ricostruzione corretta degli avvenimenti e dei rapporti intervenuti durante il periodo che la precede. Tale lettera porta la data del 19 luglio 1970.

 

Giovanni Ventura

(documento autografo)

 

 

 

 

 

 

 

RACCOMANDATA ESPRESSO

 

Vicenza, 2 Febbraio 1971

 

Sig. Giovanni Ventura – LITOPRESS – Srl – Castelfranco Veneto (TV)

c/o Sede SBL – Via N.Tommaseo,13 – Padova

 

 

Caro Ventura,

la “risposta immediata” che tu esigevi da me con la tua del 26 dicembre scorso non deve evidentemente averti soddisfatto nella sua forma verbale di serena discussione scambiata con te il 29 seguente, né il chiarimento da me preteso il 9 gennaio sera, quando tu facesti partecipare all’incontro in casa mia gli amici QUARANTA e FRANZIN. Si trattava, in tale occasione, della tua richiesta di un ennesimo mio intervento presso il Conte GUARNIERI (e il LOREDAN) per consentirti di “alleggerire” i tuoi impegni nei confronti del primo. L’ho fatto; (ho avuto anche i ringraziamenti di tua madre a nome di tutta la tua famiglia).

 

 

Dopo la soluzione del tuo ennesimo grave problema di scadenze – per cui richiedesti il mio intervento – non hai tenuto fede ai tuoi precisi-solenni-ribaditi impegni di “congelare”, almeno, i “miei debiti” nei tuoi confronti rinnovando le cambiali che io ti ho rilasciato a suo tempo unicamente e fiduciariamente allo scopo di darti il tempo di poter disporre di maggiore liquidità.

 

 

Fosti tu, permettimi di ricordartelo ancora una volta, a garantirmi che “non avrei avuto più nessuna preoccupazione” se avessi potuto ottenere l’ultimo finanziamento di 40 milioni dal Conte GUARNIERI presso la Banca Popolare di Castelfranco. Io ho mantenuto l’impegno (pur in condizioni da te stesso reputate “impossibili”) ma tu non hai mantenuto il tuo!

 

 

Neppure quello estremo (tante volte convenuto) che in ogni caso mi avresti preavvisato con 2/3 mesi di anticipo ove tu avessi previsto delle difficoltà. Ciò non è avvenuto per le programmate e previste scadenze del 22 e 30 gennaio, per 6.100.000.

 

 

Tu hai atteso il 19 gennaio notte per richiedermi il rinnovo di cambiali che ti ho immediatamente rilasciato a favore delle società LITOPRESS e SBL (9 effetti per un ammontare di lire 6.122.050 con scadenza 21 e 28 maggio 1971). Il resto è stato un drammatico susseguirsi di invocazioni mie a non lasciar scadere i termini di ritiro degli effetti e di assicurazioni tue che tutto si sarebbe risolto a tempo opportuno, evitando un disastroso protesto.

 

 

Ci sono volute altre 12 ore di riunione con gli amici QUARANTA e FRANZIN, in Padova domenica 31 gennaio [vedasi precedente documento di Ventura], per indurti ad evitare un disastro che – dalla tua telefonata di stanotte – appare ormai inevitabile e con conseguenze incalcolabili, soprattutto per me.

 

 

Orbene: Ti supplico (se non l’hai già fatto, a Milano, dopo il disperato appello mio di stanotte) di evitare il protesto degli effetti scaduti su Milano e di “coprire” – con immediato pagamento il protesto di Vicenza in modo da consentirmi di limitare il gravissimo incalcolabile danno facendo apporre un asterisco di “pagato dopo il protesto” sulla pubblicazione della C.C.I.A.A. di Vicenza. Il mio legale ritiene urgentissimo che io possa esibire gli effetti alla Camera di Commercio.

 

In tale attesa resto fiducioso.

