MEMORIALE DI GIOVANNI VENTURA SU ALBERTO SARTORI E ALTRI

 

 

Gli ambigui rapporti tra il neonazista Ventura e l'ex "partigiano" Alberto Sartori

 

 

Alcune note necessarie per comprendere questo memoriale: Giovanni Ventura fece parte negli anni 1968-1969-1970-1971 della cellula neonazista facente capo a Franco Freda, di Padova, cellula che fu accusata di essere parte del progetto eversivo che culminò nella strage di Piazza Fontana a Milano il 12 dicembre 1969. Ventura tentò allora l'infiltrazione nell'ambiente dei "filocinesi", cioè dei comunisti marxisti-leninisti a sinistra del PCI. Riuscì nell'intento e agganciò il "partigiano rosso" Alberto Sartori che dei marxisti leninisti era uno dei capi. Per una comprensione comunque completa dei fatti si rimanda alla lettura delle sentenze qui pubblicate.

 

 

 

Il memoriale

 

 

La prima ipotesi di attività editoriale si andò svolgendo, per quanto riguarda Quaranta, dopo che nel ’68 furono svolti da Elio Franzin e da Mario Sabatini alcuni incontri, nella sede della libreria e negli uffici del S.B.L. sui temi della lotta di liberazione in Italia e sulla morfologia del neocapitalismo.

 

 

Mentre la agenzia di distribuzione (SBL) assumeva la diffusione del “Comunista”, Quaranta e……..mi formularono l’ipotesi di una serie di quaderni bibliografici (un mensile di attualità culturale interamente dedicato alla presentazione delle novità editoriali).

 

 

Successivamente, essendosi affacciate più sempre  possibilità di iniziativa, il programma fu modificato e ampliato, fino a risultare quello che si può esaminare nel progetto di catalogo allegato al processo.

 

 

La costituzione di una azienda grafica (Litopress) avrebbe consentito un retroterra economico e funzionale consistente per una attività editoriale autonoma, di piccolo-medio impegno produttivo (non più di 40 titoli l’anno), impegnata nella diffusione di contributi culturali democratici e socialisti.

 

 

A nessuno parve incompatibile (come pare oggi a D’Ambrosio) che a tale attività editoriale fossero chiamati uomini impegnati nelle più diverse esperienze politiche progressiste (parlamentari ed extrapartitiche): anche perché nessuno di questi condivideva velleitarismi extraparlamentaristici o antiparlamentaristici.

 

 

La società Litopress fu costituita nel settembre 69 e iniziò a produrre subito (per Lerici, Nuova Accademia), seppure con strtture produttive limitate.

 

 

Quaranta fu costantemente tenuto informato della iniziativa, delle vicende che la accompagnarono, della sua natura politica oltreché economica: fu ragguagliato da me sulle modalità di funzionamento dell’iniziativa, sugli uomini che ne erano interessati, sui programmi..anche perché era programmaticamente previsto che, salvi gli ammortamenti e per la parte di utili che mi riguardavano, il profitto d’azienda lo avrei investito nella attività della casa editrice.

 

 

La casa editrice, denominata “Galileo Editori”, dopo mesi di preparazione e riflessione avviò concretamente la propria attività (inverno 69 – primavera 70) e andò organizzandosi più funzionalmente nella seconda metà del 70…secondo una direzione collegiale e collettivamente venivano discusse non soltanto le scelte editoriali, ma anche le possibilità di investimento, i compensi ai collaboratori, la destinazione degli utili eventuali (secondo previsioni di auto……….e distribuzione degli utili tra quanti vi svolgevano un lavoro continuativo).

 

 

Complessivamente furono pubblicati 7 titoli, mentre altri erano già in bozza e il catalogo in corso di avanzato allestimento (anche perché l’attività Ennesse era cessata e alcuni titoli – come il manuale “Gli anni del consenso e degli esperimenti” di Di marco e Massari – aggiunti al catalogo Galileo).

 

 

 

Il libro “Gli attentati e lo scioglimento del parlamento”

 

 

La notte del 31 dicembre 1969 mi trovavo a Roma, con Mario Lunetta, Nino Massari e altri. Appresi in quella occasione che un gruppo di militanti m-l prevedeva la preparazione di un libro sugli attentati del dicembre.

 

 

Successivamente seppi, da un militante vicino a “Potere Operaio” di Roma, quale sarebbe stata la scaletta del libro, quali le fonti informative utilizzate: e da questo, anzi da un amico di questo, mi venne proposto di pubblicare quella che si annunciava come la “controinchiesta” sulla strage.

 

 

La proposta di pubblicare “La strage di Stato” non fu più ripresa dopo che i giornali parlarono della denuncia di Lorenzon. Quando apparve la “controinchiesta”, sulla base di un esame politico delle tesi che si proponevano, si decise (Franzin, Quaranta ed io) di condensare in un agile opuscolo la tematica politico-informativa che ci era possibile elaborare anche sulla scorta delle informazioni del Giannettini ( e di altri, come un amico milanese di Quaranta e un compagno bolognese legato ad ambienti bene informati..nonchè la fonte diretta, per me rappresentata da Freda).

