Lorenzon, nonostante la sua “ritrattazione” viene riconosciuto “teste credibile” ma la giustizia ha i suoi tempi….

 

 

Il PUBBLICO MINISTERO….

 

il  31 .12.1969 si presentava spontaneamente allo scrivente il prof. GUIDO LORENZON da Maserada sul Piave, il quale oralmente riferiva d'essere da molti anni amico del Ventura e di avere dallo stesso ricevute, in tempi successivi, le seguenti "confidenze":

 

 

a) che il Ventura era a capo o, quanto meno, ricopriva un posto eminente in un'organizzazione paramilitare, avente programmi e scopi eversivi, intesi a fiaccare la borghesia e a rovesciare l'ordinamento statuale;

 

 

b) che tale organizzazione aveva accuratamente studiato un piano di rivoluzione, che prevedeva l'eliminazione fisica di tutti i membri del governo e degli uomini politici più rappresentativi fino al livello di sindaci, e inoltre apprestato le linee di un programma di governo che ricalcava, nel particolare settore dell'agricoltura, quello della c.d. Repubblica Sociale di Salò;

 

 

C) che il Ventura deteneva, per gli scopi suindicati, un numero imprecisato di armi, munizioni e ordigni esplosivi;

 

 

d) che lo stesso Ventura aveva, in concorso con altri, preparato o attuato attentati dinamitardi a Torino nell’aprile 1969, a Milano nel maggio 1969, in località diversa sui treni delle FF.SS. nell'agosto 1969, ancora a Milano e a Roma il 12.12.1969 ;

 

 

e) che l’associazione del Ventura si proponeva di attuare ulteriori attentati in varie località del Paese al fine di realizzare compiutamente il ricordato programma rivoluzionario;

 

 

f) che infine il Ventura e un amico di questi, Giorgio Freda di Padova, erano stati probabilmente il primo lo stampatore e il secondo l'ideatore del libello di contenuto delittuoso dal titolo "La Giustizia è come il timone: dove la si gira, va”.

 

 

Richiamato il Lorenzon in data 15.1.1970 per la verbalizzazione delle suestese dichiarazioni, il predetto le ritrattava definendole frutto di cattiva interpretazione, verosimilmente dovuta alla profonda traumatica impressione in lui prodotta dai recenti avvenimenti criminosi di Roma e di Milano.

 

 

Stante la radicale difformità delle dichiarazioni del teste su fatti obiettivamente insuscettibili di interpretazioni anodine, quest’Ufficio invitava il Lorenzon a nominare un difensore e lo assumeva quind’innanzi in veste di indiziato di reato ex art.368 C.P.

 

 

Nel corso dell’ulteriore interrogatorio, esperito nei giorni dal 17 al 23.1.1970, il Lorenzon abbandonava sostanzialmente la precedente dichiarazione ritrattatrice e, confermando in massima le notizie oralmente riferite allo scrivente la sera del 31-12-69, aggiungeva che le stesse gli erano state anche in recenti colloqui ribadite e precisate confidenzialmente dal nominato Ventura.

 

 

Dal contenuto delle riportate confidenze emergevano fatti e situazioni relative al Ventura che rendevano indubbiamente ipotizzabile l'idea di una sua partecipazione agli attentati recentemente verificatisi nel Paese e che, proprio per questo, reclamavano il vaglio, per essere processualmente affermati, di una obiettiva e tranquillante verifica probatoria. La verifica che precede era inoltre indispensabile, come appare evidente, per accertare la veridicità del racconto del Lorenzon e la paternità delle rivelazioni asseritamente promananti dal Ventura.

 

 

In considerazione delle riferite esigenze processuali quest’Ufficio disponeva accurati sopralluoghi e controlli magnetofonici dei colloqui che segretamente avvenivano, in ordine ai fatti su descritti, fra il Ventura e il Lorenzon intorno alla metà di gennaio 1970.

 

 

Dall’esito dei controlli effettuati è emerso che quanto riferito a verbale dal Lorenzon, posteriormente alla dichiarazione ritrattatrice, non è frutto di fantastiche, mendaci e calunniose “invenzioni” del medesimo sul conto del Ventura: è sufficiente scorrere le pagine della traduzione scritta dei colloqui Ventura-Lorenzon registrati dalla Polizia Giudiziaria – tutti imperniati sulle vicende dinamitarde che nel corso del 1969 hanno funestato la vita del paese – e obiettivamente valutare il significato gravemente indiziante del complessivo comportamento tenuto dal Ventura (dalla richiesta di molteplici colloqui “segreti” con l’”amico” Lorenzon in luoghi appartati e in ore notturne alla affannosa sospetta pressione esercitata su quest’ultimo, assieme al Freda, per indurlo a ritrattare le compromettenti dichiarazioni rese al magistrato) per rendersi conto che il Lorenzon ha esattamente riprodotto nei suoi interrogatori il racconto di fatti testualmente riferiti dal Ventura.

 

 

Sfuma conseguentemente, alla luce di tali emergenze, il fondamento dell’imputazione che, a mente dell’art. 368 C.P., era stata ipoteticamente ascritta al Lorenzon……[…] Ma sfumano anche i capi di accusa per Freda e Ventura e il Pubblico Ministero in mancanza di prove valide deve rinunciare alla promovibilità dell'azione giudiziaria.

 

 

 

Ovviamente le indagini esperite fino al 14 gennaio 1971 non furono, a quell’epoca, in grado di portare in Tribunale il duo Freda e Ventura, ma è solo una questione di pochi mesi e poi ci sarà l’arresto dei due estremisti di destra con gravissimi capi di imputazione. E questo sarà dovuto sia alle “rivelazioni” di GUIDO LORENZON che all’istruttoria del giudice STIZ del Tribunale di Treviso. Ne riparliamo in altra parte di questo racconto.