 

Alberto Sartori

 

 

 

 

RACCOMANDATA A.R. – ESPRESSO

 

Padova, 8 febbraio 1971

 

 

Caro Sartori,

leggo oggi la tua raccomandata del 2 febbraio e ti rispondo subito, assumendo ciascuna delle questioni che tu sollevi.

 

 

1) E’ certo che la tua risposta verbale alla mia lettera del 28 dicembre ultimo non soddisfece – nelle circostanze da te ricordate – la mia domanda circa il significato di una tua espressione che qualificava equivocamente i nostri rapporti. La tua risposta è venuta soltanto durante l’incontro con gli amici FRANZIN e QUARANTA, domenica 31 gennaio, quando tu esplicitasti che il rapporto che avevi tenuto con me per tanti mesi – contrariamente a quanto più volte avevi detto e scritto – era da ricondursi soltanto alla utilità che tu ne andavi ricavando, consentendoti io di pagare i tuoi debiti sostituendomi ai tuoi creditori…

 

 

Tali tuoi debiti nei miei confronti venivano rappresentati – come sappiamo – in titoli cambiari da te sottoscritti (direttamente o a nome ORVEN); tali titoli venivano da me scontati presso istituti di credito, per poter così favorirti e consentirti di disporre della liquidità necessaria a fronteggiare le tue scadenze.

 

 

A fronte di tali titoli, che io ero costretto a scontare non disponendo della somma cospicua cui t u necessitavi (essendomi trovato, per le note tristi vicende, in gravi difficoltà economiche: superate solo parzialmente dall’esaurimento tardivo di alcune operazioni di credito, cui tu accenni nella tua lettera), ti consegnavo denaro, secondo un computo “alla pari”; senza che tu sostenessi, cioè, l’onere degli interessi che invece io sostenevo con la banca…perché, come dicesti tu, “il conto degli interessi si sarebbe fatto alla fine….”.

 

 

Dunque, dicevo, la risposta alla mia domanda di alcuni mesi fa e alla mia più recente lettera è venuta soltanto il 31 gennaio ultimo, durante l’incontro con gli amici FRANZIN e QUARANTA.

 

 

2) Come ti scrissi, io ho puntualmente rispettato il mio impegno nei confronti del Conte GUARNIERI, nel senso che il medesimo è stato soddisfatto secondo le mie previsioni: la richiesta di un tuo intervento presso il Conte GUARNIERI (“e il LOREDAN”) venne dagli amici FRANZIN e QUARANTA, non da me. Fosti tu a indurli a intervenire e a introdursi nella discussione di questioni che riguardavano soltanto me e te.

 

 

3) Quanto alla tua incredibile interpretazione di una mia frase (“non avrai più preoccupazioni”), ciò non può che provocarmi costernazione e incredulità. Tale frase intendeva dire soltanto quel che dice: che tu, in presenza di condizioni normali di attività della mia azienda, avresti potuto tranquillamente, secono le proposte che ti formulai, provvedere all’ammortamento graduale del tuo debito.

 

 

L’interpretazione che tu mi hai improvvisamente proposto, oltre che essere un falso, è di un irrealismo grottesco: e proprio non avrei mai supposto che la tua solidarietà – che io ti ricambiavo nelle forme dette e nei limiti delle mie possibilità, e oltre tali limiti – si sarebbe posta in tali termini di negoziazione apertamente ricattatoria.

 

 

4) Quanto ai tuoi recenti insoluti, e alle ragioni che li hanno provocato, non ho da aggiungere nulla a quanto già ti dissi e potesti constatare personalmente. La banca non ha voluto scontare le tue cambiali perché il tuo nominativo – secono le informazioni medesime della banca presso la quale tu operi a Vicenza, troppo tardivamente rettificate – non era considerato sufficientemente solvibile.

 

 

Non credo di dovermi rimproverare di non aver predisposto, per il rinnovo delle tue cambiali, di più e diversamente che un castelletto ampiamente capiente.