 

 

Dall’opuscolo non doveva emergere alcuna proposizione neppure meramente implicita di autodifesa per me. Da questo primo progetto prese corpo il proposito di farne una cosa meno consunta (anche perché avevo ottenuto da Giannettini assicurazioni che mi avrebbe fornito materiale sulle bande neofasciste).

 

 

Peraltro, un lavoro di proporzioni più eleborate avrebbe sortito una utilità politico-editoriale più incidente.

 

 

Il comunicato del luglio 70 che non ha rappresentato solamente una presa di posizione personale, conteneva le tesi di massima del libro.

 

 

Del comunicato vi furono due redazioni: una prima del Franzin, una seconda stesa da me. La seconda, quella definitiva, fu redatta da me in modo assolutamente rispettoso delle tesi sulle quali c’era un chiaro generale consenso, anche se profondamente diverso dalla stesura di Franzin.

 

 

Le due redazioni furono esaminate, durante una nottata del luglio 70, anche da Sartori, che era entusiasticamente favorevole all’iniziativa.

 

 

Le schede sulle bande autonome neofasciste che ebbi da Giannettini furono elaborate per la stampa da Quaranta. Su suggerimento di Quaranta fu mostrata a Freda la parte che lo riguardava, perché la approvasse. In un secondo momento, per mia iniziativa, e con il consenso di Quaranta, gli furono fatte esaminare anche le note riguardanti altri gruppi autonomi neofascisti, perché esprimesse un parere sui dati quantitativi inseriti in ogni singola organizzazione…per avere, cioè, un riscontro di prima mano alle informazioni contenute nell’originale.

 

 

Il comunicato stampa del luglio 70 fu inserito con il suo consenso, precedendo da una nota redatta da Quaranta.

 

 

Il volumetto, in ogni sua parte, fu visto da Sartori in dattiloscritto. Questi lo esaminò diffusamente, lo discusse con me, propose ritocchi, soppressioni (per esempio: non voleva apparisse la notizia di un volantino fatto circolare a Imperia da “Giovane Europa” e dal PCd’I-m-l, congiuntamente….).

 

 

Interessati alla pubblicazione furono anche Roberto di Mano e Francesco Leonetti (che ne aggiunsero stralci nella rivista “Che fare”) e altri ancora che potrà dire Quaranta se vorrà.

 

 

Rapporti con Sartori/ Guarnieri/ Loredan

 

 

Ho già letto della complementarietà vincolata tra attività imprenditoriale grafica (Litopress) e casa editrice (SBL/Galileo).

 

 

Comunicai subito a Quaranta di come, nel progetto che riguardava la Litopress, fosse stato introdotto Sartori. E cioè:

 

- che Sartori mi era stato presentato da Loredan;

 

- che conoscevo Loredan da anni, fin da quando questi mi invitò a partecipare a riunioni con ex partigiani;

 

- che le posizioni politiche di Loredan erano le più aggrovigliate, credendo questi possibile un recupero democratico dei neofascisti; o meglio di alcuni settori del neofascismo

 

- che i miei contatti con Loredan si erano, alfine, concretati nella iniziativa di costituire una azienda grafica, e quali condizioni aveva posto questi;

 

- che Sartori mi era stato presentato come uomo abile nella attività commerciale e politicamente sicuro (ex-partigiano – ex PCI – Linea rossa; introdotto all’ambasciata albanese)

 

- che avevo veduto Sartori, prima a Napoli, dove lavorava alla SAMOPAN; poi a Roma; che l’incontro di Napoli era stato organizzato da Loredan senza dirmi chi io andassi esattamente a incontrare…salvo che era l’uomo di cui il Loredan si fidava come controllore politico dell’iniziativa – e che io avrei dovuto mostrargli le schede informative, ed eventualmente dargliene copia perché le inoltrasse agli albanesi.

 

 

Quaranta espresse subito un giudizio negativo su Sartori, per averlo conosciuto all’epoca di “Nuova Unità” (1964) e successivamente.

 

 

Questo giudizio fu sempre sostanzialmente ribadito, anche se parve mitigarsi dopo un incontro tra me, Quaranta, Franzin e Sartori, avvenuto ad Asiago nell’estate del 70.

 

 

Da questo incontro prese avvio un periodo di collaborazione politico-editoriale.