 

 

5) Ti prego, da ultimo, di farmi conoscere a stretto giro quali sono i tuoi propositi per le cambiali circolanti. Ti è abbastanza nota e chiara la mia condizione, per sapere che non posso in nessun caso restare esposto nelle proporzioni poste dal tuo debito. Bisogna pertanto che tu mi faccia sapere subito come intendi provvedere.

 

Giovanni Ventura

 

 

 

 

 

RACCOMANDATA R.R. – ESPRESSO

 

Vicenza, 10 febbraio 1971

 

 

Sig. Giovanni Ventura Via P.R. Andretta – Castelfranco Veneto (TV)

 

RISPONDO SUBITO – Come da te richiestomi con la tua raccomandata r.r. Espresso dell’8 corr. Giuntami in questo momento – al quesito n.5) che, per quanto riguarda gli altri punti, mi auguro di non vedermi un giorno o bbligato a far ricorso alle prove testimoniali su tutti i fatti che contraddicono incredibilmente quanto tu tenti di affermare. E allora mi vedrei costretto a dimostrare quale e quanto costosa ed assorbente fu l’attività che io dovetti dedicare alla LITOPRESS durante una diecina di mesi. Spero che ciò non accada.

 

 

C’è però nella tua lettera una stranissima insinuazione che intendo sin da ora respingere sdegnato ed amareggiato: quella con la quale mi vorresti addebitare una “negoziazione apertamente ricattatoria”. Ricattare te? Come e su quale base?

 

 

Esigo da te una immediata ed esauriente risposta scritta per non vedermi costretto ad andare unilateralmente a fondo di simile disgustosissima tua frase.

 

 

Per quanto riguarda il punto5) tu sapevi e sai molto bene – per avertelo ricordato sino allo spasimo nella lunga riunione del 31 gennaio in presenza di QUARANTA e FRANZIN – che la mia rovina professionale e commerciale da te voluta avrebbe pesato sulla tua coscienza e non avrebbe salvato nulla, ma anzi avrebbe soltanto precipitato la mia situazione senza recarti nessun vantaggio. Mi è ormai impossibile far ricorso al credito, anche se lo volessi tentare.

 

 

Ti allego pertanto gli avvisi relativi alle 3 scadenze del 20 febbraio per lire 500.000 sulla Banca Popolare, sulla Banca Cattolica e sulla Cassa di Risparmio di Vicenza sommanti a L. 1.500.000 perché tu possa richiamare gli effetti o ritirarli a tempo debito.

 

 

Attiro la tua attenzione sulla inderogabile necessità di non aggravare la mia situazione. In particolare presso la locale Cassa di Risparmio nei confronti della quale spero di poter “resistere” almeno finchè non uscirà il Bollettino dei protesti. Tu conosci la mia esposizione complicata dal precedente mancato pagamento nei termini della tua cessione protestata dalla Editoriale Trapani.

 

 

Presso tale banca scadevano il giorno 5 quattro tue cessioni da me scontate per un ammontare di L. 1.601.700 – di cui mi hai più volte garantito il buon fine. Resta poi il debito nei confronti della signora UGGE’ che temo si veda costretta ad agire nei tuoi confronti, visto che non ti sei più fatto vivo.

 

 

Da ultimo debbo farti notare che tu nulla rispondi alla mia precisa richiesta contenuta nell’ultimo capoverso della mia del 2 febbraio. Ciò mi fa temere che tu abbia lasciato protestare le scadenze su Milano per le quali, a suo tempo, hai ricevuto i relativi avvisi per il richiamo o il ritiro diretto.

 

 

In ogni caso è necessario che tu mi faccia urgentemente sapere quale uso tu abbia fatto delle 9 cambiali da me rilasciate il 19 gennaio con scadenza 21 e 25 maggio e, se non le hai totalmente o parzialmente utilizzate, di volermele restituire nel caso in cui tu non mi abbia già spedito – con l’urgenza del caso – gli effetti scaduti il 22 e 30 gennaio perché io possa intervenire, come detto nella citata mia, presso la Camera di Commercio.

 

Resto in attesa di una tua.

 

Alberto Sartori

 

 

 

 

 

 

 

 

RACCOMANDATA-ESPRESSO

 

Vicenza, 11 febbraio 1971

 

CONTE GIORGIO GUARNIERI – TRIESTE

CONTE PIERO LOREDAN – VENEGAZZU’ DEL MONTELLO

 

 

Cari amici, mi riferisco alla comunicazione telefonica intercorsa con Loredan – dopo avere tentato di comunicarmi con Guarnieri – per informarVi che mi vedo costretto a declinare definitivamente ogni responsabilità circa ulteriori tentativi di poter adempiere all’impegno morale da Voi addossatomi (e da me accettato, come ricorderete, con molte riserve) nel punto 4 della Convenzione da Voi stipulata lo scorso 7 agosto con il sig. Ventura della LITOPRESS.

 

 

Ancorchè me ne possa derivare maggiore danno di quello già gravissimo ed irreparabile da me subìto per colpa del Vntura, ritengo essere un mio preciso dovere di non attendere un suo eventuale estremo ripensamento nei miei confronti – dopo la lettera che gli ho scritto ieri – per informarVi che non esistono purtroppo per me i presupposti per consentirmi di stabilire, allo stato, se tutto quanto ha fatto il Ventura, dietro una maschera “ideale”, dall’infausto giorno in cui mi fu presentato “Ex abrupto” da Loredan a Napoli, possa attribuirsi a buona fede oppure a sporca speculazione di carattere personale. E non mi darò pace finchè non lo avrò stabilito.

 

 

Tolto il “bilancio” che Vi sottoposi nell’incontro del 22 dicembre 1970, presso Loredan, (e che Vi allego in fotocopia) – malgrado le mie pressanti richieste – scritte e verbali – rivoltegli per tener fede al mio impegno nei Vostri confronti, dal giorno in cui mi indirizzaste la lettera del 22 dic. non solo il Ventura diradò inspiegabilmente i suoi contatti con me e si sottrasse ad ogni “controllo” amministrativo, ma non mi perdonò tale presa di posizione giungendo a rovinarmi irreparabilmente sul piano commerciale tenendomi in ballo con false assicurazioni, ritirando gli avvisi di scadenze che egli lasciò protestare su Vicenza e su Milano, senza preavvisarmi in tempo utile per correre ai ripari. Fu soltanto nella notte del 31 dicembre che egli mi invitò a far ricorso a GUARNIERI accompagnandolo a Trieste. Al che mi rifiutai sdegnato.

 

 

Ventura non mi perdonò il tono della mia del 23 dicembre che dovetti scrivergli per ricordargli gli impegni ed allegargli la fotocopia della Vostra del 22, visto che si rendeva irreperibile. Telefonai a Guarnieri facendogli capire che avevo necessità di incontrarmi per rivelargli il mio stato d’animo ed i miei dubbi. Non fu possibile incontrarci. Potevo scriverVi prima, ma temevo di precipitare inconsultamente ogni cosa. – Da allora, per me fu la débacle”

 

 

Fate Voi. Ma Loredan non può volermene. E’ l’unico che non deve dimenticare che io fui messo da lui davanti a un fatto compiuto quando mi rivelò di avere già finanziato il Ventura con 20 milioni di fido, per il noto programma che io preferivo risolto con una sovvenzione “una tantum” e non legato a gente che non conoscevo…

 

 

E’ tutto ricordato (anche se molto sinteticamente) nella lettera che io Vi indirizzai il 15 luglio 1970 quando ancora credevo fermamente nelle intenzioni “ideali” del ravveduto Ventura, che Loredan si è sempre ostinato a garantirmi in buona fede sul piano politico.

 

 

Io mi trovo commercialmente alla rovina e questo alla vigilia – forse – della soluzione fortunosa che non ho mai mancato di trovare quando non sono stato distolto (come in questo caso, per oltre un anno) da altri assorbenti pasticci altrui….

 

 

Il Ventura si è proposto di affossarmi e c’è riuscito. Tocca a Voi, ora, per doverosa solidarietà, richiamarlo ai suoi doveri nei miei confronti.