 

 

- Sartori si impegnò a stendere una sua biografia (l’anteguerra, resistenza, dopoguerra, antifascismo in esilio, lotta armata, insurrezione) che doveva costituire una prima testimonianza sulla lotta di Liberazione in Italia da parte di militanti che avevano combattuto la Resistenza su posizioni di avanguardia politica;

 

- a completare la documentazione (già in buona parte consegnatami) sulla vicenda POA-Assisi, dalla quale si intendeva trarne un volume;

 

- a presentarmi un ex comandante partigiano che aveva sottratto ai tedeschi una documentazione inedita sulla Massoneria e il movimento laico democratico nel Veneto (Padova-Venezia); documentazione che sarebbe stata pubblicata a cura di Sabatini.

 

 

L’incontro di Asiago ebbe una parentesi di riservatezza durante la quale furono interlocutori solo Quaranta e Sartori. Fu seguito da altri, di Franzin con Sartori a Vicenza, di Sartori con Quaranta e Franzin ed io a Padova.

 

 

In nessuna di queste occasioni Sartori espresse perplessità sulla mia posizione politica: esternò sempre, invece, la sua solidarietà, come seguitò sempre a fare con i compagni di lotta partigiana Guarnieri e Loredan.

 

 

Non solo ma a Quaranta risulta in particolare:

 

- che Sartori era tenuto a conoscenza di tutte le mie attività;

 

- che riceveva le schede KS per passarle agli albanesi; Quaranta mi consigliò di non lasciare copia delle schede sulle bande neofasciste a Sartori (il quale me le sollecitava insistentemente, e al quale solo fu inoltrato il rapporto del 5 novembre 69, pervenuto anonimamente all’”Unità” alcuni mesi fa).

 

- che Sartori aveva potuto trarsi da una situazione finanziaria senza via d’uscita grazie al mio intervento e che il mio credito crebbe durante il 1970 fino a diventare di quindici milioni (come è detto in una dichiarazione a mani del Quaranta e che questi ha consegnato al giudice);

 

- che io avevo informato Sartori che Loredan aveva, in passato, organizzato incontri con ex partigiani e dei confusi propositi di quest’ultimo;

 

- che io avevo informato Sartori dettagliatamente della mia biografia politica, fornendogli addirittura testi scritti negli anni 63-65;

 

- che avevo avvertito Sartori che un uomo di Freda era inserito nella “Linea Rossa”; che lo aveva addirittura conosciuto e incontrato durante il congresso straordinario del PCD’I –m-l; che  questo personaggio era vicinissimo al Pisani, al punto che la libreria Ezzelino fu, per alcuni mesi, “autorizzata” a vendere “Il Partito” e Pisani vi si recava frequentemente;

 

- che Sartori insisteva perché nominassi mio difensore l’avvocato Gallo di Vicenza, che, anzi, durante il ferragosto del 69, telefonò a quest’ultimo per presentarmi; e che fu Quaranta a sconsigliarmi l’avv. Gallo, perché “infido”;

 

- che Sartori si prodigò ad assicurare la mia correttezza democratica quando, andati a Trento con il prof. Zadra di Montebelluna, si negoziò l’acquisto o l’affitto dell’Eurografik, e anche a Trento con il presidente della Provincia (Frigalli), il segretario di Piccoli e altri. Il Sartori non lesinò assicurazioni ed eleogi anche eccessivi…

 

- che, proprio a Trento, accompagnato da me, intervene presso “Lotta Continua”, nella sede dell’Università, perché il giornale di quel gruppo desistesse dagli attacchi nei miei confronti….e perché i gruppi garantissero una tregua sindacale, nel caso che l’Eurografik fosse stata affittata dalla Litopress.

 

- che sul finire del 1970, in un incontro che precedette quello del gennaio 71 a Padova, Sartori chiese addirittura la partizione della quota della casa editrice con la pretestuosa maturazione di garantirne la linea politica futura!!...

 

 

In realtà come piccolo tentativo di insediarvisi, nella illusione di parare così alla “debacle” privata…

 

 

La proposta fu rigettata da Franzin e Quaranta prima ancora che da me…

 

- che Quaranta e Franzin mi spingevano a disfarmi di Sartori, a non rinnovargli più le cambiali; perché dicevano di vedervi il solito “pescecane”, “bandito”, “parassita”…che già avevano conosciuto fin dal 64, all’epoca della scissione di “Nuova Unità”, quando Sartori tentò di impossessarsi della proprietà della testata del giornale

 

- che, venuta a sfumare ogni speranza di rinnovazione delle cambiali, durante la riunione del gennaio 71, a Padova, mi minacciò dicendomi: “Me la pagherai, dovessi cercarti nei quattro continenti…”. “Tu hai in corso un procedimento penale, stai attento…”

 

 

Donde la lettera successiva all’incontro nella quale sono sottolineate le volontà ricattatorie, da senile social buffone, dell’uomo…

 

- che, inoltre, fino all’ultimo, Sartori mi voleva coinvolgere nelle sue spericolate iniziative commerciali (da una vendita di un fondo di vestiti a una fallimentare impresa di fari antinebbia…i soldi, evidentemente, godevano di una……”neutralità” e non erano suscettibili di “camouflage”).