 

 

Se fosse vero – come va affermando – che egli non poteva e non potrà evitarmi i protesti (e non lo credo!) ciò significherebbe che egli ha nascosto a me e a Voi la verità sul suo stato patrimoniale. E sarebbe allora giunto – almeno per Voi – il momento di correre ai ripari senza tardare un istante, imponendogli il più drastico controllo amministrativo per salvare il salvabile.

 

 

Consideratemi a Vs/ disposizione per quanto io possa esserVi utile per stabilire finalmente se quell’uomo merita ancora la Vostra stima ed il Vostro aiuto: la mia stima si è purtroppo esaurita e ne esco profondamente indicibilmente amareggiato.

 

Vi saluto cordialmente

 

Alberto Sartori

 

 

 

 

 

RACCOMANDATA-ESPRESSO A.R.

 

Padova, 11 febbraio 1971

 

 

Preg.mo Signor ALBERTO SARTORI Via Racchetta 2 – VICENZA

 

 

Ti accompagno i tre avvisi di scadenza che mi hai inviato, perché tu provveda in merito. Qualora tu venga meno ai tuoi impegni, dovrò necessariamente ricorrere agli strumenti opportuni per rientrare del mio credito.

 

 

Giovanni Ventura

 

 

 

 

 

 

 

RACCOMANDATA-ESPRESSO R.R.

 

Vicenza, 13 febbraio 1971

 

 

Al Sig. GIOVANNI VENTURA

Amm.re Unico della Società LITOPRESS srl  Via P.R. Andretta – Castelfranco Veneto (TV)

 

 

 

Mi riferisco alla tua raccomandata-espresso A.R. dell’11/2/71 che non risponde a quanto da me richiesto con le mie racc. del 10 e 11 febbraio e al telegramma dello stesso 11 corr.

 

 

Stante il tenore della tua – e ancor prima che tu faccia temerariamente ricorso “agli strumenti opportuni per rientrare” di quello che tu definisci “il tuo credito”, mi vedo obbligato ad elencarti il MIO CREDITO per tutte le prestazioni professionali da me svolte, su tua richiesta, oltre che in base ad un mandato particolarmente fiduciario, che datano dal maggio 1969 al novembre dello stesso anno e – in via continuativa – dal 18 dicembre 1969 al 20 ottobre 1970.

 

 

Ricorderai che, in considerazione delle dichiarate difficoltà della tua azienda LITOPRESS, il corrispettivo pattuito per le mie prestazioni sulla base del 10% minimo per tutti gli affari da me o dai miei collaboratori procacciati e tutte le spese sostenute non mi furono mai da te neppure parzialmente rimborsate se non sulla base di effetti cambiari da me rilasciati ogniqualvolta io ricevetti tuoi assegni o cessioni (spesso protestate e da te coperte dopo mesi).

 

 

E tutto ciò per consentirti di girarti presso gli istituti bancari ed acquistare le macchine di cui al tuo bilancio del 10 settembre 1970, promettendomi stipendi, tangenti ed altro che mai non vidi. Ciò è ampiamente dimostrabile, come sai.

 

 

Soltanto per questo, su tua richiesta, io ti rilasciai gli ultimi 9 effetti cambiari per lire 6.122.050, il 19 gennaio quando mi desti la copertura della tua cessione di 1.000.000 da te scontata e protestata dal tuo cliente il 3 ottobre 1970. In tale occasione ti sei assunto l’impegno di richiamare le scadenze di Gennaio e mi descrivevi una situazione aziendale e personale talmente florida da propormi (per la settimana seguente al 19 gennaio) un finanziamento della mia iniziativa “ESSETRE” per una diecina di milioni!

 

 

Forse per il mio silenzio su tale tua precisa e quantificata offerta (che non dipendeva da me accettare, come ben sai) tu desti inizio alla mia rovina commerciale. Questa è la verità e non ho bisogno di “far ricorso agli strumenti opportuni” che ti si addicono per farla trionfare!

 

 

Ti ricordo un proverbio: “ET INCIDIT IN FOVEAM QUAM FECIT”. Ciò premesso, è necessario ed urgente che tu provveda a liquidarmi quanto dovutomi (a prescindere dal danno subito) per le seguenti mie iniziative commerciali:

 

 

1) – Per consulenze – spese per viaggi e postelegrafoniche in Napoli, Roma – Vicenza – Venegazzù, ecc. dal 25 maggio 1969 al 18 dicembre 1970 per procacciare al Sig. Giovanni Ventura, nella sua veste di Amministratore Unico della Società LITOPRESS, e personalmente, fideiussioni e finanziamenti per un ammontare di Lire 90.000.000 – dai Sigg. Piero LOREDAN e Giorgio GUARNIERI. Compenso pattuito: 10% lordo di spese: Totale Lire 9.000.000.

 

 

2) – Attività continuata con incarichi particolarmente fiduciari dal 18 dicembre 1969 al 20  ottobre 1970; compenso pattuito mensile di lire 500.000 per 10 mesi – Totale Lire 5.000.000.

 

 

3) – Spese straordinarie e compensi a terzi lire 1.750.000. Totale Lire 15.750.000.

 

 

Faccio notare che, lasciando Napoli su tua precisa richiesta nel dicembre 1969 (poiché tale era d’altra parte la condizione postati dai fideiussori) io rinunciai ad emolumenti incomparabilmente maggiori.

 

 

Resto in attesa della immediata liquidazione di quanto mi spetta anche – in tal caso – per poter ritirare direttamente gli effetti a scadere il 20 febbraio prossimo. Con ogni riserva di danni per i protesti da te provocati e provocandi. Ti allego, restituendoteli, i tre avvisi che ti necessitano in considerazione del breve tempo che ci separa dalle scadenze del 20.

 

 

Alberto Sartori

 

 

 

 

 

 

 

RACCOMANDATA -16-2-71

 

Prof. QUARANTA e FRANZIN – PADOVA

 

 

Cari compagni,

 

mi sono attenuto ai Vostri consigli ed ho spedito, la sera stessa del nostro incontro, la mia nota al Ventura di cui allego fotocopia assieme a quella della sua lettera ultimativa dell’11 corrente, che non sono ben certo di avere inserito nella documentazione fornitaVi l’altro giorno perché possiate avere una visione globale della tristissima vicenda.

 

 

Allego anche una nota cronologica dei fatti nel 69 e velina della mia lettera a Gracci.

 

 

Sono certo che con il documento rilasciatoVi in deposito fiduciario, Gracci saprà impostare la faccenda anche sul piano giuridico (ove ce ne fosse disgraziatamente bisogno).

 

 

Grato se vorrete tenermi informato su eventuali Vostri nuovi contatti con quell’individuo.

 

Fraternamente.

 

 

Alberto Sartori

 

 

 

 

 

 

 

 

RACCOMANDATA

 

 

Padova, 15 marzo 1971

 

Preg.mo Sig. DR. MARIO QUARANTA  Via Rossini 6 – Padova

E p.c. DR. ELIO FRANZIN Via Montecengio 26 – Padova

SARTORI ALBERTO Via Racchetta 2 - Vicenza

 

 

Caro Quaranta,

mi riferisco alla tua dichiarazione del 21 febbraio 1971 per invitarti a restituirmi il plico contenente i miei documenti privati e consegnatoti fiduciariamente il 31 gennaio 1971, finchè non ne fosse stata da me richiesta la restituzione. Poiché lo sviluppo della nota vicenda sembra assumere caratteristiche abnormi, tali da rendere inutile e superato il contenuto dei documenti in tue mani, mentre faccio pervenire la presente in copia conforme a Franzin e Sartori, ti prego di dare seguito immediato alla mia richiesta.

 

Con i migliori saluti.

 

Giovanni Ventura

 

 

 

 

 

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